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Non ci saranno più le mezze stagioni

Dunque, primavera e autunno, le proverbiali mezze stagioni, pare che ce siamo già giocate. Ora, ahinoi, apprendiamo che dovremo rinunciare anche alle altre due. Per di più per andare verso una lunga e perenne estate, di cui magari si gioverà l’industria del turismo, ma che certamente finirà per avere un impatto negativo sulla voglia di lavorare. “Mentre a sud il caldo ti ammazza e ti viene voglia di cambiare“, recita il brano “Voglio di più” di Pino Daniele.

Fonte di questa preoccupante notizia è quello che su WUWT è stata definita “tabloid climatology“, una cosa da titoloni, da speculazione mediatica. E invece viene dal Max Plank Institute, autorevole fonte di ricerca scientifica. Leggete qua: “Le risultanze mostrano che nessun luogo è al sicuro dal cambiamento climatico”, così sul comunicato stampa che accompagna la pubblicazione di un lavoro di analisi a scala globale dei cicli giornaliero e annuale delle temperature pubblicato su nature Climate Change.

Recent geographic convergence in diurnal and annual temperature cycling flattens global thermal profiles

In pratica, si studiano le variazioni della differenza giorno-notte e inverno-estate. Le risultanze, lo si comprende anche dal titolo del lavoro, sono quelle di un avvicinamento degli estremi, caratteristica che si ascrive ad una espansione della fascia tropicale verso nord.

A parte l’incipit dell’abstract, che attribuisce ‘probabilmente‘ al riscaldamento occorso nelle ultime decadi del secolo scorso ogni sorta di cataclisma, nel lasciarvi al consueto approfondimento personale che ognuno vorrà fare, mi limito a far notare che l’analisi dei dati parte dal 1975 e finisce nel 2013, cioè abbraccia volutamente ed esclusivamente il periodo in cui le temperature medie superficiali sono aumentate, tralasciando intenzionalmente quello appena precedente (circa 1950-1975) in cui sono diminuite e dimenticando di analizzare anche quello precedente ancora (inizio del secolo scorso) in cui sono aumentate. Se quindi la tendenza individuata nel periodo analizzato ha un significato, penso che questo possa essere individuato solo riscontrando analoghe o differenti tendenze in periodi precedenti caratterizzati da analogo o differente comportamento della temperatura media superficiale. Ma questo forse avrebbe restituito un’immagine meno incline ad essere spiegato nel senso della catastrofe. Di qui, direi, la voglia di condividere il giudizio di climatologia da tabloid con cui è stato bollato questo lavoro.

Buona lettura.

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Published inAttualità

3 Comments

  1. Maurizio Rovati

    Potremmo tentare di portare l’asse terrestre perpendicolare all’eclittica con un’opera di geoingegneria.
    Avremmo ritmi circadiani costanti in tutto il mondo, nessuna variazione stagionale ma solo un’eterna mezza stagione…

  2. Guido Botteri

    Già nel 1990 un trio di veggenti climatologi aveva pontificato che non c’era più la mezza stagione

  3. Luigi Mariani

    …a proposito di “scomparsa delle mezze stagioni”, mi sento in dovere di segnalare queste due citazioni tratte rispettivamente dall’Alimurgia di Targioni Tozzetti (1767) e dal diario di un viticoltore francese (1788) citato dallo storico del clima Le Roy Ladurie. Da esse si coglie che le mezze stagioni hanno iniziato a scomparire molto, molto tempo fa’, e non so davvero se questo fatto possa costituire una consolazione per gli orfani d’oggi.
    Luigi

    1765: il freddo “fra le ore 2 e 4 della mattina del 14 aprile 1765 in momenti bruciò nelle pianure della Toscana gli Occhi delle viti, dei Peschi dei Fichi e dei Noci…”, tanto che ” da molti anni in qua abbiamo perso la bussola e non si riconoscono più le stagioni…abbiamo avuta la primavera nell’inverno, l’inverno nella primavera, la primavera nell’estate e l’estate è iniziata a mezzo settembre”. Insomma “l’ordine antico delle stagioni pare che vada pervertendosi, e qui in Italia è voce comune, che i mezzi tempi non sono più.”
    Giovanni Targioni Tozzetti, 1767. Cronica meteorologica della Toscana per il tratto degli ultimi sei Secoli relativa principalmente all’Agricoltura (Alimurgia, pt. III).

    Nel 1788 non c’è stato inverno, la primavera non è stata favorevole alle colture, ha fatto freddo, la segale non è stata buona, il grano è stato abbastanza buono ma il caldo eccessivo ha disseccato i chicchi, cosicché il raccolto di grano era molto scarso….; il 13 luglio c’è stata un’ondata di grandine che, cominciata dall’altra parte di Parigi, ha attraversato tutta la Francia fino alla Picardia e ha fatto grossi danni; la grandine pesava 8 libbre e ha falciato grano e alberi al suo passaggio; si estendeva su una fascia larga due leghe e lunga 50…..; invece la vendemmia è stata buonissima e i vini eccellenti. L’uva è stata raccolta a fine settembre; il vino valeva 25 lire dopo la vendemmia e il grano 24 lire dopo il raccolto.
    Dal diario di un viticoltore dei dintorni di Meaux (fonte: Emmanuel Le Roy Ladurie, 2011. Les Fluctuations du climat de l’an mil à aujourd’hui, avec Daniel Rousseau et Anouchka Vasak, Fayard, 332 pages).

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