Se siete qui avete già acceso il PC e siete connessi alla rete, direi che siete pronti per rovinarvi la giornata. Perché? Semplice, perché non c’è assolutamente nessuna soddisfazione a dire “Ve l’avevamo detto”, come i lettori e commentatori di questo blog hanno fatto sin dal primo giorno della sua presenza in rete.
E’ decisamente peggiore la sensazione di fastidio che si prova nell’apprendere che le cose stanno proprio come abbiamo sempre detto e, sotto certi aspetti, anche sperato che non fosse vero.
Si tratta di due inchieste, entrambe a puntate, non so quante ma la prima di ognuna vale certamente la lettura.
La prima è di Carlo Stagnaro, dalle pagine del Foglio, si intitola “Povera Green Economy” e comincia così:
La festa è finita. L’incrocio tra la crisi economica ne lo stop politico al “cahange” di Barack Obama cambia i termini della discussione ambientale. le rinnovabili non sono più un dogma, il clima non è più una religione civile, l’ambientalismo “politico” – con il suo portato di sussidi e obblighi, target e timetable- non è più il grande, scontato e redditizio balzo in avanti [...]
E prosegue con la cronistoria della traiettoria circolare del sogno della rivoluzione verde d’oltreoceano, ormai tornata decisamente al punto di partenza, passando attraverso il fallimento del vertice di CO2penhagen, la legge sul clima e l’energia di fatto mai nata e il futuro fallimento del vertice di Cancun (ma che li fanno a fare se si sa già che falliranno? Costa davvero così tanto una settimana di ferie ai caraibi?). Qui, per leggerla per intero.
La seconda è di Nino Cirillo, dalle pagine del Messaggero, si intitola “Eolico, soffia il vento degli sprechi: costi alti, poca energia, affari d’oro” e comincia così:
Via dal vento, se ancora si può. Via da questo pazzo vento di incentivi scandalosi per quantità e durata, via da questa forsennata corsa all’ultima pala che qualcosa frutterà anche se per ora non gira, via da questi “sviluppatori” – nuova sofisticata figura di mezzani – che stravolgono e offendono la quieta esistenza dei piccoli comuni giocando a nascondino con le royalties, via da questi sprechi, da queste mafie in agguato, da quste bollette ogni giorno più care perché il Balletto dell’Eolico ha i suoi costi. E che costi, per produrre poco o nulla [...]
E prosegue con le risibili cifre del rapporto costo-beneficio della foresta di mulini a vento dell’era moderna che sta invadendo il Paese, dopo aver fatto altrettanto (senza portare benefici tangibili) in altri e ben più efficienti, organizzati e ventosi paesi europei. Qui, per leggerla per intero.
NB: Oggi sul Foglio in edicola è uscita la seconda e ultima puntata dell’inchiesta di carlo Stagnaro, mentre sul messaggero c’è la seconda puntata dell’inchiesta di Nino Cirillo. Non appena saranno disponibili i link aggiornerò questo post.
Aggiornamento
- L’Europa è al verde – Solo la recessione riduce le emissioni di CO2, e senza soldi pubblici la Green Economy non va. Un po’ di sano realismo, che fa il paio con quello dimostrato di recente dai leader europei che stanno tentando di smorzare l’entusiasmo delle Commissione Europea. Qui il pdf del secondo pezzo di Carlo Stagnaro.
- Eolico, l’affare delle pale ferme che valgono milioni di Euro. Una gita in Molise, che si rivela essere più che altro uno slalom tra le già oltre 400 torri eoliche installate e le 1340 domande di nuovi impianti, singoli o in forma di parco. Qui la seconda puntata dell’inchiesta di Nino Cirillo.
Aggiornamento #2
L’inchiesta di Nino Cirillo continua e se tanto mi da tanto finirà per somigliare al giro d’Italia. Dopo il Molise, la Puglia, altra ventosa regione italiana dove a breve ci saranno più pale che pugliesi, perché arriverà da sola a produrre più di quanto sia possibile ricavare dalla forza del vento in tutta la penisola secondo le stime più recenti dell’ANEV.
Quello che più mi lascia attonito è il candore dell’assessore regionale all’energia che, contemplando le richieste di autorizzazione di nuovi impianti -30.000 megawat per almeno 12.000 torri- paragona il tutto a “una specie di foresta del Mato Grosso”. Prima di lasciarvi ai link un piccolo estratto:
Tanto per riepilogare, il meccanismo è questo: arriva lo “sviluppatore”, contatta piccole amministrazioni con le casse vuote e contadini che ormai delle loro terre non vivono più, presenta il progetto delle pale, impacchetta tutto e aspetta la grande azienda. Per rivendersi a milioni di euro quell’autorizzazione e perché cominci un altro affare, questo alla luce del sole, ma altrettanto discutibile: un kw di energia che vale 6,5 centesimi di euro verrà pagato a chi la produrrà con queste pale praticamente il doppio, e per quindici lunghissimi anni. Chi ci rimette, sempre per riepilogare, è il povero cittadino che paga la bolletta: c’è una voce che gli viene addebitata proprio perché partecipi anche lui -ma solo da spettatore pagante- a quest’abbuffata, una voce che in questo 2010 vuol dire, come incentivo su scala nazionale a carico degli utenti, 3 miliardi di euro, 5 miliardi nel 2015 e 7 miliardi nel 2020. Bell’affare.
E qui. finalmente penserà qualche lettore, i link alla terza (Eolico: invasione-pale a Sant’Agata, e quelle del sindaco valgono il doppio) ed alla quarta (Eolico, la corsa all’oro in Puglia: record di pale e anche di sprechi) parte dell’inchiesta.