Per la domenica…

…per la domenica sì, ma anche per tutti i giorni della settimana e, c’è da sperare, anche per i prossimi mesi e anni a venire.

Si tratta, lo avrete già capito, di suggerimenti alla lettura, cose che, neanche a dirlo, arrivano portate dal formidabile vento dell’uragano Dorian, un soggetto atmosferico che, una volta di più ha mostrato al contempo quanto siamo piccoli e insignificanti rispetto alla potenza della Natura e quanto sia importante continuare ad accrescere la capacità predittiva sull’evoluzione di questi eventi. Ma anche un soggetto atmosferico di incommensurabile potenza, certamente non unico ma decisamente allettante per un certo genere di informazione sui temi del clima e del tempo.

Infatti, mentre è ancora in corso la mutazione indotta dalla forzante latitudinale da ciclone tropicale a perturbazione extra-tropicale (attenzione, non necessariamente meno pericolosa), i soliti esperti (sospetti), mestano nel torbido interpretando la devastazione causata da Dorian in chiave climate change. Solito copione? Non proprio, qui arrivano le segnalazioni alla lettura.

Prima di tutto un pezzo di Roger Pielke Jr uscito su Forbes, che riassume lo stato dell’arte in materia di comprensione scientifica del collegamento tra tendenza del clima ed eventi estremi, nello specifico gli uragani, e mette l’accento sul fatto che quanto si sa sia colpevolmente ignorato da chi ha molto più interesse a portare aventi un’agenda politica che a risolvere il problema.

When Is Climate Change Just Weather? What Hurricane Dorian Coverage Mixes Up, On Purpose.

A seguire Judith Curry, che coglie il profeta del consenso sul disastro climatico a lamentarsi del consenso. Proprio così, dal momento che quasi tutta la letteratura disponibile converge sul fatto che non siano identificabili trend significativi nel numero, nell’intensità e nei fenomeni che accompagnano un ciclone tropicale (leggi per esempio per le precipitazioni), Michael Mann, scienziato di punto e autore del famigerato Hockey Stick, rivendica il diritto di dissentire e si dice “turbato” da quanto diffuso a questo riguardo dalla maggior parte degli organismi che se ne occupano, leggi per esempio NOAA e WMO. Un atteggiamento a dir poco orwelliano per dei consensi che sono tutti uguali, ma alcuni sono più uguali degli altri.

‘Alarmism enforcement’ on hurricanes and global warming

Ma il meglio di questa breve rassegna viene dal Segretario Generale dell’Organizzazione Meteorologica Mondiale, che in una recente intervista stigmatizza l’allarmismo climatico, paragonandone l’atteggiamento a una sorta di fede religiosa fondamentalista:

The IPCC reports have been read in a similar way to the Bible: you try to find certain pieces or sections from which you try to justify your extreme views. This resembles religious extremism.

WMO Secretary-General rejects climate ‘doomsters and extremists’

Tutto questo, mentre l’instancabile Greta Thunberg (o forse dovremmo dire i suoi suggeritori) ammonisce l’ennesima platea pendente dalle sue labbra dicendo di desiderare che chi l’ascolta abbia la stessa paura che ha lei (secondo video). Questo è facile, perché di queste cose c’è davvero da aver paura, altro che clima che cambia…

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Author: Guido Guidi

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2 Comments

  1. “… desiderare che chi l’ascolta abbia la stessa paura che ha lei”
    .
    Ringrazio G. Guidi per aver segnalato questo discorso di G. Thunberg, perché consente di capire meglio (molto meglio) il clima che si è venuto a creare intorno al cambiamento climatico. 🙂
    La signorina Thunberg ha portato un unico e solo contributo al dibattito climatico: quello psicologico.
    .
    Come è nelle migliori tradizioni del genere umano, quando ci si trova di fronte ad un problema, la via più breve per poterlo superare, è quella di creare intorno ad esso un clima di paura se non di terrore.
    Ecco, è quello che sta succedendo al problema del cambiamento climatico, ammesso che esso sia un problema reale .
    .
    Molti sostenitori della linea di pensiero principale, si sono resi conto da anni che non sono in grado di smontare, da un punto di vista razionale le posizioni scettiche e, quindi, hanno deciso di passare al punto di vista opposto: l’approccio irrazionale. Hanno cominciato a trattare il problema utilizzando un approccio millenaristico: la fine del mondo è vicina, pentitevi fino a che siete in tempo! Questo grido d’allarme lo abbiamo sentito centinaia di volte nel corso della storia. Dove non può la ragione, può l’istinto primordiale alla conservazione.
    .
    G. Thunberg ha finalmente pronunciato le sole parole sensate che posso accettare da un’adolescente come lei. Greta ha paura e vorrebbe che tutti avessero la sua paura. Molti bambini hanno paura del lupo, dell’uomo nero, dell’orco e chi più ne ha più ne metta. Quando ero piccolo avevo paura che mi potessero venire le stimmate come a P. Pio (nato a un tiro di schioppo da casa). Mia madre risolse il problema con una battuta dissacrante: le stimmate vengono ai santi, non ai diavoletti come te!
    .
    In questo caso nessuno ha pensato di salvare Greta dalle sue fobie. Tutti si sono affrettati ad utilizzare la legittima paura di un’adolescente come propellente per i loro piani strategici.
    .
    Dopo queste parole, provo una gran pena per questa ragazza ed una grande rabbia per coloro che la sfruttano per i loro scopi. Da questa fase della sua vita Greta potrà uscire in due modi: raggiungere grandi mete ed una piena e gratificante soddisfazione, o subire una delusione talmente grande da minare tutta la sua esistenza futura.
    Spero che Greta riesca ad emergere da questo momento particolare della sua vita nel miglior modo possibile e, personalmente, le auguro ogni bene.
    Temo, però, che le cose possano andare male e me ne dispiaccio molto.
    .
    Ricordo ancora la vicenda della giovane pakistana Malala Yousafzai, gravemente ferita dai talebani perché studiava e fortunatamente sopravvissuta, insignita del Nobel per la Pace nel 2014, dopo essere stata ospite all’ONU ed in tutte le cancellerie del mondo: roba da far impallidire la coetanea Greta Thunberg.
    Per alcuni anni è stata al centro delle attenzioni di media, politici, opinionisti, attivisti e chi più ne ha , più ne metta. Da qualche tempo sembra che tutti se ne siano dimenticati. Da quel che sono riuscito a sapere sta studiando filosofia, politica ed economia in un college britannico. E’ riuscita a superare gli effetti del clamore dalla ribalta e sembra che si sia adattata a vivere un po’ più nell’ombra. Sono fiducioso per il suo futuro e mi rallegro per il fatto che non sia finita stritolata nel tritacarne del circo mediatico e politico in cui è stata immersa per anni.
    Spero che anche per Greta le cose si sviluppino allo stesso modo.
    Ciao, Donato.

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