Ciao, sono Cortana, la tua informatrice climatica

Cortana è l’assistente virtuale creato dalla Microsoft, ma potrebbe anche essere Siri, quello della Apple, o quello di Google, che non ha un nome ma fa le stesse cose. Domani, ma per alcuni campi già oggi, queste forme di “compagnia” estremamente efficienti scriveranno anche articoli. E’ lecito quindi domandarsi se lo ha scritto un (ro)bot l’articolo con cui oggi andiamo forse un po’ fuori tema ma non troppo. Si parla di AI, ovvero intelligenza artificiale, prossima (ormai molto) frontiera della società digitale, e del suo utilizzo nella comunicazione.

4.0 la nuova frontiera della comunicazione scientifica

Senza timore di essere additato come scettico rispetto al progresso, mi sembra già di veder calare la nebbia del confirmation bias. Chissà se siete d’accordo.

L’articolo, in effetti troppo ben scritto per non essere opera di polpastrelli, compie un cammino attraverso gli step della comunicazione digitale. Quattro passaggi, sino ad arrivare all’ultimo, quello del titolo, tale per cui al giorno d’oggi non vedere le cose in chiave 4.0 è come non avere due cognomi, sei fuori dal giro ;-).

Per ognuno degli step però, cioè per come ognuno di questi viene descritto, ho trovato delle frasi che più che della comunicazione in senso stretto, raccontano l’evoluzione del condizionamento operato dalla comunicazione. Ed ho deciso di fare un gioco, prendere quelle frasi e metterle in sequenza per formare un periodo, forse proprio come avrebbe fatto un bot.

È chi fa informazione a decidere cosa comunicare e il formato della comunicazione è abbastanza “generalista” perché deve raggiungere il maggior numero di persone possibile.

La scelta dell’informazione da comunicare ricade allora su quella che meglio collega un argomento scientifico a qualcosa che il pubblico già valuta o considera prioritario, senza prescindere da quelle che sono le opinioni che le persone si sono già formate al riguardo e da quello che è il loro vissuto culturale

Insomma prima cercavamo le informazioni e ottenevamo dei risultati di ricerca, oggi con i bot non abbiamo più bisogno di farlo perché non rispondono a una ricerca, ma a un bisogno, decidono (pur in modo automatizzato) cosa si accorda con i nostri interessi.

Se implementiamo i bot con quella tecnologia adattativa che chiamiamo intelligenza artificiale, potremmo sperimentare qualcosa di molto diverso dal disporre di un aggregatore che seleziona per noi solo le notizie che ritiene ci interessino di più. Potremmo addirittura leggere articoli scritti appositamente per noi. […] Con la sua capacità di analisi e di autoapprendimento è chiaro che ha anche le potenzialità per prevedere e individuare quali potrebbero essere gli ambiti di ricerca più interessanti da esplorare non solo per l’avanzamento scientifico e tecnologico, ma anche perché godono del sostegno dell’opinione pubblica, pilotando così (ipoteticamente) il futuro della ricerca e della società.

Ognuno dei periodi che avete letto appartiene ad un diverso “momento” dell’evoluzione della comunicazione digitale. Dal primo step, quello dell’esplosione della rete, al secondo, l’avvento dei social, al terzo, con le prime forme di comunicazione automatica, a quello ormai prossimo, dell’intelligenza artificiale. Un cammino straordinariamente rapido che avrà pure i suoi pregi in termini pratici, ma che ha spianato la strada all’impiego dei sistemi di comunicazione secondo obbiettivi di formazione delle opinioni e loro sostegno, in due parole, confirmation bias.

In questo blog di norma si parla di clima e suoi derivati, molto spesso anche di come questi argomenti siano trattati in termini di comunicazione, Che dite, sono andato troppo fuori tema?

 

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Author: Guido Guidi

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2 Comments

  1. Bravo Guido, sei andato dritto alla giugulare!

    Siamo arrivati fino a qui grazie alla cultura rinascimentale, educando persone pronte ad affrontare qualsiasi sfida intellettuale proposta dalla natura o dalla società – una solida epistemologia ancorata su pochi fatti fondamentali.
    Aristotele, Leonardo e Newton, per intenderci.

    Adesso stiamo adottando una cultura digitale, formando persone drogate dal piacere ritmico della novità aleatoria – molti minifatti tenuamente collegati e vaganti in una nebbia platonica.
    Modelli, e modelli di modelli, per intenderci.

    Saremo finalmente abbracciati dalla cultura inclusiva, persone soppesate e quindi educate individualmente con l’aggregatore descritto da Guido, per il loro spontaneo allineamento con dei fini collettivi – .
    Formiche intelligenti e super formicai, per intenderci.

    Fini collettivi che emergeranno da uno o più centri di orientamento, strutture di persone e “google-books” auto-organizzanti, dove le macchine IA faranno da protesi mentali per le persone – o viceversa?

    E lì finalmente vedremo se il nostro cervello neuronale avrà sempre una marcia in più o sarà stato un mero passaggio evolutivo; arrogantemente, scommetto sulla prima ipotesi!

    Just my two cents…

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  2. Tutt’altro, Guido. Penso invece che hai toccato un tasto assolutamente critico. E che merita di essere ulteriormente espanso 😉

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