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  • PHILIPPINES-ENVIRONMENT-UTILITIES-WINDMILLS

Evidentemente tormentati dal dubbio sulla convenienza di impianti eolici in-shore o off-shore, nelle Isole Filippine hanno agito in modo alquanto pirandelliano, piazzando una interminabile fila di torri eoliche direttamente sulla spiaggia!

 

Un esempio di rara attenzione all’impatto ambientale, nel senso che più di così proprio non si poteva fare. Ma, naturalmente, trattasi di nergia pulita, perciò, anche se sporca la vista e un po’ di altre cose non c’è problema. Oppure sì?

 

Giudicate voi (la fonte è corriere.it).

  • cip6

Sono tempi duri, non c’è che dire. Occorre si da subito dare ossigeno al sistema produttivo, schiacciato dalla crisi, dagli oneri fiscali e dai costi di produzione, tra cui primeggiano senz’altro quelli di approvigionamento energetico. Ben venga quindi il decreto ministeriale del 5 aprile scorso con cui si è deciso di varare alcune norme per alleggerire il costo che le imprese devono affrontare per il comparto energia. In sostanza dovrebbe funzionare così: Le imprese italiane più “energivore”, quelle con un costo totale dell’energia superiore al 3% del fatturato, avranno diritto ad agevolazioni sulle accise, mentre le aziende con un rapporto di almeno il 2% tra costo energetico e giro d’affari potranno usufruire di una riduzione degli oneri di sistema.

 

Anche la piccola e media impresa approda quindi tra quanti potranno godere di “sconti” sul costo dell’energia. Ma, dal momento la pecunia bene o male da qualche parte dovrà saltar fuori comunque, nel primo caso (aziende al 3%) si tratterà di un minor introito fiscale per lo Stato, mentre nel secondo (aziende al 2%) il mancato gettito si scaricherà su tutte le altre utenze che sostengono con il loro contributo il sistema degli incentivi alle fonti rinnovabili, cioè i consumatori, sulla cui bolletta il sistema pesa già per il 20% circa.

 

La faccenda, con il decreto uscito ad inizio aprile (emanato del resto in attuazione dell’ancor precedente decreto sviluppo), è “sfuggita” a gran parte dei media generalisti, con l’unica puntuale eccezione della Nuova Bussola Quotidiana (qui, a firma di Fabio Spina). Ora, magicamente, se ne accorgono con appena un mese di ritardo anche tutti gli altri, Authority e media mainstream compresi. Complimenti.

  • emissioni

Il titolo di questo post non è un gioco di parole, quanto piuttosto un obbiettivo che dovrebbe essere perseguito. La realtà, sfido chiunque a negarlo, è spesso cruda, come quella di questi tempi, ma ha anche il difetto di superare sempre l’immaginazione, anche quella animata dalle migliori intenzioni.

 

E’ di qualche giorno fa la notizia del dietrofront della Commissione Europea rispetto alle politiche climatiche che ne hanno caratterizzato il lavoro negli ultimi anni. Votando contro il provvedimento che sarebbe dovuto intervenire in soccorso del mercato ETS, scrive Roger Pielke jr, alle policy climatiche è stato assegnato un posto in sala d’attesa, manifestando (per fortuna!) il fatto che gli europei non sono diversi dagli altri abitanti di questo pianeta e, quindi, di fronte all’alternativa tra tentare di tamponare gli effetti di una crisi economica divenuta cronica e perseguire policy climatiche molto costose e dai dubbi risultati, hanno razionalmente scelto la prima opzione. La fine di un brand, cioè di un simbolo che ha ben rappresentato l’impegno nelle policy climatiche, ma che è stato sin dall’inizio privo di sostanza. Difficile pensare che questo cambiamento nell’orientamento del Parlamento Europeo, possa non avere a che fare con quello che i singoli stati fanno in barba a quello che dicono di voler fare. Il carbone, la tanto vituperata materia prima fossile i cui residuati di combustione avrebbero dovuto essere oggetto di tassazione sempre più stringente al fine di limitarne il consumo, è salito al 30% nel mix energetico su base globale (+5% nel 2012) e al 33% in Europa, con paesi “molto verdi” come la Germania, l’Inghilterra e la Francia, che guidano la classifica dell’aumento delle importazioni. Curiosamente, l’Italia, sprecona e inquinante, è al 12%, 19 punti percentuali sotto la media europea (Corriere e Repubblica). E così ora, fallite per manifesta inadeguatezza le policy di mitigazione, si passa all’adattamento, puntando sul mercato assicurativo. Che Dio ce la mandi buona.

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  • pannelli

La notizia è la seguente (Ansa):

Solare produce piu’ di quanto consuma

Bilancio positivo tra produzione e uso per costruire pannelli

ROMA – L’industria fotovoltaica mondiale ha raggiunto l’obiettivo di produrre piu’ energia di quanta ne viene consumata per fabbricare e installare i pannelli fotovoltaici. A dirlo e’ una ricerca della Stanford University pubblicata sulla rivista Environmental Science & Technology.Se cinque anni fa l’energia necessaria per costruire e mettere in funzione i pannelli era superiore al 75% rispetto a quella prodotta sfruttando il sole, secondo i ricercatori ora esiste una buona probabilita’ – superiore al 50% – che il fotovoltaico sia passato, nel 2012, a produrre piu’ di quel che consuma.Negli ultimi anni il mercato del fotovoltaico ha visto una crescita esponenziale. Secondo l’ultimo rapporto dell’European Photovoltaic Industry Association, l’anno scorso gli impianti hanno superato i 100 gigawatt di potenza installata nel mondo, attestandosi poco sopra i 101 GW, grazie a un incremento annuale annuale record intorno ai 30 GW registrato nel 2011 e nel 2012.Stando alla ricerca, se si proseguisse con un tasso di installazione elevato, l’industria fotovoltaica potrebbe ripagare il suo ”debito”, cioe’ il maggior quantitativo di energia consumata rispetto a quella prodotta negli anni scorsi e le conseguenti emissioni di Co2, tra il 2015 e il 2020.

 

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  • crisi

Non che ce ne sia bisogno, visto che volendo scherzarci su si può tranquillamente dire che la crisi sia tutto intorno a noi, ma vale la pena riflettere su quanto segue, ovvero un breve post pubblicato sul blog di Assoelettrica.

 

Terna ha diffuso oggi i dati, ancora provvisori, sulla domanda elettrica di febbraio. La flessione dei consumi rispetto al mese di febbraio dello scorso anno è stata molto marcata segnando un -8,1%, un dato che anche depurato dei fattori di calendario (lo scorso anno era bisestile) e degli effetti di temperatura si mantiene molto negativo e pari al -5,1%. Un calo che si è differenziato sul territorio nazionale -7,2% al Nord, -7,9% al Centro e -10,0% al Sud.Nel mese di febbraio 2013 l’energia elettrica richiesta in Italia è stata pari a 25,7 miliardi di kWh e si registra un impressionante calo della produzione da termoelettrico (-23,9%) mentre sono aumentate la produzione di idroelettrico (+43%), eolico (+19,1%) e fotovoltaico (+11,2%). Non si è fatto attendere il commento Chicco Testa, presidente di Assoelettrica, che ha definito ‘catastrofici’ i dati relativi alla domanda di energia elettrica nello scorso mese di febbraio ed ha stigmatizzato come questi siano un sintomo delle gravissime condizioni nelle quali versa l’economia del paese, ad iniziare, naturalmente, dal settore elettrico e termoelettrico in particolare. Il presidente di Assoelettrica ha inoltre evidenziato come la serie negativa proceda costante da ormai più di un anno e mezzo e che il drastico calo della produzione da termoelettrico registrata a febbraio sia un elemento che pone urgentemente all’ordine del giorno una revisione delle regole che garantiscono la sicurezza del sistema elettrico. I produttori termoelettrici, chiamati comunque a mettere a disposizione la potenza dei loro impianti, in particolare per bilanciare le fonti rinnovabili non programmabili, rischiano infatti di non essere più in grado di coprire i costi variabili, dopo che per più di un anno hanno visto azzerarsi i margini operativi. Insomma: la situazione del settore da pesante va facendosi insopportabile.

 

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  • investimenti-rinnovabili

Una morte in culla quella delle fonti rinnovabili? Non proprio, perché il corpaccione era già bello grosso prima di finire in stato comatoso irreversibile.

 

E quindi cosa? Un’utopia, un’occasione persa o, molto più semplicemente la classica storiaccia all’italiana? Tutte e tre le cose insieme. Che le fonti rinnovabili possano un giorno sostituirsi a quelle tradizionali per assicurare il fabbisogno energetica attuale e futuro è chiaramente utopico. Che però qualcosa di buono senza ridursi sul lastrico si potesse fare è sempre stato vero, ma se ne è persa l’occasione, appunto spendendo una fortuna per avere molto poco. E questo è accaduto, specialmente da noi, secondo il più classico dei copioni fallimentari del belpaese.

 

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  • rinnovabili

I lettori più attenti ricorderanno che qualche settimana fa abbiamo pubblicato un breve post che riprendeva quanto diffuso da Assoelettrica, l’associazione che riunisce la quasi totalità dei produttori di energia elettrica in Italia, circa il costo stimato per gli incentivi alle fonti rinnovabili per i prossimi venti anni. Un conto salato, circa 220 miliardi di Euro.

 

Ieri mi è capitato per la rete un articolo pubblicato da IlSole24Ore contenente queste stesse informazioni arricchite con la replica dell’APER, associazione che invece riunisce i soli produttori di energia rinnovabile. Il conto, secondo loro, sarà tutt’altro che salato, perché Assoelettrica non avrebbe tenuto conto dei benefici derivanti dall’impiego delle fonti rinnovabili in termini aumento dell’indipendenza energetica nazionale, diminuzione dei costi che dovranno sostenere gli impianti termoelettrici nell’ambito del sistema europeo Ets sui diritti d’emissione (costi che pesano sulle bollette), incremento del Pil (le energie rinnovabili generano più ricchezza delle fossili per il Paese) e crescita occupazionale non solo quantitativa, ma anche qualitativa. Insomma, alla fine secondo APER il saldo dovrebbe essere in attivo, con le stime più prudenti che vedrebbero ammontare il surplus a 30 miliardi di Euro e quelle più ottimistiche addirittura a 76.

 

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  • comics_green

E’ davvero odioso dover dire “ve l’avevamo detto”, ma nella fattispecie è inevitabile. Qui e qui, per un paio di esempi, ma vi suggerisco di mettere la parola biocarburanti nel tool di ricerca di Climatemonitor per avere un’idea.

Arriva dall’ANSA e ve la ripropongo pari pari:

 

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  • hot

Solitamente dopo un certo numero di caffè divento intrattabile. E mi succede anche con la Coca Cola ghiacciata. Perciò, temo, dovrò fare a meno dell’ultima mirabilia tecnica a breve disponibile sul mercato. Si chiama Epiphany onE Puck, ed è un caricabatterie per cellulari che funziona con il caffè e con la Coca Cola. Cioè, non proprio, funziona con il calore che può sprigionare un caffè (americano però, non il classico ristretto, altro motivo per una probabile rinuncia) o con il freddo di una bibita ghiacciata.

 

Il concetto di fondo è quello del motore stirling, cioè della produzione di energia grazie alle differenze di temperatura. Così, pare, mettendo una tazza di caffè bollente sulla faccia rossa di questo coso o mettendo una bibita ghiacciata su quella fredda, ecco spuntare 5W di potenza di picco, tanti quanti ne servono per ricaricare un cellulare.

 

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  • Wind-Farm

“L’energia eolica è in una terra di mezzo, è ancora una delle fonti rinnovabili con potenziale più elevato, ma la nostra ricerca suggerisce che dobbiamo prestare attenzione ai suoi limiti e impatti climatici se vogliamo espanderla oltre alcuni terawatt”

 

Finisce così l’articolo che Science Daily ha dedicato ieri ad uno studio pubblicato recentemente su Environmental Research Letters:

 

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