Da un picco all’altro, non c’è verso di stare tranquilli!

Siamo cresciuti, parlo della mia generazione, con lo spauracchio del picco del petrolio. Si saltava da una crisi petrolifera all’altra, con i profeti di sventura pronti ad ammonire che sarebbe andata sempre peggio, malgrado la disponibilità virtuale di greggio abbia subito solo oscillazioni di natura economica o geopolitica, quando quella reale non ha mai smesso di aumentare. Poi, negli ultimi anni, complici le nuove tecnologie di estrazione, il picco del petrolio, che pure è una risorsa finita nel senso letterale del termine, è sparito all’orizzonte.

Ma non sono spariti i pikkisti, perdonatemi l’orrida definizione. Non sono spariti quelli che pare ci provino gusto a presagire disastri e sfracelli di ogni genere per carenza di risorse. Anche contro ogni evidenza, anche in settori nei quali la disponibilità non ha mai smesso di aumentare. L’ultima moda è quella delle risorse alimentari che, neanche a dirlo, causa disfacimento climatico imminente, sono sì ai massimi di sempre, ma dovranno inevitabilmente diminuire, crollare, insomma, portarci alla fame.

E’ uscito qualche giorno fa su Nature Climate Change l’ennesimo nuovo studio di applicazione delle congetture sul futuro ai modelli di simulazione climatica. Molto semplicemente, prendi la produzione cerealicola attuale – i cereali sono la base delle risorse alimentari – tralascia ogni strategia di adattamento  e ogni eventuale processo innovativo, dimentica che il decennio con le temperature più alte è stato anche quello più favorevole alla produzione, e scopri che in un mondo più caldo la stessa produzione dovrà necessariamente crollare. E non già e non solo a causa di temperature medie più alte, quanto piuttosto per l’alternarsi di estremi.

Rising temperatures reduce global wheat production (qui, invece, su Science Daily)

Questo naturalmente chiude il cerchio e mette al sicuro il risultato, perché semmai la stasi dell’aumento delle temperature dovesse terminare non con una ripresa del riscaldamento, ma con una tendenza al raffreddamento, la produzione ne soffrirebbe comunque, per cause molto più ragionevoli, come per esempio la diminuzione della superficie coltivabile alle latitudini settentrionali.

Tutto ciò, in barba al fatto che quegli stessi modelli climatici hanno completamente fallito anche nel breve termine e che persino l’IPCC, che certo non si risparmia quanto a profezie di sventura, ha la seguente opinione circa gli eventi estremi:

I modelli climatici non sono capaci di prevedere gli eventi estremi a causa per mancanza di un’adeguata risoluzione spaziale e temporale. Inoltre, non c’è chiara evidenza che ci siano stati cambiamenti continuativi a livello globale nelle decadi recenti.

Intendiamoci, quello delle risorse alimentari è un problema serio, anzi, con la popolazione mondiale in crescita è IL problema. A maggior ragione però, eviterei di intorbidire le acque ulteriormente con l’impiego di simulazioni inverificabili e fallaci. Questo sì, potrebbe tornare utile per il futuro.

Ah, dimenticavo, quello in testa al post è il grafico della produzione di cereali delle ultime decadi, così, giusto per capire.

Related Posts Plugin for WordPress, Blogger...Facebooktwittergoogle_pluslinkedinmail
Licenza Creative Commons
Quest'opera di www.climatemonitor.it è distribuita con Licenza Creative Commons Attribuzione - Non commerciale 4.0 Internazionale.
Permessi ulteriori rispetto alle finalità della presente licenza possono essere disponibili presso info@climatemonitor.it.

Author: Guido Guidi

Share This Post On

7 Comments

  1. caro Guido,
    varie fonti bibliografiche (di alcune abbiamo anche discusso su CM) parlano di un aumento nella frequenza degli eventi estremi. Come mai degli effetti di questo aumento non si trova traccia nel diagramma sulla produzione cerealicola globale? Penso che questo potrebbe a mio avviso costituire un ottimo argomento di riflessione.
    Luigi

    Post a Reply
    • Che dire Luigi, la realtà supera sempre l’immaginazione?
      gg

  2. Comunque l’ignobel soon’s era così importante-qualificato? Ci ricorderemo della della banda dei “RISCALDAZIONISTI” di leonardo o come qualcuno ha scritto, ribeatificandolo, in questo blog dell’ignobel rubbia? Insieme a pecorone-scannato voleva riempire il Sahara-isis con pannelli solari!
    s.610.

    Post a Reply
  3. questo e’ nulla, con l aumento della temperatura gli animi si scalderanno e aumenteranno i conflitti,
    , del 5%, 10% 15% ( boh!) per ogni grado in piu.. qualcuno ci ha studiato.

    Post a Reply

Submit a Comment

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.

Translate »