Si sale sul Sole!

Si è parlato tanto della Luna in questi giorni – complice l’eclissi più lunga del secolo – ma il vero, grande protagonista delle prossime settimane è lui, il sovrano indiscusso del nostro sistema solare: il Sole. E non per il caldo che – finalmente – è arrivato a portare l’estate, quella vera. Ma perché è sempre più chiaro, tra i ricercatori, che se vogliamo capire qualcosa delle complesse dinamiche della nostra atmosfera e, quindi, della vita sulla Terra, dobbiamo prima di tutto capire come funziona la stella che a questa vita ha dato inizio, e che – di estinzione in estinzione – la mantiene bella florida, sotto qualsiasi forma si presenti. Ecco allora che fioriscono studi su studi e – nei prossimi mesi – ben due missioni, una della NASA e una dell’ESA dirette proprio attorno al Sole.

Perché del Sole si sa tanto e poco allo stesso tempo: lo abbiamo classificato come stella di tipo G, una nana gialla. Sappiamo che è una vera e propria fornace termonucleare, che produce energia bruciando idrogeno, e che il suo combustibile durerà altri 4,5 – 5 miliardi di anni, milione più milione meno. E sappiamo che ne ha alle spalle altrettanti: insomma, potrebbe essere una tranquilla signora di mezza età, che vive placida e rilassata le sue giornate, senza troppi sbalzi d’umore. Ma si sa, oggigiorno di tranquillo c’è ben poco, e anche la nostra stella non fa eccezione. Se ne stanno accorgendo fin troppo bene i fisici solari, che ogni giorno si trovano alle prese con nuovi quesiti a cui dare una risposta. L’ultimo, in ordine di tempo, ci porta all’infanzia del sole. Un’epoca turbolenta come solo quella di un neonato può essere, tra colichette, primi dentini e, poi, quando i genitori iniziano a rilassarsi un attimo, i primi passi. Il Sole ha fatto la stessa cosa: lo rivela uno studio pubblicato in questi giorni secondo cui i primissimi istanti di vita del Sole sono stati molto più caotici di quanto possiamo immaginare.

Andiamo indietro di circa 4,6 miliardi di anni, 50 milioni di anni prima che si formasse la Terra. Il Sole si era appena acceso, e la nebulosa dalla quale stava nascendo il sistema solare iniziava ad essere appena illuminata e scossa dalla stella neonata. Non possiamo sapere cosa stesse succedendo di preciso al Sole a quel tempo studiando la Terra, perché non esisteva ancora. Ma, sparsi per la nebulosa, si stavano già formando i primi grumi di roccia ricchi di minerali, che poi, nel tempo, sarebbero caduti sulla Terra sotto forma di meteoriti. Portando con sè, scritto nella loro composizione chimica, il racconto di quei primi istanti. E’ proprio grazie a quei “coetanei” del Sole che i ricercatori della università di chicago hanno potuto studiarne la nascita. Utilizzando uno spettrometro di massa grande come un garage hanno scoperto infatti, intrappolati nei minerali, dei minuscoli cristalli blu di dimensioni di appena 100 micron, chiamati hibonite. E all’interno di questi cristalli, come in uno scrigno, dei gas molto particolari che possono essere stati prodotti solo dal Sole neonato.

Ma – osservano i ricercatori – quel Sole per produrre quei gas doveva essere particolarmente violento ed attivo, e in grado di sparare nel sistema solare enormi quantità di protoni e di altre particelle subatomiche. Quelle esplosioni di materia ed energia che oggi avvengono sporadicamente sotto forma di flares o CME, a quei tempi erano invece eventi all’ordine del giorno. Il quadro che emerge dallo studio è un sistema solare primordiale estremamente caotico, e devastato dagli umori alterni della stella centrale. Stella che poi, in circa 50 milioni di anni, ha iniziato a tranquillizzarsi creando quelle condizioni di stabilità energetica che 4 miliardi e mezzo di anni dopo avrebbero portato all’Uomo. Anche di questi processi sappiamo poco, e proprio per scoprirli stiamo per decollare alla volta del Sole. Ma ve lo racconteremo in un altro post ;).

NB il paper lo trovate su:

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