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Ad ogni era il suo clima che cambia

Sarà un caso che sia il sindaco che il governatore di New York hanno cognomi italiani, ma bisogna ammettere che da questa parte dell’Atlantico i discendenti dei loro parenti non avrebbero saputo far meglio. Sollecitati a prendere decisioni storiche da meteorologi sempre più protagonisti e sempre meno realisti, hanno iniziato a parlare di tempesta epocale già parecchi giorni fa. Poi è arrivato addirittura un coprifuoco del tutto inutile per i soli 25cm di neve caduta, per il quale bambini e buontemponi ringraziano, essendosi potuti godere Manhattan sugli sci in un’atmosfera surreale (qui, su corriere.it).

E sì che New York è un città dove nevica abbondantemente tutti gli anni. Ma, si sa, le cose cambiano e la neve di oggi è diversa da quella di ieri e dell’altro ieri. Oggi per esempio nevica perché fa caldo, ci spiegano color che tutto sanno sul clima reso pazzo dal global warming. E prima perché nevicava?

Ce lo racconta Fabio Spina, che con dal suo inesauribile archivio ha tirato fuori una vera perla che la dice lunga su quanto certe cose dette con la pretesa del carattere scientifico non valgano neanche l’inchiostro della pagina su cui sono scritte.

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La neve sulla Grande Mela fa inevitabilmente tornare in mente la canzone “Let it snow” di Frank Sinatra, ma quando non c’erano i cambiamenti climatici come si spiegavano questo tipo di fenomeni estremi? A solo titolo d’esempio riprendiamo la Prima pagina del quotidiano “LA STAMPA” del 28 gennaio 1963, più di mezzo secolo fa:

test nucleari  28 gen 1963

Secondo un famoso meteorologo americano L’eccezionale ondata di maltempo sarebbe causata dai tests nucleari –  Una complessa spiegazione scientifica, confermata (a quanto asserisce il dottor Kirck) da recenti esperienze pratiche – Le esplosioni atomiche ad alta quota modificherebbero il percorso delle correnti aeree «a getto», spostandole dalle regioni polari a quelle degli Stati Uniti e dell’Europa.

New York, lunedì sera. Il capo dei servizi meteorologici di Denver, nel Colorado, dott. Irving P. Hirck, ha esposto ieri una sua teoria per spiegare le cause dell’ondata di freddo polare e di maltempo che si è abbattuta per tutto questo mese su vaste regioni dell’emisfero settentrionale, ma particolarmente sul Nord America e sull’Europa. Il dott. Kirck ha asserito che la temperatura estremamente rigida e le copiose, nevicate sono provocate dalle recenti esplosioni nucleari ad alta quota. Egli ha dichiarato che la sua teoria non è espressa dà una equazione semplice come « bombe a idrogeno uguale freddo intenso», ma ha affermato che le si avvicina molto.

Le esplosioni nucleari — ha detto — hanno modificato sia il corso, sia l’intensità delle cosiddette “correnti a getto”, ossia le correnti atmosferiche che corrono intorno al globo da Ovest a Est ad alta velocità, ed a quote fra i 9 mila ed i 15 mila metri. La fascia radioattiva creata dagli esperimenti nucleari ad alta quota — ha proseguito lo scienziato — ha accelerato e modificato il corso delle “correnti a getto”. Attualmente queste, invece di muoversi attraverso l’emisfero settentrionale in vicinanza del Polo, si sono divise, ed un loro ramo percorre l’intero emisfero con un moto che si può definire ondoso. E’ appunto questo movimento che ha provocato la penetrazione del freddo intenso a basse latitudini come quelle a cui sono situati stati americani come la Florida, il Texas e la California ed europei come la Bulgaria, la Grecia e la Jugoslavia.

“L’accelerazione delle “correnti a getto” ha spinto ulteriormente verso Sud le masse di aria fredda che non hanno così avuto il tempo di riscaldarsi prima di giungere alle latitudini più basse. Le condizioni atmosferiche dell’intero emisfero settentrionale sono esattamente quelle che avevamo previsto due anni fa, quando il nostro Ufficio aveva comunicato che vi sarebbe stato un lungo periodo di siccità seguito da abbondanti precipitazioni nevose e freddo particolarmente intenso nel gennaio del 1963“.

Il dott. Kirck ha concluso affermando che nel prossimo febbraio la situazione meteorologica tornerà normale e la temperatura non scenderà più ai minimi registrati in questo mese. Il dottor Kirck ha tenuto tuttavia a precisare che dal punto di vista della meteorologia applicata non si può considerare solo l’aspetto negativo delle esplosioni nucleari. “Noi pensiamo — ha detto lo studioso — che di tali esplosioni ci si possa servire per provocare situazioni meteorologiche volute. Ad esempio, per produrre attenuazioni delle temperature estive più elevate, causare la fine di periodi di siccità, e così via, dove e quando ciò sia necessario”.

Già nei giorni scorsi qualche studioso, aveva affacciato l’ipotesi che la abnorme situazione meteorologica che tanti danni ha provocato nell’emisfero settentrionale possa dipendere, almeno in parte, dalle esplosioni termonucleari. Del resto quasi tutti gli specialisti si sono mostrati concordi nell’attribuire la causa immediata della ondata di maltempo ad uno spostamento delle correnti aeree che servono da «porta d’aria» per impedire la discesa del freddo verso le latitudini meno settentrionali. Si trattava di stabilire cosa avesse potuto provocare tale spostamento e il dottor Kirck sembra aver trovato la risposta che si cercava.

Nella Nuova Inghilterra si è avuta ieri una violenta tempesta di neve che si è estesa anche ad altri Stati nord-orientali della Federazione. In talune località, la neve caduta nella giornata di ieri ha raggiunto l’altezza di trenta centimetri mentre il numero delle vittime di questi ultimi dieci giorni di maltempo negli Stati Uniti è salito a 244. In sei ore sono caduti venti centimetri di neve a Rumsford, nel Maine, e trenta in Pennsylvania. Ulteriori precipitazioni sono previste per oggi in entrambi gli Stati. La città di New York ha subito ieri la più fitta nevicata della stagione. Il bianco manto ha raggiunto l’altezza di dodici centimetri intralciando notevolmente la circolazione stradale nonostante il pronto impiego dei mezzi anti-neve. Molte partenze dall’aeroporto di Idlewild sono state sospese ed alcune linee hanno dovuto subire dirottamenti. A Pittsburgh, in Pennsylvania, sono caduti venticinque centimetri di neve e le autorità cittadine hanno ingaggiato centinaia di spalatori per liberare le strade prima del sopraggiungere del gelo. Nella parte settentrionale dello Stato di New York la neve caduta ha raggiunto l’altezza di venticinque centimetri e ad Augusta, nel Maine, i quindici centimetri caduti ieri hanno portato lo spessore della coltre nevosa a sessantacinque centimetri.

 

 

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Published inAttualità

7 Comments

  1. Guido Botteri

    Ah, le correnti a getto sono molto gettonate per spiegazioni allarmanti, e c’è qualcuno che ha tenuto una conferenza stabilendo che il buco dell’ozono sarebbe stato causato dalle esplosioni nucleari. Vedete dal minuto 13 in poi
    https://www.youtube.com/watch?v=cukO7sRUEiw
    da cui
    // Padroni di Nulla è stata la conferenza che a Firenze il 22 Febbraio 2014 presso la sala Vanni ospitò Paolo De Santis.
    PAOLO DE SANTIS Professore senior presso l’Università Roma Tre.
    “Biosfera e Geoingegneria: le improbabili ragioni di una convivenza //
    Per quanto mi sia interessato molto al buco dell’ozono, è la prima volta che trovo (e da parte di un professore universitario) una affermazione del genere.
    Ecco, io vorrei capire su quali basi si fondino certe affermazioni.
    Ci sono persone che chiaramente ne fanno senza alcuna base,
    poi ci sono i giornalisti,
    e poi ci sono persone che sicuramente hanno basi scientifiche valide,
    ma alle volte ho l’impressione che tutte e tre queste categorie di persone “a volte” abbiano lo stesso tipo di prove per le loro affermazioni.
    Ma sarà solo una mia impressione, spero.

  2. È tutto bellissimo. D’altronde, ieri, anche TG 3 Scienze (si fa per dire, il soprannome in casa è “TG 3 Scemenze”) già aveva mandato in onda un servizio in cui si spiegava che la nevicata storica era, ovviamente, dovuta all’AGW, e dire che già pochi minuti prima i giornali stavano scrivendo che se c’era stato qualcosa di storico era la cagata della previsione (scusate la scurrilità). Timing perfetto.

    PS Let it snow! fu scritta in luglio, durante un’ondata di calore. Gli autori evidentemente avevano avuto una premonizione…

  3. Roberto Breglia

    Ormai i mass media ci hanno preso gusto,basta che in qualche parte del pianeta vi sia un evento meteorologico un po fuori dal comune,ecco che assume caratteristiche storiche od epocali…….ma finiamola con queste sciocchezze,il clima ha sempre fatto e farà sempre ciò che vuole,purtroppo i suoi meccanismi sono lungi dall’essere compresi ecco perché ci sorprende quando meno ce lo aspettiamo. Basta urlare ai catastrofismi ingiustificati,cerchiamo di studiare seriamente i complessi meccanismi del clima e dopo si può provare a fare qualche ipotesi sul futuro!
    R.B.

  4. Vi sarà utile dare un’occhiata a quest’altro articolo in cui si palesava la preoccupazione degli anni ’70 per un incipiente global cooling

  5. Mario (real, non l'imitazione recente :D )

    [Citazione dall’articolo]
    Le condizioni atmosferiche dell’intero emisfero settentrionale sono esattamente quelle che avevamo previsto due anni fa
    [Fine citazione]
    .
    Anvedi come erano avanti nel 1963, facevano “previsioni” a 2 anni 😛

  6. donato

    Ogni volta che leggo questi articoli “d’annata”, non riesco a fare a meno di meravigliarmi per l’attualità delle descrizioni delle situazioni in essi contenute 🙂 .
    Se non fosse per la prosa un po’ datata e per l’assenza di ogni riferimento alla CO2, l’articolo potrebbe essere scambiato senza problemi per un articolo di oggi: stesso tono sensazionalistico, stesso tentativo di individuare motivazioni “senza precedenti” ed “antropiche” di eventi altrimenti naturali, stessi timori circa le possibili conseguenze di utilizzo a fini geo-ingegneristici delle “conquiste” scientifiche (che poi tali non sono 🙂 ).
    Non c’è niente di nuovo sotto il sole! 🙂
    Ciao, Donato.

    • Igor

      è vero:-), anche nell’85 devono aver testato un bel pò… chissà l’articolo di quei giorni…
      anche nel ’29, ah no ancora non c’era la bomba atomica…
      Ciao

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