Per favore no

Giro serale su Twitter, appare una lettera aperta scritta al presidente Trump da Richard Lindzen, cui pare si siano associati molti altri scienziati. L’intenzione è quella di richiamare il comandante in capo a mantenere le promesse elettorali in materia di clima, ossia di dar luogo ad una netta inversione di tendenza dell’atteggiamento degli USA nei negoziati climatici, ponendo fine all’emanazione di regole per la riduzione delle emissioni di CO2. Punto. Allegata alla lettera, una petizione per il ritiro degli USA dall’UNFCCC.

Il motivo è disarmante nella sua semplicità: la CO2 non è un inquinante.

Qui però, finisce l’apprezzamento per questa iniziativa.

Primo problema. Il sostegno alla lettera è un ‘consenso’, concetto che con riferimento al clima e, più in generale alla scienza, in questi ultimi anni abbiamo sempre stigmatizzato. Bene ha fatto Lindzen a firmarla da solo. Male hanno fatto tutti gli altri a unirsi all’iniziativa. Al declino – se reale – di un ingiustificato consenso, non deve succederne un altro.

Secondo problema. Che il disastro climatico non sia scientificamente robusto è un dato di fatto, ma sostenere accanto a questo che che le policy climatiche rechino molto più danno che guadagno, è uno sconfinamento in un ambito che con lo studio del clima non ha nulla a che vedere. L’opinione è condivisibile, ma questo non la rende scientificamente più robusta,  né aggiunge o toglie nulla a quel che sappiamo sul clima.

Quindi, considerazione finale. Lindzen è una persona seria, ma se anche gli scienziati ragionevoli (in termini scientifici) si mettono a fare attivismo politico siamo punto e a capo. Il mondo sarà pure andato sempre così, ma non è bello, nè utile. E il fatto che la si possa pensare come loro non lo rende più bello o più utile. Altrimenti si torna – ammesso che si sia cominciato a uscirne – nel confirmation bias, cioè nel cercare conferme al proprio condizionamento ideologico  – dal quale nessuno è immune – nelle idee di quelli che la pensano come noi.

E, di condizionamento, ne abbiamo subito già abbastanza.

Related Posts Plugin for WordPress, Blogger...Facebooktwittergoogle_pluslinkedinmail
Licenza Creative Commons
Quest'opera di www.climatemonitor.it è distribuita con Licenza Creative Commons Attribuzione - Non commerciale 4.0 Internazionale.
Permessi ulteriori rispetto alle finalità della presente licenza possono essere disponibili presso info@climatemonitor.it.

Author: Guido Guidi

Share This Post On

9 Comments

  1. Guido…. applausi. È proprio anche con queste considerazioni che le persone serie si distinguono dalle tifoserie.

    Post a Reply
  2. Guido, mi associo a Fabrizio Giudici nel farti i complimenti per i commenti all’iniziativa di Lindsey. Io sono qui perché i condizionamenti mi piacciono poco e credo che molti altri siano qui per lo stesso motivo. Non ci serve un’altra religione “uguale ma diversa”. Franco

    Post a Reply
  3. Sono d’accordo, ma con Richard Lindzen.
    Se si tratterà di consenso politico lo vedremo, intanto quanto scritto da Lindzen è sacrosanto!

    ” Climate discussions have long been political debates—not scientific discussions—over whether citizens or bureaucrats should control energy, natural resources and other assets. Rolling back unnecessary regulation helps Americans, and can be done in a way to provide the clean air and clean water you promised. ”

    E ancora, quanto scritto non pregiudica il diritto di fare ricerca a 360° come invece hanno tentato di fare finora i compagni di merenda del climate change in salsa antropica.

    Post a Reply
  4. Capisco che l’argomento sia scivoloso ma mi pare che il Prof. Lindzen faccia bene a ricordare che, a causa delle politiche mondiali sul contenimento delle emissioni di CO2, miliardi di persone rischiano di riuscire a liberarsi dalla povertà. È per questo che il tema è anche politico.
    Fermo restando che la scienza non si fa con il consenso.

    Post a Reply
  5. No. non sono d’accordo con l’articolo. Sono i sostenitori dell’AGW che la mettono sul piano non solo scientifico ma anche socio-ambientale e dunque politico, quindi essi vanno contrastati anche a questo livello, se non altro per una ragione molto semplice che espongo con un esempio: anni fa il noto conduttore Gianfranco Funari condusse una trasmissione televisiva RAI, forse l’ultima prima del suo decesso, nella quale uno dei temi dominanti da egli promosso era proprio la salvezza del mondo dalla catastrofe “climatologica” (sarebbe più corretto dire climatica ma…) a cui egli prestava fede, però in seguito nello spezzone d’una successiva puntata parve temporaneamente avanzare dubbi, affermò che qualcuno lo aveva avvisato che tal tesi non aveva l’avallo di tutti gli scienziati esperti in merito ecc…, al che espresso il dubbio comunque (almeno ricordo così) riprese asserendo che pur se il pericolo climatologico non fosse certo però conveniva agire come se lo fosse. In altre parole è il principio cosiddetto “di precauzione”, lo stesso che in Italia bloccò lo sviluppo del nucleare. Questo conduce alla considerazione che se cambiare indirizzo energetico non comporta alcun problema tanto vale per sicurezza adottarlo ugualmente, scientificamente giusto o sbagliato che esso sia. Purtroppo invece i problemi escono fuori, e come! Perciò approvo l’iniziativa di Lindzen di cui già avevo letto e sono contento che abbia ricevuto il consenso dichiarato di una parte della comunità scientifica. Una delle attuali difficoltà a resistere alla pressione mediatica favorevole all’AGW è dovuta al fatto che spesso appare che gli scienziati più importanti stiano a suo favore e solo pochi e di secondo piano son coloro che vi si oppongono. Almeno io come utente pure della rivista on-line “Scienza Oggi” leggendola ricevo suddetta impressione, nonché è questo normalmente che mi par suggerisca anche la TV (tipo telegiornali o inchieste di approfondimento).

    Post a Reply
  6. Noi non dobbiamo metterci sullo stesso piano di loro. Se loro cacciano o zittiscono gli “scettici”, dai convegni e dai media, appoggiandosi anche al potere politico compiacente, noi non dobbiamo chiedere a Trump una cosa simmetrica. Perché la gente lo capirebbe, e concluderebbe – nel migliore dei casi – che è una lotta di potere e basta. Noi invece dobbiamo chiedere alla politica che agisca perché il confronto sia aperto: gli ideologi si sconfiggono proprio invitandoli ad un confronto aperto, e dimostrando in pubblico che non hanno argomenti.

    Sopra ho scritto: nel migliore dei casi. Perché l’apparato propagandistico che hanno loro, noi non potremo mai averlo. Hollywood sarà sempre liberal. Io non voglio vedere una serie di attori schierati dalla nostra parte prima di tutto perché non è il modo giusto di fare le cose, e secondariamente perché non è alla nostra portata. Quello che va detto è: va bene se alla gente piace Clooney nell’ultimo film, ma di quello che dice sul clima (e non solo) non deve interessare a nessuno, perché in quel campo non conta niente. Per questo Trump ha il mio applauso quando non cerca contro-propaganda a Hollywood, ma quando dice che di Hollywood non gliene frega un cazzo!

    Post a Reply
  7. Caro Guido, se tutti mostrassero di avere la tua stessa onesta’ intellettuale e’ evidente che non ci troveremmo in questa situazione. Ma siccome, appunto, non e’ cosi’, io vedo l’iniziativa citata nell’articolo come qualcosa di positivo, e per due motivi principali:
    1) Un appello firmato da 300 scienziati che contraddice la narrativa dominante ha l’indubbio merito di gettare una luce diversa sulla supposta inesistenza di dibattito scientifico, sulla scemenza assoluta della “scienza climatica settled” fatta propria persino da spericolate encicliche papali, nonche’ capi di stato vari ed eventuali.
    2) Se l’altra parte va in guerra con obici, cannoni e batterie missilistiche, difficilmente avrai chances scendendo in campo con un fioretto, per quanto luccicante: la prima granata ti fara’ a pezzi.
    Fermo restando che la tua posizione e’ quella intellettualmente ed eticamente corretta, penso che iniziative speculari nei toni, ma di segno opposto al pensiero dominante, possano avere l’effetto di fare arrivare certi messaggi laddove non si vuole che arrivino, ovvero all’opinione pubblica indottrinata da decenni di balle climatistiche. Che poi il messaggio non venga fatto arrivare comunque dal fuoco di sbarramento dei media mainstream, questo e’ purtroppo un altro discorso…

    Post a Reply
  8. Certamente, ad oggi, non e` chiaro se le”regulations” adottate o da adottarsi dai vari paesi a seguito degli accordi di Parigi siano necessarie. Questo perché` (cito Judith Curry), i varI GCM sulle cui prospezioni sono basate le decisioni di Parigi risultano “unfit for the purpose”. Basta questo per bloccare tutto e iniziare un serio dibattito scientifico. Tutto quanto si può` fare per fermare la locomotiva trainata dal pensiero unico sul CAGW sia benvenuto.

    Post a Reply

Submit a Comment

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Translate »