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Mese: Aprile 2014

Previsioni sbagliate? Adesso è colpa della primavera

Questo post di note decisamente dolenti per la categoria cui appartengo è uscito in originale su La nuova Bussola Quotidiana

Quest’anno le previsioni meteorologiche per l’ultimo fine settimana di aprile annunciavano maltempo ed invece le condizioni meteo non sono state negative nell’intensità prevista.  L’errore è analizzato nell’articolo pubblicato in prima pagina, il 28 aprile 2014, dal Corriere della Sera, dal titolo Pasqui (Cnr): «Perché noi meteorologi a volte sbagliamo?»

Visto che siamo abituati ad assumere per certi gli scenari di cosa accadrà nel secolo, sorprende dover constatare  che ancora oggi sbagliamo le previsioni meteorologiche a breve scadenza. Ma questo non è un evento unico, accadde ad esempio anche nel 2011: dopo che i famosi meteorologi inglesi avevano previsto pioggia, il matrimonio di Kate e William avvenne sotto il Sole, analogamente a quanto successe dopo pochi giorni in Italia alla beatificazione di Papa Giovanni Paolo II. Di errore si parlò ad aprile 2013 (clicca qui), anche in quello del 2009 (sia per la riviera romagnola sia per la Versilia).

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Livello del mare e climate change

Dov’è finito il riscaldamento globale? Nessuno lo sa, almeno per ora. Si dice in fondo al mare, ma non c’è verso di scoprirlo. Si dice offuscato dalla variabilità naturale, ma nessuno è in grado di spiegare dove sia stata fino ad ora. Si dice rallentato a causa di una minore attività solare, ma ancora una volta nessuno spiega perché l’elevata attività solare di qualche decennio fa non potrebbe avere avuto un ruolo importante.

Si dicono un sacco di cose, ma, soprattutto, se ne sussurra una: il riscaldamento globale è fermo, quale ne sia la ragione. Ma, si dice anche, il clima cambia lo stesso, basta guardare altrove. E di altrove ce ne sono a iosa. Ghiacci artici (ma non antartici per carità) e livello dei mari, tanto per fare un paio di esempi.

Ed è proprio sul livello dei mari che si è concentrato uno studio appena pubblicato su Nature Climate Change. Vediamolo.

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Le transizioni energetiche: sogni e realtà.

Dopo aver letto il post di G. Guidi “Protocolli, emissioni e crisi, se vi piace così…” del 22/04/2014, ho avuto occasione di leggere un interessante articolo a firma di Vaclav Smil pubblicato sul numero di “Le Scienze” di aprile 2014. Vaclav Smil è professore emerito presso l’Università di Manitoba ed è uno dei maggiori esperti mondiali di problemi energetici e non solo (chissà perché le voci fuori dal coro del consenso sono quasi esclusivamente di professori et similia “emeriti”: forse perché non hanno più necessità di pubblicare o chiedere contributi? 🙂 )

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Fatti e teorie, non proprio la stessa cosa.

Qualche giorno fa, mentre trascorreva placidamente la Giornata della Terra, mi è capitato di ascoltare uno dei tanti interventi di esperti a vario titolo che commentavano la ricorrenza. Non starò qui a dirvi né di chi si tratta né dove l’ho sentito, perché non è importante. Quel che conta, nella fattispecie ha contato, sono state le modalità con cui è stato affrontato l’argomento del deterioramento del rapporto uomo-ambiente. Da abile comunicatore, il nostro ha ovviamente concluso il suo contributo buttandosi sul clima e affermando quanto segue: “i cambiamenti climatici sono un dato di fatto, questo è sotto gli occhi di tutti.”

Bene, vi faccio una domanda alla quale se vorrete potrete rispondere nei commenti ma su cui vi prego di riflettere prima di proseguire: quante cose che possano essere ricondotte ai cambiamenti climatici avete (o avete mai avuto) sotto gli occhi?

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E l’inversione continua, ma non senza danni.

Ok, direi sia il caso di prenderne atto. Tra qualche anno cammineremo per la strada inciampando nelle maschere da catastrofista gettate da tutti quelli che convertitisi per la lotta al clima che cambia in politologi-ideologi-filosofi-suggeritori, correranno a rivestire dei panni più consoni alla realtà dei fatti. Che è una sola: il pianeta non morirà di clima che cambia, né farà strage dei suoi abitanti con le sue mutazioni.

Lo sentite? E’ nell’aria, si cambia musica. Ieri l’altro, addirittura nel giorno in cui si celebrava la giornata della Terra, dopo l’ora della Terra, il minuto della Terra, il secondo del Terra etc etc, La Repubblica, quotidiano nazionale i cui annunci sulla prossima fine del mondo non si contano nei titoli degli ultimi anni, esce con questo articolo: Il pentimento dell’ecologista “Più ottimismo sulla Terra” (qui trovate il pdf, qui il testo sul blog Triskel182, che suppongo abbia qualcosa a che fare con l’autore).

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Gli effetti del forte riscaldamento stratosferico “tradotti” in troposfera

Questo post è uscito in originale su Meteotime a firma di Matteo Sacchetti il 21 aprile scorso.

In primavera avanzata, i riscaldamenti in alta stratosfera sono dinamiche normali che progressivamente conducono alla sostituzione del vortice polare con una cella altopressoria. Sulla base di quelle che sono le tempistiche si suole distinguere i Final Warmings in late ed early.

Tuttavia quando tali riscaldamenti sono accompagnati ad evidenti anomalìe positive (fig. 1) e portano anzitempo ad una sostituzione dei venti zonali anche al di sotto dei 65/60°N si può parlare anche in questo caso di Major Warmings (fig. 2).

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Aumento della CO2 ed effetti sulle proteine dei vegetali: Sarà apocalisse?

I carboidrati e le proteine sono due fra le principali sostanze alimentari prodotte dalle piante e che sono essenziali alla vita umana ed animale (Lehninger, 1975). Il contenuto annuo di CO2 nell’atmosfera terrestre aumenta al ritmo di circa 1.5 ppmv (parti par milioni in volume) l’anno. Questo fenomeno, che è in primo luogo effetto delle emissioni umane, ha portato dai livelli pre-industriali di 280 ppm (1750)  ad un livello attuale di circa 400 ppmv. Come noto tale incremento ha stimolato la fotosintesi (Tonzig e Marré, 1968) traducendosi in un incremento produttivo diretto di circa il 37% per le piante C3 come frumento, riso e orzo e di circa il 17% per le C4 come mais, sorgo e canna da zucchero (Penning de Vries et al., 1989).

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Protocolli, emissioni e crisi, se vi piace così…

Alcuni anni fa, quando la fase attuativa del protocollo di Kyoto doveva ancora iniziare e della crisi economica si vedevano solo le avvisaglie, all’interno del movimento salva-pianeta girava voce che si sarebbe presto presentata l’occasione per dare una bella sfoltita alle emissioni di gas serra. La crisi, si diceva, ci aiuterà a capire che si può fare, che gli obbiettivi che il Protocollo di Kyoto imponeva al nostro Paese per il quadriennio 2008-2012 erano realizzabili.

Per una volta, l’unica che io sappia, una previsione di quanti prospettano la fine del mondo per disfacimento climatico è andata vicino alla realtà. Qualche giorno fa l’ISPRA, ente che si occupa tra le altre cose di tenere il conto delle emissioni del sistema paese, ha pubblicato i ‘conti’ con cui ci presenteremo dinanzi al sistema europeo di scambio delle quote di emissione (fonte AGI).
 
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Ricordati che devi morire! Di caldo, ogni sei anni.

Questo post è uscito in originale su La nuova Bussola Quotidiana

 

Ricordati che devi morire! In che modo? “Arrosto”. Ogni 15 agosto dobbiamo sopportare l’editoriale di Giovanni Sartori ed ogni 7-8 anni c’è la pubblicazione a rate di un nuovo report dell’IPCC, ciò affinché ad ogni nuova rata del nuovo report l’annuncio della catastrofe si rinnovi. Abbiate pazienza!

Il 13 aprile è stato presentato a Berlino la terza parte del nuovo e quinto rapporto sul clima dal Gruppo intergovernativo di esperti sul cambiamento climatico (Ipcc). Scrivono i quotidiani “Dalla scienza arriva un messaggio chiaro”, infatti La Repubblica titola “Riscaldamento globale, l’Ipcc: Solo 17 anni di tempo per invertire la tendenza”, Il Messagero invece “Effetto serra, Ipcc: «Emissioni record, solo 16 anni per cambiare rotta”  ed il Corriere della Sera “Effetto serra, gli scienziati dell’ONU: Solo 15 anni per evitare il disastro”. Avete letto bene: 15, 16 o 17. Chi offre di più? Certo 16 è più bello perché fa conto paro con il 2030 che è l’obiettivo delle politiche Ue. È da escludere 17 e 6 mesi?

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