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Livello del mare e climate change

Dov’è finito il riscaldamento globale? Nessuno lo sa, almeno per ora. Si dice in fondo al mare, ma non c’è verso di scoprirlo. Si dice offuscato dalla variabilità naturale, ma nessuno è in grado di spiegare dove sia stata fino ad ora. Si dice rallentato a causa di una minore attività solare, ma ancora una volta nessuno spiega perché l’elevata attività solare di qualche decennio fa non potrebbe avere avuto un ruolo importante.

Si dicono un sacco di cose, ma, soprattutto, se ne sussurra una: il riscaldamento globale è fermo, quale ne sia la ragione. Ma, si dice anche, il clima cambia lo stesso, basta guardare altrove. E di altrove ce ne sono a iosa. Ghiacci artici (ma non antartici per carità) e livello dei mari, tanto per fare un paio di esempi.

Ed è proprio sul livello dei mari che si è concentrato uno studio appena pubblicato su Nature Climate Change. Vediamolo.

The rate o sea level rise – Cazenave et al. 2014 – Nature Climate Change

Dalle misure altimetriche, sembra che il rateo di aumento del livello dei mari sia diminuito. Nel contesto di un innalzamento di circa 20cm nel corso del XX° secolo, nel periodo 1994-2002 il mare è salito con un passo di 3,4 mm l’anno, mentre nel decennio successivo il passo è sceso a 2,4 mm l’anno. Quest’ultimo periodo è coinciso anche con lo stop al riscaldamento globale. Le due cose hanno senso, perché una componente importante dell’innalzamento del livello dei mari è l’espansione termica dovuta al riscaldamento; se questo viene meno, è naturale che l’espansione rallenti.

Ma, dicono gli autori dellos tudio, in realtà, se si correggono i dati del livello dei mari dalla variabilità interannuale in cui le oscillazioni delle temperature superficiali del Pacifico (ENSO – El Niño, la Niña) giocano un ruolo determinante attraverso l’impatto sul ciclo dell’acqua, si scopre che anche nella decade più recente, se non ci fosse stata una prevalenza di condizioni di La Niña, il rateo di aumento del livello dei mari sarebbe stato paragonabile a quello del ventennio precedente. Quindi, il dado è tratto, il cambiamento climatico di origini antropiche continua indisturbato.

Non me ne vogliate per la crudezza, ma a me sembra che ci prendano per scemi. Che nelle ultime decadi del secolo scorso ci sia stata una prevalenza di eventi di El Niño è un fatto noto. Eravamo nella fase positiva della PDO (Pacific Decadal Oscillation), innescatasi dopo la metà degli anni ’70, fase che appunto favorisce questo genere di eventi. Poi è arrivato il segno negativo della PDO all’incirca nei primi anni di questo secolo, segno che favorisce condizioni di La Niña e eventi opposti comunque non intensi. Allora perché nel fare la correzione non si prova a sottrarre il segnale dell’ENSO anche da periodo di più rapido aumento del livello dei mari? Vuoi vedere che ne viene fuori un numero simile a quello di questa decade?

Se così fosse, ma gli autori del paper troppo impegnati a ritrovare un riscaldamento globale ormai dato per disperso non lo possono o vogliono dire, il rateo di aumento del livello dei mari non avrebbe proprio niente di speciale rispetto a quanto è accaduto in tutto il secolo scorso (vedi immagine sotto dal 5° Report IPCC). Perché c’è la ripresa dalla Piccola Età Glaciale, perché siamo in un interglaciale e, soprattutto, perché nella prima metà del secolo scorso, quando il mare è cresciuto ancora di più, non c’era un accidenti di niente: né SUV, né emissioni a rotta di collo, né uso del suolo etc etc. C’era solo il clima di questo pianeta, che cambia da sempre come gli pare e che se sta subendo un contributo antropico, di sicuro ha smesso di mostrarlo da un po’, anche con riferimento al livello del mare.

sea-level

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Published inAttualità

3 Comments

  1. donato

    In realtà A. Cazenave et al. 2014 ha detratto la variabilità interannuale tanto per il periodo della stasi che per i periodi precedenti (dal 1994 ad oggi) ottenendo lo stesso risultato (trend di 3,4 +/- 0,4 mm/anno. ) Non credo che l’operazione possa essere fatta per gli anni precedenti in quanto mancano i dati altimetrici che loro hanno usato per le normalizzazioni (GRACE in via prioritaria).
    Punto debole, a mio giudizio, del paper è quello di essere intervenuti solo su uno dei fattori che influenza il livello del mare: il contenuto d’acqua degli invasi terrestri (naturali e non, temporanei o permanenti, ecc.) e quello atmosferico (mediante un modello matematico dedicato). Ciò che resta è il contributo della fusione delle calotte glaciali terrestri, l’effetto isostatico post glaciale e, infine, la dilatazione termica delle masse oceaniche con tutte le incertezze connesse alle misurazioni di queste grandezze. Ciò non toglie, però, che in buona sostanza il paper mi sembra abbastanza equilibrato in base alle considerazioni che svolgerò nel punto seguente..
    .
    Se ho capito bene il senso del lavoro di A. Cazenave et al. 2014 (sulla base del contenuto delle informazioni supplementari e dell’abstract in quanto il paper non è liberamente consultabile), detratta la variabilità interannuale del trend di variazione del livello medio globale del mare tutto ciò che resta deve essere imputato alla fusione delle calotte glaciali e alla dilatazione termica delle masse oceaniche.
    Fatti i dovuti caveat, Cazenave et al. 2014 non è un lavoro da disprezzare in quanto cerca di capire meglio il problema della variazione del trend con cui cresce il livello medio globale del mare. Da quello che hanno ottenuto si può dire che, detratta la variabilità interannuale, il trend di variazione del livello del mare nell’ultimo ventennio non è variato, in altre parole il livello del mare continua a crescere in modo costante. Ciò significa che se la velocità di crescita del livello marino resterà tale, in un secolo avremo un aumento del livello globale del mare di 34+/-4 cm: cosa molto diversa anche dalle più rosee previsioni dell’IPCC e lontana anni luce dalle fosche previsioni dei modelli semi-empirici di cui abbiamo più volte dibattuto su queste pagine.
    Depurato del solito allarmismo d’accatto e dell’attribuzione di questo trend di variazione del livello medio globale dei mari al GW, il paper mi sembra piuttosto condivisibile ed i risultati incoraggianti in quanto consentirebbero di escludere una delle maggiori incertezze nella valutazione della variazione del trend di aumento del livello dei mari: le acque contenute negli invasi terrestri (naturali ed artificiali), le variazioni nell’uso del suolo, quelle atmosferiche (vapor acqueo) e via cantando. Un bel passo in avanti. In merito alle variazioni delle masse glaciali terrestri ed all’effetto isostatico continuo a manifestare tutte le perplessità e lo scetticismo che ho già avuto modo di esprimere a causa della grande incertezza che ne caratterizza le misure.
    Ciao, Donato.

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