Meteorologia, la scienza dei tuttologi

Non so se in giro per il mondo siano diffusi come da noi, ma è un fatto che dopo essere stati santi, aver scritto poesie, aver navigato per i mari di tutto il mondo e avere allenato la nazionale di calcio, ora siamo tutti meteorologi. E questo pare crei confusione. In questi giorni, tra l’altro, è in corso un evento in quel di Rovereto, dove pare siano tutti d’accordo sul fatto che ci sia bisogno di mettere ordine.

Così, per dare una mano, direi che capita veramente a fagiolo un breve manuale di conversazione che tornerà utile tanto in ascensore, dove si svolgono le più impegnate conversazioni in argomento meteo, quanto nelle stanze dei bottoni, perché per mettere ordine da qualche parte si dovrà pur cominciare.

Lo ha scritto su Il Foglio Andrea Ballarini. A questo link, ma lo trovate anche qui di seguito.

Come fare bella figura senza necessariamente sapere quel che si dice. Le previsioni del tempo – Una volta o l’altra ce ne siamo lamentati tutti, ammettiamolo. Ecco allora una serie di spunti per allargare il giro delle vostre banalità
  • Non ci azzeccano mai. Convenirne.
  • Forse il solo ambito di applicazione della scienza che non ha segnato alcun progresso negli ultimi cinquant’anni.
  • Fidarsi molto di più del contadino che dei moderni servizi meteorologici. Arabescare a soggetto.
  • Tuonare contro l’uso, invalso negli ultimi tempi, di allertare la popolazione in previsione di piogge bibliche che poi, di solito, non si verificano. (Vedi seguente)
  • Parlare del dissesto idrogeologico del territorio italiano dimostra coscienza civile. Non è necessario saperne di più.
  • A Milano lagnarsi del Seveso: bastano due gocce di pioggia e viene fuori; a Roma paventare la piena del Tevere che rischia di travolgere Ponte Milvio. In quest’ultimo caso, valutare se fare considerazioni ciniche sull’auspicabile perdita dei lucchetti.
  • Sostenere che prevedere cataclismi meteorologici sia una tecnica per pararsi il culo: così se accadono, loro l’avevano detto. Deplorare. Valutare se ricordare le prodezze di Alemanno.
  • Fare riferimento alla teoria dei sistemi complessi per spiegare l’impossibilità di prevedere il tempo oltre i cinque giorni: fa capire che avete una solida cultura di tipo scientifico.
  • Dire che vostra madre continua a chiedere ancora oggi: “Cosa dice Bernacca?”
  • Effettuare un sondaggio tra i presenti ed evidenziare che solo una sparuta minoranza sa con certezza se si dica metereologia o meteorologia.
  • Sostenere che a Sky scelgono le presentatrici del meteo facendo i casting. (Vedi seguente)
  • Emilio Fede era avanti di almeno dieci anni sui suoi tempi con le meteorine, ma non è stato capito. Dolersene. Valutare se tuonare contro il conformismo culturale imposto dalla sinistra.
  • Notare che le app meteorologiche dell’iPhone sono affidabili come i bond argentini.
  • Chiedersi chi mai nella vita reale chiami le piogge rovesci.
  • Attendere ogni inverno con impazienza che il paese sia “attanagliato nella morsa del gelo”.
  • Interrogarsi con svagatezza su cosa producano le Azzorre oltre agli anticicloni? Chic.
  • Avere un parente che come il Furio di Verdone telefona ossessivamente per avere informazioni sul meteo prima di ogni viaggio in auto, per quanto breve. Constatare che ognuno conosce almeno un Furio.
  • Avere le catene da neve nel bagagliaio, ma ignorare del tutto come si montino. Osservare che nei film hollywoodiani ciò prelude all’incontro con un automobilista collaborativo e di bell’aspetto che si innamora della protagonista. Stigmatizzare i danni dell’entertainment consolatorio.
  • Rievocare con raccapriccio i barometri-igrometri-termometri dalle forme dada che hanno arredato le pareti delle nostre case negli anni della gioventù. (Vedi seguente)
  • Confessare di avere acquistato molti anni addietro una torre di Pisa che diventava rosa in caso di pioggia. Rammaricarsene.
  • Settare il cellulare in modo da monitorare continuamente il meteo di Parigi, Londra e New York suggerisce uno stile di vita internazionale. Non è necessario recarsi spesso in quelle città.
  • Quando non tira vento anche il galletto in cima al campanile manifesta del carattere. (Stanisław Jerzy Lec)

Niente male. Davvero era meglio quando le previsioni andavano insieme all’oroscopo…

Related Posts Plugin for WordPress, Blogger...Facebooktwittergoogle_pluslinkedinmail
Licenza Creative Commons
Quest'opera di www.climatemonitor.it è distribuita con Licenza Creative Commons Attribuzione - Non commerciale 4.0 Internazionale.
Permessi ulteriori rispetto alle finalità della presente licenza possono essere disponibili presso info@climatemonitor.it.

Author: Guido Guidi

Share This Post On

18 Comments

  1. Però, quante cose interessanti emergono sempre dalle discussioni. Maurizio, certamente le dò ragione sul fatto dei contenuti, però personalmente mi da molto fastidio dover interloquire, nel web, così come nella vita, con persone di cui non so niente, nemmeno il nome. Io, per lavoro, sono un biologo informatore scientifico, sono abituato ad analizzare fin da subito chi ho davanti, per sapere come dovrò comportarmi, perchè le discussioni, poi, si possono condurre su diversi possibili piani intellettuali, dipende sempre da chi si ha davanti, entra in gioco la cosiddetta empatia. Poi la testimonianza di Guido Botteri è molto interessante, primo perchè si colloca perfettamente in quello che dovrebbe essere lo spirito scientifico, e cioè essere sempre pronti a modificare le proprie idee o convinzioni sulla base dei fatti e quindi delle evidenze scientifiche. Secondo, perchè, per esempio per me, lo stesso percorso di durata pluriannuale, fatto di studio e letture svariate inerenti al clima e ai cambiamenti climatici, mi hanno portato invece ad una posizione un pò diversa. All’inizio, quando mi sono avvicinato alla materia ero “molto” scettico in merito al possibile ruolo antropico sul riscaldamento globale, ora lo sono molto meno. Ma non ho idee preconcette, essendo “uomo di scienza”, so bene cos’è il bias, così come so bene cosa sia il cherry picking, la mia ricerca si prefigge di essere sempre la più obiettiva possibile, e ripeto, per prima cosa dovrà essere sempre e comunque ben supportata dalle evidenze scientifiche. SE POI, i fatti (però attenzione, fatti e non fattoidi), dovessero portarmi a considerare posizioni diverse, sarei sempre pronto e lieto di farlo. Ma di questo, se credete, sarò sempre lieto di discuterne serenamente con tutti gli interessanti autori e utenti di climatemonitor.
    Saluto cordialmente.

    Post a Reply
  2. Se Guidi mi permette questo piccolo sfogo rivolto a tutti i cocco belli del web. A parte segnalare la completa inutilità di questi commenti gratuiti, perchè uno, se è talmente saccente, può semplicemente non entrare in questo blog e cambiare lidi, senza bisogno di offendere nessuno, quello che proprio non sopporto, ed è cosa purtroppo molto diffusa soprattutto in altri blog, è il permettersi di poter dire qualsiasi cosa, perchè protetti da questo ridicolo anonimato del nickname che, se fosse per me, renderei illegale subito da domani mattina. Vuoi dire qualcosa? Ti prendi le tue responsabilità altrimenti taci. Fuori quindi nomi cognomi e curriculum, così ognuno sa con chi ha a che fare. Io apprezzo molto climatemonitor, nonostante a volte le vedute possano essere anche divergenti come è giusto che sia, per tutta una serie di motivi, proprio perchè i vari, peraltro quotati intellettualmente, utenti che intervengono di solito si presentano con nome, cognome e spesso titolo di studio e/o professione.
    Sappiamo chi siamo, in poche parole, ed è questo, secondo me, il grande pregio di questo blog.
    Saluto cordialmente

    Post a Reply
    • Cristo Santo! La quasi totalità di chi scrive sembra essere in possesso di titoli che ben poco hanno a che fare con gli argomenti trattati. In compenso si permette di sputtanare chi, per lavoro, questi argomenti li tratta, e li tratta meglio di chiunque passi da queste parti a sputar sentenze. Lei come definirebbe questo comportamento?
      Non offendo nessuno, semmai voi offendete quotidianamente chi non la pensa come voi ! Si faccia un esame di coscenza e poi ne riparliamo!

    • Fabio, non voglio fare la maestrina ma, secondo me, l’anonimato non è garanzia di maleducazione. Se uno non vuol lasciare il nome, affar suo, per me non è indispensabile.
      Gli argomenti invece contano e quando non ce n’è o sono insulti il post ha valore nullo.
      I moderatori dovrebbero agire di conseguenza, se invece lasciano passare allora gli utenti dovrebbero ignorare il post secondo la regola d’oro di non alimentare i troll.
      Se non lo fanno può darsi che facciano il suo gioco. Qui non succede, di solito.

      Cordiali saluti da un pensionato felice… 😉

    • Cocco bello, prima di conoscere CM io usavo un nickname anonimo, anzi ne ho usati diversi. Venivo da una scuola che raccomandava di non mettere in rete informazioni personali che avrebbero potuto essere usate da persone malintenzionate. Così la mia posta ha un nome che non vuol dire nulla (residuo di quei tempi), così i miei nickname erano assolutamente anonimi.
      Venendo qui mi dissero “noi ci mettiamo la faccia”. Ok, allora decisi di mettercela anch’io, la faccia.
      Sono un ingegnere elettronico in pensione, capitato nella climatologia per caso, avendo fiutato un’aria che ritenni molto poco scientifica, perché quando si aggrediscono (verbalmente) le persone, le si insultano, denigrano senza magari dare risposta alle loro domande, allora viene il sospetto che dietro tutto questo ci sia la necessità di nascondere qualche magagna.
      Nella mia visione della scienza, lo scienziato dovrebbe cercare la verità, non fare il tifoso o il partigiano di questa o quella fede (pseudo)scientifica.
      Dopo tanti anni io sono ancora pronto a cambiare opinione, di fronte a prove concrete, e lo sarò sempre, perché, come ho scritto nella mia pagina fb, amo la verità più delle mie idee.
      Il giorno che scoprissi di essermi sbagliato, e ne fossi certo, cambierei senza esitazione. Meglio una brutta figura che perseverare nell’errore.
      Peccato, però, che tutti questi anni mi abbiano invece rafforzato i dubbi iniziali, e se ero “leggermente” scettico inizialmente, ora sono “profondamente” scettico, dopo aver letto molto e molto studiato.
      Ma immagino che tu, cocco bello, dia retta all’IPCC, e non certo ad un ingegnere (elettronico) o ad un economista (come Lomborg),
      peccato che l’ex presidente dell’IPCC fosse un ingegnere anche lui (ferroviario), e che l’attuale sia un economista.
      Insomma, c’è gente che non ascolta “alcuni” ingegneri o economisti, perché non sono climatologi, e poi denigra veri esperti di fisica dell’atmosfera (come Lindzen),
      mentre pende dalle labbra di ingegneri ed economisti.
      Non ti imbarazza tutto questo, cocco bello ?
      Buona giornata.

    • Belin, ragazzi, troppi ingegneri qui (me incluso). Ecco perché praticamente non ci sono donne… :o)

    • o forse non ci sono donne perché troppo intelligenti?

    • che palle Botteri con le sue prediche! Ho solo detto che voi siete, secondo me…., i tuttologi per eccelenza nel web. Mancate di autocritica e vivete di convinzioni granitiche esattamete come coloro che seguono religiosamente il GW antropico. Tutto qua! Ognuno segue la religione che preferisce e se tanto fervore contribuisce a riempire le giornate di pensionati che altrimenti andrebbero a controllare i lavori in corso o a nutrire i gatti, va bene, d’altronde, lo stato sociale è in disarmo e quindi, grazie colonnello.

  3. diamine! e io che pensavo bastasse leggere i vs commenti per fare un pieno di tuttologia!

    Post a Reply
    • Se non arrivano i tuoi siamo comunque in deficit cocco di casa.
      gg

  4. “…. capita veramente a fagiolo un breve manuale di conversazione che tornerà utile tanto in ascensore, dove si svolgono le più impegnate conversazioni in argomento meteo, quanto nelle stanze dei bottoni, perché per mettere ordine da qualche parte si dovrà pur cominciare”

    Per ironia della sorte, anche l’ascensore è una Stanza dei Bottoni (sebbene normalmente di dimensioni piuttosto ridotte) dove decisioni e conversazioni occupano necessariamente poco tempo.
    Auspicare la riduzione degli emicicli.

    ;-))

    Post a Reply
  5. Secondo me bisognerebbe separare l’appassionato dall’esasperato in quel 90%. Se il primo studia da autodidatta la meteorologia in tutte le sue sfaccettature, ed espone con coscienza e coerenza l’argomento, il secondo parla a seconda di dove tira il vento mediatico (tv-radio-app-internet) senza ragionare e discernere, esponendo quindi senza coscienza e coerenza. Spero di essere riuscito a far notare questa differenza.

    Post a Reply
  6. Mi sembra che il sagace Ballarini abbia proprio colto nel segno. Purtroppo è questo lo spaccato reale della società, sono d’accordo con David nello stimare la percentuale delle persone che si potrebbero riconoscere nel testo. Ma del resto, cosa vogliamo pretendere, se anche quel poco che si poteva fare in termini di divulgazione con una trasmissione del tipo “Che tempo fa” ci è stata tolta. In compenso ora abbiamo l’App di meteo cinque, consiglio di visionarla per capire a che punto di banalizzazione siamo arrivati.
    Saluto cordialmente

    Post a Reply
    • “In compenso ora abbiamo l’App di meteo cinque”

      Ah, ma la grafica è molto bella. :o)

      PS Vabbè, vi infliggo l’aneddotica personale. Io ho iniziato ad occuparmi di app per mobile durante il dottorato, seconda metà anni ’90, quando si iniziava a delineare il ruolo che i dispositivi mobili avrebbero avuto negli anni successivi. Credo di essere stato tra i primi a sviluppare app mobili in Italia, con le prime tecnologie disponibili. Ricordo che ad una conferenza tecnologica a San Francisco, in cui una di quelle prime tecnologie veniva annunciata, ci fu una vendita speciale di alcuni palmari con uno dei primi runtime preinstallato… ero tra quelli che alle sei di mattina erano già in coda per non restare senza e guadagnare qualche mese di sperimentazione. Questo per dirvi il mio entusiasmo. Dopodiché le conferenze hanno iniziato a spostare il focus sugli effetti speciali, su come devono essere “cool” le interfacce, eccetera. In sintesi, tutta forma e niente sostanza. Be’, oggi ho un po’ il voltastomaco. Tant’è che il numero di app sul mio telefonino è in costante diminuzione.

  7. …beh di persone descritte dall’articolo sopra ne conosco a bizzeffe(circa il 90%).sembra proprio che negli ultimi anni l’argomento meteo/clima abbia quasi soppiantato il calcio.
    Buona domenica piovosa!
    P.S. ma sempre alla domenica piove!!!

    Post a Reply
  8. Allora io, per tagliar la testa al toro e vox populi ecc, propongo di adottare per legge il termine “metereologia”

    Post a Reply

Submit a Comment

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.

Translate »