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La battaglia di Parigi

Dicembre si avvicina, l’appuntamento della conferenza internazionale sul clima diventa più impellente ed il lavorio di preparazione psicologica all’evento procede alla grande. L’offensiva parte da lontano e gli attacchi si fanno sempre più pressanti. La prima bordata è stata la comunicazione che USA e Cina si sarebbero impegnate a ridurre le proprie emissioni di CO2. Per un Paese come la Cina si è trattato di un fatto di grande rilievo in quanto, fino ad oggi, si è sempre rifiutato di sottostare a qualunque forma di vincolo alle sue necessità energetiche trincerandosi dietro lo status di Paese in via di sviluppo.

Poi è arrivata la potente bordata rappresentata dall’enciclica papale “Laudato si'” che, nonostante i tanti distinguo, sta avendo gli effetti che si temevano (almeno da parte di chi scrive). Non esiste, infatti, articolo, comunicato stampa, servizio giornalistico che si occupi di clima che non citi la posizione della Chiesa Cattolica in campo climatico e di lotta al cambiamento climatico di origine antropica.

Altre bordate giungono dal mondo dei climatologi che con articoli che tentano di affossare la pausa, iato o come lo si voglia chiamare (Karl et al., 2015) o che cercano di eliminare la divergenza tra previsioni modellistiche e osservazioni (Cowtan et al., 2015) forniscono il supporto scientifico alle tesi dei sostenitori dell’influenza antropica nel cambiamento climatico in corso.

E’ di poche ore fa l’affondo del Presidente Obama che ha annunciato un grandioso piano per ridurre del 90% entro il 2030 le morti (si le morti) dovute alle emissioni delle centrali elettriche alimentate a carbone ed un piano di enormi dimensioni per decuplicare la produzione energetica da fonti rinnovabili, in particolare solare ed eolico.

Questi attacchi frontali sono appoggiati da azioni delle “forze  speciali” che inondano i media di notizie che definire allarmanti è poco.

Il CNR di Bologna per bocca del curatore delle serie storiche degli indicatori climatici nazionali, comunica che quello appena passato è stato il luglio più caldo di sempre. Questo è il titolo sparato da televideo RAI del 04/08/2015. Nel testo si specifica che si è registrata un’anomalia rispetto alla media 1971-2000 di ben 3,26 °C e, pertanto, il mese di luglio 2015 è stato il più caldo dal 1800 (sic), cioè da quando si misurano le temperature.

Segue a ruota ANSA che il 03/08/2015 ci comunica che i ghiacciai della Valle d’Aosta hanno raggiunto a fine luglio il livello di scioglimento che solitamente si registra a settembre (si riferiva probabilmente alle nevi annuali, ma non fa niente, tanto tutto fa brodo). Il giorno dopo apprendiamo, invece, che sono tutti i ghiacciai del mondo ad essere in affanno e che nel periodo 2000/2010 si sono sciolti ad un ritmo senza precedenti di 50/100 cm all’anno: parola del direttore del World Glacier Monitoring Service, Michael Zemp. Il quale ci comunica che questo sarà il ritmo di scioglimento dei ghiacciai per i prossimi anni anche se il clima si dovesse stabilizzare: della serie siamo fritti, non c’è più nulla da fare.

Questa breve “rassegna stampa” ci fa capire che ormai la battaglia di Parigi che, a detta di tutti i commentatori, rappresenta il limite invalicabile sul quale “o si salva il mondo o si muore” infuria in tutta la sua violenza e con tale vigore si protrarrà fino al prossimo mese di dicembre.

Quale sarà il suo esito? Questo è difficile da dire: viste le esperienze precedenti sarebbe facile dire che non si concluderà nulla, ma oggi come oggi le condizioni al contorno sono un po’ cambiate.

Personalmente non faccio previsioni, l’onore e gli oneri spettano al nostro padrone di casa, previsore professionista, ma una volta tanto vorrei provare anch’io a prevedere gli esiti della COP 21 di Parigi. L’evento è previsto a breve e quindi a breve sarò clamorosamente sbugiardato (ipotesi più probabile) o lodato per la correttezza della previsione (ipotesi meno probabile). Siccome non faccio previsioni per professione ho deciso di chiedere un piccolo aiutino e mi sono rivolto alla rete. Dopo una serie di siti che mi sembravano poco obiettivi e troppo sbilanciati da una parte e dall’altra, mi sono imbattuto nel sito della Fondazione per lo Sviluppo Sostenibile che ha elaborato un documento che mi è sembrato piuttosto obiettivo per cui ho deciso di utilizzarlo quale base per la mia previsione.

Come era facilmente immaginabile quelli che in gergo si definiscono sherpa sono già al lavoro per preparare le bozze dei documenti che saranno discussi nelle varie sessioni della COP 21 di Parigi. L’ultimo incontro dei negoziatori si è avuto a Bonn in concomitanza con il vertice G7. Ascoltando le dichiarazioni dei leader che presero parte al G7 ebbi l’impressione che a Parigi si sarebbe veramente raggiunto un accordo sul clima mondiale. Leggendo i resoconti della riunione dei negoziatori mi sono reso conto che l’accordo è ancora molto lontano, diciamo che è un mistero avviluppato in un enigma (mi si perdoni la citazione).

In buona sostanza i negoziatori del gruppo principale (quello che doveva prendere le decisioni più importanti definito ADP) hanno perso buona parte del loro tempo in questioni di natura procedurale. La base della loro discussione era un documento di 90 pagine elaborato in una precedente riunione svoltasi a Ginevra lo scorso febbraio. In quella sede, non essendo possibile individuare una linea comune, si decise di raccogliere tutte le opzioni sul tappeto e trascriverle pari pari nel documento senza curarsi della loro fattibilità, anzi senza neanche curarsi del fatto che molte opzioni erano dei semplici duplicati. Il documento di Ginevra era articolato in diverse parti: per ognuna di esse a Bonn è stato costituito un gruppo di lavoro con tanto di ufficio di segreteria, facilitatori e presidenza (ben 12 gruppi di lavoro). Nonostante tutto non si è concluso praticamente nulla ed il documento, ridotto di ben 5 (cinque) pagine è restato quello che era: un’accozzaglia di buoni propositi che non serve assolutamente a nulla. L’unica conclusione pratica è stata  procedurale, cioè l’affidamento ai co-presidenti dei gruppi di lavoro dell’incarico di sintetizzare e razionalizzare il documento con l’obbligo di non precludere, però, alcuna delle opzioni in gioco. A mio modesto parere con tutti questi vincoli non se ne farà niente. Gli altri gruppi di lavoro (oltre ai 12 impegnati nella redazione della sintesi del documento di Ginevra) hanno ottenuto, invece, un qualche successo: “i delegati sono riusciti a chiudere il ciclo di dieci anni di negoziati sulle premesse metodologiche per la questione delle foreste (REDD+), comprese questioni molto controverse, come gli approcci non di mercato e i benefici in fatto di contabilità dell’abbattimento del carbonio.” E tutto il resto? Nulla, solo idee, buone intenzioni e la solita contrapposizione tra paesi in via di sviluppo e paesi sviluppati.

Meno di nulla anche per ciò che ci si propone di fare prima del 2020 perché tutto ciò che è contenuto nei documenti riguarda il dopo 2020 e, quindi, il periodo che va da ora al 2020 resterebbe  privo di copertura normativa.

A questo punto mi lancio nella mia previsione. A Parigi non si concluderà nulla per il periodo 2015-2020, poco più di niente per il periodo post 2020 e si spaccerà per accordo vincolante il frutto del decennale lavoro della pletora dei carrozzoni burocratici delle Nazioni Unite sulle foreste (REDD+).

E per finire una considerazione. I salvatori del mondo ci stanno bombardando da anni con ultime spiagge, punti di non ritorno, dead line, ecc., ecc., ecc.. E’ recentissimo l’ultimo avvertimento di Hansen: anche sotto i due gradi di aumento delle temperature globali corriamo rischi enormi.  Il direttore del World Glacier Monitoring Service, Michael Zemp ci comunica che il ritmo di scioglimento dei ghiacciai per i prossimi anni è tale che anche se il clima si dovesse stabilizzare i ghiacciai continueranno a sciogliersi. Eppure i decisori tergiversano. C’è del marcio in Climalandia!

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NB: L’immagine in testa a questo post raffigura il campo di battaglia dello scontro di Parigi del 1814 (fonte), episodio finale del primo regno di Napoleone I, il cui esercito era tornato in rotta dopo il tentativo di invadere la Russia fallito a causa del rigidissimo inverno. L’anno dopo, nel 1815, ci fu l’esplosione del Vulcano Tambora e, dopo ancora, nel 1816, quello che la storia ricorda come “l’anno senza estate” per gli effetti che le ceneri in sospensione ebbero sul clima europeo. Tutto molto in argomento!

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Published inAttualità

Un commento

  1. Luigi Mariani

    Care Donato,
    l’unica vera rivoluzione copernicana potrebbe consistere nel fatto che a Parigi si inizi a vedere al CO2 come risorsa, da utilizzare per produrre cibo e beni di consumo per mezzo di un’agricoltura fortemente innovativa. Tuttavia dubito fortemente che tale opzione venga presa in considerazione. per due ordini di motivi:
    1. i salvatori del pianeta come donna Prassede sono di vedute molto ristrette
    2. come ci ha indicato Michel Crichton tenere il mondo in “stato di paura” è più che mai strategico per tutte le lobby che su tale paura lucrano alla grande..
    Nel frattempo il mondo rinverdisce e le temperature globali sono ferme dal 1998, il che quantomeno ci dimostra che la natura è più lungimirante…
    Ciao.
    Luigi

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