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Errori in buona fede

Abbiamo appreso dal Summary for Policy Makers della prima parte del nuovo report IPCC che il livello di confidenza circa il fatto che l’aumento della temperatura media superficiale del pianeta sia dovuto alle attività umane è salito dal 90 del report 2007 al 95% di questo nuovo. In molti, tra quanti si occupano di cercare di comprendere il complesso linguaggio con cui l’IPCC rende note le sue determinazioni, si sono chiesti da dove siano scaturiti sia il 5% in più che l’intera percentuale. Purtroppo nessuno ha avuto successo, benché corra voce che il tutto sia stato definito per alzata di mano in sede di revisione politica dell’SPM.

 

Sembra che ora ci sia invece qualche novità sull’argomento, perché, cerca e ricerca, alla fine tra i numeri dell’IPCC qualcosa di vicino a quel 95% è saltato fuori. Anzi, di molto vicino, ancora più di vicino del famoso 97% che dovrebbe rappresentare la percentuale (bulgara) di scienziati che accordano consenso alla teoria dell’AGW. Si tratta della percentuale di modelli climatici impiegati per giungere a queste granitiche conclusioni per i quali il pianeta si scalda molto di più di quanto avvenga in realta. Anzi, nella realtà, negli ultimi 15 anni il pianeta non si è scaldato affatto, a dirla tutta, ma questa è un’altra storia.

 

Dunque, torniamo ai numeri. Roy Spencer (qui il suo post) ha preso i 90 diversi modelli climatici del progetto CIPM5, appunto quelli impiegati per la stesura delle basi scientifiche del nuovo report IPCC, e li ha messi a confronto con le osservazioni di due set di dati, quelli superficiali raccolti dall’Hadley Centre inglese e quelli troposferici ottenuti attraverso le sonde satellitari. Per evitare problemi però, gli output dei modelli non sono stati raccolti in una nuvola con una bella linea che ne rappresenta la media, ma sono stati semplicemente rappresentati tutti, ognuno con la sua bella linea relativa alle temperature simulate. Analogamente, sono state poi sovrapposte a quell’intreccio di linee le osservazioni. Et voilà, il 96,7% dei modelli impiegati dall’IPCC simula le temperature medie superficiali con un rateo di riscaldamento molto più elevato di quello reale.

 

Sicché, scrive giustamente Spencer, l’IPCC non intendeva dire di essere sicuro al 95% che l’aumento delle temperature è causato dall’aumento dei gas serra, piuttosto voleva probabilmente dire che il 95% (e oltre) dei modelli scalda il pianeta molto più di quanto avvemga in realtà. Dev’essere stato un errore, una svista, un refuso…

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Published inAttualità

5 Comments

  1. […] ha rilasciato da poco tempo l’ultimo report nel quale afferma che vi è certezza e consenso (in realtà sembra di no) sul futuro fosco del clima, nonostante per ammissione della stessa IPCC non esista nessuna […]

  2. Luigi Mariani

    Se i diagrammi di Spencer sono veri, i modelli su cui è fondato il nuovo report IPCC non sono fisica ma pura metafisica.
    Il guaio e che se l’IPCC procederà ancora su questa strada votata al surrealismo e nessuno (come è facile prevedere) avrà i mezzi culturali per fermarlo, al prossimo report ci dirà che la responsabilità umana è sicura al 106%, è quello si che sarà un coup de théâtre da Nobel della fisica, altro che la “particella di Dio”.

  3. Fabrizio Giudici

    E’ certamente un refuso: come la data di scioglimento dell’Himalaya, 2035 vs 2350.

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