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Copenhagen al collasso

Va bene, ora dobbiamo essere seri, molto seri. Serissimi. La questione sta diventando chiara, agli occhi di tutti: dalle questioni verdi e di salvezza dell’umanità, il negoziato si è spostato all’unico tema: “prendi la borsa e scappa”. Qualcuno ora ci accuserà di essere ingenui e che era assolutamente prevedibile che sarebbe finita così (in effetti deve ancora finire). Perfetto. Sinceramente però crediamo che nessuno si sarebbe mai aspettato un mercimonio di questo tipo, e lo diciamo sinceramente.

L’Occidente offre per il momento non più di 10 miliardi di dollari (nemmeno di euro!). L’Africa sta puntando nuovamente i piedi, ritenendo quella cifra assolutamente insufficiente (non dimentichiamo che l’Unione dei paesi africani chiede una cifra 20-30 volte superiore).

Siamo sinceri: che probabilità ha l’Africa di far valere la propria voce? Nessuna. Sarebbe tuttavia sconsiderato ignorare l’istanza africana, perchè alle sue spalle c’è il G77. L’Africa si oppone alla fuoriuscita dallo schema del protocollo di Kyoto (riduzione delle emissioni da parte degli occidentali, soldi per la mitigazione ai paesi poveri), in questa ottica la posizione africana si è immediatamente saldata a quella cinese ed indiana. D’altro canto, alcuni paesi occidentali (soprattutto America) hanno espresso la volontà di andare oltre Kyoto, con un nuovo impianto legislativo: tutti pagano, chi più, chi meno.

E a questo punto il dibattito1 prende una traiettoria che definiremmo “impazzita”. Da un lato, qualche anonimo occidentale si oppone al dominio perdurante da decenni del racket africano degli aiuti. L’occidente ha elargito soldi ai paesi africani (troppi o pochi, bene o male allocati, è un’altra storia, davvero) e adesso la storia si sta per ripetere. Soros ha inventato un sistema per reperire valanghe di miliardi di dollari attraverso i conti del Fondo Monetario Internazionale ( ci chiediamo come mai il mondo stia conoscendo negli ultimi 24 mesi una crisi senza precedenti). D’altro canto, fonti anonime interne alla Banca Mondiale, hanno suggerito di distrarre i fondi destinati alla lotta alla fame e alle malattie, per combattere i cambiamenti climatici. Nel caso migliore, suggeriscono di subordinare i fondi per combattere fame e malattie all’accettazione del futuro protocollo di Copenhagen. Tutto questo, si giustificano, per evitare che i soldi finiscano nelle mani di qualche “cleptocrate” dittatore africano.

Fermiamoci a riflettere per un momento. A questo punto noi tutti dobbiamo sperare, sinceramente sperare, che questo summit (e a questo punto quelli che seguiranno) non crei più problemi di quanti non ne voglia risolvere. L’isteria collettiva che sta montando intorno ai cambiamenti climatici rischia di fare danni incalcolabili, tutti a spese dei paesi in via di sviluppo.

Dobbiamo davvero augurarci che per curare un taglietto al dito, non amputino l’intero braccio.

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  1. http://www.investors.com/NewsAndAnalysis/Article.aspx?id=515260 []
Published inCopenhagen

5 Comments

  1. davide bertozzi

    …meglio così!Peccato solo per i $oldi buttati,si potevano utilizzare per la FAME nel mondo

  2. Claudio Costa

    Il vertice più inutile nella storia dell’umanità!
    Solo soldi buttati.

  3. Vede Gamma, non mi piace augurarmi il fallimento altrui, non è bello. Quindi, se proprio devono imporci le loro idee e i loro stili di vita, spero almeno che non facciano altri danni, per lo meno non più di quanti già non ne stiano facendo adesso.

    CG

  4. Daniele Gamma

    Lei non vuole usare questa parola: Fallire.

    …speriamo sinceramente…

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