Chi siamo, da dove veniamo ma, soprattutto, che clima facciamo?

Quanti tra quelli che leggono si ricordano le massime di Catalano? Erano una delle cose più spassose della trasmissione “Quelli della notte” di Renzo Arbore. Nonostante siano passati più di 30 anni, l’arte di dire cose scontate e farle passare per grandi verità è più che mai attuale. Trova ospitalità persino nelle riviste scientifiche.

Ecco qua, da Nature Climate Change:

Linking models of human behaviour and climate alters projected climate change

Che, nell’interpretazione di Science Daily diventa: Curbing Climate Change (dove curbing sta per frenare, contenere…).

Dunque sembra che se nelle proiezioni climatiche non si tenga conto di come reagisce la gente ad una “adeguata” comunicazione della percezione del rischio. Applicando un apposito modello che dovrebbe simulare le nostre reazioni in relazione a come ci viene spiegato quello che succede, ci sarebbero molte più possibilità di successo nel contenere le emissioni.

Ergo, non bastano gli elementi di incertezza di un livello di conoscenza delle dinamiche climatiche nel lungo termine, non basta il buio più assoluto su quelli che potranno essere gli scenari delle emissioni del futuro, ora, aggiungendo anche un po’ di sane scienze sociali, la rappresentazione del mondo virtuale del futuro verrà anche meglio.

Ecco spiegato perché i grandi comunicatori si stanno dannando l’anima in questi giorni per spiegare a tutti quelli che popolano gli Stati Uniti centro-orientali che questo inverno così come nella maggior pare di quelli più recenti, da quelle parti si crepa di freddo perché il mondo è più caldo; nella fattispecie, l’Artico è più caldo. Infatti adesso ha una temperatura media di 26°C sotto zero… Mi è capitato anche di leggere su Twitter in questi giorni che tale “calore” riverserebbe grandi quantità di energia fredda verso le medie latitudini… Energia fredda, chiaro no?

Comunque, è abbastanza lapalissiano che se sottoposti ad adeguata comunicazione del rischio, reale o presunto che sia, diventeremmo tutti più bravi e, soprattutto, molto più disposti a fare sacrifici. Questo, oltre che a farci camminare per mano verso la salvezza del pianeta, restituirebbe anche previsioni climatiche migliori.

Quindi, che aspettate?

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Author: Guido Guidi

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11 Comments

  1. Tra le domande fondamentali, la più importante è proprio “chi paga la pizza”. Da quelle parti se ne sono accorti tempo fa e ce la stanno facendo pagare cara.

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    • un pessimo articoletto (in linea con la qualità media di Focus) di uno dei più accaniti miliziani fanatici del clima cattivo che cambia male (d’altronde lavora in una casa editrice, la Mondadori), dove mette insieme cose di cui sa poco sbagliandone alcune anche tra le più basilari (“…il cambiamento climatico globale è invece una teoria (scientifica)…” )….

  2. Grazie Massimo, non avendo, come specificato, alcuna competenza scientifica, il mio intervento era solo per avere un “chiarimento” relativo a tale discussa o abusata tematica mediatica rivolgendomi ad esperti in materia. Osservando il cumulato artico-antartico mi veniva difficile imputarlo esclusivamente al super Nino (ciclico anche lui ) avevo supposto che la serie storica di osservazione fosse troppo “ristretta” per poter trarne conclusioni antropiche, ma altresì il dato artico, seppur della sola estensione, di circa -10% su ultimo decennio e addirittura – 20% su anni ’90 può indurre un qualsiasi profano, come me, ad essere una facile vittima di eventuali strumentalizzazioni mediatiche di cui non ne comprendo motivazioni e finalità. Saluti

    Immagine allegata

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    • Caro Andrea, sul fatto che i ghiacci artici siano in diminuzione con riferimento alla serie storica satellitare non ci sono dubbi e non possono essercene: i grafici parlano chiaro. Il valore molto basso di quest’anno riflette una performance negativa dell’artico (come detto, siamo al terzultimo posto della serie) a fronte di un valore migliore rispetto allo scorso anno dell’antartico. Sull’Antartide in particolare ci sono diverse interpretazioni che chiamano in causa il Nino e i cambiamenti di circolazione associati, per via del tracollo dell’estensione in un periodo di tempo molto ristretto che ha fatto seguito ad annate di estensioni record. Per l’Artico l’estensione dei ghiacci e il volume sono strettamente correlati alle condizioni meteorologiche e alla circolazione (in particolare l’oscillazione artica ha un peso significativo). Dicembre e’ stato un mese relativamente caldo sull’Artico, e i ghiacci l’hanno confermato, con particolare riferimento al deficit nell’area di Bering/Pacifico.

      Questo dice la cronaca. Sul lungo termine si puo’ dire tutto e il suo contrario. Legittimo attendersi ulteriori riduzioni in futuro alla luce del trend in atto, cosi’ come non sorprenderebbe una stabilizzazione sui livelli attuali. Ben poco si sa di cosa e’ successo in passato, ovvero se ci sia stato piu’ o meno ghiaccio nell’era in cui non c’erano i satelliti. Facile immaginare che in corrispondenza della PEG ce ne fosse di piu’, e prima? Tocca affidarsi a studi di sedimenti, analisi degli anelli di accrescimento degli alberi etc. Scienza non propriamente esatta. Nel frattempo gli orsi stanno benone, ammesso che l’orso sia cartina al tornasole universale dell’evoluzione dei ghiacci artici, cosa di cui e’ comunque lecito dubitare.

      Possiamo solo osservare e prendere appunti, e studiare, che troppo poco si sa del passato per poter pretendere di prevedere con esattezza il futuro.

  3. Io invece Sig.Guido Guidi vorrei sapere per quale motivo si reputino esenti da errori qualunque misura fatta oggi rispetto a ieri…. mica che sarà tutto legato all’immagine postata sopra? enjoy

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  4. Guido, io nel mio ho deciso di cominciare oggi comprando del carbone vegetale per contenere le flatulenze. Penso di distribuirlo alla mensa aziendale per esaltare l’effetto e innescare un ciclo virtuoso come auspicato da Nature.
    Magari potrei anche organizzare una colletta per comprare piu’ carbone vegetale e distribuirlo anche ai bovini: un crowd-funding. Potremmo chiamarlo (no)fart-funding.

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  5. Immagine

    Immagine allegata

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  6. Salve Sig. Guido Guidi, specifico che sono un semplice meteo appassionato e di non essere in possesso di alcuna competenza scientifiche. Per tale motivo, vorrei chiederle quali siano le motivazioni , le più plausibili, riguardo due aspetti. La forte riduzione dell’estensione delle due calotte polari, siamo in entrambe con minimi record da quando sono in atto le osservazioni satellitari, ultimo allegato agenzia jaxa avremmo perso, in artico, 1 milione di km2 dalla sola media anni ‘2000 quasi il 10% in un spettro così ridotto. Si tratta di osservazioni con lasso temporale troppo limitato per avere una media attendibile ? sono normalissime, seppur significanti, oscillazioni climatiche ? Contestualmente a tale dato come giustifica la crescita del SAI nei soli mesi autunnali e il successivo crollo sempre comparato con decadi precedenti ? Quest’ultimo sembrerebbe essere in linea con “nevica di più perchè fa più caldo”. La ringrazio un caro saluto.

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    • Andrea, mi intrometto nella conversazione solo per darti qualche input:
      – Le statistiche sull’estensione dei ghiacci artici al minimo mostrano una stabilizzazione sui livelli degli ultimi 10 anni.
      – L’estensione dei ghiacci e’ una metrica non ottimale per misurarne la “salute”. Molto meglio i volumi
      – I volumi attuali sono al terzultimo posto (meglio di 2016 e 2012) e in sostanziale pareggio statistico con 2010-2011 (PIOMAS)
      – La situazione attuale risente del ritardato congelamento di mari periferici (in particolare Pacifico e Kara) che non contribuiscono al minimo estivo in quanto soggetti a scioglimento prematuro
      – La serie storica di dati satellitari ha solo 40 anni, si tratta quindi di una serie estremamente giovane, troppo giovane per fare statistica
      – La presenza di un lobo del vortice polare in prossimita’ degli States e’ in generale deleteria per l’estensione dei ghiacci in quanto dirotta aria polare prevalentemente su terraferma o su bacini gia’ congelati da tempo (Baia di Hudson)
      – In generale il ghiaccio e’ poco rispetto alla media degli ultimi 40 anni, ma la spirale “di morte” legata a ipotetiche e fantasiose emissioni catastrofiche di metano non c’e’ stata nei termini previsti dai catastrofisti.
      – L’Antartide a differenza dell’Artico ha visto estensioni di ghiaccio marino notevolmente superiori alla media, infrangendo numerosi record di estensione fino all’ultimo episodio di El Nino. Attualmente siamo rientrati nella deviazione standard e va molto meglio rispetto all’anno scorso, per il poco valore che puo’ avere il minimo antartico, per sua stessa natura comunque prossimo allo zero.

      PS: qui trovi l’ultimo update di CM http://www.climatemonitor.it/?p=45936

    • Oppure semplicemente la salinità media delle acque polari è aumentata abbassandone così la temperatura di congelamento.

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