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Atlantico: Uragani non pervenuti

“E’ stata davvero un tipo di annata molto strana nell’imprevedibile mondo dei cicloni”. Così tal Jeff Masters, esperto di uragani a Weather Underground. Ad appena un mese dalla fine della stagione degli uragani in Atlantico, stagione che nominalmente termina il 30 novembre, una sola tempesta tropicale è arrivata ad interessare la Florida e in atlantico si è visto un solo uragano, giunto appena all’intensità della categoria 1, ossia il primo gradino della scala di riferimento.

 

Per cui, a meno che l’ultimo mese della stagione, statisticamente quello meno significativo, non presenti delle sorprese, il record di giorni ‘a secco’ di uragani per le coste USA è destinato a salire come prima non era mai accaduto. Eventi meno frequenti ma più intensi? Non si direbbe, dato che anche l’indice normalmente utilizzato per valutarne la potenza (Accumulated Cyclone Energy – ACE), è appena al 33% della norma.

E sì che in maggio la NOAA aveva previsto una stagione particolarmente prolifica, cioè in linea con la tendenza innescatasi dal 1995, confermando sostanzialmente quella previsione anche in agosto, quando già si andavano delineando i tratti caratteristici di una stagione invece molto tranquilla. Previsioni in linea di massima condivise anche da altri centri di calcolo, per esempio ECMWF, il cui modello, dimostratosi tra l’altro motlo performante per le previsioni a breve termine dell’evoluzione di eventi già innescatisi, era orientato verso una stagione in media o leggermente superiore alla media in area atlantica, sia per il numero degli uragani che per la loro intensità cumulata. Quindi, tutti anni luce fuori bersaglio.

 

Un po’ meglio, ma si dovrebbe chiedere cosa ne pensano agli abitanti della zona, è andata la previsione per la sponda asiatica del Pacifico. Erano previsti eventi frequenti e intensi e sono stati molto frequenti e molto intensi. In questo caso l’errore è stato per difetto. Sembra che ci sia ancora parecchia strada da fare prima che si possa parlare di prognosi attendibili in questo settore, che proprio non ne vuol sapere di allinearsi alle previsioni di aumento della frequenza e intensità degli eventi intensi in regime di cambiamenti climatici innescati dall’uomo.

 

Nonostante infatti l’SREX del 2011 prima e l’AR5 del settembre scorso poi abbiano ribadito che il collegamento tra le dinamiche climatiche e gli eventi atmosferici intensi non esista, gli stessi esperti della NOAA hanno già da molti anni messo a punto un indice di estremi climatici il cui obbiettivo è il seguente (fonte, neretto aggiunto):

 

The CEI was first introduced in early 1996 (Karl et al. 1996) with the goal of summarizing and presenting a complex set of multivariate and multidimensional climate changes in the United States so that the results could be easily understood and used in policy decisions made by nonspecialists in the field.

 

Con riferimento ai cicloni tropicali e rispetto a questi intendimenti, guardando l’immagine in testa a questo post si dovrebbe desumere che gli uragani non costituiscono più un problema. Temo piuttosto che le previsioni siano un problema e, ancora di più, possa esserlo pretendere di costruirci su delle policy.

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Published inAttualità

6 Comments

    • Andrea G.

      Magari se leggessi l’articolo di Guidi con più attenzione, e facessi meno polemica, ti accorgeresti che dice esattamente la stessa cosa.

    • sei un complottista, Francy, e pensi che l’ACE sia manipolato da Cattivi Scettici? E poi, non sai leggere.

    • Francesco,
      al di là delle risposte degli altri lettori, che invito alla calma confidando nella tua buona fede, ti ricordo che nell’articolo si parla essenzialmente di eventi avvenuti nell’Oceano Atlantico, pur confermando la migliore consistenza con le previsioni degli eventi avvenuti nell’Oceano Pacifico. Per cui la notizia è vera, dato che appunto parla del Giappone, che mi risulta essere da quella parte del pianeta. Se poi si tratti di un record non lo so, dovrei accertarmene, ma non sono particolarmente interessato all’argomento classifiche.
      gg

  1. Fabio Vomiero

    Mi sembra che quest’anno, a cavallo dell’estate si siano verificate almeno un paio di anomalie (relative alle medie degli ultimi anni) climatiche interessanti nell’Emisfero Nord. Una ha riguardato le temperature medie della zona artica, praticamente costantemente sottomedia, tali oltretutto da consentire un buon recupero di estensione della banchisa estiva. L’altra invece ha riguardato le SST della porzione di Atlantico compresa tra 10° e 30° di latitudine nord, ossia in quella regione in cui, di solito, prendono origine gli uragani: l’anomalia, a differenza di molti altri anni recenti, si è mantenuta soltanto debolmente positiva, a inizio stagione praticamente neutra. Potrebbe essere che il motivo di questa stagione così a corto di uragani possa dipendere proprio da questa seconda anomalia.
    Saluto tutti

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