Salta al contenuto

La rivincita di McDonald

Disclaimer. Questo non vuole essere un post di rivalutazione del cosiddetto junk food, tantomeno di critica del suo opposto, lo slow food. Considero quella contrapposizione prettamente ideologica e come tale la ignoro. Perciò, chi volesse commentare quanto segue in chiave questo è meglio di quello etc, è libero di farlo, ma sappia che va OT, per cui invito tutti a non mettere in piedi il solito sterile dibattito ideologico, specie se dovessero apparire troll affamati, che queste cose le fiutano al volo. Fine disclaimer.

 

Questo è invece un breve post sulle emissioni, più precisamente su quella componente delle emissioni di gas serra che viene dagli allevamenti di bestiame destinato all’alimentazione, quindi si parla soprattutto di metano. Ebbene sì, i bovini emettono, tanto che le emissioni proveneienti dall’allevamento degli animali destinati all’alimentazione sarebbero seconde solo a quelle derivanti dall’impiego dei combustibili fossili. Di qui il suggerimento neanche tanto velato che nel prossimo futuro non dovremmo solo andare a piedi o patire il freddo, ma anche, evidentemente, la fame.

 

Questo pensavo fino a qualche giorno fa, prima di imbattermi in un articolo segnalatomi dall’amico Luigi Mariani:

 

Historic, pre-European settlement, and present-day contribution of wild ruminants to enteric methane emissions in the United States

 

Questo gruppo di studio ha fatto semplicemente un po’ di calcoli. Analizzando la letteratura disponibile sulla consistenza della popolazione di animali selvatici nell’America settentrionale prima degli insediamenti europei e quella con cui si stima la quantità di metano prodotto dai singoli animali, hanno stimato che le emissioni provenienti dagli animali dell’epoca, sarebbero mediamente l’86% di quelle prodotte attualmente per l’allevamento del bestiame. Cioè, almeno per gli USA, patria di McDonald, che tra l’altro assorbe e offre ai consumatori una gorssa fetta di quella produzione, il forcing da gas serra emessi dagli animali ci sarebbe sempre stato.

 

Sicché viene da chiedersi come mai il clima abbia deciso di cambiare solo ora 🙂

Related Posts Plugin for WordPress, Blogger...Facebooktwitterlinkedinmail
Published inAttualità

2 Comments

  1. maurizio rovati

    “Disclaimer. Questo non vuole essere un post di rivalutazione del cosiddetto junk food, tantomeno di critica del suo opposto, lo slow food”

    Non ci risulta che Junk sia l’opposto di Slow, segue breve dimostrazione 😉

    Junk*Food=-Slow*Food
    Junk*Food/Food=-Slow*Food/Food
    Junk=-Slow
    Sudicio=-Lento; Errato

    Perchè McDonald è un FastFood e non un JunkFood da cui risulterebbe assolutamente corretto:

    Fast=-Slow

    Chiamiamo le cose col loro nome e non pieghiamoci involontariamente agli equivoci che i professionisti della maldicenza politica e i gestori degli esosi SlowFood tentano di insinuare.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.

Categorie

Termini di utilizzo

Licenza Creative Commons
Climatemonitor di Guido Guidi è distribuito con Licenza Creative Commons Attribuzione - Non commerciale 4.0 Internazionale.
Permessi ulteriori rispetto alle finalità della presente licenza possono essere disponibili presso info@climatemonitor.it.
scrivi a info@climatemonitor.it
Translate »