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Più El Niño, più La Niña, più tutto

Chi ci segue con un po’ di assiduità, o magari segue altre fonti di informazione sul clima, sa che abbiamo passato gli ultimi mesi ad attendere trepidamente che si avviasse una fase di El Niño nell’Oceano Pacifico equatoriale, ossia che ci fosse un’inversione di tendenza rispetto alle condizioni di neutralità e di La Niña degli ultimi anni.

Non che questo avrebbe rappresentato un problema o una novità, del resto le oscillazioni dell’ENSO, l’indice che racchiude tutte queste fasi, sono lì più o meno da sempre. Tuttavia, dato che si tratta delle transizioni tra le modalità climatiche di maggiore impatto sulla variabilità interannuale del clima, è giusto che l’attenzione sia elevata. Alla fine El Niño è arrivato, seppure in punta di piedi e con intensità piuttosto debole, per cui è probabile che la sua influenza sia relativa. Parliamo, nella fattispecie dell’inversione tra un clima decisamente siccitoso per la costa occidentale del continente americano ed uno molto piovoso per il continente marittimo, con tutto quello che questo comporta in termini di pescosità, disponibilità idrica ed eventi atmosferici intensi che risentono e sono allo stesso tempo causati da queste oscillazioni di breve periodo climatico.

Secondo uno studio di recente pubblicazione su Nature Climate Change:

Increased frequency of extreme La Niña events under greenhouse warming

questo genere di ‘emozioni’ potrebbe diventare più frequente, addirittura raddoppiandosi, in conseguenza, ovviamente, di un global warming incipiente (qui, la news sull’articolo).

Tralasciando il fatto non banale che sono ormai più di 15 anni che il riscaldamento globale ha cessato di essere incipiente, per diventare infatti del tutto assente, dobbiamo comunque registrare che nelle simulazioni climatiche, cioè in quello di cui disponiamo per guardare al futuro, il riscaldamento c’è eccome. Già questo dovrebbe far venire qualche dubbio circa la capacità predittiva di questi strumenti di indagine, tuttavia, dobbiamo aver fede: in un mondo più caldo le fasi fredde (La Niña) del Pacifico equatoriale aumenteranno, specialmente quelle più intense, potenzialmente in grado quindi di dar luogo ad eventi atmosferici di grande impatto.

Lo studio fa il paio con una precedente pubblicazione degli stessi autori, che nel 2013 aveva già ‘previsto’ che in un mondo più caldo dovranno per forza aumentare anche le fasi calde più intense (El Niño). Nel giro di un paio d’anni, c’è da giurarci, uscirà uno studio che ci avverte di come aumenteranno anche le fasi di neutralità, fatto di cui non oso immaginare le conseguenze.

Ad ogni modo, sia per quel che riguarda la pubblicazione del 2013 che per quest’ultima, è opportuno ricordare come sia universalmente noto che uno dei maggiori problemi di cui soffrono i modelli climatici, anche quelli di ultima generazione impiegati in questi lavori, sia proprio l’incapacità di riprodurre con efficacia le modalità cicliche ma anche molto casuali con cui si alternano le tre diverse fasi dell’ENSO (qui). Inoltre, essendo noto che la frequenza di occorrenza di entrambe le fasi varia al variare del segno di una oscillazione di più lungo periodo della temperatura delle acque superficiali del Pacifico, la PDO, sarà utile ricordare che i modelli non riescono a riprodurre con efficacia neanche quella. Quali possano essere le probabilità che si avveri quanto prospettato in questi lavori lo lascio giudicare a voi.

Ad ogni modo, per le vostre valutazioni, forse vorrete sapere anche che le osservazioni e rianalisi, cioè i dati attraverso i quali è possibile cercare di capire cosa sia accaduto in passato, non mostrano alcuna variazione significativa né nella frequenza di occorrenza, né nell’intensità delle oscillazioni dell’ENSO al di là di quella che è la loro abituale variabilità (qui).

Nonostante tutto ciò, statene pur certi, avremo più El Niño, più la Niña, più di tutto, perché non si può mai stare tranquilli!

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Published inAttualità

Un commento

  1. Fabio Vomiero

    Mi sembra che l’analisi di Guidi sia tanto impietosa quanto obiettiva in merito alla eventuale predicibilità dell’indice ENSO. Purtroppo è così, a quanto pare, il fenomeni rimangono in gran parte impredicibili, e consultare la letteratura non aiuta più di tanto perché le conclusioni dei lavori specialistici, sono spesso tra loro contraddittorie. Tuttavia a guardare i dati post 1998, quindi gli ultimi sedici-diciassette anni, non sembra che gli episodi di Nino e Nina abbiano subito una recrudescenza, né in termini di frequenza, né in termini di magnitudo. Anzi sembra che una fase leggermente parossistica si sia vissuta tra i primi anni ottanta e fine anni novanta. Saluto sempre tutti cordialmente.

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