Stai fresco, con l’Unesco

Non ho molti ricordi della mia infanzia, ma tra i pochi ne cito un paio con piacere:

  • Quando guardavo le previsioni del tempo su Rai1 al tempo di Bernacca e Baroni. Avevo circa 3 anni, non sapevo leggere ma mi bastavano i simboletti e le spiegazioni di mia mamma “cosa vuol dire ulteriore diminuzione?” “Che le temperature scenderanno ancora!” “E nevicherà?” “Forse”. Queste conversazioni si svolgevano a Lecce, quindi di neve…pochina.
  • Quando guardavamo i telegiornali seduti a tavola e i genitori ci davano le istruzioni per l’uso: “Su Rai1 dicono questo perché sono della DC. Su Rai3 quest’altro perché sono comunisti”.

Insomma… educazione al pensiero critico fin dalla culla, o quasi. Quindi è colpa dei miei, se sono diventato così.

Al liceo seguirono le “analisi critiche del testo”.

Ma niente dà più soddisfazione che commentare certo ciarpame che si legge sui giornali italiani. È uno dei regali del pensiero critico: sulle prime ti arrabbi, in seconda battuta ti fai una risata. Scriverne, poi… è catartico.

Sono molto riluttante a leggere certa carta stampata, perché la ritengo troppo faziosa e allineata al mainstream del pensiero unico globale dominante. So già cosa troverò scritto prima di leggere l’articolo: mi basta la combinazione di titolo e nome del giornale. Non amo regalare contatti ai loro siti. Ma certe gemme… si trovano solamente lì. Allora come un maiale da tartufo anzi… da immondizia, mi vado a cercare articoli come questo comparso sulla Stampa di oggi:

Allarme Unesco, il clima impazzito minaccia i monumenti Patrimonio dell’Umanità

Allarme, clima impazzito, minaccia, patrimonio, umanità… Tanta roba! Ce n’è da riempire il truogolo.

Un’ennesima premessa: viviamo nell’era di internet, quindi vanno di moda i “tags”. Mi piace l’idea di introdurre l’uso dei tag su certi articoli. E vi invito ad aggiungerne di altri nei commenti. Torneranno utili nei prossimi articoli, sicuramente. Si tratta di quelli che mi piace chiamare i Tag del Mainstream Allarmista. C’è della scienza, dietro certi format che si ripetono ossessivamente. Niente è per caso. I Tag dell’Allarmista Professionista sono sempre lì. Sempre uguali. Strumenti del mestiere. Si trovano immancabilmente negli abstract di certe ricerche, di certi progetti. E vengono riversati tal quali negli articoli dei quotidiani generalisti.

Tag 1: LA MINACCIA

La minaccia incombe sempre. “O farai questo oppure… sei fottuto. A meno che…”

Ecco un estratto dei patrimoni minacciati:

  • La laguna di Venezia (citazione d’obbligo: Morte a Venezia)
  • Stonhenge (una spruzzatina di alone di mistero)
  • I moai di Rapa Nui (ulteriore spruzzatina)
  • La barriera corallina (per i più piccoli, che ci lascia le squame Nemo)
  • I grizzly (stavolta tocca all’orso Yoghi)
  • I mari della Nuova Caledonia (azz! Volevo andarci in ferie! A proposito… ‘ndo sta?)
  • I gorilla di montagna (niente sequel di Gorilla nella Nebbia)
  • Le Galapagos (Darwin si rivolta nella tomba)
  • Le foreste dello Yellowstone (vabbè, pacchetto unico con l’orso Yoghi. C’è uno sconto?)
  • Le terrazze di riso delle Filippine (mangeranno pasta italiana?)
  • Il Drago di Komodo (sorridente qui sotto)
  • Lo Ouadi di Qadisha (e non sapevano cos’altro citare, abbiate pazienza!)

L’articolo, minaccioso, ci ammonisce: “i casi di studio sono 31, per 29 località”. Ringraziamo quindi Giorgia Marino per essersi fermata allo Ouadi di Qadisha e averci risparmiato il resto.

Ma non finisce qui. Perché per monumenti e tesori archeologici invece “non c’è scampo” (e ti pareva?) “una volta persi – avverte l’Unesco – lo saranno per sempre”.

Di cosa si parla? Di Palmira? Mosul? Ninive? I Buddha di Banyan? Gli scempi di ISIS e dei Talebani? No. Dei Santuari di Ouadi Qadisha (ruota tutto attorno a questo Ouadi, pare di capire) delle terrazze di riso e… della Statua della Libertà, “danneggiata dall’uragano Sandy”. Avevamo capito male. Il problema per l’Unesco non è il radicalismo islamico che bombarda, demolisce e asfalta vestigia millenarie, ma l’acidificazione degli oceani e il ventaccio che spettina la Statua della Libertà.

Tag 2: L’IMPELLENZA

OK abbiamo capito, c’è la risaia, l’orso Yoghi poi Nemo.. Ma ci sono tante altre cose a cui pensare. C’è tempo.

SBAGLIATO!!!! Non c’è tempo. Perché questi 29, anzi 31 più altri 13… insomma tutti questi benedetti patrimoni dell’umanità scompariranno entro il 2030. Praticamente, domani. Bisogna fare presto, quindi. Ma fare cosa? Qual è il problema che unisce la Statua della Libertà al drago di Komodo, a Yoghi e al gorilla di montagna in un ultimo, drammatico abbraccio laocoontico sul ciglio del burrone? Anzi, nel Ouadi di Qadisha?

Tag 3: IL CLIMA IMPAZZITO

Elementare Watson. Colpa del global warming antropogenico e di quei maledetti 1.2 °C della conferenza di Parigi.

  • E la CO2, poi? Mai stata così alta in 800,000 anni (Beh, al riso dovrebbe fare bene, no?)
  • E l’acidità degli oceani? (Se ne gioveranno le pelli sensibili. Per gli altri, una soluzione tampone. Bicarbonato?)
  • L’ultimo trentennio? Il più caldo in 1400 anni (bei tempi, le ere glaciali…)
  • Più eventi estremi, tempeste, uragani, tsunami (tsunami!?!)
  • Desertificazioni (E il Global Greening allora? Mettetevi d’accordo una buona volta!)

Non lo sapevate? Allora tornate a Scuola di Allarmismo. Con malcelata sufficienza, Giorgia Marino ci ricorda infatti che è tutta “storia nota”. Per lei, forse…

Ah! Non sei ancora convinto? Altro tag per te:

Tag 4: LA FORZA DEI NUMERI   

Altra tecnica per convincere gli scettici, razza dannata. Cosa vuoi opporre alla forza dei numeri tu, miserabile miscredente ignorante e negazionista?

Nella frenesia numerologica (ho contato almeno 20 cifre) si arriva a contare il numero degli esemplari di Drago di Komodo (5.000), il numero di anni (400.000) in cui i coralli hanno resistito al climate change (ma solo perché era “graduale”, neh? Oggi invece…), fino ad arrivare ai danni economici che colpiscono il turismo e il suo 9% di peso sul PIL mondiale. Che di soldi, alla fine, sempre si tratta.

Tag 5: FOLLOW THE MONEY

Dopo aver generato paura, sottolineato l’imminenza della catastrofe, aver identificato l’unico colpevole nel clima impazzito e aver sostanziato il tutto con un diluvio di numeri più o meno esoterici che nemmeno la cabala ebraica, uno si chiede quale sia l’obbiettivo. Il vil denaro, forse?

In effetti è interessante notare che c’è un turismo Unesco-dipendente che genera ricchi profitti. Se qualcosa diventa “patrimonio Unesco”, allora diventa più attrattiva per i turisti, che portano valuta (possibilmente estera) e fanno girare l’economia. Questo ha generato la caccia alla risorsa “patrimoniabile”, che ha portato a perle come queste (Telegraph.co.uk, Wikipedia):

  • Il Wrestling turco “oleoso”, con tanto di atleti spalmati di olio per frittura;
  • La danza delle forbici peruviana, con sfilata di persone che impugnano forbici giganti;
  • La passeggiata sulla corda coreana occasione per intrattenimento di turisti a Seoul;
  • La gastronomia sociale francese (quella italiana si consola con la pizza napoletana).

Incuriosisce che paesi come il Giappone abbiano più di venti patrimoni “intangibili”, mentre la Russia due, come il Bangladesh. La politica sicuramente non c’entra.

Un giornale vietnamita ci chiarisce ulteriormente le idee descrivendo il business miliardario legato proprio alla presenza di 18 patrimoni nazionali Unesco, da aggiungere ai patrimoni culturali intangibili della musica popolare Xoan e del canto Ca Trù delle geishe locali. Il giornale ci informa che proprio grazie al tema del “Patrimonio”, il Vietnam ha raggiunto “numeri impressionanti” relativamente al flusso di turisti e di valuta straniera associata. Si parla di miliardi di dollari. Nel’articolo, gli immancabili “esperti” (di cosa?) sostengono che grazie al business del “Patrimonio” arriveranno molte altre opportunità per investimenti stranieri miliardari.

Riassumendo, Il messaggio è chiaro: il business dell’Heritage è miliardario, ma è minacciato dal global warming. Per salvaguardare il business, occorre spendere altri soldi: per finanziare altri progetti di ricerca come questo dell’Unesco? Per attivare progetti di salvaguardia? Per contenere il global warming? Bond “verdi”? Investimenti “etici”? Le possibilità sono virtualmente infinite. Basta che c’entri il global warming, la causa di ogni male.

E questo introduce l’ultimo tag:

Tag 6: LA DECRESCITA FELICE

Per qualche strano motivo, le minacce citate dagli allarmisti vedono sempre l’uomo protagonista. Ma ancora più stranamente, l’azione dell’uomo è sempre indiretta, e il peccato originale è da ricercarsi sempre nello sviluppo industriale.

Gli animali non vengono decimati dal bracconaggio, ma dal global warming. I monumenti non sono distrutti dai terroristi, bensì dagli agenti atmosferici innescati dal global warming. Antropico, ovviamente.

A conferma di questo, un’altra ricerca ci informa che se la causa della rovina dei patrimoni dell’Unesco non è la CO2, allora è comunque colpa dell’industriaLa notizia è di appena un mese fa. Il WWF annuncia che i patrimoni minacciati dallo sviluppo industriale sarebbero 114 su 229 (il 50% esatto!), e comprendono la barriera corallina (onnipresente) e Macchu Picchu (altro grande classico).

Il Tag della Decrescita Felice prevede che ci sia un solo rimedio a tutti i mali del mondo: che l’uomo torni all’età della pietra, a cibarsi di tuberi e a mangiare carne cruda, che anche i falò emettono CO2, e non va bene. Se poi la razza umana sparisse del tutto, l’ecosistema non potrebbe che giovarsene. Visto che tutto non si può avere, ci si accontenta di decrescere felicemente: meno industria, meno emissioni, meno ricchezza, meno benessere, ma più felicità. Poveri, ma belli.

Conclusione

I 6 Tag del Mainstream Allarmista ci annunciano un’ennesima scomoda verità (cit.), ovvero che i patrimoni Unesco dell’umanità stanno per sparire. E la colpa è solo dell’uomo e del suo modello di sviluppo basato sull’industria e sulle emissioni associate. A me, scettico e fatalista impenitente,  viene invece da pensare che se sommiamo le minacce riportate nei due studi citati forse non rimarranno più patrimoni Unesco da preservare, entro il 2030. E quindi, concludo, non ci sarà più bisogno dell’Unesco. Di questa Unesco, per lo meno.

E se fosse proprio questa, l’unica buona notizia?

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Author: Massimo Lupicino

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10 Comments

  1. Personalmente trovo che i “patrimoni dell’umanità” Unesco siano tra le cose più retoriche e stucchevoli che siano state partorite dalla cultura umana negli ultimi milioni di anni.
    Questo non tanto perché i monumenti non siano da proteggere e tutelare, quanto perché trovo assolutamente ridicola l’idea di discernere ciò che è degno di diventare patrimonio dell’umanità da ciò che non lo è ed attivare allo scopo commissioni apposite.
    Tutte le realizzazioni umane, dagli arancini di riso al grattacielo Pirelli alle terrazze a vigneto della Valtellina (solo per fare alcuni esempi di cose che secondo Unesco non sono patrimonio dell’umanità) sono patrimonio dell’umanità in quanto frutto di ingegno umano, di arte, di cultura, di sangue e di fatica.
    Pertanto se tutti noi avessimo un pò di cultura in più e un pò meno rispetto per il politicamente corretto (e qui debbo ringraziare i miei genitori e i miei educatori che mi hanno educato all’orrore per il politically correct) potremmo decidere fin d’ora di fare a meno del nume tutelare Unesco per discernere i buoni e i cattivi ed essere in grado di apprezzare in modo autonomo la nostra tradizione, la nostra cultura, in una parola il nostro patrimonio.
    L’aver delegato tutto ciò a Unesco è anzitutto l’espressione di una debacle culturale.

    Post a Reply
    • Caro Luigi concordo al 100% con te. L’Unesco non e’ l’unico di questi enti che si risolvono in circhi auto-referenziali. L’elenco sarebbe lunghissimo. A partire dall’onu e dal suo IPCC. Quanti milioni costano queste kermesse? E quanto e cosa hanno fatto per guerre che insanguinano il mondo da anni? Niente, anzi, meno di niente. Spezzo una lancia per lo Sforzato e gli arancini di riso, il mio cavallo di battaglia! 😀

  2. LOL.

    Non capisco, comunque, com’è che nella lista dei patrimoni dell’umanità a rischio non sia stata elencata la Val d’Orcia. È noto che l’AGW fa diventare le pecore più piccole (o più grandi: comunque un problema in un verso o nell’altro), pertanto il pecorino di Pienza non sarà più come quello di una volta.

    Post a Reply
    • Fabrizio, se la val d’orcia raccogliera’ abbastanza fondi per far valere le sue istanze… chissa’… 😉

  3. Posso solo che plaudire Massimo Lupicino per aver mirabilmente impiegato il suo tempo per produrre questo documento.
    Segnalo che il giorno 21 Maggio 2016 su rai1 ho visto per caso da mio zio alle ore 7:30 una tirata sulle energie alternative dove la conduttrice fece parlare il presidente di Nomisma, una certa Borgna, un parlamentare di FI, la Pellegrino di S&L ed un non meglio identificato di un centro democratico.
    Conduzione a senso unico e con nessun contraddittorio.
    Ho cercato sugli archivi rai quella trasmissione e trovo riportato tutt’altro.
    Qualcuno potrebbe aiutarmi a trovare l’URL per visionare la puntata?

    Post a Reply
    • Renzo, sicuro valga la pena trovare quell’URL? Sei masochista fino a questo punto? Online puoi trovare tanto mteriale molto piu’ interessante 😉

  4. Tag 1: Okkio al Portafoglio. Se stanno sparendo i patrimoni UNESCO, figuriamoci cosa succederà PRIMA ai nostri risparmi.

    Tag 2: Enti Inutili. Aggiungere UNESCO alla lista degli enti inutili ma costosi.

    Tag 3: Pennaioli Apocalittici Uniti. Il pezzo di allarmismo climatico in salsa UNESCO è andato pari pari anche su TG5. Immagino che le altre reti non siano state da meno.

    Tag 4: Nessun contraddittorio, ci mancherebbe altro!

    Tag 5: Nessuna buona notizia è ammissibile, se non è sostenibile. Tipo, a Portofino vogliono diventare sostenibili e per fare ciò alcuni Giovani si sostengono sostenendo progetti sostenibili basati sulla sostenibilità producendo energia con le boe sostenibli bla bla e la biomassa sostenibile bla bla e guardate che bella piazzetta sostenibile bla bla.

    Post a Reply
    • Caro Romeo, riguardo al Tag3, io il problema delle “altre reti” l’ho risolto brillantemente da anni, non guardando piu’ televisione, a partire dai telegiornali. Su internet troviamo tutto quello di cui abbiamo bisogno, e possiamo sfuggire ai tentacoli del mainstream che ci vuole zombie obbedienti perche’ lobotomizzati da anni di ripetizione spietata di verita’ spacciate per assolute, per quanto in realta’ del tutto opinabili…

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