Emergenza climatica: un comodo ossimoro

Leggo sulla Staffetta di Martedì 21 Maggio di “Una mozione da approvare nei Consigli regionali e nei Consigli comunali, che, sul modello di quanto fatto dal Regno Unito, dichiari lo stato di emergenza climatica e impegni gli enti a porre in atto una serie di azioni volte a contrastare il cambiamento climatico”.

Il clima e’ per definizione una media delle condizioni meteorologiche fatta su 30 anni; affrontarlo come emergenza e’ esattamente l’opposto di quanto andrebbe fatto e cioè una strategia pianificata con cura e portata avanti con costanza.

Purtroppo l’inconsistenza della mozione non si ferma qui: “Innumerevoli studi accademici confermano ormai che il caos climatico in atto è influenzato dalle attività umane. Si tratta di un fenomeno che causa danni incommensurabili a persone, animali ed interi sistemi produttivi”. A differenza della narrativa comune, tutte le associazioni scientifiche sono concordi nel confermare che le osservazioni a livello globale mostrano una Terra che sta diventando piu’ verde e non deserta, non c’e’ alcun aumento di frequenza o intensita’ di fenomeni climatici estremi come uragani o cicloni, tornado, siccita’, o incendi e che l’estensione dei ghiacci al Polo Sud, riserva del 90% dei ghiacciai terrestri, non sta certo diminuendo. Anche la NOAA, Associazione governativa americana per lo studio degli oceani e dell’atmosfera di indubbia caratura scientifica, sottolinea cheIn summary, neither our model projections for the 21st century nor our analyses of trends in Atlantic hurricane and tropical storm activity support the notion that greenhouse gas-induced warming leads to large increases in either tropical storm or overall hurricane numbers in the Atlantic”.

Anche da noi i ricercatori che studiano la piovosità nel nostro Paese non osservano alcuna variazione significativa negli ultimi due secoli e sostengono che le “bombe d’acqua” sono solo un termine giornalistico che non trova riscontro nella realtà.

Ristabilita la correttezza scientifica, dietro tale mozione ci deve essere altro: ”Oltre a dichiarare lo stato di emergenza climatica, la proposta di mozione impegnerebbe Comuni e Regioni a rendere tutte le proprie sedi e uffici carbon free entro il 2030; garantire che tutte le decisioni strategiche, di bilancio e di pianificazione siano compatibili con il raggiungimento della carbon neutrality entro il 2030”. Verrebbero quindi dedicate ingenti risorse, anche economiche, a contrastare un caos climatico, che abbiamo visto non esistere, in una situazione di emergenza che tipicamente abbassa le attenzioni sulle modalità di gestione delle risorse stesse. Una situazione che faciliterebbe certi Amministratori ad una gestione “disinvolta” dei capitali.

Purtroppo, mi auguro di sbagliarmi, ma mi sovviene la mala gestione dei capitali avvenuta con l’incentivazione al fotovoltaico quando grazie ai vari Conto Energia sono stati prelevati 6,7 Miliardi di Euro per 20 anni dalla tasche degli italiani con tempistiche e modalità alquanto criticabili: nell’anno in cui in Italia si installavano quasi 10 GW di fotovoltaico a costi elevatissimi ma garantendo ai grossi investitori un IRR che in alcuni casi oltrepassava il 20%, in Cina, Paese da cui proveniva la gran parte dei moduli utilizzati in Italia, si installavano 300 MW. Ora che i costi di tale tecnologia sono piu’ competitivi, in Italia non ci sono più fondi da dedicare all’incentivazione e nel 2018 sono stati installati 440 MW mentre in Cina si parla di oltre 44 GW, 100 volte di piu’! Oltretutto, nonostante tale ingente esborso da parte del consumatore, non siamo neanche stati capaci di sviluppare una filiera italiana del fotovoltaico finanziando invece le aziende cinesi, tanto che oggi ben 8 tra i maggiori 10 produttori mondiali di moduli sono cinesi. Siamo sicuri che questa sia la miglior pianificazione per il beneficio dei contribuenti?

Invece di contrastare l’inesistente caos climatico, per salvaguardare l’ambiente e la salute umana non sarebbe forse più opportuno, solo per fare qualche esempio, garantire sicurezza ed orari dei treni pendolari e dei mezzi pubblici, anziché aumentarne il prezzo dei biglietti o obbligare sempre il solito contribuente a cambiare auto in nome di una dubbia riduzione delle emissioni? Sono ben consapevole che queste non siano azioni semplici e che non garantiscano, a differenza di altre più facili ed appariscenti posizioni, un immediato rientro di immagine e di voti; mi chiedo pero’ allo stesso tempo se i nostri Amministratori siano eletti, oltre che lautamente pagati, per cercare di risolvere problematiche anche complesse o per farsi belli con facili soluzioni ad emergenze inesistenti?

Molto più facile evidentemente importare “quanto fatto dal Regno Unito” ove, permettetemi la facile battuta sulla Brexit, in questo momento sono certo esperti di caos, ma non certo climatico!

Per quanto riguarda la terminologia, vedo pero’ che siamo stati velocissimi ad adattarci alle indicazioni provenienti dal Regno Unito:

Guardian Guidelines: According to reports the Guardian newspaper has updated its style guidelines. “The Guardian will use ‘climate emergency, crisis or breakdown’ instead of ‘climate change’

Spero che, superato l’ennesimo periodo elettorale, si torni a più miti, validi e seri consigli e finisca la ricerca di facili consensi elettorali pagati dai contribuenti….almeno sino alle prossime elezioni!

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Author: Gianluca Alimonti

INFN & Università degli Studi, Milano

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29 Comments

  1. Buongiorno colonnello guidi, vorrei un info se possibile, ma circolazione a basso indice zonale non è sinonimo di una mancanza di energia piuttosto che un accentuazione dell’aumento di temperatura del pianeta ? Al contrario della circolazione zonale che è a tutti gli effetti sinonimo di tanta energia a disposizione, grazie !

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  2. Buongiorno a tutti,

    abito a Modena, zona centrale, e ieri, nel pomeriggio, sono stato testimone del violento temporale (mi si perdoni la povertà del termine, ma non sono un “esperto”) che si è abbattuto sulla città e sulle campagne circostanti, con venti, misurati dall’Osservatorio cittadino, fino a 111 Km/h (di 1 Km/h inferiore al record del 2004, quando un analogo evento colpì la città).
    Alla ricerca di un colpevole – perché oggi tutto deve avere un “colpevole”, prima di una “causa” -, i media locali non hanno faticato a scovare due indiziati. Provate a indovinare chi sono: ovviamente il riscaldamento-globale-di-origine-antropica e il cugino, non meno sulfureo, chiamato cambiamento-climatico, sempre dallo stesso pedigree antropico (qualcuno di climatemonitor ha insinuato recentemente che siano la stessa persona. Insolente!). Il Resto del Carlino, nella pagina locale (in rete, https://www.ilrestodelcarlino.it/modena/meteo/downburst-1.4660085) pubblica infatti l’immancabile intervista al “meteorologo Lombroso”, figura nota, non solo in città, per i suoi frequenti interventi sui media (dal 2003 al 2007 è stato, tra l’altro, esperto scientifico del cast della trasmissione “Che tempo che fa” condotta da Fabio Fazio su Rai 3, raggiungendo una certa notorietà nazionale). Inutile dire che l’ “esperto” è felicemente coniugato con il teorema AGW, avendone adottato tutti i corollari da questi portati in dote (attualmente è molto preoccupato per l’ondata di caldo in Groenlandia). Fa niente, ogni città ha la sua corale, che la canta e la suona e, come dicevo, i media locali corrono da lui per trovare una parola di conforto ogni volta che temperatura, pressione e umidità si scostano “dalla media del periodo” (il ché, secondo me, è nell’ordine delle cose, ma sembra che in pochi ci facciano caso). E la risposta è puntale e scontata: la colpa è del clima che cambia, riscaldandosi. Anche questa volta è andata così. Però, stavolta, vi chiedo se potete fornire qualche riferimento a smentita o ad attenuazione (ma anche a conferma!) delle seguenti tre risposte contenute nell’intervista di cui sopra:

    D: A proposito di eventi estremi: la prossima settimana cosa dobbiamo aspettarci?

    R: «Una forte ondata di caldo. Non da record, ma a Modena arriveremo a 36/38 gradi, una temperatura che fino a pochi anni fa, soprattutto a giugno, sarebbe stata giudicata impensabile».

    D: Continuano ad arrivare flussi d’aria calda dall’Africa mentre l’anticiclone delle Azzorre, che garantisce bel tempo senza afa, resta sull’oceano. Perché?

    R: «Pare che la ragione stia nello scioglimento in atto dei ghiacci del Polo Nord, un fenomeno che crea uno sconvolgimento climatico che finisce per riguardare anche noi».

    D: Intanto qui si contano i danni, dalla grandine agli alberi caduti…

    R: «Sì, ma non demonizziamo gli alberi e soprattutto non tagliamoli e non potiamoli indebolendoli: la presenza delle piante è uno dei pochi scudi che abbiamo contro i cambiamenti climatici».

    Grazie e complimenti per l’opera che state svolgendo.
    Da frequentatore del vostro sito, dico che il servizio che state facendo non si limita ad illuminare il tema “meteo/clima”, ma è un vero e proprio servizio alla verità, intesa (tomisticamente) come riconoscimento del reale, così com’è).
    Continuate.

    Luciano Benassi

    Immagine allegata

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    • Buongiorno Luciano e grazie per le parole di apprezzamento.
      Circa le profonde e illuminate riflessioni su cui chiedi lumi:
      1. E’ un fatto noto che a Modena, in Pianura Padana, fino a pochi anni fa a giugno si sciava.
      2. Sull’Oceano, con buona pace dell’esperto, c’è una vasta e profonda depressione, che è all’origine della risalita di aria calda. Si definisce circolazione a basso indice zonale, con H sul Nord Europa. Interessante che la circolazione emisferica di qualche settimana venga definita sconvolgimento climatico, si vede che ne sa.
      3. Le piante si stanno giovando alla grande del riscaldamento e dell’aumento di CO2. Si chiama global greening, ma va sussurrato…
      Ciao,
      gg

    • Già, ma perché la formula (detta) di Eulero? :-/

    • Ho scaricato la serie delle temperature massime di modena relative al periodo 1960-2013 (le prime che ho trovato) da qui
      https://datacatalog.regione.emilia-romagna.it/catalogCTA/dataset/temperature-minime-e-massime-a-modena-serie-storica-1960-2013/resource/f81e224b-3570-4e00-8e03-823fdde3b9cb
      e ho tracciato il grafico della serie che è allegato al post.
      La tendenza è debolmente positiva, ma ha scarsa significatività statistica (Rquadro=0,25). Interessante il caso del 1968: il 7 luglio la temperature massima fu di 37,3 °C.
      Ad ogni buon conto, ognuno può farsi la propria idea guardando il grafico allegato.
      Ciao, Donato.

      Immagine allegata

  3. @simone zelota 🙂
    “in questi primi 6 mesi (poco meno di 6 mesi) del 2019 sono stati battuti ben 60 record mensili nazionali”

    Ma dai! Il pianeta sta ancora uscendo dalla LIA, i mari stanno salendo di 2-3 mm anno dopo essere saliti di 120 mila mm dall’ultima glaciazione, e noi abbiamo battuto i record (misurati a colpi di secchi sulle navi a vela??)??
    È incredibile, mi hai convinto… corro subito a iscrivermi alla locale sezione di Fridays 4 Skipping Classes & Remain Ignorant.. anzi, sai mica qual’e’ il numero di conto corrente di Greta?… una donazione è d’obbligo, Santa Subito!!

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    • Santa più avanti, per ora può bastare il nobel 😉

  4. Ma si Massimo è tutto normalissimo: in questi primi 6 mesi (poco meno di 6 mesi) del 2019 sono stati battuti ben 60 record mensili nazionali, tutti di caldo e nemmeno uno di freddo.
    60 vs 0, la normalità.…

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    • Mi mancavano moltissimo le tue statistiche, moriremo tutti grazie. Perdonami se intanto vivo la mia vita e dei tuoi record me ne infischio. Avrò un posto speciale nell’inferno dei negazionisti 😀

  5. mah si..ma anche se sciogliessero tutti i ghiacci del pianeta e arroventassimo tutti quanti ci si può fare qualcosa ? la risposta è NO…la natura non la puoi controllare in nessun modo..puoi solo adattarti..qualunque polemica è utile come un buco del culo sul braccio…non serve a niente…

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  6. @Carlo non so se ti è chiara la differenza tra ghiaccio marino, quello del grafico che hai messo, e ghiaccio su terra ferma…
    Ma vedendo anche gli altri commenti mi pare chiaro che i dati ufficiali su questo blog sono scomodi. Tutto normalissimo, ci mancherebbe. Convinti voi.

    P.S. Ma io non ero stato bannato da questo portale…

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    • Se si argomenta educatamente il post è pubblicato, penso sia l’unica discriminante..

      Quanto alla Groenlandia, il fatto in sé è normalissimo e fa parte del processo di scioglimento estivo dei ghiacci artici. Avviene anche nel pack e prende il nome di melting ponds ed è determinante per il seguito della stagione del disgelo in quanto i ponds, più scuri rispetto al ghiaccio, fanno da pozzi di calore relativamente all’irraggiamento.

      Scostamenti dell’ordine di settimane non sono sorprendenti, al solito a contare è la media. Vale la pena a proposito di media notare come negli ultimi anni la Groenlandia abbia sovraperformato in quanto ad accumulo di ghiaccio e neve rispetto alla media, e in modo sostanziale. Nessuno ne ha parlato sui giornaloni. È bastata una pozzanghera per fare titoloni su tutti i media dopo anni di silenzio. È su questo che varrebbe la pena riflettere.

  7. @simone

    Immagine allegata

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  8. Come va con il ghiaccio in Groenlandia, tutto a posto vero?
    Un articolo su quello non lo potete fare, notizie scomode, meglio tacere… 😉

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    • Simone è già stato scritto che il ghiaccio in Groenlandia si scioglie perchè lì è la stagione dello scioglimento, casomai sarebbe strano se non si sciogliesse. Inutile scrivere un articolo su la massa di ghiaccio della Groenlandia che è di circa 2.658.931 miliardi di tonnellate (Gt). Poiché 12.056 Gt è lo 0,449% di 2.658.931 Gt, si conclude che dal 1901 al 2017 la Groenlandia ha conservato ben il 99,551% della sua massa di ghiaccio. Mi pare ovvio che se qualche stagione guadagna ghiaccio allora in altre annate possa perderlo, oscillazioni sempre esistite..altrimenti in più di un secolo non si osserverebbe una tale stabilità di presenza del ghiaccio.

  9. Complimenti a Gianluca per la tua nota.
    In questi ultimi anni a causa di eventi fisici importanti quali:
    1- il ritorno allo “Hiatus” o comunque ad un rallentamento della crescita della T dopo El Nino 2015/16,
    2 – i fenomeni estremi che ad una analisi rigorosa non mostrano segni di aumento né a livello globale né a quello locale,
    i sostenitori acritici dell’AGW sono un poco in difficoltà, malgrado il parossismo mediatico e il supporto di movimenti come quello di Greta Thunberg. Sull’ipotesi dell’AGW è cresciuta molto velocemente la Carbon Free Economy senza che ci fossero solide basi scientifiche che la giustificassero. La sostituzione dei combustibili fossili poggia solo in parte sulla miglior efficienza nella catena energetica e sul risparmio, ma in gran parte sulla promozione delle fonti rinnovabili. La strategia della decarbonizzazione comporta un aumento del costo dell’energia, ne riduce la disponibilità e rallenta la crescita sia dei paesi sviluppati, sia di quelli in via di sviluppo, che devono impegnare per i fabbisogni energetici una maggiore frazione del loro PIL. La “Green Economy”, che è solo una parte della “Carbon free Economy”, comporta ora a livello mondiale una spesa di circa 1G$/d (miliardi di $ al giorno), di cui una parte non trascurabile è dovuta a incentivi statali indispensabili per promuovere le fonti rinnovabili. Questo costituisce un potente volano economico che, qualora per eventi naturali ci fosse la necessità di un rinsavimento circa AGW, costituirà un ostacolo molto pesante. Tutto il mondo della Green Economy non scende nell’analisi scientifica del problema del cambiamento climatico, ma prende in modo molto superficiale solo gli aspetti allarmistici per giustificare la propria sopravvivenza e fornisce un supporto ideologico molto importante alle previsioni allarmistiche di chi sostiene l’AGW. Anche la pletora di studiosi e burocrati che operano nell’ambito di istituzioni varie (internazionali e nazionali) per sensibilizzare la pubblica opinione circa l’AGW costituisce un ostacolo a una linea di studi sul clima scientificamente rigorosa e neutrale. Con modelli, che non sono validati da dati sperimentali, si fanno proiezioni al 2100 che pochi degli attuali attori potranno verificare e si cerca in ogni modo di fare censura del dissenso che è invece lo strumento che potrebbe essere di grande ausilio per il progredire delle conoscenze scientifiche.

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  10. Dover scegliere tra l’attuale stile di vita e quello dei cavernicoli è una falsa dicotomia. Io non so cosa intendesse Andrea, ma certamente l’attuale stile di vita delle città ha fatto perdere il contatto con la natura, che scriverei meglio contatto con la realtà naturale, e questo ha molte conseguenze negative. Per esempio, il tipico radical-chic progressista ecologista crede di essere un paladino della natura, ma in realtà non ne sa niente ed è solo un pirla manovrato da furbacchioni. Basta pensare per esempio ai vegetariani o ai vegani, i quali avrebbero molto da imparare dal contatto con il consueto meccanismo della predazione che c’è in natura, a scopi alimentari, invece di andare al supermercato “green” per comprare scatolette di tofu.

    Tutto questo ha implicazioni notevoli. Non è un caso se i bastioni del progressismo sono nei centri delle città. E l’attuale modello di inurbazione è perseguito esplicitamente dai progressisti dell’architettura, proprio perché rifornisce le fila del progressismo.

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  11. ROCCO, concordo in pieno con quello che hai detto

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  12. @Andrea
    penso che “il vero contatto con la natura” lo abbiamo perso da 10.000 anni, ossia da quando abbiamo inventato l’agricoltura ed incominciato a costruire città.
    Fino alla rivoluzione scientifica/industriale eravamo ancora alle prese con la trappola maltusiana; ma se dovessi scegliere se ritornare al vero contatto con la natura dei nostri avi cacciatori-raccoglitori o beneficiare dei risultati del progresso scientifico/industriale, non avrei dubbi a scegliere la seconda opzione e credo che tutti la sceglierebbero, anche se a parole qualcuno preferirebbe vivere come un cavernicolo, ma solo perchè non ha la minima idea di cosa significhi dormire in una grotta all’addiaccio, andare a cacciare con mazze rudimentali, vagare per steppe, boschi e savane alla ricerca di radici e tuberi, vivere in media 30 anni e rischiare di morire per banalissime infezioni oggi scongiurate grazie ai farmaci.
    La vita a contatto con la natura neanche ci salverebbe dalle malattie della modernità (come i tumori), difatti anche i nostri antenati di 1,8 milioni di anni fa ne soffrivano http://www.nationalgeographic.it/scienza/2016/07/28/news/il_tumore_umano_piu_antico_del_mondo-3179986/ . Oggi, la medicina, la modernità, l’antropizzazione, ci danno una speranza di vita più lunga e forse anche migliore; sempre che i soldi delle tasse siano spesi per la scienza medica e non per illudersi di ritornare ad inesistenti mondi puliti privi di malattie.

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  13. ROCCO, ti do pienamente ragione, ma difatti l’antropicita’ del vivere umano riguarda solo il degrado che comporta la nostra civiltà vivendo quasi tutti in agglomerati urbani e così abbiamo anche perso il vero contatto con la natura che imperterrita continua la sua vita

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  14. certo, @Andrea, l’uomo non può interferire nei meccanismi della natura, ma interferisce nei meccanismi della società umana.
    Come ci insegna Chernobyl la natura si riprende immediatamente lo spazio lasciato libero dall’uomo, anche se questo spazio è contaminato, inquinato, invivibile (per i nostri miseri e modesti parametri ideologici) . Leggasi questo bell’articolo https://www.corriere.it/animali/bonnie-e-co/notizie/gli-animali-chernobyl-ci-svelano-quanto-noi-umani-siamo-insignificanti-b4881cfe-8d5c-11e9-98ba-037337dafe50.shtml
    le influenze delle azioni umane si riflettono nell’ambito delle società umane (al plurale, come giusto che sia, non esistendo una singola società umana con buona pace di globalisti e multiculturalisti) e le politiche ambientaliste stanno proprio alterando i rapporti all’interno delle società; quelle politiche stanno togliendo qualcosa a tutti per destinare i proventi a pochi, impoverendo molti e tagliando risorse a servizi essenziali (come la sanità ed i trasporti).
    Sopratutto in Italia, stiamo assistendo a dei controsensi inquietanti: si è obbligato a incentivare le fonti alternative (ben 11 miliardi l’anno) prelevandole direttamente dalle bollette elettriche e assistiamo ad una carenza di medici incredibile.
    Stiamo pagando tariffe altissime per la differenziata, ma ogni settimana 3 depositi vanno a fuoco, mentre l’economia stagna per carenza di domanda interna.
    Dopo 20 anni di politiche ambientaliste bisogna pur fermarsi e chiedersi se il gioco vale la candela, ossia se è utile alla società umana continuare in politiche che non cambieranno il corso della natura o se quelle risorse è meglio spenderle nei servizi essenziali.
    Sopratutto riflettendo che l’energia che oggi stiamo consumando va ad alimerntare i server in cui si immagazzinano selfie, filmati di cani e gatti, foto di piatti di cibo e via discorrendo; sono questi servizi essenziali?
    Leggo, inoltre, che queste nuove fantasie tecnologiche digitali che promettono miglioramenti della qualità della vita, consumano tantissimo https://www.wired.it/scienza/energia/2019/06/13/bitcoin-peso-ambiente/ ; sono i bitcoin e la moneta elettronica in genere, servizi essenziali ?
    Serve una seria riflessione, altrimenti al 2100 non ci arriveranno (io già non ci sarà da tempo).

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  15. E’ vero, esiste una emergenza climatica – ed è la seguente:

    – le misure coercitive per contenere le emissioni umane di CO2 devono entrare a regime al più presto;

    – un modo per accelerare l’adozione di queste misure coercitive è di dichiarare una “emergenza climatica” – il pubblico non la vede ancora, ma gli scienziati sì – la catastrofe sta dietro l’angolo ma arriverà presto e sarà terribile;

    – il clima, purtroppo, non sta dando segni tangibili di voler seguire i modelli catastrofisti- e il pubblico comincia a mormorare;

    – di conseguenza, dobbiamo anticipare al massimo le misure coercitive – che dimostreranno subito la loro efficacia prevenendo la “catastrofe dietro l’angolo” e dovranno quindi essere mantenute sine die – oppure rischiamo che trent’anni di sforzi titanici per istituire il “controllo della CO2” possano fallire.

    E sarebbe un vero peccato, perchè chi controlla la CO2 siederà in cima alla piramide – e la strada per arrivare a quella cima va tenuta sgombra, costi quello che costi.

    Galileo, Popper, &C? Parliamone senz’altro ma dopo, adesso dobbiamo gestire responsabilmente una tremenda emergenza – lo volete capire, o…

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  16. Che si dica quel che si vuole da una parte o dall’altra tanto in nessun modo l’uomo potrà mai interferire nei meccanismi della natura sia nel bene che nel male, il resto sono tutte chiacchiere…

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  17. ma l’obbiettivo dell’ambientalismo è la creazione di un ulteriore mercato, non altro.
    Riporto un pezzo dell’intervista al prof. Scafetta su Sputnik :
    “- Ci sono sicuramente grossi interessi economici dietro una certa propaganda perché questi temi climatici sono associati principalmente al problema dell’energia, che è necessaria per il benessere della società. Perciò, forse qualcuno vuole fare soldi facili, o si hanno altre finalità politiche che non hanno nulla a che fare con la scienza, come la pretesa che in questo modo si combatterebbe la povertà sulla Terra, cosa che è tutta da dimostrare.”
    ( https://it.sputniknews.com/opinioni/201906107755434-cambiamenti-climatici-professor-scafetta-maggior-attenzione-allattivita-solare/ )
    E’ evidente che l’aspetto scientifico è solo strumentalizzato per uno scopo economico e politico.
    Scienza, economia e politica sono i tre aspetti complementari della nostra società che non possono essere distinti: è l’economia che trae vantaggio dalle scoperte scientifiche, la scienza è finanziata dalla politica e la politica influenza l’economia.
    Quel famoso “ambiente come lo abbiamo conosciuto” di Al Gore, è l’ambiente economico; se non si creano ulteriori mercati, anche se sono inefficienti ed inefficaci, la nostra società andrà verso il declino!
    Sia i cambiamenti climatici (ora crisi climatica, ma solo per rinnovare il lessico ormai usurao dal clima che cambia per sua natura) che la lotta alle plastiche, hanno l’unico scopo di stimolare la scienza a creare nuovi materiali per supportare l’economia che deve per forza crescere, altrimentile povertà innescherebbero guerre e rivoluzioni.
    E’ giustissimo che una politica accorta dovrebbe migliorare strade e cercare di diminuire gli oneri sui trasporti piuttosto che finanziare inutili auto elettriche, ma, purtroppo, la scienza e la tecnologia richiedono anche loro sviluppo e nuove idee, altrimenti cosa farebbero nei laboratori universitari se non ricercassero novità?
    E’ più facile raccogliere fondi per una ricerca mirante a soddisfare una paura come la fine del mondo, e le crisi climatiche sono la giusta motivazione.

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  18. Buongiorno Alimonti, e complimenti per l’ottimo articolo, equilibrato e pieno di sostanza.

    Vorrei solo aggiungere un ennesimo esempio di modelli farlocchi… dato che tutto il même climatocatastrofista si basa solo ed esclusivamente sull’output di modelli.
    Questo e’ quello che il lead author del rapporto IPCC AR4, capitolo sul budget CO2, scrive sulla sua pagina web dell’Imperial College, dove insegna:

    “Recognizing that the development of so-called state-of-the-art models for large-scale processes in the terrestrial biosphere are foundering due to their ever-increasing complexity and lack of agreed theoretical foundations,…”

    https://www.imperial.ac.uk/people/c.prentice

    Strano, no? Perche’ il mantra salvapianeta recita che “the science is settled”!…

    Chi ne sapra’ di piu’ fra il climatologo Prentice o i climatologi de noantri Al Gore, Di Caprio, Obama, e non dimentichiamoci della piccola Greta, ça va sans dire…

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  19. Salve a tutti leggendo questo post mi torna alla mente per l’ennesima volta la manipolazione delle masse. SUggerico a chi interessato e a chi non conoscesse ancora l’argomento di leggere un po di cose a proposito dei seguenti personaggi “storici” di ambito psicanalitico.

    Gustave le Bon ( tra le sue pubblicazioni: Psychologie des foules)

    Edward Bernay

    Propagande. la fabrique du consentement
    https://www.dailymotion.com/video/x6kqf6i

    Pubblicazioni: Crystallizing public opinion, New York, Kessinger, 2004 (1 éd. 1923) – Propaganda : come manipolare l’opinione in democrazia (1 éd. 1928), – Speak up for democracy : what you can do – a practical plan of action for every American citizen, . new York, Viking Press, 1940 – Engineering of Consent : a scientific approach to public relations, University of Oklahoma Press, décembre 1969.

    Vance Packard, i persuasori occulti.

    Purtroppo non so se libri e video si trovino anche in italiano, sicuramente in francese e inglese.

    Buona ricerca e buona lettura

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    • @Simone

      forse perché se si leggesse la notizia originale (dal The Guardian) le cose sarebbero un tantino diverse:

      “The photo, taken in the Inglefield Bredning fjord, depicted water on top of what Olsen said was an ice sheet 1.2 metres thick.”

      “In other areas, meltwater drains away through fractures in the ice to the rocks far below, and so does not leave standing water on the surface. But because the ice in the region is thick and fracture-free, the water pools above the ice, giving rise to the dramatic photograph.”

      “The DMI weather station nearby at Qaanaaq airport registered a high of 17.3C (63.1F) last Wednesday and 15C (59F) last Thursday, which is high for northern Greenland, even in summer. Mottram cautioned that the numbers were provisional and would be subject to checking.”

      “His colleague at the institute, Rasmus Tonboe, tweeted that the “rapid melt and sea ice with low permeability and few cracks leaves the melt water on top”.

      “The team also used satellite images to plan their trip. He said the photos documented an “unusual day” and that the image was “more symbolic than scientific to many.”

      Non è che si dica che non ci sia un problema, ma nemmeno ci si straccia i capelli con il mantra catastrofista, nel mentre si spiega che questo comportamento non è anormale, ma solo in anticipo, in quanto normalmente avviene verso la fine di Giugno e non a metà mese.

      “Melting events such as the one pictured would normally not happen until later in the summer, in late June or July. Mottram said it was too soon to say what role global warming had played, because although these temperatures were unusual, the conditions were not unprecedented and “still a weather-driven extreme event, so it’s hard to pin it down to climate change alone”.”

      Ed infine la solita valutazione con i modelli, che dovrebbero poi trovare conferme nelle osservazioni del passato prima di lanciarsi in ipotesi per il futuro (si chiama validazione):

      ““Our climate model simulations expect there to be a general decline in the length of the sea ice season around Greenland, [but] how fast and how much is very much dependent on how much global temperature rises.””

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