Modello fantasia

In questi giorni di un estate calda ma non troppo, almeno per l’Europa, gli ambienti di discussione climatica sono scossi da una inaspettata iniezione di realismo. Un insospettabile “esperto”, accreditato anche verso l’IPCC, ha pubblicato un libro e una serie di interviste promozionali in cui, di fatto, sbugiarda clamorosamente ogni forma di catastrofismo e di millenarismo climatico, arrivando anche a chiedere scusa per essere stato lui, in passato, catastrofista e millenarista. Noi ne abbiamo parlato già prima che il libro uscisse ma, bontà di chi legge, si tratta anche di cose dette da tempo. Inutile dire che sui media mainstream di questa iniezione non v’è traccia alcuna, troppo impegnati a inseguire record di caldo quando si parla di clima e a ignorare quelli di freddo perché si parla solo di tempo.

la maggior parte delle tesi più pessimistiche però, bisogna dirlo, sono essenzialmente alimentate da una importante dose di fiducia riposta nella capacità delle conoscenze attuali a permettere di simulare il comportamento del sistema misurandone in qualche modo l’evoluzione sotto i colpi delle forzanti antropiche. In poche parole, visto che nelle osservazioni la catastrofe non c’è, anzi c’è ottimismo, come spiega bene il libro appena citato, lo spauracchio è tutto nei modelli e negli scenari ad essi asserviti.

Qualche giorno fa, sono passato attraverso una delle solite inutili discussioni social su questo argomento che, come molti altri, è ormai più per le curve degli stadi che per le accademie. Queste ultime però continuano a lavorare, e producono anche cose interessanti. Ad esempio, per il report IPCC che uscirà tra non molto, è stato prodotto l’ennesimo set di modelli di simulazione che promette di descrivere ancor meglio il nostro oscuro futuro e, quindi spinge anche sull’acceleratore delle contromisure.

Capita però che una persona piuttosto nota e accreditata nel panorama scientifico sull’argomento, Roy Spencer, si sia presa la briga di andare a controllare come queste simulazioni abbiano lavorato sin qui, per esempio, sul mid west degli Stati Uniti nella stagione estiva. Perché proprio lì? Semplice, perché è uno dei serbatoi di produzione del grano, forse il più importante. Va da sé, che sapere se e come quella produzione potrà andare nel futuro a medio lungo termine è fondamentale.

Ne viene fuori che, mentre la produzione, soprattutto grazie alla tecnologia, continua a crescere stabilmente, la performance delle simulazioni, nel prevedere il parametro che su di essa dovrebbe avere gli effetti più nefasti, è stata ed è a dir poco deludente.

L’immagine qui sotto è eloquente e quasi non ha bisogno di essere commentata.

L’analisi di Roy Spencer invece è qui, Buona lettura.

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Author: Guido Guidi

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7 Comments

  1. dalle pagine del saggio “Storia culturale del clima. Dall’era glaciale al riscaldamento globale” di
    Wolfgang Behringer si legge che i cosidetti “climatologi” (che come dice giustamente uno scienziato dell’atmosfera “Definirsi climatologi è quantomeno azzardato. Il sistema clima è molto complesso e su di esso convergono più discipline. Proprio per questo quando uno scienziato si definisce climatologo potrebbe passare per presuntuoso”. da https://www.agi.it/scienza/cambiamenti_climatici_prodi_clima_nubi-6334402/news/2019-10-14/ ) negli anni ’70 predicavano un ritorno all’era glaciale e suggerivano di innescare esplosioni nucleari in Groenlandia per sciogliere il ghiaccio.
    Parlimoci chiaro, la climatologia è una pseudoscienza così come lo fu l’eugenetica.
    Tutte quelle pratiche esoteriche che hanno come fine la salvezza di qualcosa sono pseudoscienza, meglio, sono religione.
    Alla spicciolata ci saranno in futuro i vari mea culpa dei fanatici ambientalisti… ha incominciato Micheal Moore, ne seguiranno altri.
    Da noi, gli stessi che propagandavano l’eolico come finte savifica si stanno rendendo conto che è inutile e distruttivo, tanto da chiamarlo “eolico selvaggio”.

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  2. Incuriosito dal post di G. Guidi, ho approfondito la questione ed ho letto sia l’articolo di Shellenberger che quello di Spencer.
    .
    Shellenberger ha pubblicato su diverse testate on line e su Forbes (che però lo ha ritirato) un interessante articolo, in cui chiede scusa a nome di tutti gli ambientalisti, per la situazione di allarmismo che ha contribuito a creare.
    Io accetto le sue scuse, a parziale ristoro di tutti gli insulti che ho dovuto ingoiare in questi anni da parte dei pasdaran dell’ambiente nostrani.
    Le scuse non riusciranno, però, a rimediare ai danni fatti e che Shellenberger elenca con pignoleria nel suo articolo.
    .
    Apprezzo, comunque, la sua grande onestà intellettuale e mi auguro che il suo esempio sia seguito da tanti altri ambientalisti.
    Egli scrive che non ha parlato prima, per paura dei tagli ai finanziamenti delle sue ricerche. Credo, purtroppo, che egli abbia ragione a preoccuparsi: non credo che i finanziamenti che riceverà, saranno gli stessi ricevuti fono ad oggi e, poco a poco, verrà emarginato dai suoi colleghi che seguono la linea di pensiero principale. Nel corso delle COP passate, egli era una delle punte di diamante del fronte catastrofista, ma da ora in poi dubito che continui ad essere uno dei revisori dell’IPCC.
    Spero di sbagliarmi, ma ho poca fiducia “nell’ultima dea”. 🙂
    .
    E per finire un breve cenno all’articolo di Spencer: è un’ulteriore conferma di quanto si va scrivendo su queste pagine da anni e, cioè, che gli output modellistici divergono dalle osservazioni. Lo hanno scritto N. Scafetta, L. Mariani pochi giorni fa e lo ha sempre ribadito, fino allo sfinimento, roberto k nei suoi commenti e tanti altri, tra cui anche il sottoscritto.
    Spiace vedere che molti si ostinino a negare l’evidenza, a sostegno delle teorie catastrofiste di cui si lamenta Shellenberger.
    Ciao, Donato.

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  3. Caro Guido, credo che tu ti riferisci a Michael Shellenberger che in un articolo ha “chiesto scusa” a nome degi ambientalisti per le notizie sul catastrofismo climatico legato al riscaldamento globale causato dall’uomo. Ne ha parlato in un bell’articolo il giornale Libero di giovedi 9 luglio, su mia segnalazione. Per il resto silenzio assoluto, a parte credo Il Foglio, e tutte le TV. Comunque è una bella ammissione. Cari saluti.
    Uberto

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  4. Uno degli aspetti drammatici, nella folle della pantomima ambiental – ciodue – catastrofistica, è che informazioni come questa, non viaggeranno mai tra le onde radio delle maggiori emittenti TV, né si leggeranno sulle home pages dei maggiori siti pseudo scientifici o sulla carta-straccia stampata.
    Così, per la più parte della gente, allocchita dalla disinformazione, oltre che da alcuni social, farà sempre più caldo, anche se i dati mostrano e dimostrano il contrario; diceva Totò: “a Milano non può fare caldo” ed analogamente, siccome lo dicono (quasi) tutti, non può essere che non lo faccia sempre più sul pianeta, se tutti i messaggi che passano, dicono che gli orsi polari stanno morendo di caldo, i mari si stanno sollevando ed il Titanic avrebbe avuto miglior fortuna i questi tempi, perché nessun iceberg si sarebbe trovato in mare, dato che son tutti sciolti.
    Non da ultimo, come ben sappiamo, la pantomima di cui sopra, sta generando, tra le conseguenze, scelte importanti nella politica industriale (energetica in particolare) del nostro paese, i cui non benefici, temo, non tarderanno ad interessare tutti noi.

    Immagine allegata

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  5. Caro Guido,
    anch’io come Luca Maggiolini sono arciconvinto del fatto che i dati siano del tutto sbagliati e che presto si riallineeranno agli output dei modelli. Peraltro per favorire il riallineamento suggerisco che l’IPCC promuova l’installazione di un congruo numero di stazioni in contesti urbani a forte UHI.
    Luigi

    PS: scusa per pignoleria ma il corn belt è la fascia del granoturco (corn), cereale importante quanto il frumento per la sicurezza alimentare globale.

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  6. Mi pare del tutto evidente ch e le osservazioni sono palesemente errate….

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