Stragi, persecuzioni e Global Warming

Poche settimane fa, mentre sui giornali italiani dominavano purtroppo le ennesime immagini di vite perse nelle acque del Mediterraneo, in Africa si consumava una strage di cui nessuno di quegli stessi giornali ha ritenuto opportuno parlare ad alta voce. Una strage che ha visto centinaia di contadini in maggioranza cristiani massacrati a colpi di machete, arma da fuoco, o bruciati vivi ad opera di una popolazione musulmana dedita alla pastorizia in una regione nigeriana a maggioranza cristiana. Gli autori del massacro in questione, appartenenti all’etnia Fulani, sono sospettati di aver ucciso tra 1,750 e 6,000 contadini nella stessa area geografica, solo nell’arco del 2018.

A dire il vero, sommessamente e discretamente alcuni giornali hanno parlato delle stragi in questione, ma a modo loro. Repubblica, per esempio, ha dedicato un articolo alla questione, offrendo un punto di vista assolutamente interessante: “… Questa tragedia ha anche una chiave di lettura religiosa perché i pastori sono musulmani e i contadini si dividono tra l’antico credo animista e la religione cristiana. Ma parlare di una guerra di religione vuol dire non comprendere la causa che ha scatenato il conflitto…”.

Perché la vera causa del conflitto in questione, secondo Repubblica è il Climate Change. Ebbene sì: i contadini cristiani vengono scannati perché (cito testualmente) “ (il) caos climatico – esasperato dall’iperconsumo di combustibili fossili – (…) va progressivamente modificando gli habitat attorno al lago Chad”. Tra l’altro, nello stesso articolo si arriva ad accusare il cambiamento climatico persino delle stragi di Boko Haram.

In realtà Repubblica (come in tanti altri casi quando si parla di climatismo) non si è inventata nulla. I media del mainstream di mezzo mondo, e in particolare quelli di area liberal, hanno da tempo derubricato le stragi dei Fulani a mera conseguenza del Climate Change. Cosi come lo stesso presidente nigeriano del resto. Non si tratta, in fondo, di una interpretazione originale, perché chi legge questo Blog ha già avuto modo di farsi una cultura su come il mainstream ha voluto rappresentare persino la guerra in Siria come una conseguenza del Climate Change.

Ancora meno originale è l’esercizio di derubricare un possibile conflitto etnico e religioso ad una baruffa tra pastori e contadini. Anche questa pezza giustificativa, infatti, è già stata usata in passato, per il Darfur. Con sorprendenti analogie peraltro, visto che già nel 2013 in una nota del Servizio Studi della Camera dei Deputati si evidenziava come il governo sudanese utilizzasse il pretesto dello scontro tra pastori e contadini per dissimulare il supporto politico offerto ai pastori arabi nella loro azione violenta di pulizia etnica a danno dei contadini non-arabi. Non illudiamoci: anche per il conflitto in Darfur la causa climatica è stata tirata in ballo, con il Guardian (e chi altro?) che già nel 2007 sentenziava con assoluta certezza che “il conflitto (…) è stato determinato dal Climate Change e dal degrado ambientale”.

Questione di intenti

Diciamocela tutta, si può anche cercare di capire l’esercizio acrobatico di certi organi di informazione che con l’intento dichiarato di gettare acqua sul fuoco e abbassare i toni di certe discussioni, derubricano atti di violenza orribili a manifestazioni estemporanee di pazzia o al cambiamento climatico. Sarebbe in fondo un intento quasi nobile, non fosse per il fatto che la derubricazione in questione si applica in casi ben selezionati, e con clamorose eccezioni.

Per esempio, a differenza di quanto accade per i cristiani in Nigeria, grande risonanza è stata data alla persecuzione cui è sottoposta la minoranza musulmana Rohingya in Birmania. In questo caso, il Climate Change è stato utilizzato per dare enfasi all’emergenza e non certo come attenuante, visto che almeno nel caso della minoranza perseguitata in questione nessuno ha osato sollevare dubbi sulla natura etnica e religiosa della discriminazione stessa.

Un fatto è certo: quale che sia la strage, la persecuzione o l’emergenza umanitaria in oggetto, il Climate Change viene usato sempre più spesso come stampella para-scientifica per sostenere quel senso di inevitabilità di cui le elites al potere si servono per imporre alla massa informe l’accettazione dell’inaccettabile: i cristiani sono scannati per via del Climate Change, gli africani emigrano a causa del Climate Change, e via dicendo. Non c’è spazio per una responsabilità politica in questi casi, anzi: le cose potranno cambiare, forse, ma solo fra qualche decina d’anni, e solo se il volgo ignorante seguirà la strada indicata dalle elites. Infallibili, queste ultime, proprio come i modelli cimatici di cui si servono.

Per intanto restate zitti, non pensate, impoveritevi, accogliete milioni di immigrati “climatici” e non vi preoccupate per il massacro di migliaia di cristiani che non rientrano nella casistica delle “specie protette” dalle elites e dai loro organi di informazione: sono solo sfigati, vittime climatiche. Danni collaterali di un bombardamento mediatico spietato.

————–

PS: per chi volesse ascoltare una campana diversa da quelle di Repubblica, del Guardian o dei loro fratelli, Breitbart ha dedicato diversi articoli ai recenti massacri nigeriani, tra cui questo. Storie diverse per giornali agli antipodi.

 

Related Posts Plugin for WordPress, Blogger...Facebooktwittergoogle_pluslinkedinmail
Licenza Creative Commons
Quest'opera di www.climatemonitor.it è distribuita con Licenza Creative Commons Attribuzione - Non commerciale 4.0 Internazionale.
Permessi ulteriori rispetto alle finalità della presente licenza possono essere disponibili presso info@climatemonitor.it.

Author: Massimo Lupicino

Share This Post On

17 Comments

  1. Non conosco bene la situazione in Nigeria, per cui mi astengo dall’esprimere opinioni, anche se mi vedo ben rappresentato dal commento di L. Mariani.
    .
    Circa la parzialità con cui vengono rappresentati alcuni fatti dal mainstream occidentale, vorrei, però, spendere qualche parola.
    Sto seguendo da anni le vicende della guerra siriana, le vicende turche, quelle israeliane e quelle yemenite e, credo, di essere riuscito a farmi un’idea abbastanza precisa di come stanno andando le cose da quelle parti e di come esse vengano distorte dalla narrativa corrente.
    Nel Medio Oriente stiamo assistendo ad un confronto senza esclusioni di colpi tra le due superpotenze che cercano di delimitare le loro zone di influenza. E lo fanno tramite i loro delegati regionali. In Medio Oriente si stanno confrontando due schieramenti: da una parte USA, Arabia Saudita, Monarchie del Golfo, Giordania ed Israele; dall’altra Russia, Iran e Siria. Ho deliberatamente tralasciato Turchia, Libano ed Iraq perché la prima sta giocando una partita estremamente delicata di cui parleremo dopo, mentre il secondo ed il terzo sono travagliati da profonde crisi politiche alimentate dalle tensioni tra le diverse componenti etniche alimentate ad arte dagli attori principali che operano sullo scacchiere. Attualmente la Siria e lo Yemen stanno pagando il tributo di sangue più alto (500.000 e 100.000 morti, rispettivamente) e l’Iraq ha da poco finito di pagarlo (anche in questo caso i morti si contano a centinaia di migliaia).
    .
    Con quello che sta succedendo in Medio Oriente, il clima c’entra come i classici cavoli a merenda, ma esiste una folta schiera di commentatori (occidentali, non del luogo, ovviamente) che attribuiscono al “clima che cambia e cambia male”, le cause della crisi. Niente di più lontano dalla realtà.
    .
    La crisi siriana è nata per cause ben diverse da quelle che ci ammanniscono alcuni commentatori occidentali. La siccità del 2010/11 non può essere considerata la causa della crisi, ma uno dei tanti fattori che ha aggravato una situazione socio-economica, resa precaria dal crollo dei prezzi del petrolio: nulla di più. Vorrei provare ad elencare alcuni di questi fattori: crisi economica, cancellazione dei sussidi, aumento delle imposte e tasse, sovrappopolazione, disoccupazione, contrasti etnici e religiosi, disparità economica, scarsa rappresentazione della componente sunnita (maggioritaria) rispetto a quella alawita (minoritaria) nei livelli più elevati della classe dirigente siriana, siccità, ecc., ecc. .
    Su queste problematiche endogene si è innestata, da subito, la componente geopolitica: mire espansioniste della Turchia che ha appoggiato in modo sostanziale, non a parole, la componente sunnita della ribellione, mire egemoniche dell’Arabia Saudita e dei Paesi del Golfo che hanno fortemente appoggiato la componente sunnita della ribellione, al fine di contrastare la creazione di una “mezzaluna sciita” che collegasse via terra l’Iran con il mar Mediterraneo e impedisse la realizzazione di gasdotti ed oleodotti che portassero gas e petrolio dalla penisola arabica al Mediterraneo. In tutto questo non dobbiamo dimenticare l’azione dell’Iran che ha appoggiato il governo di Assad per contrastare le mire egemoniche saudite e favorire le proprie. ll tutto sotto la regia strategica ed interessata di Russia ed USA.
    .
    Non bisogna dimenticare, infine, che in questo scacchiere si sta combattendo una guerra ancora più subdola tra le due superpotenze e che coinvolge la Turchia. Essa è sempre stato il baluardo orientale della NATO, ma oggi il clima con gli USA non è dei migliori anche a causa delle sirene che vengono da Mosca.
    .
    Nello Yemen si sta combattendo, invece, una guerra tra una coalizione a guida saudita appoggiata dalle potenze occidentali, ed una “ribellione” appoggiata fortemente dall’Iran. Anche in questo caso etnia e religione sono la scusa, ma la causa è ben altro.
    .
    Stando ai mezzi di comunicazione di massa delle nostre parti, sembra, invece, che in Siria si stia consumando una rivoluzione liberale sedata nel sangue dal dittatore Assad e nello Yemen sia in corso una guerra religioso-tribale. 🙁
    .
    Ultima considerazione riguarda le guerre di religione.
    Io ci credo poco. In Siria lo sciismo, il sunnismo, il cristianesimo, l’ebraismo e tante altre religioni sono convissuti per millenni, con frizioni, a volte violente, ma senza raggiungere i livelli di questi ultimi sette anni. Le guerre nascono per motivi egemonici ed economici (in questo sono marxista 🙂 ) , e poi vengono ammantate con motivazioni religiose, etniche e via cantando.
    .
    Concordo con Massimo Lupicino per quel che riguarda lo strabismo con cui le elites occidentali valutano la situazione ed il manicheismo ipocrita che utilizzano, per dividere i contendenti in buoni e cattivi. Teniamo presente, però, che i buoni per gli occidentali politicamente corretti, sono i cattivi per gli altri che, in quanto a manicheismo ed ipocrisia, non sono secondi a nessuno.
    A queste conclusioni non sarei mai giunto se mi fossi limitato a sentire una sola campana. Ascoltandole entrambe ed utilizzando anche fonti informative locali, invece, sono riuscito a farmi un’idea corretta della situazione. E di questo sono certo.
    Ciao, Donato.

    Post a Reply
    • @Donato

      In “Encyclopedia of Wars” Phillips e Axelrod hanno studiato circa duemila guerre della storia (infatti ci hanno scritto un’enciclopedia) e hanno sostenuto che quelle che sono state causate eclusivamente da motivi religiosi sono il 7% (2% di tutte le vittime: questo dato, certamente, andrebbe ri-normalizzato sulla popolazione di tutte le epoche, ma ci sarebbero altri fattori da considerare).

      È uno studio ormai di qualche anno e io non mi sono aggiornato su eventuali sviluppi o critiche, comunque per quel che mi riguarda (lettore attento all’argomento) non mi risultano. Bisognerebbe farlo, per avere un’idea più chiara, tuttavia intanto mi pare comunque un punto di partenza significativo.

    • “…. quelle che sono state causate esclusivamente da motivi religiosi sono il 7%…”
      .
      Fabrizio, non ero a conoscenza di questo dato , ma sulla base di quello che hai scritto ho commesso un errore che, valutato sulla base di standard tecnici, è ampiamente accettabile.
      Da oggi in poi userò questa percentuale per dare un’aura di “scientificità” anche a questi discorsi. 🙂 Ciao, Donato.

    • Quale errore?

      Il numero io lo prendo con le pinze, come ordine di grandezza, che comunque è significativamente piccolo.

  2. Forse anche il commercio, sempre in aumento, di armi leggere, i condizionamenti monetari sulle economie degli stati ex-francofoni (area del franco CFA), gli “ottimi” (in senso ironico) interventi della Banca Mondiale e del FMI ed infine l’eliminazioni dei pochi che hanno cercato il riscatto di quelle regioni (vedi Tomas Sankara) hanno incancrenito questa situazione nel Sahel. Un saluto “estivo” a tutti.

    Post a Reply
  3. @Roberto ma che ti aspettavi? Interventi intelligenti? Hai letto con attenzione l’intervento di lupicino? (La minuscola è voluta!)

    Post a Reply
    • Che c’è ti senti solo?
      Ma se è così scemo l’intervento perché c’è bisogno di attenzione per accorgersene? Dai, dicci la tua sul tema, così risolviamo per sempre il problema.

  4. A parte le inevitabili stupidaggini che sempre si annidano dove impera l’anonimato dei giudizi, le osservazioni su questo articolo sono tutte ovviamente condivisibili, tanto che mi permetto di aggiungere il mio disgusto per una serie di documentari di produzione francese che la RAI ci propina da anni, con numerose irritanti repliche. Nella giornata mondiale dell’ Earth Overshoot, per molto tempo cavallo di battaglia del nostro Luca Mercalli, che forse a quest’ora sarà riuscito a spiegarne l’astruso significato a Fabio Fazio, la puntata del documentario, ricchissimo di catastrofici argomenti, comprendeva un’ossequiosa intervista strappata al grande benefattore Al Gore (ex vicepresidente USA), che magnanimamente concede all’Umanità una piccolissima speranza di sopravvivenza (non più di quanto lo fosse nei lontani anni ’70, quando il signor Gore incominciava a mettere insieme la propria caritatevole fortuna) nonostante le malefatte dell’ultimo secolo, che stranamente non comprendono le due Guerre Mondiali, come sempre accade nelle argomentazioni di questi “personaggi”. L’intervista elenca dunque le maledizioni che stanno colpendo la nostra e le future generazioni, e tra queste non dimentica le bibliche migrazioni di tutte quelle popolazioni afroasiatiche che avrebbero provocato il GW e l’inquinamento atmosferico a causa della prolificità , dell’ingordigia e del consumo di combustibili fossili. Come ciò possa essere avvenuto nelle ben note condizioni di povertà in cui sono costretti dai loro “padroni” forse solo Gore e i suoi accoliti possono spiegarlo, ma nel frattempo c’è chi ci crede ciecamente perché lo dice “uno che ha i soldi e li spende per sostituire il petrolio col Sole”, e per questo molti altri gliene danno, per esempio sotto forma di Premio Nobel (per la Pace, pensa un po’).
    Cordialità
    Giusto Buroni

    Post a Reply
  5. Caro Massimo,
    grazie per l’utilissima segnalazione.
    Come ho scritto in alcuni miei interventi su analogo tema, Obama ha utilizzato l’argomento delle guerre causate dal clima che cambia per interpretare il conflitto siriano e tale argomento è stato da lui usato anche nel discorso di accettazione del Nobel per la pace. Tale argomento è quantomai rozzo in quanto ignora l’insieme di cause che sta alla base dei conflitti armati e si accontenta di un approccio riduzionistico, una sorta di “foglia di fico” utile per ogni occasione e sostanzialmente autoassolutorio per chi ha responsabilità politiche a livello internazionale. Purtroppo debbo osservare che in pochi ci siamo accorti del problema, tant’è vero che Obama ha continuato ad utilizzare tale argomento nell’intero arco della sua presidenza. In altri termini in questo caso “le bugie non hanno avuto le gambe corte”.
    Peraltro a guardar bene tale “foglia di fico” è sul mercato almeno dal 1915, data di pubblicazione del testo “Civilization and Climate” (https://archive.org/details/civilizationand01huntgoog) in cui Ellsworth Huntington proponeva che la caduta dell’impero romano fosse stata causata da un periodo inusitatamente caldo e siccitoso identificato studiando le cerchie di crescita delle conifere in California.
    Da chi mi dirige auspicherei un approccio adeguato alla complessità dei problemi che si hanno di fronte e i confronti armati sono spesso l’epifenomeno di conflitti complessi, spesso secolari e per i quali, per dirla con Manzoni, “La ragione e il torto non si dividono mai con un taglio così netto che ogni parte abbia soltanto dell’uno e dell’altra”.
    En passant osservo che i conflitti fra popoli di pastori e di agricoltori sono alle radici della nostra civiltà, tant’è vero che:
    – l’ebraico Jahvè è il Dio dei pastori mentre i Baal sono le divinità agricole dei cananei
    – Caino è agricoltore e Abele pastore
    – Gesu Cristo è accolto dai pastori e non dagli agricoltori.

    Post a Reply
    • Grazie Luigi, so che l’argomento ti interessa molto. In realta’ si presta a digressioni extra-climatiche che non ho voluto affrontare nell’articolo perche’ in parte fuori tema, e perche’ lo spazio di un post e’ per sua natura limitato.

      Ma il fattore geopolitico e’ determinante. In particolare, esistono delle situazioni di conflitto (che si tratti di guerre civili, o persecuzioni poco importa) in cui gli schieramenti geo-politici privilegiano inevitabilmente alcune delle parti in causa. In linea generale, nel contesto attuale sciiti e cristiani sono diciamo…poco tutelati almeno dal punto di vista della rappresentazione mediatica delle situazioni critiche.

      Solo per quanto diguarda i cristiani, si parla di 215 milioni di perseguitati nel 2017 e piu’ di 3000 morti direttamente riconducibili a motivi religiosi (ma la situazione nigeriana comportera’ inevitabilmente un aumento di questi numeri). Ma un altro esempio e’ nella situazione degli Houti nello Yemen, un conflitto terribile in cui la popolazione civile sta pagando un prezzo altissimo, difficile persino da quantificare (li’ le vittime sono in gran parte musulmani sciiti).

      I Podesta-file gettano una luce abbastanza chiara sulla popolarita’ della religione cristiana tra le fila dem americane (dal punto di vista geopolitico l’inizio di tutto si puo’ far risalire alla narrativa sul conflitto in Kosovo), mentre quanto agli Houti le implicazioni geopolitiche sono gia’ chiarissime di loro. Non deve sorprendere, a mio parere, che l’argomento climatista (parte essenziale dell’armamentario politico liberal) venga usato dalle stesse parti politiche per minimizzare conflitti di cui i cristiani sono vittime.

      Per la serie, sara’ pure un off-topic, ma mica tanto: global warming e podesta’ files sono molto piu’ vicini, e sovrapponibili di quanto si possa pensare a guardare le cose distrattamente…

  6. RIspetto alla mia esperienza personale posso dire solo una cosa, lasciate in pace l’Africa e gli africani. Terreno di conquista di cattolici, protestanti, musulmani e pure buddisti. Lasciatagli le loro religioni in gran parte animiste e il loro credo spirituale che si origina dalle loro radici storiche e culturali. E poi bisognerebbe smetterla di depredare questo continente delle sue materie prime, di impedire lo sviluppo e l’indipendenza del suo popolo, smetterla di fare finta di portare aiuti che spesso sono più dannosi che utili e smetterla con il neocolonialismo nascosto, suprattutto quello francese che gestiste ancora la politica ( spesso in manera sanguinaria) e l’economia di quasi metà del continente.
    Quella dei cambiamenti climatici é la solita ed ennesima arma di distrazione di massa alla quale il popola abboccca come sempre più facilmente di un pesce.

    Post a Reply
    • Lasciatagli le loro religioni in gran parte animiste e il loro credo spirituale che si origina dalle loro radici storiche e culturali.

      Qui la discussione si allarda fuori dal clima, comunque… Il problema è complesso, perché è vero che ci sono forme di neo-colonialismo, ma le religioni animiste sono la causa principale del problema dell’Africa. Lo dicono anche certi intellettuali africani.

    • Il problema è che molte di queste culture stanno sparendo, perché il razzismo c’è tra africani, come c’è del resto tra bianchi..

      Giorni fa.. la notizia dell’arresto di militanti nazisti che reclutavano combattenti per la guerra di Ucraina.
      Allora qui si tratta nel dire: sono tutti nazisti, sia le milizie filorusse, sia quelle dello stato ucraino, oppure tra gli schieramenti ci sono milizie neo-naziste.
      Anche perché le immagini parlano da sole: il Battaglione Azov non mi pare brustoline.

      https://www.popoffquotidiano.it/2014/09/20/ucrainaparamilitari-indossano-elmetti-con-lemblema-delle-ss-video/

      Detto questo ho seri dubbi certi combattenti filorussi, siano fascisti o neo-nazisti. Perché non si capisce mai, perché certe notizie non escono fuori dalla rete. Presumo forse ai nazisti piaccia ammazzarsi tra loro per sport, oppure più verosimilmente la stampa non la dice tutta. Sono capaci tutti di parlare trattenendo qualche verità, oppure mescolare le carte in tavola. Questo per disorientare chi tenta di trovare la risposta ad un quesito, qualunque esso sia.

      La stampa e telegiornali, sarebbe ora si facessero qualche meditazione, per trovare le giuste risposte. Dopo qualche fatto recente di cronaca e geopolitica.

    • Giovanni, invece da mia esperienza personale posso dire che sarebbe ora di finirla di dar tutte le colpe all’Occidente per le disgrazie dell’Africa. Certo, l’occidente ha le sue responsabilità e grosse (anzitutto questa mania di guardare gli indigeni africani come potenziali schiavi a basso costo, che 300 anni fa si traduceva nel deportare manodopera forzata nelle Americhe, oggi in Europa), ma l’Africa è il continente con più risorse naturali del mondo e tutto sommato dall’emancipazione del colonialismo sono passati più di 50 anni. Ad oggi, le uniche infrastrutture presenti sono ancora il lascito di quelle costruite dagli occidentali, e moltissimi paesi non sono mai nemmeno usciti dalle guerre civili, una volta ottenuta l’indipendenza…certo, si potrebbe dire che le armi gliele vendono gli occidentali…ma loro però le comprano. Perciò, come minimo è un concorso di colpa. E per quanto ho visto, a far da contrappunto alle multinazionali occidentali sfruttatrici, ci sono diverse organizzazioni di volontariato, per la maggior parte cattoliche, che l’Africa la aiutano davvero. Venendo al discorso di Lupicino (maiuscolo), è anche vero che i cambiamenti climatici hanno giocato un ruolo pesante nella storia dell’Uomo…e anche nelle migrazioni si pensi che pare dimostrato che i cosiddetti pellirossa migrarono in America passando attraverso lo Stretto di Bering nel corso dell’ultima glaciazione. Il problema è che qui Repubblica indica la luna e guarda il dito, nel senso che le migrazioni di oggi non ci sarebbero se non ci fossero gli interessi dietro a fomentarle. Se i cambiamenti climatici abbiano un ruolo dietro tutto questo, non lo sapremo certo da questi giornali, che hanno invece troppi interessi nel raccontarci lo loro realtà. Che non necessariamente coincide con la Realtà (maiuscola)

  7. …riaprire i manicomi ed abolire la legge Basaglia!

    Post a Reply
    • Veramente, ma senza scherzi.

    • ?????
      Non diciamo stupidaggini, per favore…

Trackbacks/Pingbacks

  1. Stragi, persecuzioni e Global Warming – Articoli - […] Fonte: Stragi, persecuzioni e Global Warming […]

Submit a Comment

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.

Translate »