Poco sole molto freddo

Qualche giorno fa abbiamo fatto quattro chiacchiere con Tore Cocco sul tema delle previsioni di lungo periodo, un tema che presenta molte più ombre che luci. Nel lunghissimo periodo poi, il buio si fa addirittura pesto. Confidiamo comunque che anche queste tecniche progrediscano in futuro, del resto un paio di decadi fa, o anche meno, nessuno avrebbe scommesso un centesimo sull’attendibilità mostrata oggi dalle previsioni meteorologiche nel breve e brevissimo periodo.

 

Meteo sì, clima no, quindi, almeno attualmente. Nel settore delle previsioni tuttavia, c’è un campo di applicazione che in quanto ad attendibilità se la passa ancora peggio del clima. No, non è quello finanziario, che pure meriterebbe attenzione, è quello solare. Anche in questo settore sono in molti a cimentarsi con prognosi di vario genere, e conseguono tutti più o meno gli stessi risultati piuttosto deludenti. Basti pensare che solo all’inizio dell’attuale ciclo solare, il 24° da quando li contiamo, le voci erano più o meno concordi circa la possibilità che si ripetesse un ciclo molto intenso, alla stregua di quelli che lo hanno immediatamente preceduto, che hanno fatto tra le altre cose segnare un periodo definito “Solar Grand Maximum”. E invece, come ormai è noto, questo ciclo solare non solo si è rivelato sin qui molto debole, ma anche molto lento, tutte cose che farebbero pensare anche ad una scarsa attività solare piuttosto prolungata.

 

 

Nel frattempo le ‘previsioni solari’ si sono adeguate e sono apparse qui e là proiezioni di persistenza di questo basso livello di attività solare, con conseguenti ipotesi di ripetizione di fasi note agli studiosi del settore come Minimo di Maunder e Minimo di Dalton, entrambe fasi che, tra le altre cose, sono giunte in presenza di un periodo di significativo raffreddamento del pianeta. L’ultima di queste è un paper pubblicato su Advanced Space Research:

 

An empirical approach to predicting the key parameters for a sunspot number cycle

 

Gli autori hanno utlizzato una tecnica definita TCQP (Three Cycle Quasi Periodicity) applicata all’indice Ap, ovvero dell’indice che misura l’attività geomagnetica. Secondo quanto da loro affermato, con questa tecnica avrebbero ricostruito efficacemente l’attività geomagnetica di due cicli consecutivi (23 e 24), alzando il livello di attendibilità delle loro proiezioni. E, neanche a farlo apposta, quello che prevedono è la persistenza di un’attività solare molto scarsa, che dovrebbe condurci verso un nuovo minimo di Dalton attorno al 2030.

 

Ap

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Media annuale del NUmero di Macchie Solari. I numeri indicano i cicli solari. Le linee rosse orizzontali mostrano le la media su 50 anni, media più alta durante il Solar Grand Maximum nella seconda metà del XX secolo. DM sta per Dalton Minimum dell’attività solare durante la Piccola Età Glaciale. Attualmente siamo nel ciclo 24 che mostra una caduta dell’indice Ap.

Se così fosse, e oltre a quelli fatti all’inizio ci sarebbero altri mille caveat da fare, sarebbe interessante vedere la ‘reazione’ del pianeta. Certo è che già nella prima decade di questo nuovo secolo, la scrasa attività solare è coincisa almeno per ora con un arresto dell’aumento delle temperature del pianeta. Viviamo tempi interessanti.

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Author: Guido Guidi

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3 Comments

  1. Guido, il link al lavoro non funziona. Il riferimento è a un link interno a CM, quindi forse manca solo un http://. Non ho letto l’articolo, ma quanto scrivi di un minimo solare previsto dagli autori attorno al 2030 è curioso: nel mio post sul lavoro di Akasofu (http://www.climatemonitor.it/?p=34096 ) trovo un minimo delle temperature medie globali nello steso anno, malgrado le approssimazioni del “non-modello” . E’ senz’altro possibile immaginare una relazione tra attività solare e temperatura (possibile ma non probabile, secondo i modelli) ma faccio fatica ad accettare coincidenze temporali così strette. Credo siano coincidenze casuali, dovute appunto alle approssimazioni che ho usato.

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  2. Salve, vorrei vedere la faccia degli scienziati quando la superficie del nostro Sole si presenterà come un enorme ed esteso buco coronale. E’ probabile secondo me che la superficie del Sole durante il minimo di Maunder si fosse presentata priva di macchie solari proprio perchè un “buco coronale” copriva l’intera faccia solare…cosa ne dite? Ci sono ipotesi scientifiche a riguardo? L’Ap index, nel caso di un buco coronale che interessi tutta la sfera solare, dovrebbe presentarsi con intensità fuori scala rispetto alle intensità che abitualmente siamo soliti misurare?

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