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Letture domenicali

Due paper interessanti, uno datato ma “sempreverde” perché inerente le teleconnessioni tra il Vortice Polare Stratosferico e le dinamiche delle stagioni invernali in area Euro-Atlantica, l’altro molto più recente e d’attualità, che esplora il contributo delle oscillazioni oceaniche di medio-lungo periodo al trend dell’estensione del ghiaccio marino nell’Artico.

Il primo.

The North Atlantic variability structure, storm tracks, and precipitation depending on the polar vortex strength

Questo articolo del 2004, liberamente accessibile (pdf), individua un’interessante differenza del tipo di tempo che si manifesta nella stagione invernale in relazione alla “solidità” del Vortice Polare Stratosferico, ovvero all’intensità della componente zonale del flusso nella media ed alta troposfera, che regola i flussi di calore diretti verso le alte latitudini e la capacità delle ondulazioni anticicloniche di propagarsi verso il polo. La differenza si esplica nella distribuzione del campo di massa in area atlantica, quindi nella posizione della stormtrack, cioè nel percorso che seguono le perturbazioni. In pratica, attraverso l’analisi delle dinamiche del Vortice Polare, si identifica una NAO (North Atlantic Oscillation) in quota, laddove per definizione l’indice NAO – la differenza di pressione atmosferica tra le Azzorre e l’Islanda – si calcola invece nei bassi strati.

Il secondo.

Contribution of sea-ice loss to Arctic amplification is regulated by Pacific Ocean decadal variability

Questo articolo, ahimè paywalled, entra nel territorio minato dei feedback, ovvero di quei processi che si innescano nel sistema climatico e che sono in grado di amplificare e mitigare gli effetti di ciò che li ha innescati. In particolare, con riferimento all’estensione del ghiaccio marino artico ed all’amplificazione artica, ovvero al riscaldamento delle alte latitudini più che doppio rispetto a quanto accade alle latitudini medie, gli autori individuano un ruolo significativo per le dinamiche del ghiaccio marino nel segno della PDO (Pacific Decadal Oscillation). Dato un trend di lungo periodo che comunque vede una progressiva diminuzione dell’estensione del ghiaccio, il segno della PDO positivo (negativo) incide facendo aumentare (diminuire) la perdita di massa glaciale. Secondo gli autori, dati per stabili tutti gli altri fattori che concorrono a regolarne l’estensione, in vista di un prossimo passaggio della PDO verso il territorio negativo, sarebbe lecito attendersi un rallentamento del rateo di diminuzione del ghiacci artici. Se questo fosse vero avrebbe due postulati aggiuntivi: 1) si confermerebbe l’inconsistenza delle previsioni di prossima scomparsa dei ghiacci artici durante la stagione estiva e, 2) la “quota” di perdita di massa glaciale da imputare al segno positivo della PDO delle decadi recenti ridimensionerebbe non poco quelle che sono state descritte come dirette conseguenze del riscaldamento.

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Published inAttualità

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