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La negazione dell’ovvio, il climate change e le mosche cocchiere

Alcuni giorni fa ho ricevuto una interessante segnalazione da parte del Dott. Agostino Mathis, spesso ospite delle nostre pagine. Con il suo permesso, ve la riporto aggiungendo di seguito un mio piccolo contributo cui segue poi la replica del Dott. Mathis.

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E’ uscito un post sul blog Energy Matters: Emissions reductions and world energy demand growth(Riduzione delle emissioni e crescita della domanda di energia). 

Vi si trova un confronto tra le previsioni della domanda di energia nel mondo fatte da una serie di importanti soggetti, sia indipendenti, come la Energy Information Agency (EIA) degli Stati Uniti, o la International Energy Agency (IEA), o la European Energy Agency (EEA), sia privati come la British Petroleum o la ExxonMobil. In sostanza, tutte queste previsioni convergono su questi punti:

  • Nei prossimi decenni il consumo mondiale di energia crescerà di circa l’1,5% all’anno, e quello di energia elettrica tra il 2% e il 3% all’anno.
  • La maggior parte dell’aumento avverrà nei Paesi non-OECD, in particolare Cina e India.
  • Le energie rinnovabili non saranno in grado di contribuire in modo significativo alla riduzione delle emissioni.
  • Anche per l’energia nucleare non si prevede una espansione rapida.

Di conseguenza, le emissioni di CO2, a livello mondiale, cresceranno dell’1% all’anno.

Se invece si volessero tagliare le fonti fossili dell’80% al 2050, come richiesto dalla COP21 di Parigi per restare nel limite dei 2 °C di aumento della temperatura dell’atmosfera rispetto all’era pre-industriale, nel 2050 il consumo di energia pro-capite nel mondo si ridurrebbe al valore che aveva nel 1905 !!!

forecast-of-world-energy-consumption
Proiezione del consumo energetico necessario per raggiungere un taglio dell’80% della generazione di energia da fonti fossili pr il 2050
forecast-of-world-per-capita-energy-consumption
Proiezione del consumo energetico pro-capite basate sui dati della figura precedente

Anche nelle ipotesi migliori, le conseguenze sarebbero le seguenti:

  • L’economia mondiale subirebbe, dal 2010 al 2050, una decrescita dello 0,59% all’anno, soprattutto nei Paesi ad alto reddito, come Stati Uniti ed Europa.
  • Il Prodotto Interno Lordo pro-capite scenderebbe del 42% tra il 2010 e il 2050, ancora una volta soprattutto nei Paesi ad alto reddito, come Stati Uniti ed Europa.

Come facevo notare già nel mio post su Climatemonitor del 5 gennaio 2016 “Dopo la COP21: quali le prospettive più realistiche?“, nello stesso documento finale della COP21 si faceva un chiaro assegnamento sulla possibile adozione, nella seconda metà di questo secolo, di tecniche di rimozione dei gas-serra dall’atmosfera, in modo da compensare le emissioni antropogeniche, che evidentemente si supponevano non completamente eliminabili. Anche se non viene detto esplicitamente, si tratterebbe di adottare, a scala planetaria, interventi da tempo presi in considerazione nell’ambito delle tecniche di Geoengineering.

Tuttavia, non sembra che le tecniche di rimozione dei gas-serra dall’atmosfera abbiano prospettive realistiche, come appare anche da questo altro recente post sempre del blog Energy Matters: Does carbon capture & storage have a future in the UK? (il carbon capture 6 storage ha un futuro in UK?)

In conclusione, appare allora evidente che, se si fosse veramente preoccupati per un sensibile aumento della temperatura dell’atmosfera, solo l’attuazione di potenti, rapidi e ripetuti interventi di Geoengineering del tipo ad “onde corte” (cioè quelli che agiscono sull’albedo del Pianeta) sarebbero in grado di riportare il bilancio termico del Pianeta alle condizioni preindustriali.

Attendo i Suoi commenti!

Agostino Mathis

 

E quindi eccoli.

Innanzi tutto ringrazio il Dott. Mathis per aver voluto condividere queste considerazioni. Sono cose note, ma difficilmente si trovano sunti efficaci come quelli dei post segnalati e del suo messaggio.

Il punto è, a mio parere, che se le tecniche CCS come dimostrato hanno scarsa speranza di essere efficacemente implementate, questo attiene al settore della “volontà di fare” non dell’impossibilità. Diversamente, la geoingegneria ad onda corta, che vorrebbe intervenire sull’albedo, appartiene al settore delle “mosche cocchiere“. La scala alla quale detti interventi avrebbero qualche possibilità di essere efficaci è talmente grande da renderli del tutto improponibili. Giganteschi specchi orbitanti per riflettere la luce solare, milioni di tonnellate di finissimo particolato solido rilasciati in alta atmosfera per schermarla, flotte di navi che sparano vapore acqueo per aria per aumentare la copertura nuvolosa e così via. E questo senza pretendere di entrare – come doverosamente invece andrebbe fatto – nel campo delle conseguenze indesiderate o in quello ancora più oscuro dei calcoli sbagliati per difetto di conoscenza delle dinamiche del sistema.

Il mio sunto è quindi quello che parte dalla considerazione finale del Dott. Mathis “se si fosse veramente preoccupati…“: Ecco, sono convinto che più che di preoccupazione, tutto questo viva di convenienza nell’aver messo in piedi un meccanismo infernale che vive della negazione di un fatto ineluttabile: l’aumento delle temperature e della concentrazione di CO2 sta facendo bene al pianeta e al genere umano, a prescindere dal ruolo che la produzione di energia da fonti fossili possa avere con riferimento al clima, e nella certezza invece che la disponibilità di energia che proprio le fonti fossili hanno garantito è stata il fattore chiave dello sviluppo della nostra società. Questo è dimostrato a mio parere in modo sbalorditivo dalle immagini che seguono, che segnano per dirla con ironia e con questo tweet di Tom Nelson, il momento esatto in la CO2 ha iniziato a ucciderci tutti. (fonte: ourworldindata.org)

life-expectancy_fra_deu_ita_swe_gbr life-expectancy

 

Quasi cinque secoli di aspettativa di vita in Europa e nel resto del mondo. Varie oscillazioni e una lieve tendenza alla diminuzione durante la Piccola Età Glaciale (eh, sì, il freddo ammazza…) e una crescita sempre più vertiginosa a partire dall’inizio dell’era industriale, frenata in Europa, purtroppo, solo dal primo e secondo dopoguerra. Ecco, questo è il disfacimento, il declino, il disastro di cui il genere umano sarebbe responsabile.

E questa è la replica del Dott. Mathis

D’accordo con Lei che, almeno per qualche decennio, l’aumento di temperatura (se veramente ci sarà) non sarebbe un disastro, ma anzi potrebbe avvantaggiare alcuni ecosistemi ed anche in generale l’esistenza umana (a differenza di quanto da decenni predicano i “catastrofisti”…). Qualche esempio in merito lo citavo anche nel mio post su Climatemonitor del 5 gennaio 2016 “Dopo la COP21: quali le prospettive più realistiche?“.

Per quanto riguarda la regolazione dell’albedo del Pianeta, i costi sembrerebbero ordini di grandezza inferiori ad altre opzioni, in particolare rispetto alla “decarbonizzazione” dell’energia che stiamo perseguendo con scelte insostenibili tecnologicamente ed economicamente: per rendere più riflettente la stratosfera, basterebbe ad esempio studiare gli opportuni additivi da aggiungere al cherosene dell’immensa flotta di aerei passeggeri che solcano i cieli… Restano certamente i difficili, e forse insuperabili, problemi di valutazione di tutti i possibili effetti sull’ambiente, e di conseguenza l’estrema difficoltà a conseguire un accordo politico di valenza mondiale (si pensi a come sarebbe difficile ottenere il consenso di Russia o Canada ad un programma di raffreddamento del clima!).

Belli e interessanti i diagrammi sulle aspettative di vita: l’Italia, nonostante tutto, fa un’ottima figura (mi sembra la migliore, tra quelle riportate in diagramma).

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Published inAttualitàEnergia

2 Comments

  1. Donato

    Che gli obiettivi fissati a Parigi fossero irraggiungibili e che gli impegni individuali e volontari dei singoli Stati fossero pannicelli caldi che non avrebbero risolto il problema, era evidente sin dallo scorso anno. La retorica trionfalista che circondò l’evento, fu tale da eclissare completamente la realtà che, ad ogni buon conto ed a futura memoria, fu lucidamente analizzata da J. Hansen che in quella circostanza fu iscritto d’ufficio tra le fila dei “negazionisti” climatici da una delle vestali della religione salvamondo.
    http://www.climatemonitor.it/?p=39958
    .
    Altra considerazione che vorrei aggiungere alla discussione circa l’inadeguatezza delle rinnovabili a risolvere il problema energetico del pianeta Terra, è quanto avvenuto in Sud Australia nei giorni scorsi: un gigantesco blackout prodotto dagli eventi meteo che hanno colpito quella parte della costa australiana. Sembra che tutto abbia avuto origine dal crollo di alcune torri di trasmissione che hanno messo fuori uso tre linee elettriche ad altissima tensione e dal successivo venir meno del contributo di due parchi eolici. Siccome la velocità del vento aveva superato i 100 km/h gli aerogeneratori si disattivarono in automatico, determinando uno squilibrio nella rete che ha comportato l’intervento delle protezioni automatiche e la sconnessione di tutta la parte di rete intorno ad Adelaide e non solo. Questo a testimonianza dell’inadeguatezza delle reti alimentate principalmente ad energie rinnovabili come quella dello stato del Sud Australia in cui il 40% della produzione elettrica è di origine eolica e fotovoltaica.
    Mala tempora currunt, sed peiora parantur. 🙂
    Ciao, Donato.

  2. Mario

    Eh certo, chiediamo ai siberiani se sono favorevoli al raffreddamento del pianeta. 🙂

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