Tutti al mareeee…

Vi risparmio il seguito ma mi uso violenza per non continuare. Dove potremmo andare altrimenti? Con un intero mese di estate in più non vedo alternative. Così abbiamo letto ieri su Repubblica, un bel reportage di allarme climatico che calza a pennello col solleone di luglio. Il tam tam dell’ondata di calore è iniziato già la settimana scorsa (come ci ha ricordato Pero Vietti a questo link), tutti a vestirsi di blu come i Tuareg del deserto perchè, si sa, a luglio in Italia normalmente nevica, per cui avere 35 gradi ed oltre è decisamente da prima pagina.

Ci sta tutto un bel pezzo che ci riporti alla realtà del nostro destino da girarrosto. Quando? Qui sta la novità, non nel futuro lontano ma in quello prossimo. Oddio, non proprio perchè nell’articolo si parla del 2030, ma poi anche di fine secolo. Così come si parla della riduzione del 5% delle coltivazioni di girasole a fronte dell’aumento del 13% della produzione di cereali. Una vera tragedia alimentare! E cosa dire allora dell’enorme consumo energetico estivo causa massiccio ricorso al condizionatore? Nulla in confronto al risparmio invernale di gas e combustibili vari grazie ad inverni più miti. Dev’essere il caldo ma non riesco a capire, dobbiamo preoccuparci oppure no?

A scanso d’equivoci propongo la seguente politica di adattamento:  rilancio dei chioschi di grattachecca (quella che fanno a Roma non si batte) per la calura, e finanziamenti a fondo perduto per le caldarroste in inverno. Se tanto mi dà tanto potrebbe avere successo.

Da dove viene tanta preoccupazione? Dalle nuove tecniche prognostiche dei professionisti del clima? Non credo, non mi risulta che nessuno abbia tratto il fatidico dado. Sono le nuove proiezioni di breve periodo fatte sulla stessa traccia di quelle vecchie di cui abbiamo discusso mille volte. Di qui a vent’anni Italia come la Libia, Francia come l’Italia (mai e poi mai, la finale dei mondiali la rivinciamo comunque!), e di lì a salire. Del resto dall’Inghilterra, dove di clima se ne intendono, ci avevano già fatto sapere che loro mirano al clima della Provenza (sono secoli che questa cosa proprio non gli scende), ma abbiamo commentato che è più questione di affari immobiliari che di temperatura, in effetti. Nessuno ha detto a costoro che da quelle proiezioni il clima si sta allontanando sempre di più.

Riporto testualmente: “Il clima si comporterà come una bestia infuriata“. Nessuno aveva mai raggiunto livelli così alti, complimenti. Ma la fonte citata, per la cronaca Marco Bindi, dell’università di Firenze, avrà letto l’articolo prima della stampa? Credo e spero proprio di no. Però ora la domanda sorge spontanea: ma tale penna terrorizzante e catastrofica, avrebbe usato gli stessi termini se invece di un luglio avessero presagito un febbraio in più? Niente paura, questo sì è fantaclima, quand’anche succedesse non lo sapremmo mai o, al limite, ci racconterebbero serenamente che trattasi di eventi estremi in seno a chiaro trend di riscaldamento o di clima impazzito causa riscaldamento globale, ops, scusate si dice cambiamento climatico è più politically correct perchè la temperatura non aumenta più.

Troppo tecnico? Ma sì dai, meglio la bestia infuriata.

Aggiornamento:

Non resisto, rompo gli schemi e faccio una piccola incursione prognostica, i lettori di CM mi scuseranno. Tra domani e dopodomani le temperature di questo caliente (?) luglio 2009 crolleranno, prima al nord, poi al centro-tirreno e poi al sud e sull’adriatico, causa temporali innescati dal passaggio di un veloce transiente atlantico (ampiamente previsto peraltro). Il Mestrale si porterà via l’onda di calore, che tale non sarà stata perchè è durata quasi niente, il pattern zonale sarà ristabilito ed a seguire avremo una moderata rimonta del campo anticiclonico con tempo di nuovo estivo al centro-sud ed un pò instabile sempre al nord. Non pretendiamo di leggere che è in arrivo una glaciazione, ma si potrebbe almeno eliminare il video delle temperature da record del fine settimana che troneggia ancora sull’home page del corrierone. Niente da fare, probabilmente sarà sostituito tout court dalle immagini dei temporali di questo pazzo, pazzo clima, appunto, la bestia infuriata.

Aggiornamento #2:

Odio dover dire l’avevamo detto, dal caldo ai nubifragi. Con il massimo rispetto per quanti hanno sfortunatamente subito danni o addirittura purtroppo perso la vita, a qualcuno viene in mente che la valanga di soldi che buttiamo per sapere cose assurde come quanto saranno grasse le pecore tra cent’anni potrebbe essere meglio impiegata per la salvaguardia del territorio? I Romani dicevano hic et nunc. Veniamo da lì, possibile che ce ne siamo dimenticati?

Ma non è tutto, ancora purtroppo. I mari della vitale California, culla della nuova cultura verde, sono invasi dai calamari giganti. Appassionati divisi tra la curiosità di nuotarci insieme ed il timore di essere aggrediti. Questo riporta il Corriere, chiosando così: “Gli scienziati sono allarmati. Negli ultimi anni sono stati avvistati fino all’Alaska: un trend attribuibile all’effetto serra e al surriscaldamento della crosta terrestre, oltreché alla mancanza di cibo e al declino dei predatori naturali dei calamari”. Una veloce ricerca su Wikipedia e trovo gli stessi concetti, con la differenza che al posto dei famigerati “effetto serra” e “surriscaldamento della crosta terrestre” (ma non stavamo parlando di pesci?) troviamo una interessante contestualità tra la comparsa di questi animali, che solitamente vivono nelle acque profonde del Messico, e gli ultimi episodi di El Niño, ovvero gli unici in cui le due cose siano state studiate insieme. Delle due l’una: l’articolista non sa cos’è El Niño ed evita di parlarne perchè non vuole fare brutte figure. Oppure sa benissimo che si tratta di un evento assolutamente naturale e preferisce condire la storia con qualcosa di molto più alla moda come il riscaldamento globale, l’effetto serra etc etc. Anche questi non sa assolutamente cosa siano, ma lì il rischio di fare flop è minimo. E non ci venga a raccontare che la fonte è diversa da quella della rete. Non ci crederemo mai.

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Author: Guido Guidi

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4 Comments

  1. E qualcuno dice che il Guidi non e’ un climatologo doc.
    Il che forse e’ anche vero, ma pero’ come meteorologo sicuramente si sa fare rispettare!!

    A proposito di giustificazioni di qualunque cosa tramite il riscaldamento globale, ieri sera su RA1 “Pianeta Terra – I mondi di ghiaccio” documentario BBC credo del 2006.
    In una ora di trasmissione ho contato 4 volte “…ma il riscaldamento globale sta minacciando la sopravvivenza di questi splendidi animali”, che erano ovviamente gli orsi polari.
    Nel documentario in effetti un orso polare muore, ma aveva deciso, appena uscito dal letargo, di attaccare tutto da solo una colonia intera di trichechi, cosa che butta gia’ male nel pieno delle forze.
    Sempre per colpa dello scioglimento dei ghiacci si vedono molti piu’ orsi vicino a terra (meno ghiaccio al largo + orsi a terra): e’ incredibile come i funzionali semplici catturino la fantasia! A nessuno viene in mente che se una colonia aumenta di numero probabilmente a distribuzione spaziale dei singoli varia anche solo per ripristinare l’equilibrio preda-cacciatore (e sembra proprio che la maggior parte di queste goda ottima salute).
    Caro GG studiarsi El Nino? Contare gli orsi? Fatica e pericolo? Meglio, molto meglio AGW, molto meglio uno slogan: rapido pulito e sicuro!

    Post a Reply
    • Che vuoi farci Teo, non ho saputo resistere, il richiamo della foresta è risuanto troppo forte quand ho visto quella saccatura alle porte del Rodano. Sai una cosa? Sto facendo delle ferie troppo lunghe, perchè comincio ad aver fede nei modelli. Il deterministico di ECMWF aveva preso questo transiente con 20 (diconsi venti) giorni di anticipo! Sarà meglio che torni al lavoro!
      A proposito di slogan, ne ho scovati due sulla settimana enigmistica, nota rivista peer-reviewed. Appena trovo uno scanner ve ne dò conto su CM! 😉
      gg

  2. Caro Guidi la logica, per i media , è la stessa per cui alla fine di ogni estate si evidenziano i decessi dovuti al caldo, mentre, alla fine di ogni inverno, non si fa parola delle morti dovute al freddo.

    Post a Reply
    • Hai ragione Anna, ma ci piacerebbe tanto che qualche volta si sfuggisse a questa logica e si raccontassero le cose per quelo che sono. Per le opinioni ci sono mille forme di diffusione, come questa ad esempio, sui media sarebbe bello che si facesse informazione. Ma questo, probabilmente, è chiedere troppo.
      gg

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