La strada per Katowice è lastricata di buone intenzioni

Tra poco più di due mesi aprirà i battenti la COP 24 che si terrà in Polonia, a Katowice, nel bel mezzo della regione dove si produce la stragrande maggioranza del carbone polacco.

Quella di quest’anno dovrebbe essere una COP decisiva: i principi enunciati nell’Accordo di Parigi, dovrebbero diventare norme cogenti, cui i vari Paesi dovrebbero uniformarsi. La COP 22  e la successiva, sono state interlocutorie: dovevano far decantare la situazione, in modo da giungere alla COP 24 con le idee chiare circa le azioni concrete che ogni Paese doveva intraprendere, per poter contenere il riscaldamento globale ben al di sotto dei 2°C, possibilmente entro 1,5°C, al 2100.

La COP 23 dello scorso anno si concluse con un nulla di fatto ed un rinvio alla kermesse successiva. Nel frattempo sarebbe stato necessario incontrarsi a più riprese, nello spirito del “talanoa” introdotto dal Presidente delle Isole Fiji. Alla chiusura della COP 23 risultava chiaro che il lavoro da fare sarebbe stato tanto, ma si mostrava fiducia perché si aveva a disposizione un intero anno. Oggi che quell’anno è quasi trascorso, mi sembra il caso di vedere come stanno andando le cose. Non bene, purtroppo.

I leader politici non sono riusciti a “parlarsi con il cuore” e quasi nulla è cambiato rispetto allo scorso anno. Agli inizi di questo mese si è tenuta a Bangkok, in Tailandia, una riunione urgente dei rappresentanti dei 200 Paesi firmatari dell’Accordo di Parigi, per varare una bozza di risoluzione da ratificare durante la COP 24 e, quindi, far partire quelle benedette misure che, secondo i funzionari delle Nazioni Unite, dovrebbero consentire di implementare i percorsi individuati nel documento finale della COP 21. La sede della conferenza è stata scelta perché la città tailandese, secondo gli studi circa l’evoluzione del clima futuro, rischia di andare a finire completamente ammollo con tutti i suoi milioni di abitanti. Si sperava che ciò avrebbe contribuito ad ammorbidire i cuori ed a favorire il “talanoa”.

Stando al risultato del vertice, però, sembra che le cose siano andate storte, anzi molto storte. Le dichiarazioni ufficiali sono, come al solito, piuttosto evasive e infarcite di auspici passati per risultati. Nonostante l’ottimismo di facciata, la Segretaria Generale dell’UNFCC, P. Espinosa, ha dichiarato che su alcuni temi si sono fatti pochi progressi. Per capire, però, come sono andate veramente le cose, ho imparato a vedere cosa pensano i rappresentanti dei Paesi in via di sviluppo, dei Paesi più piccoli e le ONG. Le loro reazioni e le loro “esternazioni” danno sempre il “polso della situazione”.

Partiamo da A. Abdulla che rappresenta una quarantina di piccole nazioni. Il suo giudizio è senza appello: “I paesi sviluppati sono responsabili della stragrande maggioranza delle emissioni storiche di CO2 e molti di loro si sono considerevolmente arricchiti bruciando combustibili fossili” Essi si rifiutano, però, di assumersi l’onere della decarbonizzazione, non vogliono, cioè, sborsare i 100 miliardi di dollari annui che dovrebbero andare ai Paesi in via di sviluppo. Egli se la prende, in particolare, con USA, Australia e, udite udite, una parte dell’UE, Gran Bretagna in testa che, caparbiamente, si ostinano a rifiutarsi di onorare gli impegni presi sin dal lontano 2009 a Copenaghen e ribaditi in tutte le COP successive. Dopo essersi scrupolosamente accertati, ovviamente, che le risoluzioni in cui essi ribadivano gli impegni, fossero assolutamente non vincolanti per loro. Secondo una fonte di alto livello in seno al gruppo dei Paesi africani, ovviamente anonima, riportata da Afp lo stallo è tale che si è vicini alla rottura totale.

Chi e avvezzo a seguire le COP sa che questo è lo scoglio contro cui si sono arenati tutti i tentativi per implementare un cammino virtuoso verso un’effettiva riduzione delle emissioni di gas serra. Come si vede anche la COP 24 si avvia a fare la stessa fine.

Per accertarsene, basta vedere cosa ne pensano le ONG. Una di esse, ActionAid, rappresentata da H. Singh, non usa mezzi termini: l’Accordo di Parigi è sull’orlo di un precipizio.

Quello economico è l’ostacolo principale, ma non è il solo. Un altro grosso ostacolo sulla strada dell’implementazione degli accordi di Parigi, è quello finanziario, ovvero il mercato del carbonio. Come si sa, infatti, le emissioni di gas serra sono fonte di un lucroso scambio finanziario. I Paesi emettitori, ad esempio l’Italia, sovvenzionano i progetti “verdi” nei Paesi in via di sviluppo come, ad esempio, un parco eolico o solare in India. Questo fatto consente loro, di scomputare dalle emissioni la quantità di CO2 corrispondente. La stessa quantità di CO2 viene scomputata, però, anche dalle emissioni dell’India, per cui il conto totale non torna. Questo a giudizio delle ONG e dei funzionari ONU, ma i Paesi contraenti non sono d’accordo: con una sola fava prendono due piccioni e difficilmente rinunceranno a questo meccanismo di contabilità delle emissioni che risale al Protocollo di Kyoto e che ha consentito a Paesi come il Brasile, di lucrare lauti guadagni.

Né sorte migliore sembra abbia avuto il recentissimo meeting dell’One Planet Summit, svoltosi a New York a margine della recente Assemblea Generale delle Nazioni Unite ed a cui hanno partecipato una trentina di Capi di Stato capitanati dal presidente Macron (molti di meno di quelli che presero parte al primo meeting di Parigi nel 2017). In un paio d’ore di incontri hanno fatto il punto sullo stato d’attuazione degli impegni presi lo scorso anno a Parigi ed hanno riconosciuto che in  occasione della prossima COP 24, sarà necessario trovare i famigerati cento miliardi di dollari, il che significa che oggi questi soldi ancora non ci sono.

Per quel che riguarda gli esiti del bilancio effettuato, sembra che qualche piccolo progresso si sia fatto: alla Carbon neutrality coalition hanno aderito sedici nazioni, trenta partner internazionali si sono uniti per sostenere il programma di osservazione climatica dallo spazio, mentre l’Alleanza solare internazionale conta oggi 68 paesi membri e punta a formare diecimila giovani ingegneri sulle tecnologie fotovoltaiche. Piccoli passi, ovviamente.

Per il futuro i partecipanti  si sono impegnati su sette punti di cui riporto qualche esempio e che rappresentano le solite buone intenzioni:

  • creare il Wall Street Network on Sustainable Finance, presieduto da M. Bloomberg con l’obiettivo di orientare la finanza in senso eco-compatibile
  • investire, da parte della Banca Mondiale, un miliardo di dollari per lo sviluppo di sistemi di stoccaggio dell’energia nei paesi in via di sviluppo
  • creare un partenariato tra il fondo d’investimento Blackrock (uno dei più grandi al mondo) e alcune agenzie pubbliche per finanziare la costruzione di infrastrutture in America Latina, Asia e Africa
  • creare una collaborazione tra Google, Bloomberg Philanthropies e la Convenzione mondiale dei sindaci per il clima e l’energia (Global Covenant of Mayors) per rendere più “smart” le città e migliorare trasporti, emissioni del settore immobiliare e qualità dell’aria.

Concludendo, oggi come oggi, possiamo dire che a due mesi dal cruciale summit polacco, siamo ancora al livello delle buone intenzioni, di fatti concreti non se ne parla molto e ciò può avere un unico risultato: il fallimento della COP 24 e la fine delle illusioni create dall’Accordo di Parigi. Del resto di buone intenzioni sono lastricate le vie dell’inferno!

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Author: Donato Barone

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13 Comments

  1. @maurizio rovati

    “No… no… sono sicuro che volevano intendere NO2… che e’ un proxi di NOx e della formazione di O3, l’ozono e del particolato fine.”

    Chiedo scusa, avevi ragione tu… si trattava di N2O…

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  2. @Donato b.

    E’ vero che in certi paesi si fa più attenzone ai
    consumi, ma questo avviene soprattutto perchè il costo dell’energia, in primis elettrica, è esagerato.
    Costasse il giusto senza le millemila tasse, palesi e occulte, credo proprio che a ben pochi fregherebbe qualcosa di “risparmiare”. Che poi, su tante cose, mi piacerebbe vedere se effettivamente esiste un risparmio sull’intero processo produttivo del bene. Esempio stupido: tutti sanno che un frigorifero nuovo consuma meno di uno vecchio ma siamo sicuri che la sua produzione, il suo uso e lo smaltimento finale consumi meno di uno di 30 anni fa?

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  3. @Robertok06.

    =No… no… sono sicuro che volevano intendere NO2… che e’ un proxi di NOx e della formazione di O3, l’ozono e del particolato fine.”

    Le tabelle 2.3 e 2.4 mi sembra parlino chiaro, resto quindi della mia idea.

    “e’ impossibile che il traffico, il riscaldamento o una qualsiasi altra attivita’ antropica nel territorio del comune di Milano produca quella quantita’ di N2O… migliaia di tonnellate/anno????”

    Non so che dire, ma la 2.3 parla di solo 969 t/anno di cui 559 da agricoltura per N2O e di ben 22600 t/anno di cui 15408 da traffico per NOx.
    Penso quindi che N2O abbia una colonna a parte perché è un gas serra efficace, e per loro i gas serra sono mooolto importanti.

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  4. @ Tutti
    .
    Mi sembra che il tema dominante dei commenti, compresi quelli relativi alle auto diesel nel cui merito non entro, riguardi il problema della comunicazione della scienza e non solo.
    Ho letto l’articolo segnalato da Alessandro2 e concordo con quanto scritto dal prof. Pennetta: la comunicazione del dato scientifico è deformata dalle lenti ideologiche del “comunicatore”, per cui di fronte al mezzo bicchiere, c’è chi lo vede mezzo pieno e chi lo vede mezzo vuoto.
    Restando al caso del ghiaccio marino artico, credo che nell’articolo di “Le Scienze”, sia sbagliato il titolo e l’enfasi con cui l’autore sottolinea alcuni aspetti della problematica trattata (il bicchiere mezzo vuoto 🙂 ).
    Per quel che riguarda i dati contenuti nell’articolo, invece, non mi sento di esprimere critiche particolari: purtroppo tanto il volume del ghiaccio marino artico che la sua estensione sono in costante decrescita fin dal 1980 pur in presenza di oscillazioni ad alta frequenza. Quanto durerà questa tendenza? Non lo so, forse nel futuro si attenuerà, fino ad invertire il proprio segno, ma per ora non mi sembra di vedere segnali in tal senso.
    .
    Non diverso appare il caso di Bangkok: la città tende ad essere sommersa dal mare. E’ un dato di fatto, com’è un dato di fatto che il ghiaccio marino artico sia in diminuzione (volume ed estensione), ma nel caso di Bangkok il problema è più serio in quanto la fonte che ho riportato nell’articolo, ha deliberatamente omesso ogni riferimento alla subsidenza, per cui è doveroso ringraziare Roberto per la sua precisazione.
    .
    Circa la vicenda dello SMART riferita al mondo (M. Heibel) o alle persone (L. Maggiolini), una riflessione si rende necessaria.
    Non posso non concordare con M. Heibel: tra una COP e l’altra e tra tanti nulla di fatto, in realtà il mondo sta cambiando e sta andando nella direzione indicata dalle COP. Il cambiamento avviene, però, in modo molto più lento di quanto vorrebbero gli attivisti ed a macchia di leopardo. In Europa il cambiamento sta avvenendo, per esempio, molto più velocemente che altrove. In India, Cina e negli altri Paesi in via di sviluppo il cambiamento è molto più lento, in quanto questi Paesi stanno sfruttando in modo intensivo le risorse fossili che altri Paesi stanno abbandonando o, per essere più precisi, stanno tentando di abbandonare. Globalmente le emissioni continuano ad aumentare, ma localmente le cose vanno diversamente.
    In ogni caso si presta molta più attenzione ai consumi e si privilegiano le tecnologie caratterizzate da minor assorbimento di energia e, in ultima analisi, minori livelli di emissioni.
    In questo contesto non stupisce che avventurieri sguazzino a loro agio facendo affari e godendo di una specie di immunità che gli viene garantita dal fatto che sono “visionari”. Una volta era un discredito, ora sembra essere diventato un titolo di merito.
    Ciao, Donato.

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  5. @alessandro2

    “Intanto, il minimo estivo di ghiaccio marino al polo nord è messo malissimo… o forse no. https://goo.gl/tSjsxA

    Fa il paio con la storiella dell’estensione del lago Chad… dove la mitologia climatocatastrofista recita il mantra “l’estensione del lago Chad e’ diminuita dell’85% dal 1963 ad oggi” (o qualcosa del genere, vado a memoria, non ho tempo di controllare adesso)… mentre in realta’ il lago Chad e’ calato di circa l’85% per raggiungere un minimo nei primi anni 80… da allora la sua superficie e’ in aumento, con un rateo medio di +140 km2/anno… non proprio bruscolini.
    Ovviamente i falsari climatici citano sempre il calo dal 1963 ad oggi, e mai il fatto che la superficie sia in aumento e la diminuzione della superficie si sia fermata da piu’ di 30 anni…

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  6. @maurizio rovati

    “Lo N2O è il Protossido di Azoto o Ossido di Diazoto. E’ famoso per essere un gas serra con potere 310 volte quello della CO2 (fonte wikipedia).”

    Certo, l’N2O e’ il gas esilarante, ma e’ impossibile che il traffico, il riscaldamento o una qualsiasi altra attivita’ antropica nel territorio del comune di Milano produca quella quantita’ di N2O… migliaia di tonnellate/anno????

    No… no… sono sicuro che volevano intendere NO2… che e’ un proxi di NOx e della formazione di O3, l’ozono e del particolato fine.

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  7. @Robertok06
    Lo N2O è il Protossido di Azoto o Ossido di Diazoto. E’ famoso per essere un gas serra con potere 310 volte quello della CO2 (fonte wikipedia).
    Conosciuto come gas esilarante è sostanzialmente innoquo.
    Penso sia stato inserito a parte tra gli inquinanti per via dell’effetto serra, poi esistono altri Ossidi di Azoto definiti come NOx che hanno effetti sulla salute.

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  8. “La sede della conferenza è stata scelta perché la città tailandese, secondo gli studi circa l’evoluzione del clima futuro, rischia di andare a finire completamente ammollo con tutti i suoi milioni di abitanti.”

    ???
    Questa la dice lunga sulla faziosa ideologizzazione del tema.
    La citta’ di Bangok, tutta l’area metropolitana che e’ cresciuta a dismisura negli ultimi decenni… SPROFONDA letteralmente da decenni e decenni.
    La SUBSIDENZA e’ il vero problema di Bangkok, ben piu’ del rateo di salita dei mari.
    Per dirne una… negli anni 80-90 l’estrazione di acqua dalla falda sottostante portava a subsidenze fino a 120 mm/anno!… alla luce dei 2-3 mm/anno di sea level rise (SLR).
    E’ anche cosa ben nota che, una volta rimossa la componente subsidenza, il rateo di salita locale (cioe’ nel golfo di Tailandia) e’ aumentato a seguito del grande terremoto di Sumatra del 2004…

    Vedasi, in proposito, questi due lavori:

    goo.gl/vwHC5u

    goo.gl/21Xbjj

    Le riunioni pre-COP stanno toccando i livelli piu’ bassi dell’onesta intellettuale possibile, prossime allo zero assoluto. E’ scandaloso!!! 🙁
    Queste sono cose note da decenni

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  9. Gli unici davvero SMART sono quelli che si stanno arricchendo (e tanto) prendeno per i fondelli gli altri…. gente alla Musk, insomma, che in un mondo “regolare” sarebbe già fallito dieci volte.
    Quanto ai salvamondo, morire se ne ho visto uno andare a vivere come nella preistoria, che tanto bramano a parole ma tanto schifano nei fatti.

    Post a Reply
  10. @ale.meteo

    giusto per dire, relativamente ai vari blocchi dei diesel… questo documento…

    http://www.arpalombardia.it/qariafiles/RelazioniAnnuali/RQA_MI_2016.pdf

    … di ARPA Lombardia mostra quali siano le principali fonti di particolato PM2.5 e PM10… tabella 2-3… in tonnellate/anno:

    diesel 2.434 2.425
    legna e similari 8.750 8.466

    A rigor di logica prima di fermare i diesel bisognerebbe fermare tutte le stufe/camini a legna e pellets!…

    Per quel che riguarda altre emissioni (qui scrivono N2O ma si tratta di NO2, ovviamente)…

    “N2O: il maggior contributo percentuale è dovuto all’agricoltura (58%), seguita dal trasporto su strada (15%) e dal trattamento e smaltimento dei rifiuti (15%).”

    … quindi porcilaie e fattorie con mucche da latte, che producono prosciutti e parmigiano, sono responsabili di circa QUATTRO VOLTE le emissioni di NO2 del comparto trasporto.

    Notare, inoltre, che le emissioni da “trasporto” includono una grossa fetta di camion e autobus/corriere, che in parte verranno esentati dai blocchi, essendo trasporto pubblico…

    E’ il mondo alla rovescia, cosa che succede sempre quando la politica mette l’ideologia (“il cattivo e pericolosissimo diesel”) davanti ai fatti, ai risultati scientifici, le misure…

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  11. Di kermessa in kermessa e un nulla di fatto? Forse serve solo come rumore di sottofondo. In nome della CO2 il mondo sta cambiando, sta dientando un mondo ‘SMART’. E questo vuol dire molto.

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  12. non vanno bene i messaggi..

    comunque hanno riportato come delle favole i cosiddetti giornalisti coerenti (si scopre l’altarino..) di recente.

    Le favole in questione, sono sul blocco totale, degli euro 4 in emilia romagna, a partire dal 1° Ottobre 2018. Mancanza di chiarezza o sommariamente descritto… è di poca importanza.

    Riporto pari pari dal sito ARPE, dato che le misure intraprese, sembrerebbero riportate dai media come blocco totale della circolazione, sino agli euro 4.

    ecoterrorismo si direbbe.. oppure poca comprensione delle nuove regole.

    invece la realtà è questa: https://arpae.it/dettaglio_notizia.asp?id=8958&idlivello=1504#

    Quest’anno, oltre alle misure previste dal “Piano aria integrato regionale (Pair2020)” relative alla limitazione della circolazione dal lunedì al venerdì e nelle domeniche ecologiche dalle ore 8,30 alle 18,30 per le auto e i veicoli commerciali diesel fino all´euro 3 e benzina fino all´euro 1, sono previste anche misure aggiuntive da attuare in modo omogeneo nelle quattro Regioni e che saranno approvate la prossima settimana dalla Giunta regionale.

    Dal 1° ottobre, come previsto dal Piano aria regionale, in caso di superamento dei limiti di pm10 per 4 giorni consecutivi le restrizioni alla circolazione scattano in modo automatico dal giorno successivo e si estendono ai veicoli diesel euro 4.

    Dice bene in caso di superamento dei limiti di pm10 per 4 giorni

    4 giorni ed un certo limite..
    https://www.arpae.it/dettaglio_notizia.asp?id=9958&idlivello=134

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