Libero clima in libera Natura

Chiedo venia per il titolo di questo post, ma è appena il 3 maggio e a Piazza San Giovanni ci sono ancora le tracce del concertone, quindi uno slogan un po’ retrò ci stava tutto. Del resto il clima è retrò per definizione, specialmente se ci si aggiunge il suffisso “paleo” e si parla di Olocene, l’era climatica che ci accompagna dalla fine dell’ultima glaciazione. E poi lo stesso autore del post pubblicato da Judith Curry di cui parliamo oggi parla di “Nature Unbound”, Natura sciolta, slegata, libera…insomma, alquanto incline ad andare per i fatti suoi.

Lo so che a qualcuno sarà già venuto in mente che oggi non siamo più nell’Olocene, quanto piuttosto nell’Antropocene, l’era dominata dall’uomo, ma sulla inconsitenza di tale affermazione ci siamo già espressi più volte e non mi sembra il caso di tornarci su.

Parliamo piuttosto della variabilità climatica di questo periodo decisamente benigno, l’Olocene, in cui le oscillazioni dei parametri a cui oggi dovremmo guardare con i sudori freddi, sono state molto più ampie di quel che si possa pensare, a riprova del fatto che prima di giudicare “anomalo” un avvenimento, si dovrebbero quanto meno conoscere i confini di quella anomalia.

E’ un post in due parti, la prossima uscirà tra qualche giorno, a loro volta costituenti il terzo capitolo di una serie di scritti di paleoclima. In una parola, tra una cosa e l’altra vi conviene mettervi comodi.

Prima di rimandarvi al link – non penserete mica che stia qui a ripeterel’intera faccenda vero? – mi preme sottolineare due tra le cose che più hanno catturato la mia attenzione.

Innanzi tutto la disarmante assenza di “coerenza” nella relazione CO2-Temperatura del pianeta anche di fronte a variazioni percentuali dell’anidride carbonica piuttosto significative, naturalmente fatte le dovute proporzioni rispetto all’attualità. Coerenza che invece è palese con la forzante astronomica, a riprova del fatto che chi comanda è la fonte primaria di energia del sistema, il Sole.

E poi, sempre in relazione al forcing astronomico, la sorprendente catena degli eventi che in risposta alla variazione dell’obliquità dell’asse terrestre, ha portato alla conclusione del periodo umido africano, con le conseguenze che conosciamo in termini di evoluzione delle società moderne.

Giusto per stuzzicare ulteriormente la vostra curiosità, vi riporto punto per punto le conclusioni di quello che penso sia un lavoro davvero interessante ed esaustivo:

Conclusioni

  1. L’Olocene è un periodo di 11,700 anni caratterizzato da un intenso riscaldamento della durata di circa 2,000 anni e un raffreddamento in progressiva accelerazione per gli ultimi 6,000 anni, in risposta alle variazioni dell’obliquità dell’asse terrestre.
  2. Le oscillazioni dei gas serra non possono spiegare i cambiamenti climatici dell’Olocene e, infatti, le loro concentrazioni viaggiano con trend opposti a quello delle temperature per gran parte dell’Olocene.
  3. I modelli climatici vanno davvero male quando si tenta di riprodurre l’evoluzione climatica dell’Olocene. Questo probabilmente è dovuto all’eccessiva sensibilità alle variazioni dei gas serra ed alla ridotta sensibilità alla variabilità solare.
  4.  L’Ottimo Climatico Olocenico è stato un periodo più umido, più caldo di 1-2°C della Piccola Età Glaciale, durante il quale i ghiacciai hanno raggunto la loro minima estensione a livello globale.
  5. La Transizione del Medio Olocene, causata da variazioni orbitali, ha portato un completo cambiamento delle modalità climatiche, con una diminuzione della forzante seolare e un aumento in quella oceanica, spostando l’equatore climatico e terminando il Periodo Umido Africano, aumentando allo stesso tempo l’attività dell’ENSO.

Il post è qui; come già detto, mettetevi comodi, vi soprenderà: Nature Unbound III: Holocene climate variability (Part A)

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Author: Guido Guidi

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3 Comments

  1. Ma io dico: di che diavolo stiamo parlando?
    Nel momento in cui ho dei dati che mi dicono chiaramente che l’andamento della CO2 e quello della temperatura sono slegati, con che faccia mi si viene a dire il contrario?
    Non si può andare da Greenpeace o qualsiasi altra sigla allarmista, fargli vedere questi dati, e chiedere semplicemente spiegazioni? Insomma, non potranno negare in eterno,
    Le cose sono due: o i dati sono sbagliati, o nessuno ha mai fatto le domande giuste alle persone giuste nei luoghi giusti.

    Post a Reply
    • Caro Stefano, l’AGW è una fede incrollabile e non riuscirai mai a convincere, neanche con dati alla mano, i “salvamondo” come li chiama il Colonnello GG.

    • Nel nostro piccolo ce le stiamo facendo certe domande, ma per le “alte sfere” è conveniente non diffondere certe domande, altrimenti i consumatori e il consumismo si dirotta verso altri consumi in cui business e guadagni sono assenti.

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