Il #Climatechange è come il Sale, ce n’è di tutti i tipi e lo metti ovunque

Prima di proseguire nella lettura di questo post occorre mettersi nel giusto stato d’animo. Quindi assicuratevi che l’audio del vostro PC o device mobile sia attivo e fate click su play qui sotto.

Fatto? Bene, benvenuti nel fantastico circo del #Climatechange.

Come il nostro amico Donato Barone sta documentando più o meno quotidianamente, sforzandosi anche di mantenere un tono serio, è in corso a Bonn la 23ma Conferenza delle Parti della United Nation Framework Convention on Climate Change, meglio noti rispettivamente come COP23 e UNFCCC.

Si discute di clima? Neanche per idea, si discute di come salvare il mondo dal clima, eventualmente provvedendo, come ebbe a dire tal Oppenhaimer, alto funzionario ONU al vertice dell’IPCC, alla redistribuzione del reddito globale.

Tralasciando il fatto che non si capisce bene da dove venga il mandato, la materia con cui le migliaia di delegati, politici, eminenti rappresentanti della società civile, ONG, governi e associazioni varie si devono confrontare è ostica e complessa. Sono necessari quindi, oltre alle affollatissime sessioni plenarie, innumerevoli “side event“, in pratica quel genere di cose che consentono a tutti, prima o poi, di sentirsi protagonisti in un contesto altrimenti troppo dispersivo e inconcludente. All’apertura della conferenza, per esempio, c’è stato tempo per una simblica pedalata molto eco-sostenibile, ma non mancano le marce, il merchandising, le assisi etc etc…

In ognuno di questi eventi si discutono e affrontano gli argomenti più disparati, purché però ci sia un ingrediente comune, il clima che cambia, che come il sale condisce ogni ricetta salvifica che si rispetti.

Il climate change iodato va bene per tutto. Per la caduta dei capelli, per la dimensione delle pecore, per la dieta se volete restare sul leggero, ma naturalmente condisce anche piatti più prelibati come l’energia, la produzione di cibo, le attività industriali etc etc.

Bene, in tutto questo, poteva mancare l’eguaglianza di genere? ma certamente no, infatti, domani alle 11:30, ecco il side event dedicato all’argomento. Con tanto di Tweet e poster:

Vi state chiedendo che c’entra? Bé, pure io. Però ho trovato una spiegazione ufficiale. Siccome tra i poveri del mondo ci sono molte donne, visto che il clima che cambia e cambia male genererà più poveri, è sostanziale, anzi, imperativo (sic!) che in ogni processo decisionale che si attiva per combattere la fine del mondo al forno, siano fatte analisi di genere e ascoltati esperti di genere.

Uhm… un’occhiata all’immagine qui sotto (fonte):

Curiosamente, al fatto che i poveri nel mondo stiano costantemente diminuendo proprio mentre il clima cambia in peggio (!?) non sono dedicati side event.

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Author: Guido Guidi

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2 Comments

  1. Climate change, no-border, globalismo in tutte le sue forme (e in particolare nella sua declinazione liberal) gender, guerre “democratiche”, rivoluzioni colorate, fanno tutte parte dello stesso armamentario ideologico.
    Penso che sia inevitabile che le cop si siano trasformate in una celebrazione itinerante del globalismo in tutte le sue forme, e la sede di bonn per celebrare l’illuminata presidenza liberal germanica in contrapposizione alla barbarica presidenza americana va proprio in soccorso della narrativa globalista di questo disgraziato periodo storico.
    Casomai qualcuno non se ne fosse ancora accorto, è solo pura e semplice politica.

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  2. “Come il nostro amico Donato Barone sta documentando più o meno quotidianamente, …”
    .
    Meglio sarebbe dire sta tentando di documentare quotidianamente….! 🙂
    Sono due giorni (sabato e domenica) che non scrivo nulla, eccezion fatta per questo commento, perché non c’è proprio nulla da scrivere, ma proprio nulla. Solo due o tre bozze di risoluzione di qualche organo sussidiario che differiscono poco o nulla da quelle dei giorni scorsi. Una noia mortale: forse i delegati hanno deciso di concedersi un weekend di riposo! 🙂
    Scriveva Yvo de Boer, segretario generale dell’UNFCCC fino all’avvento di C. Figueres che i delegati delle COP e degli eventi climatici in genere, tendono a prendersi tutto il tempo che gli si concede: se gli dai sei giorni, decidono il sesto giorno; se gli dai quindici giorni, decidono il quindicesimo giorno. Si vede che venerdì 17 saremo sommersi di notizie. 🙂
    Questa è la terza COP che seguo, ma non ricordo un periodo così avaro di eventi e di notizie a metà della conferenza. Per domani è previsto un evento della delegazione USA che, credo, farà piuttosto rumore. Speriamo bene! 🙂
    Ciao, Donato.

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