La Migrazione della Ragione

Alcuni giorni fa Massimo Lupicino ha pubblicato un post in tema di migrazioni climatiche, che sarebbe molto più corretto definire tutt’altro che climatiche. Questo argomento infatti, decisamente molto gettonato dai media in risposta alle sollecitazioni monocolore della propaganda climatica, è a pieno diritto tra quelli per i quali la percezione è unanime – il climate change obbliga la gente a migrare – ma la conoscenza della realtà è del tutto assente. Una realtà fatta di letteratura scientifica colpevolmente distorta o convenientemente omessa perché non supporta il messaggio preconfezionato.

Vediamo perché. Il post scritto circa due anni fa e citato da Massimo Lupicino, era riferito alla guerra di Siria e derivava da un’analisi effettuata in tempi strettissimi e su dati disponibili a tutti (dati NOAA e dati FAO). La causa immediata del mio interesse fu il fatto che nel settembre 2015 il segretario di Stato americano Kerry aveva dichiarato che “La Siria è stata destabilizzata da un milione e mezzo di persone che sono scappate dalle zone rurali a causa di una siccità durata tre anni, resa ancora più intensa dal cambiamento climatico a opera dell’uomo, una condizione che sta rendendo l’intero Medio Oriente e le regioni mediterranee ancora più aride”, tesi questa che riprendeva quella presentata dal presidente Barak Obama nel discorso di accettazione del Nobel e ribadita poi dallo stesso Obama in un’intervista al Corriere della Sera del 3 novembre 2015.

Sono oggi in grado di segnalare che l’argomento è stato affrontato in modo molto più sistematico da un gruppo multidisciplinare di ricercatori di cui fa parte anche il climatologo Mike Hulme, che hanno di recente riassunto i risultati ottenuti in un articolo apparso sulla rivista scientifica Political Geography (Selby et al., 2017).

In particolare tale ricerca ha messo in luce che in Siria le annate agricole 2006/2007 e 2008/2009 hanno manifestato una siccità limitata al governatorato di Hasakah, in Siria Nordorientale. In tale area l’agricoltura si fonda su cereali vernini in gran parte irrigui e sull’allevamento di ovini alimentati con mangimi e residui colturali (paglie, stoppie dei cereali). La disponibilità irrigua ha fatto sì che la cerealicoltura abbia risentito marginalmente della siccità mentre i caratteri della zootecnia la rendono poco sensibile alla siccità ove siano disponibili mangimi a prezzi accessibili per i produttori.

E qui emergono le vere cause della crisi. Infatti negli anni della siccità il leader siriano Assad ha adottato una serie di misure improvvide liberalizzando i contratti agrari nel 2007 (il che consente ai proprietari di cacciare gli affittuari), eliminando i sussidi ai carburanti agricoli nel maggio 2008, con conseguente aumento dei prezzi del 342% ed eliminando i sussidi ai concimi nel maggio 2009, con conseguente aumento dei prezzi del 200-450%. A ciò si aggiungono vari altri fattori, anch’essi elencati da Selby et al (2017) e per i quali rimando ad un mio scritto dal titolo “PENURIE E CARESTIE NELLA STORIA” che si trova negli atti del convegno “Carestie e penurie alimentari” organizzato dal Museo Lombardo di Storia dell’Agricoltura e disponibile a questo link.

In sintesi dunque Selby et al. (2017) hanno contestato la lettura “siccità-centrica” e “cambioclimatistica” di un fenomeno che è invece da attribuire a cause diverse, che coinvolgono svariati aspetti sociali ed economici, in primis i profondi mutamenti strutturali che hanno investito il settore agricolo siriano nel giro di pochissimi anni.

Si capisce che a fronte della complessità dei fenomeni è sconfortante vedere un presidente e un segretario di stato USA che da veri “sepolcri imbiancati” ripropongono per anni (dal 2008 al 2015) una menzogna che contraddice i dati prodotti dalle loro stesse agenzie (NOAA, USDA, loro addetto agricolo in Siria). Un tale fatto naturalmente non viene stigmatizzato dai nostri servili media che avrebbero invece fatto un pandemonio se lo stesso “infortunio” fosse capitato a Trump.

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NB Per l’immagine associata al post (link): Image created by Jesse Allen, using data provided by the United State Department of Agriculture Foreign Agriculture Service and processed by Jennifer Small and Assaf Anyamba, NASA GIMMS Group at Goddard Space Flight Center. Caption by Holli Riebeek

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Author: Luigi Mariani

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9 Comments

  1. Giochi pericolosi con la mente umana e non c’è da meravigliarsi. In passato, alcuni film o trasmissioni per bambini sono state zeppe ed inzuppate di messaggi subliminali.

    Il risultato è ben evidente, con tutto quel di tutto e di più che si ritrova in rete nel profondo visibile. Nel profondo invisibile anche peggio..

    Quindi è una stata una continua distorsione della realtà.. Protratta poi in una realtà senza punti di riferimento per molti. A lavoro finito oggi si tende non svegliare più nessuno, magari l’apparenza conta più della sostanza.

    Saluti

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  2. Ottima riflessione ed analisi dei fatti che consentono di meglio comprendere le vere ragioni di queste gravose situazioni, altrimenti strumentalizzate e riportate senza alcuna analisi critica dalla maggior parte dei MEDIA, contribuendo così alla … evidente disinformazione strumentale che da lungo tempo, ahinoi, accompagna questi temi e non solo.
    Il risultato poi è un’incredibile distorsione delle strategie ed uno sperpero immane di preziose risorse.

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    • Nel ringraziare tutti coloro che sono intervenuti, ci tengo a precisare che la morale di questo mio contributo non vuole essere tanto quella per cui la causa climatica nei conflitti sia sempre da escludere o da relegare comunque ad un ruolo secondario. D’altronde è a tutti noto che i conflitti possono insorgere a seguito di limitazioni in una o più risorse naturali (acqua, cibo, ecc.) e l’influenza del clima su molte risorse naturali è indiscutibile.
      Quello che è importante è il fatto che l’insorgere di un conflitto è spesso frutto di una vasta gamma di cause (economiche, sociali, culturali, ecc.) fra loro interagenti in modo complesso, per cui la catena causale dev’essere indagata con serietà, caso per caso e da team multidisciplinari, senza accontentarsi di slogan o verità precostituite.
      Per questo ho trovato particolarmente raccapricciante che i reggitori di uno stato che ritenevo una delle culle del pragmatismo si siano adagiati su una verità di comodo (la causa climatica del conflitto armato in Siria), trascurando per anni perfino le informazioni prodotte dai loro stessi centri di studio, che sono fra i più robusti oggi esistenti a livello mondiale.
      Questo fatto (come giustamente stigmatizzato da Rinaldo e Virgilio) delinea un quadro preoccupante sulle elites che oggi governano il mondo e che temo influenzate negativamente da un loop media-politica-media che sempre più esclude purtroppo la realtà. E purtroppo a storia di insegna che chi perde di vista la realtà fa spesso una brutta fine….
      Infine prendendo spunto da quanto scritto da Duccio, Donato e Guido voglio segnalare che riflettere sui dati in modo non ideologico (utilizzando l’approccio che ci addita Zenone, il protagonista di Opera al nero di Margherita Yourcenar – romanzo assolutamente da leggere…) pone su una strada difficile, ardua da percorrere e costellata di insuccessi, errori, incidenti di percorso e amarezze (la stessa vicenda di Zenone è emblematica al riguardo…). Tuttavia per quel poco che conosco della storia so che molti altri hanno seguito tale strada in passato e credo fermamente che sia quella giusta.

      PS: questa frase che Zenone pronuncia nell’Opera al nero (e che prelevo al volo da qui: https://gruppodiletturadalmine.wordpress.com/2017/03/09/recensione-lopera-al-nero-di-marguerite-yourcenar/) l’ho già citata altre volte su CM ma non cesso di pensare ad essa quando rifletto sui temi che trattiamo: “So che non so quel che non so; invidio coloro che sapranno di più, ma so che anch’essi, come me, avranno da misurare, pesare, dedurre e diffidare delle deduzioni ottenute, stabilire nell’errore qual è la parte del vero e tener conto nel vero dell’eterna presenza di falso. Non mi sono mai ostinato su un’idea per timore dello smarrimento in cui cadrei senza di essa. Né ho mai condito di menzogne un fatto vero per rendermene la digestione più facile. […] Ho avuto anch’io i miei sogni, e non gli attribuisco valore d’altro che di sogni. Mi sono guardato bene dal fare della verità un idolo; ho preferito lasciarle il nome più umile di esattezza. I miei trionfi e i miei pericoli non sono quelli che la gente s’immagina; ci sono altre glorie oltre la gloria e altri roghi oltre il rogo. Son quasi riuscito a diffidare delle parole. Morirò un po’ meno sciocco di come son nato.”

  3. Duccio, leggo “Le Scienze” da oltre 20 anni ed ho notato la stessa polarizzazione che hai notato tu. Non è stato sempre così: fino a che la rivista è stata diretta dal compianto E. Bellone, era molto più equilibrata. Le cose sono cambiate con l’attuale direttore cui ho inviato anche qualche lettera di protesta (rimaste, ovviamente, senza risposta).
    .
    Tenuto presente ciò, basta leggere gli articoli di climatologia con un poco di senso critico e le cose vanno a posto da sole. 🙂
    La cosa positiva in tutto ciò è che l’abbonamento alla rivista consente l’accesso a molti articoli di riviste scientifiche che altrimenti potrebbero essere letti solo a fronte di onerosi pagamenti: puoi farti la tua idea fregandotene della linea editoriale della rivista.
    .
    Per il resto degli argomenti trattati, non mi sembra di aver visto polarizzazioni particolari, per cui non mi sento di criticarla eccessivamente. Duccio, nella vita bisogna anche sapersi accontentare! 🙂
    Ciao, Donato.

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    • Ringrazio Guido e Donato per le celeri ed esaustive risposte. Il mio lavoro e prima i miei studi hanno come principio il rigore scientifico. Sono solito nel leggere verificare le fonti ed approcciarmi, nel limite del possibile, con metodo scientifico. E per fortuna, ho incrociato CM come ottima fonte di crescita culturale.

  4. Colgo il pretesto di questo interessante post sui “migranti climatici” per chiedere a CM, mia lettura costante ormai da 3 anni circa, come sia possibile che rivista come Le Scienze (cui sono abbonato da quasi 10 anni) riporti articoli e commenti “di parte” sul tema: che sono i cambiamenti climatici la principale causa di forti migrazioni. Inizio a pormi il dubbio, disorientato, sull’autorevolezza della lettura cartacea che mi accompagna ormai da due lustri. Saluti da un geologo.

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    • Duccio,
      sinceramente non saprei cosa consigliarti, tranne una cosa. Qui non c’è nessuna pretesa di verità assoluta, quanto piuttosto una ricerca costante delle informazioni disponibili al fine di formarsi una propria opinione e di consentire ai lettori di fare altrettanto.
      Grazie di continuare a seguirci.
      gg

  5. “… il leader siriano Assad ha adottato una serie di misure improvvide liberalizzando i contratti agrari nel 2007 (il che consente ai proprietari di cacciare gli affittuari), eliminando i sussidi ai carburanti agricoli nel maggio 2008, con conseguente aumento dei prezzi del 342% ed eliminando i sussidi ai concimi nel maggio 2009 …”
    .
    La ragione per cui furono adottate queste misure non deve essere ricercata nella siccità, ma nel drammatico crollo del prezzo del petrolio verificatosi in quegli anni.
    Basta fare una piccola ricerca in rete per verificare che il prezzo del petrolio tra il 2007 ed il 2008 passò da circa 160 dollari al barile a circa 50 dollari al barile. In Siria come in molti altri Paesi medio-orientali, lo Stato costruisce il consenso tra la popolazione attraverso agevolazioni e prebende. Gli alti costi del petrolio di cui la Siria era un discreto produttore, avevano consentito di mantenere bassi i costi di molti prodotti (concimi e carburanti, principalmente) attraverso generosi sussidi. Con il crollo dei corsi del petrolio si, venne a creare una forte riduzione delle entrate e, quindi, furono abolite tutte le agevolazioni ed i sussidi concessi agli agricoltori.
    Ciò conferma che il clima con la crisi siriana c’entra poco. E questo tralasciando tutto il resto.
    Ciao, Donato.

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  6. Tipico dei fenomeni incerti, aleatori, con cause non chiare o non sufficientemente spiegate o divulgate è di venir strumentalizzati per questo o quel fine e sovente per quello politico, ciò non riguarda solo il clima.

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