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Global Warming: una presa in “Giro”

Questo post è a firma di Andrea Beretta
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Maggio per tradizione è il mese dedicato alla Madonna. Da qualche anno, “si parva licet”, è anche il mese dedicato a una delle manifestazioni più amate nel nostro paese per gli appassionati sportivi: il Giro d’Italia.

Il primo Giro, organizzato dalla Gazzetta dello Sport sull’onda del successo del Giro di Francia, partì infatti da Milano l’8 maggio del 1909. Col tempo, la corsa si spostò in avanti e occupò quasi tutto il mese di giugno, per esigenze di calendario, ma anche perché già dagli Anni Trenta si iniziarono a scalare le Dolomiti, i cui valichi più alti superano, e di molto, i 2000 m: ciò potrebbe aver incentivato Armando Cougnet, storico “patron” del Giro, a posticipare la manifestazione, visto che a maggio le Dolomiti sono ancora quasi completamente innevate. Anche perché all’epoca non c’erano gli infallibili modelli dell’IPCC che davano per imminente la scomparsa dei nevai sotto i 4000 m entro pochi mesi…

In realtà, il primo esperimento oltre i 2000 m fu condotto già nel 1914, quando la carovana scalò il Sestriere: le cronache narrano che in quella tappa i corridori percorsero una strada resa impraticabile dal fango e dalla neve, e Lucien “Petit-Breton”, leggendario corridore francese vincitore di due Giri di Francia e una Milano-Sanremo, si rivolse alla giuria scandendo due volte: “Vous etes fous! Vous etes fous!”. Cougnet, poco politically correct, replicò: “siete uomini o femminucce?” Immaginiamo oggi che fine avrebbe fatto il povero Cougnet: le sue povere spoglie sarebbero state contese da Fedez e legioni di attivisti “per i diritti civili”, e la questione sarebbe approdata come minimo ad una commissione bicamerale.

Da lì in poi il Giro alzò sempre più l’asticella della quota delle montagne scalate: i “Girini” salirono sullo Stelvio, il secondo valico più alto in Europa, per la prima volta il 1° giugno 1953, dove transitò primo un Coppi già trentaquattrenne, tra i muri di neve su cui i tifosi avevano scolpito il suo nome. Il problema è che se Giugno offre alcune garanzie di evitare le bufere, Maggio resta un’incognita, con tanta pace per chi vorrebbe le nostre Alpi sgombre di neve perfino in inverno. Per questo desta perplessità la scelta fatta nel 1995 di anticipare l’inizio della corsa nuovamente alla prima settimana di maggio.

Si immagina che gli organizzatori, ogni volta che inseriscono nel percorso un passo oltre i 2500 m facciano gli scongiuri contro il maltempo, e si augurino che Bill Gates sia ora troppo preso dal suo divorzio per pensare alle sue nuvole di carbonati che dovrebbero salvarci dal Global Warming. Fatto sta, solo negli ultimi 10 anni è stato impossibile transitare causa neve sul Galibier, sul Sella, due volte sul Gavia, una sullo Stelvio.

Quando nel 2020 il Giro si è corso eccezionalmente a Ottobre, a causa della pandemia, qualcuno arrivò addirittura a pensare che quello potesse essere un test per valutare se rendere permanente il cambio di calendario, visto che gli ultimi mesi di ottobre, a detta delle rilevazioni (o rivelazioni?) erano stati sempre più “infuocati”…i più infuocati di sempre, ça va sans dire. Invece, i corridori infreddoliti si sono dovuti destreggiare tra intemperie e contagi: una delle immagini più icastiche di questa edizione è stata infatti la vittoria di Filippo Ganna, emerso vincitore dalla nebbia in una immagine decisamente fantozziana ai 9° della Sila, lo scorso 7 Ottobre.

Ma anche sette mesi fa lo spauracchio è stato come sempre lo Stelvio, inserito nella 18a tappa: i corridori, dopo giorni di incertezze riguardo alla sua transitabilità, hanno potuto affrontarlo, dato che il Cielo regalò in pratica l’unica bella (ma fredda: 3° C in cima!) giornata di quel mese. Tuttavia il giorno successivo, una perturbazione da classico “riscaldamento globale” si è abbattuta sui ciclisti, che hanno inscenato uno sciopero del clima stile Greta (ma per motivi opposti) nella tappa Morbegno-Asti, flagellata da pioggia, vento e freddo: tutti sui pullman, e tappa menomata. Chissà come avrebbe commentato il mitico Cougnet!

L’ultima frazione decisiva prevedeva, il 23 ottobre, un percorso condito tra l’altro dai colli dell’Agnello (2748 m) e d’Izoard (2361 m), in territorio francese. Anche quella giornata è rimasta in bilico a causa della prevista neve. Neve che non si è presentata se non con qualche fiocco; ma dove non ha potuto il maltempo, ha potuto il covid: la Francia, nel pieno della seconda ondata, ha vietato il passaggio della “Carovana Rosa”, e il Giro è stato così costretto a restare su suolo italico, rivoluzionando il tracciato.

Archiviato, e fallito, l’esperimento di ottobre, il Giro torna adesso nella sua collocazione consueta: si corre da sabato scorso e per le prossime due settimane. Ma per evitare altre sgradite sorprese climatiche, gli organizzatori hanno optato per salite a quote decisamente inferiori (la Cima Coppi, la vetta più alta, è posta ai 2239 m del Passo Pordoi).

Niente più Stelvio quindi. Provvidenzialmente, viste le copiose nevicate previste proprio in questi giorni. Così, i gretini di tutto il mondo non vedendo tappe annullate per neve, potranno dire che non ci sono più i Giri di una volta, funestati dal freddo e dal maltempo, e che i mesi di maggio sono sempre più roventi.

 

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Published inAttualità

12 Comments

  1. Maurizio

    Ma perchè nessuno contrasta le notizie del TG1 sul clima, sarebbero da arrestare per le notizie inverosimili che danno , ultimo il distacco del ghiaccio in Groenlandia grande come la regione del molise causa il riscaldamento terrestre . Per favore dategli le tabelle che vedo su climatemonitor così non faranno più terrorismo giornalistico , sono stanco di sentire tutte queste bugie alla TV che condizionano anche i ragazzi giovani facendo credere tutto il contrario di quello vero

  2. donato b.

    Oggi si doveva correre il classico tappone dolomitico con transiti su alcuni colli oltre i 2000 metri, tra cui il mitico Pordoi. La tappa è stata rivoluzionata ed accorciata escludendo ben due dei quattro colli previsti, tra cui quello del Pordoi, a causa delle pessime condizioni meteorologiche in cima alle montagne. Buona parte del giro è stata funestata, infine, da temperature fresche, per non dire fredde che lo hanno trasformato in una specie di classica del nord in formato maxi.
    Andrea, credo che le tue previsioni non siano state corrette: nonostante la mancanza dello Stelvio, anche quest’anno abbiamo dovuto registrare una tappa completamente stravolta a causa del maltempo e nonostante la cima Coppi fosse stata posta sul Pordoi, non è stata raggiunta dai corridori. Il prossimo anno la Cima Coppi la posizioneranno intorno ai 1000 metri, così ci si potrà arrivare sicuramente. 🙂 🙂
    Ciao, Donato.

    • Andrea Beretta

      Caro Donato….purtroppo ho portato male a questo Giro…in ogni caso l’episodio di ieri a mio avviso solo una ventina di anni fa non si sarebbe verificato, a parità di condizioni meteo: le strade erano sgombre e c’era un po’ di freddo per le discese, ma se si vogliono evitare queste situazioni, che si corra indoor su pista. Ciò non toglie che la statistica delle tappe annullate per freddo si va ad aggiornare e che…questo maggio sia effettivamente molto, molto fresco. Mi perdonerà chi dice che non cito i mesi di marzo, ma a marzo si corre la Tirreno Adriatico, la Milano Sanremo, la Parigi Nizza…ma non il Giro d’Italia, cui questo articolo era dedicato

    • donato b.

      Caro Andrea,
      concordo con te: qualche anno fa non sarebbe successo. Credo ricorderai il giro del 2013: l’arrivo dei corridori avvenne sulle Tre Cime di Lavaredo in mezzo ad una bufera di neve e tra cumuli di neve. Per la cronaca Nibali vinse tappa e giro.
      E più in là negli anni ricordo ancora la tappa del Tour in cui Pantani inflisse un durissimo distacco a Ulrich sotto un diluvio. Era il 1998 ed il periodo era il mese di luglio.
      Cougnet oggi si starà rivoltando nella tomba.
      Ovviamente si scherza: la salute e la sicurezza dei corridori viene al primo posto, con buona pace del ciclismo mitico del passato.
      Anche il lavoro, nel passato era molto, ma molto, più duro che oggi, ma nessuno rimpiange quei tempi.
      p.s.: hai seguito la tappa di oggi? A me è piaciuta.
      Ciao, Donato.

    • Andrea Beretta

      Caro Donato, la tappa purtroppo l’ho persa per questioni lavorative…il Giro però riesce a riservare sorprese a differenza delle altre due corse a tappe, proprio in virtù del suo percorso.
      Il Giro del 2013 è ricordato nel link postato in questo articolo perché è effettivamente stato uno dei più freddi in tempi recenti…comunque lo ricordo bene per due motivi: il primo è che mi sono dovuto andare a documentare per scrivere il suddetto articolo e alcuni dettagli non li ricordavo…e il secondo è che avevo già prenotato un albergo per seguire la tappa dal vivo…e dovetti disdire all’ultimo!
      Comunque, il fine settimana dovrebbe essere bello e l’ultimo tappone in programma dovrebbe essere regolare

  3. Stefano

    Il marzo più caldo della storia non lo citiamo, eh? Cosi come qualche altra statistica molto scomoda per i negati, nuova categoria dopo i gretini.
    Scientifici come un tiro di dadi.

  4. Andrea Beretta

    Sì perché le bici tradizionali emettono la CO2 di chi pedala…nell’ottica dello “zero emission” (in inglese è più…cool) entro il 2050 non sono più ammesse…come il diesel

  5. Alessandro2

    Martedì ho assistito alla partenza della carovana rosa da Piacenza , sotto una pioggerella gelida, . Eravamo tutti avvolti nei rispettivi giubbotti, a pestare i piedi per tenerli caldi, che manco alla Coppa Cobram.

    Per quanto riguarda il mitico Stelvio, favorisco immagine da webcam catturata or ora (18:30 del 15 maggio). Desolante l’arsura, scioccante il calore desertico che promana da questo luogo un tempo freddo.

    Immagine allegata

  6. Luca Maggiolini

    @ rocco

    Hai dimenticato che la tappa agostana partirà dal Monte Bianco, così in discesa le frenate permetteranno di ricaricare i 652 kg di cobalto, litio, e altre decine di metalli nobili degli accumulatori….

  7. rocco

    oggi ci sono le bici elettriche.
    Con questa innovazione il giro si potrà svolgere solo nel mese di luglio, in quanto il litio è certo produrrà un effetto raffreddante, accentuato dall’uso di enormi ventilatori da porre sulle cime dei monti.
    lastricando le strade del giro con silicio drogato alla perovskyte, il periodo migliore sarà ferragosto con una unica tappa in pianura.

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