Talanoa

E’ la parola d’ordine della COP23 ed è un termine della lingua delle Isole Fiji che presiedono la Conferenza delle Parti di Bonn. Sembra strano che la prima COP presieduta da uno stato insulare, si svolga nel cuore dell’Europa. Si è trattato, però, di una scelta organizzativa dettata da ragioni logistiche: sarebbe stato troppo difficile, forse, ospitare le decine di migliaia di partecipanti alla Conferenza nell’arcipelago del Pacifico.

La parola Talanoa tradotta in italiano, suona grossomodo “parlare con il cuore”. Il premier delle Isole Fiji che presiede la Conferenza di Bonn, durante i lavori di apertura dell’assise ha chiarito che lo scopo principale della COP23 è quello di far decollare il “Dialogo di Talanoa”, ovvero creare un clima di collaborazione, serenità e fiducia tra le parti. Il Dialogo di Talanoa dovrà svilupparsi nel corso del 2018 in modo da pervenire all’appuntamento della COP24 in un clima di rilassatezza e fiducia reciproca, in grado di facilitare il compito dei delegati che dovranno prendere le dolorose decisioni che in quella sede saranno ineluttabili: il prossimo anno non ci si potrà più cincischiare, o si agisce o si chiude tutto il carrozzone. A qualcuno potrebbe sembrare che il vostro cronista sia reduce da qualche allucinazione, ma ciò è quanto sta succedendo a Bonn ed è scritto nero su bianco in un documento ufficiale dell’UNFCCC (vedere per credere al link citato). E’ l’essenza, cioè, di quel dialogo facilitativo di cui parlavo nel post di ieri.Nella seconda giornata della COP23 non è successo praticamente nulla. Dopo la prima giornata in cui i vari conferenzieri si sono riuniti nella plenaria inaugurale, intrattenendosi in varie occasioni ludiche, tra cui anche una mini-corsa ciclistica per dimostrare che anche i leader sono “ecosostenibili” e che giungono all’appuntamento della COP in bicicletta, la seconda giornata è trascorsa in una serie di riunioni interlocutorie in cui sono state definite le agende e gli ordini del giorno della COP e delle assise collaterali. In qualche caso si sono svolti degli incontri informali, ma tutto è andato avanti nella massima calma e rilassatezza.

Tra gli osservatori tiene banco un argomento scottante: come si comporterà la delegazione USA alla Conferenza?

Come si sa, l’Amministrazione Trump ha denunciato l’Accordo di Parigi che era stato sottoscritto e ratificato (anche se su questo ci sono dei dubbi) dall’Amministrazione Obama. La procedura di disimpegno non è, però, immediata dovendo sottostare ad una serie di condizioni fissate nell’Accordo stesso. Come tutti sanno l’Accordo non è vincolante per quel che riguarda le emissioni e, in particolare, il rispetto degli impegni volontari (INDCs) e gli impegni finanziari, ma obbliga i Paesi aderenti ad una serie di procedure per entrare ed uscire dall’accordo stesso. In particolare è previsto che la durata della procedura di uscita è di circa quattro anni ed in questi quattro anni il Paese è a tutti gli effetti una Parte dell’Accordo con tutti i diritti e tutti i doveri delle altre Parti. Uno dei diritti-doveri delle Parti è quello di partecipare alle COP. In questa veste a Bonn è presente, quindi, anche la delegazione statunitense che, ironia della sorte, è guidata dallo stesso capo-delegazione che guidò la rappresentanza USA alla COP21. Considerando che in quell’occasione gli USA furono uno dei maggiori fautori dell’accordo anche se fecero di tutto per mantenersi le mani libere, è ovvio che tutti sono curiosi di vedere come si comporteranno i delegati del presidente Trump.

La speranza delle ONG, delle associazioni ambientaliste e caritatevoli presenti a Bonn è che la delegazione USA non si metta di traverso sulla strada dei lavori e non faccia deragliare il convoglio. Quando il presidente Trump nel suo discorso al Palazzo di Vetro dell’ONU ribadì la sua volontà di abbandonare l’Accordo di Parigi, fu applaudito anche dai rappresentanti di altri Paesi. Il timore di molti dei partecipanti alla COP è che gli USA possano diventare un punto di riferimento per i rappresentanti di altri Paesi piuttosto recalcitranti e far fallire la Conferenza. La speranza è che i delegati americani lascino fare anche alla luce del recente rapporto della NOAA che ha ribadito le responsabilità umane circa i cambiamenti climatici.

A mio modesto parere è molto difficile che la delegazione USA agisca in completa autonomia e non tenga conto delle indicazioni del presidente Trump e del Segretario di Stato Tillerson: tutelare prima di tutto gli interessi americani. Se ciò dovesse accadere e credo che accadrà, al di là dell’atteggiamento costruttivo che la delegazione statunitense ostenta, probabilmente ne vedremo delle belle.

A chiusura di questo post mi è parso opportuno condividere con i lettori di CM la notizia che la Siria ha deciso di sottoscrivere l’Accordo di Parigi nel corso della COP23 seguendo l’esempio del Nicaragua (che lo ha sottoscritto il mese scorso): a questo punto gli Stati Uniti d’America restano l’unico Paese al mondo che ha deciso di sfilarsi dall’Accordo. Onestamente fa una certa impressione.

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Author: Donato Barone

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14 Comments

  1. creare un clima di collaborazione, serenità e fiducia tra le parti

    C’è anche Veltroni?

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    • Intervento precedente che da solo vale anni di lettura di questo superbo sito.
      Complimenti e grazie.

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  2. Gli USA restano l’unico Paese che ha deciso di sfilarsi dall’Accordo, ma altri hanno applaudito al Palazzo di Vetro. Chi sono questi altri?

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    • D’autres sont moins optimistes, comme le ministre costaricain Edgar Gutierrez Espeleta, président de l’Assemblée des Nations unies pour l’environnement, pour qui «la dynamique s’essouffle»: «Washington dit que (l’accord de Paris) n’est +pas juste+ pour les Etats-Unis. Or je me souviens, quand le président Trump l’a dit à New York à l’Assemblée générale (de l’ONU), d’autres pays ont applaudi. Alors on verra».
      fonte: http://www.liberation.fr/futurs/2017/11/03/climat-apres-le-retrait-americain-une-cop23-plus-politique-que-prevu_1607565
      .
      Gianni, non so risponderti in quanto la mia fonte non lo specifica, ma essendo essa piuttosto autorevole, presumo che sia anche attendibile. Ho anche ascoltato il discorso di Trump: si sentono gli applausi, ma non si riesce a distinguere da quali banchi provengano.
      Ciao, Donato.

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      • Grazie per queste informazioni e per la fonte.

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  3. >> mini-corsa ciclistica per dimostrare che anche i leader sono “ecosostenibili” e che giungono all’appuntamento della COP in bicicletta
    Domanda: c’era anche il Visconte Cobram sulla berlina nera col megafono ad arringare i ciclisti?

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    • E per la prossima COP, tutti a Pinerolo!

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      • A PINEROLOOOOOO!!! 😀

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    • me l’avessero detto prima, e mi avessero specificato l’esatto percorso c he hanno fatto dalle isole Fiji per arrivare in bicicletta a Bonn, mi sarei fatto trovare sul percorso, per applaudirli e incitarli. Ma nei tratti di mare avrei avuto qualche problema. Ho fatto nuoto, e quindi galleggio ancora, ma a 70 anni più di 5 km non so se me la sentirei di farli, squali consentendo.
      😀

      Certamente i delegati da tutto il mondo sono arrivati in bicicletta, consumando pasti economici, frugali e dietetici, e pernottando in tenda portatile (piccola per poter essere trasportata in bicicletta)

      ps
      abbandonando il tono goliardico, ricorderei con tristezza il povero delegato che morì per voler arrivare in bicicletta ad una COP di tanti anni fa. Ricordate ?

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      • Guido, al massimo avresti potuto farti trovare sul percorso tra l’albergo di Bonn e la sede della Cop: non credo che abbiano fatto un metro in più! 🙂 Ciao, Donato.

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  4. Scusatemi, ma io questa faccenda delle Fiji sommerse dall’oceano che si alza a causa del global warming generato dalla CO2 assassina non e’ che mi vada tanto giu’.
    Se uno cerca un po’ in giro, DATI non modelli, trova che Fiji e altre comunita’ delle isole del pacifico hanno ben altri problemi. Erosione delle coste (causate in gran parte da El Nino), impatto di un turismo sempre piu’ invasivo, aumento della popolazione.
    Le misure di livello del mare sul sito NOAA sono queste:

    https://tidesandcurrents.noaa.gov/sltrends/sltrends_global_station.htm?stnid=742-012

    e si vede ad occhio che ci sono parecchi fenomeni in corso, con periodi di salita rapida seguiti da discesa del livello… come lo spiegano questo?

    Quest’altro documento, spiega come la subsidenza sia stata gia’ in precedenza un problema da quelle parti… non certo una novita’ dei tempi moderni.

    Ovviamente a Bonn la coreografia con i musicisti fijani che battono i tamburi come da loro tradizione fa tanto trendy… aiutiamoli, stanno andando sott’acqua a causa della CO2… direte che sono un po’ cinico?… possibile… ma sono le balle e esagerazioni quotidiane su questo argomento che mi hanno trasformato, non ero certo cosi’ 10 anni fa.

    Saluti.

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    • Roberto, io concordo con te anche se il discorso è molto complesso. Mi sono occupato in passato di problematiche legate agli atolli corallini del pacifico a proposito di Kiribati ( http://www.climatemonitor.it/?p=38311 ). In questo caso appariva chiaro che il problema degli stati insulari aveva molto poco a che fare con l’innalzamento del livello del mare, ma era legato alla fragilità intrinseca del sistema: queste isole sono destinate a modificarsi profondamente nel corso del tempo, a scomparire ed a riformarsi altrove. Ogni opera di adattamento è inutile o, addirittura, peggiorativa della situazione. La storia delle isole che affondano è in molti casi una montatura di stampa per avvalorare la tesi del disfacimento climatico e tutto ciò che ruota intorno al problema ed un modo come un altro di attrarre fondi.
      Ovviamente gli abitanti di queste isole meritano tutta la nostra solidarietà ed il nostro rispetto, ma il clima che cambia c’entra molto poco con le loro vicissitudini. Non si tratta di cinismo, ma di sano realismo.
      Ciao, Donato.

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