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L’isola di calore…sulle isole!

L’energia è calore, che da qualche parte deve pur andare. E, nel suo viaggio, capita anche che incontri dei termometri, specie se questi sono prossimi a dove viene generata. Il riscaldamento dei mesi invernali, il condizionamento di quelli estivi, i trasporti, le modifiche allo stato del suolo che ne cambiano la capacità di assorbire e riemettere calore, tutte cose che si identificano con quelle che vengono definite emissioni termiche antropogeniche. Una forma di immissione di calore nel sistema largamente sottovalutata.

L’argomento è noto se riferito alle aree urbane, dove è accertata una sostanziale differenza in positivo dell’andamento della temperatura rispetto alle zone rurali. Come ricordato nel titolo di questo post, è un effetto particolare che si chiama Isola di Calore Urbano. Ma cosa succede se si prova a studiare questo effetto a scala più ampia? Quanta parte del calore generato si estende anche alle zone rurali? E cosa cambia se più che di zone rurali sarebbe più giusto parlare di aree urbane a bassa densità abitativa?

Domande cui ha cercato di dare qualche risposta un team di ricercatori che ha provato a mettere in correlazione l’andamento delle temperature a scala nazionale di due ‘isole’, la Gran Bretagna e il Giappone, con il consumo di energia, considerando quest’ultimo come dato di prossimità delle emissioni termiche antropogeniche. E la correlazione è molto elevata, tanto che le oscillazioni del consumo energetico si ritrovano anche nelle temperature, molto più di quanto non accada con le emissioni di anidride carbonica e molto di più ancora di quanto non accada con i modelli di simulazione climatica. La scelta è caduta su queste due nazioni perché sono entrambe molto urbanizzate e al tempo stesso sono isolate, cioè, in teoria, non dovrebbero importare emissioni termiche da paesi limitrofi a causa della circolazione atmosferica.

In sostanza, pare che le emissioni termiche antropogeniche, protagoniste assolute nelle aree urbane, abbiano un ruolo importante anche a scala spaziale più ampia e, nel medio periodo climatico, siano più utili a spiegare l’andamento delle temperature – nella sua porzione di variazione antropica – di quanto non lo sia il concetto di forcing antropico da CO2 e suoi derivati.

From Urban to National Heat Island: the effect of anthropogenic heat output on climate change in high population industrial countries.

L’articolo è di libera consultazione, l’ideale per una domenica non proprio clemente dal punto di vista meteorologico, nonostante manchino poco più di 24 ore al solstizio d’estate. Per contestualizzare l’argomento, qui sotto trovate la mappa del GHCN della NOAA, cioè la copertura globale delle stazioni di osservazione che contribuiscono alla formazione dei dataset climatologici. Sotto ancora, un grafico della distribuzione delle aree ad alta densità urbana sul pianeta. A colpo d’occhio, secondo voi, il fatto che la quasi totalità dei punti di osservazione coincida con vaste aree ad elevata densità urbana e quindi con abbondanti emissioni termiche, spiega meglio l’andamento delle temperature delle emissioni di CO2 oppure no?

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Published inAttualitàClimatologia

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