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L’allarme climatico? Questione di animazione…

Quella che vedete qui sopra è una gif animata. Sono più frame sovrapposti che aggiungono via via nuove informazioni al contenuto. Tanto per cambiare parliamo di allarme climatico, anzi, di non allarme climatico.

 

Nelle scorse settimane si è fatto un gran parlare dell’uscita della prima parte del nuovo report IPCC, l’AR5. Nella comunità climatica, almeno nella sua componente allarmista, che è anche la più affollata, le conclusioni cui è giunto il panel ONU sono state accolte come la conferma del fatto che nelle dinamiche climatiche più recenti ci sia la mano dell’uomo e che quella mano sia sempre più pesante.

 

 

C’è qualcosa però che sembra abbiano notato in pochi. Con la sola eccezione del secondo report IPCC uscito nel 1995, tutti gli altri, il primo, il terzo e il quarto, prevedevano che a metà strada da qui al 2035 la temperatura media superficiale del pianeta dovesse essere più alta di quanto non sia previsto in questo nuovo report. In sostanza, se è vero che, pur senza dare spiegazioni soddisfacenti in merito al metodo ed alle procedure, dal 4° al 5° report IPCC il livello di confidenza circa il contributo antropico al riscaldamento globale è salito dal 90 al 95%, con dei valori assoluti più bassi di quanto prima era stato indicato vuol dire che al crescere della confidenza scende la significatività di quel riscaldamento. E questo non è un risultato banale.

 

Tuttavia, quel valore assoluto è comunque elevato, specie se si considerare che le temperature, non essendo aumentate negli ultimi 15 anni e più, per compiacere le previsioni dell’IPCC e dare al pianeta un grosso dispiacere dovranno veramente mettersi a correre. Già, perché essendo comunque i valori indicati nei precedenti report diversi ma piuttosto vicini, la pendenza della curva che ci dovrebbe portare a quei valori non può che aumentare man mano che ci si avvicina alla scadenza di quel famoso metà periodo rispetto al 2035.

 

E’ probabilmente questo che ha spinto chi ha provveduto a compilare il report, tra scienziati, politici e burocrati di vario genere, ad optare per una previsione di imminente e travolgente ripresa del riscaldamento. In termini di verifica di queste prospettive catastrofiche, questo è sicuramente un bene. Infatti, se fino ad ora il fatto che le temperature avessero smesso di aumentare in barba alle previsioni è stato liquidato semplicemente dicendo che i valori attuali rientrano comunque (fino a un certo punto e a seconda di come li si guardi) nel range di variabilità dei modelli e quindi in qualche modo ne confermano l’efficacia, ora, che il rateo di aumento previsto sia elevato o meno, che il valore assoluto previsto sia alto oppure no, se le temperature non dovessero tornare ad aumentare nel breve periodo ad essere liquidata sarà una buona parte della teoria dominante. Sarà allora chiaro che il fattore antropico, che pure esiste, non solo non è l’unica forzante del sistema, ma non è neanche la più significativa.

 

Vedremo. Comunque, sarà pur vero che la posta in gioco è alta, ne va della salute del pianeta e di quella del movimento-salva-pianeta, che è ormai un corpaccione ricco e bello grosso, ma mi sa che con questa ennesima prognosi riservata sulla febbre del pianeta Terra, qualcuno ha giocato d’azzardo. Sarà interessante andare a vedere le sue carte.

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