Emergenza climatica: un comodo ossimoro

Leggo sulla Staffetta di Martedì 21 Maggio di “Una mozione da approvare nei Consigli regionali e nei Consigli comunali, che, sul modello di quanto fatto dal Regno Unito, dichiari lo stato di emergenza climatica e impegni gli enti a porre in atto una serie di azioni volte a contrastare il cambiamento climatico”.

Il clima e’ per definizione una media delle condizioni meteorologiche fatta su 30 anni; affrontarlo come emergenza e’ esattamente l’opposto di quanto andrebbe fatto e cioè una strategia pianificata con cura e portata avanti con costanza.

Purtroppo l’inconsistenza della mozione non si ferma qui: “Innumerevoli studi accademici confermano ormai che il caos climatico in atto è influenzato dalle attività umane. Si tratta di un fenomeno che causa danni incommensurabili a persone, animali ed interi sistemi produttivi”. A differenza della narrativa comune, tutte le associazioni scientifiche sono concordi nel confermare che le osservazioni a livello globale mostrano una Terra che sta diventando piu’ verde e non deserta, non c’e’ alcun aumento di frequenza o intensita’ di fenomeni climatici estremi come uragani o cicloni, tornado, siccita’, o incendi e che l’estensione dei ghiacci al Polo Sud, riserva del 90% dei ghiacciai terrestri, non sta certo diminuendo. Anche la NOAA, Associazione governativa americana per lo studio degli oceani e dell’atmosfera di indubbia caratura scientifica, sottolinea cheIn summary, neither our model projections for the 21st century nor our analyses of trends in Atlantic hurricane and tropical storm activity support the notion that greenhouse gas-induced warming leads to large increases in either tropical storm or overall hurricane numbers in the Atlantic”.

Anche da noi i ricercatori che studiano la piovosità nel nostro Paese non osservano alcuna variazione significativa negli ultimi due secoli e sostengono che le “bombe d’acqua” sono solo un termine giornalistico che non trova riscontro nella realtà.

Ristabilita la correttezza scientifica, dietro tale mozione ci deve essere altro: ”Oltre a dichiarare lo stato di emergenza climatica, la proposta di mozione impegnerebbe Comuni e Regioni a rendere tutte le proprie sedi e uffici carbon free entro il 2030; garantire che tutte le decisioni strategiche, di bilancio e di pianificazione siano compatibili con il raggiungimento della carbon neutrality entro il 2030”. Verrebbero quindi dedicate ingenti risorse, anche economiche, a contrastare un caos climatico, che abbiamo visto non esistere, in una situazione di emergenza che tipicamente abbassa le attenzioni sulle modalità di gestione delle risorse stesse. Una situazione che faciliterebbe certi Amministratori ad una gestione “disinvolta” dei capitali.

Purtroppo, mi auguro di sbagliarmi, ma mi sovviene la mala gestione dei capitali avvenuta con l’incentivazione al fotovoltaico quando grazie ai vari Conto Energia sono stati prelevati 6,7 Miliardi di Euro per 20 anni dalla tasche degli italiani con tempistiche e modalità alquanto criticabili: nell’anno in cui in Italia si installavano quasi 10 GW di fotovoltaico a costi elevatissimi ma garantendo ai grossi investitori un IRR che in alcuni casi oltrepassava il 20%, in Cina, Paese da cui proveniva la gran parte dei moduli utilizzati in Italia, si installavano 300 MW. Ora che i costi di tale tecnologia sono piu’ competitivi, in Italia non ci sono più fondi da dedicare all’incentivazione e nel 2018 sono stati installati 440 MW mentre in Cina si parla di oltre 44 GW, 100 volte di piu’! Oltretutto, nonostante tale ingente esborso da parte del consumatore, non siamo neanche stati capaci di sviluppare una filiera italiana del fotovoltaico finanziando invece le aziende cinesi, tanto che oggi ben 8 tra i maggiori 10 produttori mondiali di moduli sono cinesi. Siamo sicuri che questa sia la miglior pianificazione per il beneficio dei contribuenti?

Invece di contrastare l’inesistente caos climatico, per salvaguardare l’ambiente e la salute umana non sarebbe forse più opportuno, solo per fare qualche esempio, garantire sicurezza ed orari dei treni pendolari e dei mezzi pubblici, anziché aumentarne il prezzo dei biglietti o obbligare sempre il solito contribuente a cambiare auto in nome di una dubbia riduzione delle emissioni? Sono ben consapevole che queste non siano azioni semplici e che non garantiscano, a differenza di altre più facili ed appariscenti posizioni, un immediato rientro di immagine e di voti; mi chiedo pero’ allo stesso tempo se i nostri Amministratori siano eletti, oltre che lautamente pagati, per cercare di risolvere problematiche anche complesse o per farsi belli con facili soluzioni ad emergenze inesistenti?

Molto più facile evidentemente importare “quanto fatto dal Regno Unito” ove, permettetemi la facile battuta sulla Brexit, in questo momento sono certo esperti di caos, ma non certo climatico!

Per quanto riguarda la terminologia, vedo pero’ che siamo stati velocissimi ad adattarci alle indicazioni provenienti dal Regno Unito:

Guardian Guidelines: According to reports the Guardian newspaper has updated its style guidelines. “The Guardian will use ‘climate emergency, crisis or breakdown’ instead of ‘climate change’

Spero che, superato l’ennesimo periodo elettorale, si torni a più miti, validi e seri consigli e finisca la ricerca di facili consensi elettorali pagati dai contribuenti….almeno sino alle prossime elezioni!

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Author: Gianluca Alimonti

INFN & Università degli Studi, Milano

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11 Comments

  1. Dover scegliere tra l’attuale stile di vita e quello dei cavernicoli è una falsa dicotomia. Io non so cosa intendesse Andrea, ma certamente l’attuale stile di vita delle città ha fatto perdere il contatto con la natura, che scriverei meglio contatto con la realtà naturale, e questo ha molte conseguenze negative. Per esempio, il tipico radical-chic progressista ecologista crede di essere un paladino della natura, ma in realtà non ne sa niente ed è solo un pirla manovrato da furbacchioni. Basta pensare per esempio ai vegetariani o ai vegani, i quali avrebbero molto da imparare dal contatto con il consueto meccanismo della predazione che c’è in natura, a scopi alimentari, invece di andare al supermercato “green” per comprare scatolette di tofu.

    Tutto questo ha implicazioni notevoli. Non è un caso se i bastioni del progressismo sono nei centri delle città. E l’attuale modello di inurbazione è perseguito esplicitamente dai progressisti dell’architettura, proprio perché rifornisce le fila del progressismo.

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  2. ROCCO, concordo in pieno con quello che hai detto

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  3. @Andrea
    penso che “il vero contatto con la natura” lo abbiamo perso da 10.000 anni, ossia da quando abbiamo inventato l’agricoltura ed incominciato a costruire città.
    Fino alla rivoluzione scientifica/industriale eravamo ancora alle prese con la trappola maltusiana; ma se dovessi scegliere se ritornare al vero contatto con la natura dei nostri avi cacciatori-raccoglitori o beneficiare dei risultati del progresso scientifico/industriale, non avrei dubbi a scegliere la seconda opzione e credo che tutti la sceglierebbero, anche se a parole qualcuno preferirebbe vivere come un cavernicolo, ma solo perchè non ha la minima idea di cosa significhi dormire in una grotta all’addiaccio, andare a cacciare con mazze rudimentali, vagare per steppe, boschi e savane alla ricerca di radici e tuberi, vivere in media 30 anni e rischiare di morire per banalissime infezioni oggi scongiurate grazie ai farmaci.
    La vita a contatto con la natura neanche ci salverebbe dalle malattie della modernità (come i tumori), difatti anche i nostri antenati di 1,8 milioni di anni fa ne soffrivano http://www.nationalgeographic.it/scienza/2016/07/28/news/il_tumore_umano_piu_antico_del_mondo-3179986/ . Oggi, la medicina, la modernità, l’antropizzazione, ci danno una speranza di vita più lunga e forse anche migliore; sempre che i soldi delle tasse siano spesi per la scienza medica e non per illudersi di ritornare ad inesistenti mondi puliti privi di malattie.

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  4. ROCCO, ti do pienamente ragione, ma difatti l’antropicita’ del vivere umano riguarda solo il degrado che comporta la nostra civiltà vivendo quasi tutti in agglomerati urbani e così abbiamo anche perso il vero contatto con la natura che imperterrita continua la sua vita

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  5. certo, @Andrea, l’uomo non può interferire nei meccanismi della natura, ma interferisce nei meccanismi della società umana.
    Come ci insegna Chernobyl la natura si riprende immediatamente lo spazio lasciato libero dall’uomo, anche se questo spazio è contaminato, inquinato, invivibile (per i nostri miseri e modesti parametri ideologici) . Leggasi questo bell’articolo https://www.corriere.it/animali/bonnie-e-co/notizie/gli-animali-chernobyl-ci-svelano-quanto-noi-umani-siamo-insignificanti-b4881cfe-8d5c-11e9-98ba-037337dafe50.shtml
    le influenze delle azioni umane si riflettono nell’ambito delle società umane (al plurale, come giusto che sia, non esistendo una singola società umana con buona pace di globalisti e multiculturalisti) e le politiche ambientaliste stanno proprio alterando i rapporti all’interno delle società; quelle politiche stanno togliendo qualcosa a tutti per destinare i proventi a pochi, impoverendo molti e tagliando risorse a servizi essenziali (come la sanità ed i trasporti).
    Sopratutto in Italia, stiamo assistendo a dei controsensi inquietanti: si è obbligato a incentivare le fonti alternative (ben 11 miliardi l’anno) prelevandole direttamente dalle bollette elettriche e assistiamo ad una carenza di medici incredibile.
    Stiamo pagando tariffe altissime per la differenziata, ma ogni settimana 3 depositi vanno a fuoco, mentre l’economia stagna per carenza di domanda interna.
    Dopo 20 anni di politiche ambientaliste bisogna pur fermarsi e chiedersi se il gioco vale la candela, ossia se è utile alla società umana continuare in politiche che non cambieranno il corso della natura o se quelle risorse è meglio spenderle nei servizi essenziali.
    Sopratutto riflettendo che l’energia che oggi stiamo consumando va ad alimerntare i server in cui si immagazzinano selfie, filmati di cani e gatti, foto di piatti di cibo e via discorrendo; sono questi servizi essenziali?
    Leggo, inoltre, che queste nuove fantasie tecnologiche digitali che promettono miglioramenti della qualità della vita, consumano tantissimo https://www.wired.it/scienza/energia/2019/06/13/bitcoin-peso-ambiente/ ; sono i bitcoin e la moneta elettronica in genere, servizi essenziali ?
    Serve una seria riflessione, altrimenti al 2100 non ci arriveranno (io già non ci sarà da tempo).

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  6. E’ vero, esiste una emergenza climatica – ed è la seguente:

    – le misure coercitive per contenere le emissioni umane di CO2 devono entrare a regime al più presto;

    – un modo per accelerare l’adozione di queste misure coercitive è di dichiarare una “emergenza climatica” – il pubblico non la vede ancora, ma gli scienziati sì – la catastrofe sta dietro l’angolo ma arriverà presto e sarà terribile;

    – il clima, purtroppo, non sta dando segni tangibili di voler seguire i modelli catastrofisti- e il pubblico comincia a mormorare;

    – di conseguenza, dobbiamo anticipare al massimo le misure coercitive – che dimostreranno subito la loro efficacia prevenendo la “catastrofe dietro l’angolo” e dovranno quindi essere mantenute sine die – oppure rischiamo che trent’anni di sforzi titanici per istituire il “controllo della CO2” possano fallire.

    E sarebbe un vero peccato, perchè chi controlla la CO2 siederà in cima alla piramide – e la strada per arrivare a quella cima va tenuta sgombra, costi quello che costi.

    Galileo, Popper, &C? Parliamone senz’altro ma dopo, adesso dobbiamo gestire responsabilmente una tremenda emergenza – lo volete capire, o…

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  7. Che si dica quel che si vuole da una parte o dall’altra tanto in nessun modo l’uomo potrà mai interferire nei meccanismi della natura sia nel bene che nel male, il resto sono tutte chiacchiere…

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  8. ma l’obbiettivo dell’ambientalismo è la creazione di un ulteriore mercato, non altro.
    Riporto un pezzo dell’intervista al prof. Scafetta su Sputnik :
    “- Ci sono sicuramente grossi interessi economici dietro una certa propaganda perché questi temi climatici sono associati principalmente al problema dell’energia, che è necessaria per il benessere della società. Perciò, forse qualcuno vuole fare soldi facili, o si hanno altre finalità politiche che non hanno nulla a che fare con la scienza, come la pretesa che in questo modo si combatterebbe la povertà sulla Terra, cosa che è tutta da dimostrare.”
    ( https://it.sputniknews.com/opinioni/201906107755434-cambiamenti-climatici-professor-scafetta-maggior-attenzione-allattivita-solare/ )
    E’ evidente che l’aspetto scientifico è solo strumentalizzato per uno scopo economico e politico.
    Scienza, economia e politica sono i tre aspetti complementari della nostra società che non possono essere distinti: è l’economia che trae vantaggio dalle scoperte scientifiche, la scienza è finanziata dalla politica e la politica influenza l’economia.
    Quel famoso “ambiente come lo abbiamo conosciuto” di Al Gore, è l’ambiente economico; se non si creano ulteriori mercati, anche se sono inefficienti ed inefficaci, la nostra società andrà verso il declino!
    Sia i cambiamenti climatici (ora crisi climatica, ma solo per rinnovare il lessico ormai usurao dal clima che cambia per sua natura) che la lotta alle plastiche, hanno l’unico scopo di stimolare la scienza a creare nuovi materiali per supportare l’economia che deve per forza crescere, altrimentile povertà innescherebbero guerre e rivoluzioni.
    E’ giustissimo che una politica accorta dovrebbe migliorare strade e cercare di diminuire gli oneri sui trasporti piuttosto che finanziare inutili auto elettriche, ma, purtroppo, la scienza e la tecnologia richiedono anche loro sviluppo e nuove idee, altrimenti cosa farebbero nei laboratori universitari se non ricercassero novità?
    E’ più facile raccogliere fondi per una ricerca mirante a soddisfare una paura come la fine del mondo, e le crisi climatiche sono la giusta motivazione.

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  9. Buongiorno Alimonti, e complimenti per l’ottimo articolo, equilibrato e pieno di sostanza.

    Vorrei solo aggiungere un ennesimo esempio di modelli farlocchi… dato che tutto il même climatocatastrofista si basa solo ed esclusivamente sull’output di modelli.
    Questo e’ quello che il lead author del rapporto IPCC AR4, capitolo sul budget CO2, scrive sulla sua pagina web dell’Imperial College, dove insegna:

    “Recognizing that the development of so-called state-of-the-art models for large-scale processes in the terrestrial biosphere are foundering due to their ever-increasing complexity and lack of agreed theoretical foundations,…”

    https://www.imperial.ac.uk/people/c.prentice

    Strano, no? Perche’ il mantra salvapianeta recita che “the science is settled”!…

    Chi ne sapra’ di piu’ fra il climatologo Prentice o i climatologi de noantri Al Gore, Di Caprio, Obama, e non dimentichiamoci della piccola Greta, ça va sans dire…

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  10. Salve a tutti leggendo questo post mi torna alla mente per l’ennesima volta la manipolazione delle masse. SUggerico a chi interessato e a chi non conoscesse ancora l’argomento di leggere un po di cose a proposito dei seguenti personaggi “storici” di ambito psicanalitico.

    Gustave le Bon ( tra le sue pubblicazioni: Psychologie des foules)

    Edward Bernay

    Propagande. la fabrique du consentement
    https://www.dailymotion.com/video/x6kqf6i

    Pubblicazioni: Crystallizing public opinion, New York, Kessinger, 2004 (1 éd. 1923) – Propaganda : come manipolare l’opinione in democrazia (1 éd. 1928), – Speak up for democracy : what you can do – a practical plan of action for every American citizen, . new York, Viking Press, 1940 – Engineering of Consent : a scientific approach to public relations, University of Oklahoma Press, décembre 1969.

    Vance Packard, i persuasori occulti.

    Purtroppo non so se libri e video si trovino anche in italiano, sicuramente in francese e inglese.

    Buona ricerca e buona lettura

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