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La Tombola di Natale

Basta dare i numeri. I sistemi per estrarli sono numerosi, alcuni tecnologici, altri più tradizionali, ma il risultato finale non può cambiare. Se nessun fortunato imbrocca la giusta combinazione il tabellone fa man bassa. Del resto è quello che ha le maggiori possibilità.

Nella nostra tombola il tabellone lo amministra l’IPCC, che di numeri se ne intende al  punto di aumentare di un fattore 100 il quoziente di una divisione e sottrarre circa trecento anni ad una previsione. Parliamo di ghiacciai, più precisamente quelli dell’Himalaya. L’argomento non è nuovo, nè sarebbe di per sé particolarmente topico perchè al riguardo l’IPCC ha detto solo qualcosa nel suo 4° Rapporto, più precisamente nel capitolo redatto dal Working Group II. Quel qualcosa non ha fatto scalpore a suo tempo e non ha nemmeno trovato posto nel Summary for Policy Makers. Questo il testo:

“Glaciers in the Himalaya are receding faster than in any other part of the world (see Table 10.9) and, if the present rate continues, the likelihood of them disappearing by the year 2035 and perhaps sooner is very high if the Earth keeps warming at the current rate. Its total area will likely shrink from the present 500,000 to 100,000 km2 by the year 2035 (WWF, 2005).”1

I numeri in questione sono quelli della data: 2035, anno previsto di completa (o quasi) sparizione dei ghiacciai himalayani, data la persistenza del rateo di crescita delle temperature.

Però, prima di entrare nel merito del gioco occorre fare una premessa che ci aiuta a contestualizzare l’argomento. Questa previsione è particolarmente importante perchè ad essa si collega direttamente tutto il discorso della disponibilità idrica delle zone a valle della catena montuosa, disponibilità che sempre nelle previsioni, sarebbe sconvolta se dovesse venir meno l’alimentazione che i ghiacciai garantiscono al fiume Gange. Inoltre, questi problemi sono venuti recentemente alla ribalta nel corso delle negoziazioni a CO2penhagen, perchè il governo indiano, poco disposto a far concessioni in materia di riduzione delle emissioni, avrebbe fatto sapere che le determinazioni dell’IPCC siano state inesatte ed eccessivamente pessimistiche, suscitando ovviamente le ire del Presidente del Panel, il quale dal canto suo non ha esitato a far notare che quelle affermazioni avessero scarso fondamento scientifico, ovviamente difendendo la sua organizzazione.

Fondamento scientifico, ovvero supporto di studi passati attraverso il processo di revisione paritaria, proprio quel meccanismo che giustamente l’IPCC ritiene imprescindibile e dichiara di adottare senza condizioni per la stesura dei suoi rapporti.

Diamo quindi un’occhiata ai riferimenti bibliografici delle frasi contenute nell’AR4 su questo argomento. E’ facile, il riferimento è unico: WWF 2005. Si tratta di un progetto del WWF2 non sottoposto al processo di revisione. Primo problema e prima deroga alle regole che il Panel si è dato. Leggiamo però nel rapporto in questione che l’informazione viene da un’altra fonte ancora, per cui si tratta di una citazione addirittura indiretta e, più precisamente, un rapporto3 del 1999 del Working Group on Himalayan Glaciology (WGHG) dell’International Commission for Snow and Ice (ICSI) ed un articolo uscito sulla rivista New Scientist. Leggendo quest’ultimo ci si rende conto che fa anch’esso riferimento al rapporto del WGHG-ICSI, per cui non si tratta di una fonte indipendente, mentre nel documento d’origine del 1999 non c’è traccia di alcuna data di prevista scomparsa dei ghiacciai, nè si fanno paragoni tra il rateo di diminuzione di quei ghiacciai e quello di altre zone del pianeta.

Però l’IPCC faceva riferimento ad una tabella contenente i ratei di ritiro di 8 ghiacciai. Tra questi c’è n’è uno che nel periodo 1845-1966 si sarebbe ritirato di 2840mt, ad una velocità di 134 m/anno. Fate due conti, 2840/121 (tanti sono gli anni in questione), fa 23,47 non 135,23. Evidentemente chi tirava la tombola deve aver diviso per 21 invece che per 121. Una svista che fa una bella differenza direi. Il numero giusto è parecchio meno catastrofico nevvero? La doverosa verifica non è stata semplice, credevo di aver scaricato a suo tempo tutto l’AR4, ma invece ho spesso fatto riferimento al materiale on-line. Purtroppo ora tutti i report IPCC sono disponibili sull’omonimo sito, mentre il link a quello del WG2 II non funziona (magari domani sarà possibile visitarlo). Ad ogni modo sono certo che sia stata una svista e chissà da quanto tempo è stato corretto, anche se la copia del Cap.10 che ho trovato in rete (comunque da fonte ufficiale) contiene effettivamente l’errore.

 

 

Ci sono anche altre istituzioni però che hanno riportato le stesse previsioni. Una in particolare è l’Indian Environmental Portal (IEP) che, nel 1999 pubblica un articolo che recita così:

“”Glaciers in the Himalaya are receding faster than in any other part of the world and, if the present rate continues, the likelihood of them disappearing by the year 2035 is very high,” says the International Commission for Snow and Ice (ICSI) in its recent study on Asian glaciers. “But if the Earth keeps getting warmer at the current rate, it might happen much sooner,” says Syed Iqbal Hasnain of the School of Environmental Sciences, Jawaharlal Nehru University, New Delhi. Hasnain is also the chairperson of the Working Group on Himalayan Glaciology (WGHG), constituted in 1995 by the ICSI.

“The glacier will be decaying at rapid, catastrophic rates. Its total area will shrink from the present 500,000 to 100,000 square km by the year 2035,” says former ICSI president V M Kotlyakov in the report “Variations of snow and ice in the past and present on a global and regional scale”.” 

Molto simile a quanto letto nell’AR4, tanto da sembrarne proprio la fonte originale; più che ricerca peer-reviewed dovremmo dire il frutto del libero pensiero di un ricercatore indiano, cui si aggiunge un’altra fonte, quella dell’ex presidente dell’ICSI, che fa riferimento ad un rapporto con i contenuti che seguono4:

“The degradation of the extrapolar glaciation of the Earth will be apparent in rising ocean level already by the year 2050, and there will be a drastic rise of the ocean thereafter caused by the deglaciation-derived runoff (see Table 11 ). This period will last from 200 to 300 years. The extrapolar glaciation of the Earth will be decaying at rapid, catastrophic rates— its total area will shrink from 500,000 to 100,000 km2 by the year 2350. Glaciers will survive only in the mountains of inner Alaska, on some Arctic archipelagos, within Patagonian ice sheets, in the Karakoram Mountains, in the Himalayas, in some regions of Tibet and on the highest mountain peaks in the temperature latitudes.” (grassetto mio)

Si parla dei ghiacciai extra-polari, ipotizzandone la drastica riduzione dopo 350 anni, non 35! Per di più rimarcando che qualche ghiacciaio resterà, tra l’altro, proprio sulla catena Himalayana.

Alla fine, l’IPCC si è basato su una fonte di seconda mano non sottoposta a revisione paritaria, che a sua volta si basa su citazioni provenienti da uno studio, presumibilmente peer-reviewed, che però produceva risultati diversi di appena un fattore 10.

Tuttavia, come detto in apertura, questa affermazione non ha fatto molto scalpore inizialmente. E’ però un fatto che sia diventata una convinzione comune che i ghiacciai dell’Himalaya siano destinati a scomparire entro il 2035. A questo search di google, trovate un discreto numero di risultati, comprendenti tanto i rilanci della stampa sopraggiunti nel tempo, quanto la recente diatriba sollevatasi in quel di CO2penhagen. In particolare la pietra dello scandalo, più che l’errore di allora, sembra essere stato il rapporto presentato dal governo indiano che lo ha smentito, perchè il Presidente dell’IPCC, secondo un articolo uscito sul Guardian, avrebbe reagito dicendo che si trattava di materiale non sottoposto a revisione paritaria e con uno scarso numero di citazioni scientifiche, aggiungendo delle considerazioni non proprio di livello accademico: 

“With the greatest of respect this guy retired years ago and I find it totally baffling that he comes out and throws out everything that has been established years ago.”

Decisamente una nobile gara. Certamente l’AR4 può vantare miriadi di fonti autorevoli ma, nel caso specifico e alla luce di quanto è accaduto, sembra proprio che questa fosse l’occasione per tacere.

Tuttavia, volendo continuare ad aver fiducia nel confronto tra pari, è bene notare che Science ha pubblicato una news in cui si cerca di tirare le somme dello stato dell’arte scientifico intorno a questo argomento, affrontando anche il tema dell’impatto di una eventuale diminuzione dell’apporto idrico nella regione del Gange. Il risultato è che l’apporto dei ghiacciai è stimato più o meno sul 3-4% del totale, mentre tutto il resto lo fanno le piogge monsoniche. Finchè continueranno ad esserci i monsoni, continuerà ad esistere il Gange per come lo conosciamo, questa una delle valutazioni incluse nell’articolo.

Ma, con riferimento al clima, Science è sempre ottimamente bilanciata come rivista (sono serio, lo giuro), per cui nell’articolo si includeva doverosamente anche un’altra affermazione:

“Any suggestion that the retreat of Himalayan glaciers has slowed is “unscientific,”. The Indian government has an “ostrichlike attitude in the face of impending apocalypse.”

Ipse dixit, apocalisse. Questa frase è dello stesso autore citato dall’articolo dell’IEP, praticamente una one man band. Quanti erano gli scienziati del consenso, 2500? Che si fa si divide per 121 o si riduce tout court di un bel fattore 10?

 

NB: Grazie a Maurizio Morabito per avermi segnalato la fonte da cui ho tratto queste informazioni.

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  1. IPCC AR4 WG2 Ch10, p. 493 []
  2. http://assets.panda.org/downloads/himalayaglaciersreport2005.pdf []
  3. http://www.cryosphericsciences.org/docs.html#ICSI1999 []
  4. http://citeseerx.ist.psu.edu/viewdoc/download?doi=10.1.1.128.751&rep=rep1&type=pdf []
Published inAttualitàNews

7 Comments

  1. alessandrobarbolini

    frate indovino ne capisce di piu…
    aboliamo le previsioni meteo e climatiche
    indovino ne sa di piu
    sa gia che il prossimo natale andremo in spiaggia..CHE NOVITA
    un buon bianco COME SEMPRE NATALE a tutti…nella fantasia dei biglietti augurali
    poi non lamentatevi se dicono che il clima cambia
    é talmente chiaro

  2. Daniele gamma

    Facendo un giro su Cryosphere Today, ho notato che, ad oggi, una gran parte del deficit dell’Artico e dovuto ai mari che si affacciano sul Nord Atlantico:

    Baffin Newfoundland Sea
    Greenland Sea
    Barents Sea

    A qualcuno gli viene in mente qualcosa?

    Buon Natale a tutti

  3. Claudio Costa

    Ma se l’IPCC sui ghiacciai, cita il WWF come riferimento,
    sui cicli solari citerà l’oroscopo di Branco?

  4. Claudio Costa

    Sconcertante!,
    confermo che durante l’earth day su sky sono passati filmati che dicevano che il gange si sarebbe seccato da qui a pochi decenni.

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