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Vestitevi a cipolla

E’ il classico consiglio per le stagioni di transizione, più la primavera che l’autunno per la verità, ma ci sta sempre bene. E ci starà ancor meglio nel prossimo futuro. A renderci edotti, il nuovo studio quotidiano, un’analisi dei tassi di mortalità in relazione all’aumento delle temperature sia estive che invernali. Lo scenario è quello del New England, nord-est degli Stati Uniti.

Impacts of temperature and its variability on mortality in New England

Ebbene, per un aumento di 1°C della temperatura media estiva, pare aumenti dell’1% la mortalità degli over 65. Per un pari aumento della temperatura media invernale, la mortalità della stessa fascia di popolazione diminuisce dello 0.6%. Le due cose, sebbene a spanne e tenuto conto dell’errore, praticamente si elidono, anche negli scenari futuri.

Ma, perché c’è sempre un ma, la mortalità pare sia comunque destinata ad aumentare, perché è previsto che le temperature divengano più variabili, più ballerine. Ergo, vestitevi a cipolla, se decidete di andare a vivere nel New England. Però portate anche qualcosa di pesante, perché ho dato una veloce occhiata alle temperature medie annuali dell’area, oscillano tre 7 e 9°C, non esattamente tropicali. Bah…

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Published inAttualità

4 Comments

  1. Guido Botteri

    Questi studi mi lasciano perplesso. Se osserviamo la mortalità mensile, essa è maggiore nei mesi freddi che nei mesi caldi, e dico “freddi” perché le stagioni nei due emisferi sono opposte e la mortalità segue i mesi freddi, non i mesi canonici. Non si muore di più a febbraio, per esempio, ma a febbraio nell’emisfero settentrionale ed a agosto in quello meridionale.
    Da questi studi emergerebbe una presunta maggiore pericolosità del caldo sul freddo che non vedo confermata dai dati sulla mortalità reale, quella misurata, non quella prevista sulla base di chissà quali modelli.
    Secondo me.

  2. Donato

    Faremo la fine delle lucertole del lancio di oggi dell’ANSA: ci riprodurremo prima e moriremo prematuramente! 🙂 🙂
    Ciao, Donato.

  3. ma perche’ dovrebbe interessare, tutto ciò? Ci si aspetta che la temperatura media globale aumenti, e che aumenti magari anche la sua variabilità, ma a livello locale potrebbe aumentare, diminuire, restare identica e sarebbe comunque uno scenario compatibile con il riscaldamento globale – vedasi l’aumento del ghiaccio antartico, o la irrilevanza della neve invernale per ‘dimostrare’ che il GW non esista..

    mi ripeto: il più grande scandalo della climatologia contemporanea è in questo rifiutarsi di ammettere che gli effetti mediati su scala globale e pluridecennale non c’entrano niente con gli effetti locali e sul breve periodo. Si tratta insomma non di scienza, ma di una colossale auto-truffa.

    Ho provato anche a chiedere al CMCC ed altri. Loro sanno di non poter scendere dal livello globale a quello regionale, lo so pure io, lo sanno tutti, eppure continuano a scrivere come tutti articoli su quello che succederà a Gallipoli o a Boston. ẽ un po’ come credere che se una mappa segna un confine in giallo, allora sul confine ci sia davvero una grossa linea gialla a coprire il terreno. Boh.

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