Tifoni in aumento, ma anche no.

Posted on 19 gennaio 2014
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Ieri l’altro è apparso su Science Daily il commento ad un lavoro di recentissima pubblicazione:

 

Growing threat of intense tropical cyclones to East Asia over the period 1977–2010 – open access, ERL, Doo-Sun R Park et al., 2014

 

Analizzando cinque diverse serie storiche degli eventi del tipo ciclone tropicale (Tifoni per quella parte del mondo) sulle coste asiatiche, gli autori avrebbero individuato un trend positivo nel rischio generato da questi eventi, soprattutto perché sembra si sia avvicinata ad una porzione della costa est dell’Asia l’area in cui questi raggiungono mediamente la massima intensità. Il periodo preso in esame va dal 1977 al 2010. La responsabilità di questo aumento – pur ritenuta indistinguibile tra fattore naturale e fattore antriopico – è stata individuata nell’intensificazione del gradiente termico est-ovest sul Pacifico equatoriale, gradiente da cui si origina la Walker Circulation, le cui vicende sono poi in relazione con le condizioni che favoriscono la nascita e lo sviluppo di questi eventi. Qualora il cambiamento climatico – si legge nelle conclusioni – dovesse risultare in una prosecuzione del rafforzamento di questo gradiente, ne potrebbe risultare un ulteriore aumento di rischio per le aree oggetto di questo studio.

 

 

Può darsi che la disponibilità dei dati unitamente alla volontà di utilizzare tutte le informazioni disponibili abbia pesato sulla scelta del periodo, al riguardo però avrei un paio di perplessità. La prima consiste nel fatto che è noto a tutti, ma proprio tutti quelli che si occupano di vicende climatiche e atmosferiche, che attorno alla metà degli anni ’70 è successo qualcosa di particolare nel sistema e quel qualcosa ha riguardato proprio principalmente l’area del Pacifico. Si è infatti invertito ilo segno della PDO, l’Oscillazione Decadale del Pacifico, una variazione ciclica di lungo periodo che controlla l’andamento delle temperature di superficie dell’intero bacino. Calcolare quindi un trend a partire proprio da quella data significa cercare più che altro di distinguere il segnale di quel cambiamento. Al riguardo sarebbe interessante sapere cosa è accaduto prima e qual’è il trend complessivo per un periodo che comprenda sia la fase negativa che quella positiva della PDO.

 

In seconda battuta, come scritto anche nell’articolo e opportunamente riportato in bibliografia, c’è abbondante letteratura scientifica che mette in relazione l’aumento dei danni generati da questi eventi con l’aumento dell’esposizione al rischio generato dall’inurbamento delle coste e dall’accresciuta ricchezza (o beni materiali disponibili se si vuole). Cioè, a far danni sono soprattutto i cicloni che sulla costa ci arrivano, a prescindere da dove e come si formano. E, proprio da uno degli studi citati, salta fuori l’intero dataset, ossia anche ante-1977. E qual è il trend complessivo degli ‘atterraggi’ di cicloni tropicali nel nord-ovest del Pacifico o Est Asia? Quello qui sotto.

 

WPAC.50-10.Weinkleetal

 

Buona domenica.

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6 Replies to "Tifoni in aumento, ma anche no."

  • Michele Zullini
    19 gennaio 2014 (09:50)
    Reply

    Da Accademia della Crusca “on-line”: http://goo.gl/CIVqS

    “L’esatta grafia di qual è non prevede l’apostrofo in quanto si tratta di un’apocope vocalica, che si produce anche davanti a consonante (qual buon vento vi porta?) e non di un’elisione che invece si produce soltanto prima di una vocale (e l’apostrofo è il segno grafico che resta proprio nel caso dell’elisione).”

    Buona domenica.

    • Guido Guidi
      19 gennaio 2014 (09:57)
      Reply

      Facciamo progressi Michele, la critica è (per ora) solo grammaticale. Grazie comunque, provvedo subito.
      gg

  • virgilio
    19 gennaio 2014 (10:55)
    Reply

    Se si parla di riscaldamento “globale” significa che il calore è diffuso in tutto il globo o comunque aumenta in modo più o meno parallelo o anche alla fine si redistribuirà in parti mediamente simili sulla superficie del pianeta, allora divergenze di pressione e temperatura, fra le varie aree terrestri, dovrebbero tendere a diminuire… ma affinché avvengano perturbazioni non è necessario che vi sia una differenza che induca la circolazione accelerata delle correnti, in generale da zone calde a quelle più fredde? E, domando, in linea di massima forti perturbazioni non possono prodursi anche per ragione contraria…ossia se qualche zona si raffredda più intensamente e quindi inizia, per così dire, ad attrarre l’aria meno fredda che circola ai suoi confini?

    • Guido Guidi
      19 gennaio 2014 (11:37)
      Reply

      Virgilio, tutti gli eventi atmosferici sono generati dal gradiente. Anzi, la circolazione atmosferica è generata dal gradiente, oassia dal lavoro continuo che l’atmosfera compie per riportare in equilibrio, senza mai riuscirci, tra il calore in eccesso ricevuto dall’equatore e quello in difetto ricevuto dai poli. Le tue domande, pur un po’ generiche, sono entrambe corrette. meno corretto è l’incipit del tuo commento, perché per globale si intende l’aumento della temperatura mediate su tutto il globo (siamo lontanissimi dall’avere dati sufficienti ma questa è un’altra storia), non l’aumento tout court della temperatura in tutti i luoghi.
      gg

      • virgilio
        19 gennaio 2014 (18:17)
        Reply

        Ah grazie della precisazione!

  • Roberto
    20 gennaio 2014 (16:25)
    Reply

    Nei decenni anni ’50 e ’60 , almeno secondo il grafico , pare che si sono stati in media piu tifoni , poi linea di tendenza in calo da un ventennio nel periodo secondo i dati globali piu ” caldo ” . Si presume anche che decenni ’30 – ’40 la media potrebbe essere stata piu alta . Una riflessione , ma i tifoni si alimentano e prendono forza in mari piu caldi , e adesso secondi i dati NOAA gli oceani sono piu caldi rispetto ai decenni ’50 e ’60 , ma invece dal grafico sono in diminuzione .


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