Senza pudore…ma con l’Oscar

L’attivismo del cambiamento climatico fa affidamento sull’implorare il pubblico a riconoscere la realtà di un pianeta che si sta scaldando, accettare il ruolo dell’umanità nel destino del pianeta e costruire il consenso su soluzione concrete. Gli eventi che danno inizio a discussioni globali, come il discorso di DiCaprio, sono il necessario primo passo per iniziare il cambiamento.

Lo scorso febbraio, l’eterno candidato e finalmente vincitore dell’Oscar come miglior attore Leonardo DiCaprio, ha arringato la folla con grande passione nel suo discorso agli Academy Awards: c’è un mondo da salvare, diamoci da fare! Ora, qualcuno potrà pensare che rispetto all’evento questo commento giunga un po’ in ritardo, non è così.

Studiare? Macché… Arrovellarsi per capire come funzionano le cose? Non necessario… Cercare di farsi una propria opinione? Neanche a parlarne… Tutti dietro a Di Caprio e a quelli come lui, la generazione degli attivisti senza conoscenza ma con larghe schiere di follower verso un futuro di sicuro salvamento dal dramma del clima che cambia. Del resto dieci anni fa l’Oscar andò al documentario “The Unconvenient Thruth” prodotto da Al Gore, nel più fulgido esempio di condizionamento politico dell’evento mediatico. Oggi accade il contrario, sono i media a condizionare la politica. E non saprei cosa sia meglio.

Capita infatti che sia uscita una ricerca in cui è stato esaminato il traffico sui principali social network e motori di ricerca dei primi mesi dell’anno con riferimento alle parole “climate change” e “global warming”. Nella notte e nei giorni immediatamente successivi al discorso di Di Caprio, pare ci siano stati dei picchi di traffico paurosi, sia come argomenti trattati nelle conversazioni che come semplici ricerche sulla rete. Un traffico decisamente fuori media ma che, soprattutto, ha surclassato eventi come la COP21 di Parigi o l’Earth Day, tipicamente pensati proprio per far breccia nei cocciuti cuori dei nostri simili.

Big Data Sensors of Organic Advocacy: The Case of Leonardo DiCaprio and Climate Change

Morale, scrive l’autore principale di questa ricerca, che tra l’altro è proprietario del virgolettato apparso su Science Daily e riportato in testa a questo post, per salvare il pianeta si dovrà tener conto del potere di questa forma di attivismo dal potenziale comunicativo enorme. Il pensiero che possa essere un attivismo scarsamente informato o, meglio, informato secondo convenienza non lo sfiora affatto. Anzi, si augura che sempre più personaggi noti si diano da fare e trascinino il popolo bue a colpi di tweet e googolate verso un mondo migliore.

Quale? Beh, per esempio quello in cui (altro virgolettato dell’autore):

Utilizzando delle strategie di monitoraggio libere e agili, come quelle implementate in questo studio, la comunità del climate change può giungere a conoscenza di importanti eventi di attivismo con sufficiente anticipo per amplificare un messaggio. Immaginate se centinaia di migliaia di leader avessero saputo del messaggio di DiCaprio. L’effetto non avrebbe potuto essere ancora maggiore?

Oppure, quello di cui si è parlato al Gala annuale della Fondazione DiCaprio, tenutosi in Costa Azzurra nei pressi di Saint Tropéz e al quale l’indomito attore-attivista ha portato una flotta di celebrità di tasca propria con il suo…jet privato. Considerata la lista dei e, soprattutto, delle ospiti, un mondo nel quale varrebbe la pena di farsi un giro!

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Author: Guido Guidi

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2 Comments

  1. Pecunia non olet, et CO2 non emittet… In compenso, pare che emetta ogni tanto questi spettacoli e questi comunicati, tanto violenti e rumorosi, quanto pieni di nulla.

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  2. Come sei severo… Dopotutto Di Caprio pare abbia fatto “jet pooling”, condividendo il suo aereo privato con gli altri. Certo, noi poveracci al massimo possiamo fare il “car pooling” con i colleghi di lavoro; ma, come diceva quel tale, c’è chi può e chi non può.

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