Ghiacci artici: minimo 2017

La melting season si è appena conclusa sull’Artico con il raggiungimento del minimo di estensione nella seconda settimana di Settembre, ed è quindi tempo di bilanci. Andiamo quindi subito al sodo con una carrellata di dati più significativi.

  • Secondo JAXA, l’Agenzia Aerospaziale Giapponese, il minimo di estensione è stato raggiunto in data 9 Settembre: 4,47 milioni di chilometri quadrati. Si tratta della sesta estensione più bassa da quando si misurano i dati in modo sistematico via satellite, ovvero dal 1979.
  • Secondo NSIDC (NASA) il minimo è stato raggiunto in data 13 Settembre: 4,64 milioni di kmq, ottava minima estensione.

Diciamo subito che gli ultimi anni sono stati caratterizzati da valori molto vicini in quanto a minimo di estensione estiva, per cui non deve stupire che una differenza di soli 170,000 kmq si associ ad un ottavo posto piuttosto che ad un sesto. Il grafico in Fig.1 (fonte: ASIF) mostra molto bene la tendenza recente ad una stabilizzazione del minimo di estensione estiva, e il sostanziale pareggio statistico tra gli anni 2008, 2010, 2011, 2015 e 2017. Si nota altresí come il minimo assoluto del 2012 si presenti come un evento isolato nella serie di minimi degli ultimi 10 anni.

Fig. 1. Serie recente dei minimi di estensione estiva (JAXA).

  • Come si evince dalla Fig. 2 (Fonte: Polarportal) in prossimità del minimo i ghiacci si estendono in modo piuttosto uniforme presentando spessori diffusamente superiori al metro e mezzo. Si nota anche (cerchi in rosso) la presenza di ghiaccio a mantenere chiusi i passaggi a Nordovest e il corridoio piuttosto stretto che permette il transito attraverso i passaggi a Nordest.

Fig.2. Estensione e spessore dei ghiacci artici in prossimità del minimo stagionale.

  • Come sottolinea anche NSIDC, persino il passaggio di Amundsen, il più meridionale tra tutti quelli a Nordovest, in prossimità del minimo di estensione mostra una concentrazione di ghiaccio che arriva a raggiungere il 50%, al punto da costringere le navi in transito all’assistenza dei rompighiaccio. Un fatto in decisa controtendenza rispetto agli ultimi anni, eredità di un inverno assolutamente rigido per l’Arcipelago Canadese, come più volte ribadito nei mesi scorsi nella rubrica di previsioni di questo Blog.
  • Quanto ai passaggi a Nordovest più settentrionali, si fa apprezzare una presenza massiccia, compatta ed estremamente spessa di ghiacci pluriennali, con spessori diffusamente superiori ai 3 metri.
  • Vale la pena notare anche la ristrettezza del passaggio a Nordest (che va richiudendosi rapidamente in questi giorni), e la presenza tardiva di ghiaccio tra la penisola del Taimyr e l’arcipelago della Severnaya Zemlya, a conferma della stupidità e dell’insensatezza assoluta della recente narrativa sulle navi (rompighiaccio) in transito lungo la rotta settentrionale russa.
  • Le temperature sull’Artico si sono mantenute lievemente al di sotto della media per gran parte dell’estate, contribuendo al vistoso rallentamento del processo di fusione. Attualmente sono in rapida diminuzione come da norma stagionale, sebbene si mantengano su livelli superiori alla norma a causa di una estensione dei ghiacci che è comunque significativamente inferiore a quella relativa alla media di riferimento (Fonte: DMI).

Fig. 3. Temperatura media a nord dell’80° parallelo.

  • La Groenlandia ha accumulato una quantità record di ghiaccio e neve nell’ultimo anno: circa 550 gigatonnellate, gettando nello sconforto il mainstream catastrofista, costretto a cercare spiegazioni fantasiose del tipo: “le perturbazioni si sono spinte troppo a nord e quindi è nevicato troppo”. Fatto sta, non solo la Groenlandia continua ad accumulare ghiaccio e neve in quantità, ma la fusione si è arrestata precocemente rispetto alla media, tant’è che il solo mese di Agosto ha portato in dote ben 50 gigatonnellate di accumulo ulteriore: un dato impressionante (Fig.4).

Fig. 4. Accumulo di neve e ghiaccio – Bilancio di Massa di Superficie. Fonte: DMI

 

  • Il volume totale dei ghiacci artici si mantiene su livelli bassi, per quanto in spettacolare recupero rispetto ad alcuni mesi fa, quando si era stabilito un record negativo di volume primaverile. A seguito di una estate fresca e nuvolosa l’anomalia volumetrica si è ridotta e il 2017 si chiude con un volume minimo comunque superiore rispetto a 2011, 2012 e 2016 e in pareggio statistico con il 2010 (Figs 5,6; Fonte: PIOMAS).

Fig. 5. Evoluzione del volume dei ghiacci artici nella stima di PIOMAS.

 

Fig. 6. Evoluzione dell’anomalia volumetrica secondo PIOMAS.

Commento generale

Apertasi sotto i peggiori auspici per i livelli record negativi di estensione e volume stabiliti in inverno, la stagione di fusione dei ghiacci artici 2017 si è rivelata ricca di colpi di scena. Una estate fresca e nuvolosa, nevicate primaverili molto generose (probabilmente sottostimate dagli stessi satelliti) e la mancanza di adeguato pre-condizionamento dei ghiacci artici (alias, la ritardata formazione delle “pozze di fusione” che determinano il momentum del melting rate) hanno sorpreso chi si aspettava una replica del 2012, ivi incluse le “navi dei cretini” (cit.) partite per conquistare il Polo Nord in surplasse e tornate in porto inseguite da ghiacci troppo spessi e da orsi troppo… in salute.

L’Artico, nella sua sostanziale imprevedibilità, si conferma una cartina al tornasole del livello assolutamente infimo di certa “climatologia mainstream” e dei suoi imbarazzanti megafoni mediatici. Le previsioni sullo scioglimento totale dei ghiacci si susseguono infatti da diversi lustri, puntualmente fallite e con vittime “illustri” del calibro di Al Gore o di Wadhams, il profeta che predica l’imminenza dello scioglimento dell’Artico ad opera di un presunto feedback positivo legato ad emissioni catastrofiche di metano. Emissioni (e feedback) che fino a prova contraria sono solo nella sua testa (e in una serie infinita di articoli-fotocopia pubblicati con cadenza regolare dal Guardian e dai suoi “fratelli”).

Benedetti feedback

Ben inteso, il trend di estensione e volumi di ghiaccio degli ultimi 40 anni è chiaramente negativo. Ma di quello che è successo prima, di quei 40 anni, si sa ben poco. E si sospetta che in un passato non troppo remoto l’Artico abbia conosciuto estensioni di ghiaccio paragonabili a quelle attuali, se non inferiori. Quel che è certo, è che dell’Artico si capisce e si conosce ancora veramente troppo poco. In particolare, la climatologia mainstream più catastrofista ha sottovalutato in modo grossolano l’esistenza di feedback negativi di cui solo ora si comincia a sussurrare, a fronte del fallimento perpetuo dei modelli di simulazione.

Uno su tutti: quando il ghiaccio è poco e più sottile, il raffreddamento della massa d’acqua sottostante (circostante) è più rapido e imponente, perché un ghiaccio spesso, ed esteso, agisce come un isolante termico. Questo meccanismo in apparenza banale spiega molto bene il rimbalzo impressionante seguito al minimo del 2012. E spiega anche il fatto che un inverno estremamente mite come quello scorso è stato comunque sufficiente a “fabbricare” ghiaccio che superasse l’estate successiva. Questo feedback negativo, da solo, potrebbe mettere in crisi la narrativa della “spirale discendente” tanto cara a Gore e ai suoi fratelli e spiegare il trend verso una stabilizzazione dei ghiacci artici sui livelli dell’ultimo decennio.

Basterebbe, ma non lo fa, perché la narrativa catastrofista è più forte della reale volontà di capire come funziona il sistema. E quindi val bene dilapidare miliardi nella ricerca disperata di conferme ad una teoria traballante e a delle simulazioni che non funzionano, piuttosto che investire fondi per studiare, comprendere e spiegare quello che succede lassù. Finché tanti scienziati continueranno ad essere finanziati per dimostrare che moriremo di caldo se non faremo quello che dicono i loro sponsor, è irrealistico aspettarsi che le cose cambino.

E Torquemada continuerà ad averla vinta su Galileo.

Un sassolino

Diversi mesi fa un lettore ha segnalato uno dei tanti attacchi a cui è sottoposto questo Blog. Premetto che il tempo per scrivere è davvero troppo poco, per permettermi il lusso di andare a scoprire cosa dicono in giro di noi, anche perché la cosa non mi interessa affatto (chi cerca applausi si accoda al mainstream, non gli va contro). Ma la curiosità mi ha spinto a leggerlo, quell’attacco. Un attacco volgare, pieno di insinuazioni basse, da parte di una persona che si qualifica come “cacciatrice di bufale” e che come tale gestisce una rubrica su un non meglio precisato sito di “informazione scientifica”. Bene, in quell’articolo questo Blog era attaccato per aver sottolineato, mesi fa, che c’era tanto ghiaccio in corrispondenza dei Passaggi a Nordovest. Veniva criticato per aver citato Delingpole, un “romanziere” di Breitbart, piuttosto che qualche acclamato scienziato del mainstream che non azzecca una previsione nemmeno per sbaglio. E si sosteneva, su queste basi, il falso assoluto: ovvero che CM credesse in una imminente glaciazione.

E sapete qual era la spiegazione del mainstream (NASA compresa) che la “cacciatrice” si premurava di farci conoscere? Che il ghiaccio era lì perché faceva troppo caldo. “Siccome fa caldo, il ghiaccio è sottile, più mobile e quindi si accumula in spessori maggiori”. Bella vero? In fondo è un classico del mainstream: “fa più freddo perché fa più caldo”. E probabilmente i vulcani eruttano ghiaccio ma non ce ne siamo ancora accorti.

La verità è che mentre il mainstream e la cacciatrice in questione lasciavano le impronte delle unghie sugli specchi per spiegare l’inspiegabile (per loro), su questo stesso Blog si erano seguite in tempo reale le ondate di freddo record che avevano interessato l’area questo inverno. E si erano tirate le somme di conseguenza. La differenza tra il mainstream e chi prova a pensare fuori dagli schemi preordinati è tutta qui: le fake news le inventano loro, poi si investono della altissima responsabilità di smascherarle, e con questa attività magari ci sbarcano anche il lunario, a spese del malcapitato lettore.

Il tempo, però, è spesso galantuomo: inverno freddo, più ghiaccio, passaggi chiusi. Con tanti saluti ai produttori di fake news di professione.

 

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Author: Massimo Lupicino

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12 Comments

  1. Due commenti:
    le gomme termiche le monto regolarmente da anni pur vivendo a Pescara, perché danno maggiori garanzie su asfalto freddo e bagnato.
    Inviate il bellissimo contributo di Massimo a Luca Mercalli che sulla mitologia meteo-catastrofica è riuscito a diventare un fenomeno mediatico…
    La nonna di mia moglie avrebbe detto in dialetto ovindolese: “… chettémp, chettémp!”

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  2. Tanto per commentare la variabilita’ della calotta polare, basta ricordare le operazioni dei sommergibili nucleari americani nell’ artico.

    L’ undici Agosto 1958, l’ USS Skate fu il secondo a raggiungere il Polo Nord in immersione, ma non riusci’ ad emergere dato lo spessore del ghiaccio. La cosa gli riusci’ nel Marzo dell’ anno dopo (17/03/59) quando emerse infrangendo la banchisa (evidentemente sottile) al Polo Nord. Successivamente (02/08/62), ripete’ l’ impresa in coppia con un altro sommergibile (USS Sea Dragon).

    Non mi risulta che alcuno si strappo’ I capelli, forse perche’ allora l’ allarme era il “Raffreddamento Globale” e l’ impresa non era conforme alla narrativa.

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  3. Massimo,
    a rischio di essere provinciale, per noi il problema non è solo il ghiaccio artico (che tra l’altro, come scrivi giustamente tu e Donato, pur tra le incertezze del caso, pare aver rallentato se non addirittura fermato il suo processo di riduzione), quanto quello delle nostre Alpi. Il clima recente, se ha premiato la Groenlandia beneficiandola di estati fresche, ha negli ultimi anni senz’altro penalizzato il nostro paese, con inverni sempre meno nevosi ed estati troppo calde. Certo è che la configurazione che si è creata con un blocco alto pressorio (prevalentemente di matrice azzorriana nel semestre freddo e africana in quello caldo) semipermanente sta cominciando a diventare dannosa, per i ghiacciai al nord, per i laghi vulcanici al centro e in definitiva per le nostre riserve idriche. Potrebbe anche essere interessante cercare di capire la ragione per cui questi blocchi abbiano deciso di mettere le radici sul Mediterraneo occidentale …e ho la sensazione che ricondurre il tutto al global warming, come i soloni dell’ombrellone ci hanno detto per tutto l’ultimo mese di agosto, sia quantomeno superficiale

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    • Andrea, alla fine andiamo a parare sempre sulla distinzione tra tempo, clima, e l’esistenza di cicli multidecadali legati ad oscillazioni come AMO, PDO etc. Il vero problema e’ distinguere la variabilita’ naturale dagli eventuali effetti legati all’esistenza di una forzante antropica. Nel tuo caso fai riferimento ad un intervallo temporale limitato, che in quanto tale e’ difficilmente ascrivibile ad un mutamento climatico, tanto meno ad una diagnosi esatta e definitiva su quale sia l’eventuale forzante prevalente.
      Quando si parla di artico si parla di una serie temporale che ha meno di 40 anni, praticamente niente. Il fatto stesso di estrapolare una serie di 38 anni e’ un esercizio altamente criticabile.
      Quanto ai ghiacciai alpini, non mi vogli addentrare in un campo che non conosco. Del resto le ricerche in materia non mancano e i dati storici sono sicuramente piu’ affidabili di quanto possano esserlo quelli relativi ad una banchisa artica che per definizione si espande e si contrae lasciando pochissime tracce dei suoi movimenti…

  4. Tutto molto esaustivo e chiaro. Ma continuo a chiedermi: avremo un inverno con la neve anche in Lazio e Toscana? Insomma, devo ordinare le gomme termiche o me la cavo con le all season? 🙂

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    • Guarda, solo su una cosa si puo’ essere sicuri: se fara’ freddo sara’ a causa dell’effetto serra. E se fara’ caldo sara’ a causa dell’effetto serra.

  5. Potrebbe anche essere che la regione artica, negli anni in cui il Vortice Polare risulti più esteso alle basse latitudini, risultino minori i volumi di ghiaccio. Meno volume di ghiaccio al Polo potrebbe essere conseguenza di una differenza di gradiente termico che diviene massima a latitudini mediamente più basse.

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  6. siamo sottomedia nell’ artico, ma si prendono dati risalenti al 1979 quando l’ estensione glaciale artica era al suo massimo , dato che si veniva da anni 60/70 i + freddi del secolo scorso.Ma sembra che qualche anno prima del 79 l’ estensione fosse molto minore

    Immagine allegata

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    • Mauro si fa davvero una gran fatica a capire cosa e’ successo prima del 1979. Il ghiaccio artico lascia poche tracce per definizione, visto che e’ banchisa galleggiante e non ghiaccio accumulabile nei secoli su terraferma, come in Antartide. Le ricostruzioni dell’estensioni passate si basano comunque su osservazioni su terra-ferma sotto la forma di analisi di anelli di accrescimento degli alberi, carotaggi, analisi di sedimenti lacustri e osservazioni storiche. Insomma, parliamo di ricostruzioni suscettibili di interpretazioni ed esposte a incertezze di vario tipo. La cosa e’ evidente guardando i grafici disponibili online, con situazioni anche paradossali, come i grafici di Vinnikov che a distanza di 20 anni l’uno dall’altro raccontano storie in apparenza completamente diverse tra loro. L’unica conclusione che si puo’ trarre, a mio modestissimo parere, e’ che si brancola nel buio,e del passato si sa veramente molto poco.

  7. Ad ulteriore conferma dei dati forniti da M. Lupicino mi permetto di citare un grafico dell’altrettanto autorevole National Snow & Ice Data Center (NSIDC) relativa all’area di oceano ghiacciato (concentrazione inferiore al 15%).
    Dal grafico si evince che l’area minima dei ghiacci marini artici nel 2017 è compresa entro il margine di incertezza di 2 sigma e, pertanto, pur collocandosi sui valori più bassi della forchetta, statisticamente parlando, rientra nella norma.
    .
    Per completezza di informazione bisogna precisare che l’area marina ghiacciata con concentrazione minore del 15% in corrispondenza del minimo 2017 è inferiore alla norma ed è ampiamente esterna all’intervallo di incertezza rispetto alla media se consideriamo l’interquartile e l’iterdecile.
    http://nsidc.org/arcticseaicenews/
    Dati in apparente contrasto tra di loro che la dicono lunga sulla complessità dell’argomento e sulla difficoltà di interpretare i dati. Nella fattispecie l’area dei ghiacci marini artici può essere considerata normale da un punto di vista ed anormale da un altro punto di vista. E’ la scienza bellezza! 🙂
    Ciao, Donato.

    Immagine allegata

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    • Grazie per l’intervento Donato. Quando si parla di ghiacci artici ognuno puo’ davvero vederla come vuole.. Se si parla di estensione il parametro e’ il 15%, se di area, il 30%. Il raffronto tra le anomalie di area ed estensione ci da’ informazioni su quanto il ghiaccio e’ compatto, ma anche i sistemi di rilevamento sono piuttosto fallaci, al punto che MASIE e PIOMAS (e DMI) sui volumi sbarellano spesso e volentieri (quest’anno si e’ data la colpa ad una mancata attribuzione di volumi da parte di PIOMAS legati a nevicate piu’ abbondanti del solito).
      Il punto ormai non e’ se si sia o meno in media: siamo sempre sotto media, visto che i rilevamenti satellitari partono dal 1979, anno che si colloca in prossimita’ di picchi massimi di estensione e volumi del ghiaccio artico (forse, visto che sul pre-satellite si trova di tutto e il contrario di tutto). Il vero punto secondo me e’ il trend, ovvero, sara’ “spirale di morte” come grida il mainstream da 10 anni, o sara’ un nuovo regime fatto di ghiacci piu’ sottili, piu’ mobili e piu’ sensibili al tempo meteorologico (cosa che mi convince di piu’ per quello che vale)?
      Proprio perche’ ognuno puo’ pensarla come vuole, e soddisfare i suoi personali confirmation bias, e’ un argomento molto intrigante da seguire, specie se lo si fa senza i paraocchi dei catastrofisti di professione 😉
      PS che siamo sotto la media degli ultimi 40 anni lo confermano anche i grafici di PIOMAS su volumi / anomalie nell’articolo, ma ripeto, e’ un dato di fatto assunto e non controverso, almeno questo… 🙂

  8. le fake news le inventano loro, poi si investono della altissima responsabilità di smascherarle

    Nota fallacia logica dello “straw man”, una delle più diffuse.

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  1. Ghiacci artici: minimo 2017 : Attività Solare ( Solar Activity ) - […] Autore: Massimo LupicinoData di pubblicazione: 28 Settembre 2017Fonte originale: http://www.climatemonitor.it/?p=45936 […]

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