L’accordo non c’è ma c’è la crisi

Qualche mese fa abbiamo ipotizzato che la contingenza economica ed il conseguente calo della produttività che ha interessato il mondo intero si sarebbero probabilmente fatti sentire anche in termini di emissioni. Il concetto, forse scontato, è anche denso di implicazioni specificatamente attinenti alle dinamiche del clima ed alla loro comprensione.

Nel primo post avevamo fatto tre ipotesi che potete leggere per intero qui, ma che ora vi riassumo:

  • Sensibile rallentamento o arresto della crescita della concentrazione di CO2 e temperature che continuano a seguire il trend degli ultimi anni;
  • La CO2 non dà segni di cambiamento significativi e le temperature continuano ad andare per i fatti loro;
  • La CO2 si ferma e si fermano anche le temperature.

Di queste tre ipotesi solo l’ultima giustificherebbe ancora l’implementazione di azioni di mitigazione.

Ieri l’altro è uscito un articolo sulla versione on-line del BBC News che anticipa i contenuti del consueto report annuale della IEA (International Energy Agency), integralmente disponibile solo dal prossimo 6 ottobre. Ebbene, per la prima volta in quarant’anni pare si assiterà ad un calo delle emissioni antropiche di anidride carbonica attorno al 2%. Una quantità ben oltre quanto prospettato nei mesi scorsi dalla stessa agenzia e ben oltre le stime di correlazione tra le emissioni stesse ed il prodotto interno lordo globale. A concorrere a questa diminuzione, nelle parole di Fatih Birol capo economista dell’agenzia, il rallentamento della produttività mondiale per il 75% e le misure anti-emissioni prese dai vari paesi per il rimanente 25%. Per quel che riguarda queste ultime si citano l’aumento dell’efficienza energetica per il settore trasporti negli Stati Uniti e per la produzione di energia da combustibile fossile in Cina. Sarà, ma non mi risulta.

La policy sui consumi energetici per i trasporti gli americani l’hanno appena delineata e non ancora votata. In Cina si continua ad aprire una centrale a carbone ogni settimana circa. Sorge il sospetto che questo 2% sia tutto dovuto alla crisi e che la strizzatina d’occhio alle azioni di mitigazione di cui sopra sia propedeutica al resto dell’articolo ed alle dichiarazioni della stessa agenzia, che vedono in questa diminuzione “forzosa” un’occasione da non perdere da cui trarre lo slancio per fare ancora di più.

Naturalmente non sappiamo quanto di quel 2% potrà concorrere al trend globale della CO2, ma se dobbiamo credere a chi ci dice che l’aumento della concentrazione dell’anidride carbonica è tutto di origine antropica e ha poco o nulla a che fare con la capacità del sistema clima di gestire questo gas per effetto dell’aumento delle temperature, si dovrebbe vedere anche una risposta importante della concentrazione globale.

Ad oggi, nono mese dell’anno quasi terminato, la CO2 è cresciuta rispetto al dicembre 2008 di 1,1ppmv; una quantità che va letta tenendo conto anche della pausa di produzione dell’emisfero nord nei mesi estivi, della ripresa dei ritmi produttivi nei prossimi tre mesi e dell’arrivo della stagione invernale, sempre nell’emisfero nord. Su tutto il globo invece, il segnale della crisi. L’apice della concentrazione arriva solitamente nel 5° mese dell’anno e, tra maggio 2008 e maggio 2009 ci sono 2,2ppmv di differenza in eccesso, ben in media, anzi forse, sopra la media degli ultimi anni. Probabilmente il segnale vero lo vedremo meglio a maggio 2010, ma qualcosa non torna, perchè la crescita di 1.1ppmv nei primi otto mesi dell’anno è in media o superiore alla media dei primi otto mesi degli anni scorsi. Insomma, dal lato concentrazione totale di CO2 tutto sembra tacere1.

Ora, se la CO2 globale non mostra segni di reazione, le ipotesi sono due:

  • Il 2% delle emissioni antropiche è troppo poco per essere letto nei dati di concentrazione globale;
  • La crescita della CO2 segue dinamiche più complesse e non è escluso che la lunga fase di riscaldamento c’entri qualcosa, a prescindere dalle emissioni antropiche.

Ma, come detto, forse è presto per capire quale delle due possibilità potrà divenire più chiara, anche se c’è qualche segnale della prevalenza della seconda, segnale che ci porterebbe anche ad escludere la terza opzione tra quelle proposte qualche mese fa e riassunte qualche riga più su.

Non direi sia l’occasione per cogliere alcuno slancio di fervore climatico dati questi segnali, piuttosto mi sovviene uno spunto di riflessione diverso. La crisi mondiale, avrà pur causato un rallentamento delle emissioni, ma ha terrorizzato il mondo, bruciato quantità enormi di risorse finanziarie e generato milioni di disoccupati, non ha certo portato benessere. In pratica abbiamo visto un trailer di quello che potrebbe generare una riduzione forzata delle attività produttive per assolvere ad azioni di mitigazione su cui gravano enormi dubbi ed incertezze e che, stando a quanto accaduto sin qui, potrebbero non aver nulla a che fare con gli obbiettivi che si propongono. Siamo sicuri di voler vedere tutto il film?

 

NB: Grazie a Maurizio Morabito per avermi segnalato l’articolo BBC News.

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  1. http://www.esrl.noaa.gov/gmd/ccgg/trends/ []
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Author: Guido Guidi

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