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Climet change e vegetazione, altri conti che non tornano

Di planet greening abbiamo già parlato tante volte. Molto semplicemente, pur con diversi distinguo, oggi il pianeta è più verde di 50 anni fa. In pratica c’è più vegetazione sulle terre emerse. I motivi sono molteplici, non ultimo l’abbandono delle coltivazioni e il conseguente recupero dei boschi, ma su tutti, piaccia o no, c’è l’aumento della concentrazione di anidride carbonica, di cui le piante incidentalmente si nutrono.

Bene, su nature Communication è uscito un articolo con questo titolo:

Recent pause in the growth rate of atmospheric CO2 due to enhanced terrestrial carbon uptake

In pratica è una specie di runaway effect: l’aumento della concentrazione di CO2 favorisce la crescita della vegetazione, che quindi assorbe più CO2. Ma questo fa migliorare anche l’efficienza del processo con cui le piante compiono il processo opposto, cioè il consumo di ossigeno e l’emissione di CO2. La conseguenza netta è, nel contesto della concentrazione assoluta che comunque continua ad aumentare, che migliora l’efficienza del sistema nel gestirla e quindi ne rallenta il rateo di aumento.

Changes in the growth rate of atmospheric carbon dioxide. The black line is the observed growth rate and the beige line is the modelled rate. The red line indicates a significant increasing trend in the growth rate from 1959 to 2002, and the blue line indicates no increasing trend between 2002 and 2014. CREDIT Berkeley Lab
Changes in the growth rate of atmospheric carbon dioxide. The black line is the observed growth rate and the beige line is the modelled rate. The red line indicates a significant increasing trend in the growth rate from 1959 to 2002, and the blue line indicates no increasing trend between 2002 and 2014. CREDIT Berkeley Lab

Se l’argomento vi incuriosisce, su WUWT trovate un commento più approfondito.

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Published inAmbienteAttualità

2 Comments

  1. Luigi Mariani

    caro Guido, grazie per averci segalato l’articolo, il quale in sostanza ci dice anche che sappiamo ancora poco circa le capacità di stoccaggio del carbonio da parte degli ecosistemi terrestri. Solo ex post (a bocce ferme) siamo infatti in grado di dire cos’è successo mentre la nostra capacità previsionale è ancora ridotta.
    Inoltre dal diagramma che riporti più sopra si coglie la rilevatissima variabilità interannuale nel tasso di crescita annua della CO2 atmosferica propria in particolare del perodo che va dal 1980 al 2003 (che poi è la fase di transizone fra fase climatica di prima e fase climatica attuale).
    Altra cosa su cui ragionare è la risposta del tasso di crescita alle temperature globali; in anni caldi (come negli anni di El Nino) il tasso è più elevato, fatto questo che aveva già posto in evidenza Ole Humlum un suo articolo di un paio d’anni fa.

  2. Franco Zavatti

    L’articolo è opensource. In fondo alla pagina c’è un commento interessante di Bevan Dockery che in buona sostanza dice che gli autori hanno lo scopo di confermare l’affermazione IPCC che la temperatura cresce con la CO2 mentre la spiegazione più semplice è che la CO2 segua la pausa delle temperature, senza bisogno di utilizzare tanti modelli. Fornisce anche una giustificazione statistica per le sue affermazioni. Data la mole di lavoro fatta dagli autori, bisogna capire bene se queste affermazioni hanno un senso, però, ripeto, sono interessanti.

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