Si potrebbe dire non tutto il male viene per nuocere, oppure, perdonate l’ironia, non tutte le emissioni vengono per cuocere. Con le emissioni antropiche di anidride carbonica avremmo contribuito in modo decisivo al riscaldamento del Pianeta e con quelle di aerosol sempre di origine antropica al suo raffreddamento.
Questa la spiegazione secondo uno studio pubblicato di recente sui PNAS per la stasi che le temperature medie superficiali hanno fatto registrare nel corso dell’ultimo decennio o più. In presenza quindi di un forcing antropico combinato nullo, le dinamiche naturali sarebbero tornate a prevalere. Tra queste, sempre secondo lo studio, la prolungata fase di quiescenza del Sole e l’andamento assunto dal Southern Oscillation Index, ovvero dall’indice che racchiude le dinamiche della pressione atmosferica nell’area del Pacifico tropicale.
L’articolo è questo: Reconciling anthropogenic climate change with observed temperature 1998–2008 - PNAS, Kaufmann et al. 2011.
In prima battuta sono due gli elementi significativi di questa ricerca. L’ammissione dell’attuale arresto del riscaldamento globale a prescindere dalle cause, e la conferma del forcing esercitato dall’attività solare sulle dinamiche del clima anche nel breve periodo. Il tutto in un articolo sottoposto a peer-review che reca oltretutto come prima firma un sincero sostenitore dell’ipotesi AGW, ovvero della posizione del mainstream scientifico. Con riferimento al trend delle temperature infatti, si continua a leggere da più parti che “il Pianeta continua a scaldarsi”. Evidentemente, ma sarebbe stato sufficiente, guardare i grafici che riportano le serie di temperatura per rendersene conto, così non è. Per quel che riguarda il Sole, essendo innegabile anche con la vocazione antropocentrica più estremista che questo Pianeta e le sue dinamiche di lungo periodo non esisterebbero nella forma in cui le conosciamo se non ci fosse la nostra stella, la posizione di chi sostiene l’ipotesi AGW è stata sin qui quella che vede l’attività solare non in grado di esercitare un forcing anche nel breve periodo. Anche questo, evidentemente, così non è.
Ma cerchiamo di entrare un po’ di più nello specifico di questa ricerca. L’intento, e lo si capisce benissimo dal titolo, è quello di riconciliare – letteralmente- l’ipotesi AGW con le osservazioni della temperatura. Si tratta cioè di individuare le ragioni per cui il Pianeta non si è scaldato quanto avrebbe dovuto in presenza di un forcing antropico continuo e in aumento quale si suppone sia l’emissione di grandi quantità di anidride carbonica in atmosfera.
Una differenza tra ipotesi e realtà dei fatti divenuta via via più evidente e un quesito non nuovo, divenuto via via più pressante. La risposta, come anticipato in apertura, sarebbe nelle emissioni di Aerosol, ovvero di particelle in larga misura originate ancora una volta dalle attività umane attraverso l’impiego di combustibili fossili, le cui proprietà in termini di forcing sulle temperature sono per lo più raffreddanti. L’aumento della quantità di aerosol in atmosfera infatti fa diminuire la trasparenza dell’aria facendone diminuire lo spessore ottico, autorizzando di fatto l’ingresso di una minore quantità di radiazione solare e quindi riducendo i W/m2 che incidono sulla superficie nel computo del bilancio radiativo. Non solo, l’aumento di particolato in atmosfera ha un ruolo importante anche nella formazione della nuvolosità, perché fornisce maggiori quantità di nuclei di condensazione. Anche le nubi, con particolare riferimento a quelle più basse, hanno un potere raffreddante, di qui l’ulteriore “aiutino” che questo particolato avrebbe fornito nel mitigare l’azione riscaldante delle emissioni di CO2.
Il discorso sugli aerosol è naturalmente molto più complesso di così. La maggior parte del particolato sospeso in atmosfera ha infatti origini naturali. Viene dal mare, dai deserti, dai composti organici e, soprattutto, dalle eruzioni vulcaniche. A tutto questo, come detto, si aggiunge il particolato di origini antropiche.
L’ipotesi di questo contributo perturbante ma di segno opposto a quello indicato come causa del riscaldamento è stata avanzata in effetti già in passato per spiegare il deciso trend di diminuzione che le temperature medie superficiali hanno assunto nel secondo dopoguerra. Un periodo culminato verso la metà degli anni ’70 (con un ingiustificato ma assai indicativo atteggiamento della comunità scientifica a prendere abbagli clamorosi), nel timore che si fosse alle soglie di una nuova era glaciale. Evidentemente ancora una volta, così non è stato.
Nessuna era glaciale in arrivo ora naturalmente, quanto piuttosto un resumé nell’oriente del mondo, Asia e soprattutto Cina, di quanto accaduto nell’occidente con il boom industriale della seconda metà del secolo scorso. Sarebbe infatti la grande quantità di aerosol che i giganti asiatici stanno producendo ad aver opacizzato l’atmosfera quel tanto che basta per aiutare la Natura a riprendere il sopravvento – in modo del tutto temporaneo naturalmente- sul riscaldamento globale antropogenico.
Dunque, che la Cina continui ad aprire una centrale elettrica alimentata a carbone a settimana è un fatto; che questo abbia dal punto di vista ambientale e climatico un effetto locale molto importante pure. Nel lavoro di Kaufmann et al. però, sia nel testo che nella bibliografia, si parla esclusivamente di emissioni, in particolare di particelle short-lived, cioè con tempi di permanenza brevi in atmosfera, non di quantità netta di aerosol presente sempre in atmosfera. E, sempre le emissioni, sono impiegate per calcolare il forcing raffreddante e giungere all’annullamento di quello riscaldante da CO2, riportando però il tutto a scala globale.
Così, vale forse la pena cercare di capire, per un forcing calcolato su scala globale che agisce sulla temperatura, un fattore stimato sempre a scala globale, quale sia la situazione e eventualmente la tendenza su tutto il Pianeta.
Ci aiuta questo lavoro: Satellite remote sensing reveals regional tropospheric aerosol trends – Mishchenko & Geogdzhayev 2007, Optical Society of America.
Si analizzano i trend regionali e globali dell’AOT (Atmospheric Optical Thickness) al netto del contributo dell’attività vulcanica. Questo l’abstract:
The Global Aerosol Climatology Project data product based on analyses of channel 1 and 2 AVHRR radiances shows significant regional changes in the retrieved optical thickness of tropospheric aerosols which had occurred between the volcano-free periods 1988–91 and 2002–05. These trends appear to be generally plausible, are consistent with extensive sets of long-term ground-based observations throughout the world, and may increase the trustworthiness of the recently identified downward trend in the global tropospheric aerosol load.
Downward sta per diminuzione. Sicché dagli studi sull’AOT si scopre che la quantità di aerosol in atmosfera è stata in realtà in diminuzione per gran parte del periodo in cui secondo il lavoro di Kaufmann et al. l’aumento delle emissioni di Aerosol avrebbe contrastato il global warming raffreddando il Pianeta.

Le due cose non conciliano. O forse sì, ma non nel senso che forse Kaufmann voleva dare al suo lavoro. Una diminuzione, se debole può essere una stasi, ma non può essere un aumento. Di contro, questo è noto, la CO2 è senz’altro aumentata. Ammesso che questi forcing – e sappiamo che così non è ancora- siano correttamente soppesati, la loro azione combinata nel periodo 1998-2008 non può essere zero. Deve necessariamente essere positiva in favore della CO2. Quindi o le dinamiche naturali sono più incisive di quanto stimato dal mainstream scientifico, oppure il sistema è meno sensibile al forcing antropico di quanto sempre il mainstream scientifico sostiene. Io propendo per una combinazione dei due fattori che, di fatto, allontanerebbe non poco lo spauracchio del riscaldamento globale ad oltranza. Chi legge, si faccia la propia idea.
NB: a questo link una interessante pagina della NASA dove è possibile visualizzare le dinamiche di oscillazione degli aerosol a scala regionale e globale.
Addendum: ai lettori più attenti non sarà sfuggito che lo studio di Kaufmann et al. analizza il decennio 1998-2008, sottolineando due cose in particolare per il periodo successivo, 1) le temperature sarebbero tornate ad aumentare e 2) il trend in diminuzione degli aerosol si sarebbe invertito. Nell’articolo in cui questo trend viene esaminato, ci si ferma al 2005. I periodi in effetti non coincidono. Però, ponendo il caso che le emissioni di aerosol ne abbiano invertito il trend negli ultimi anni, perché sarebbero tornate ad aumentare le temperature, per di più con una fase solare sprofondata ancora di più? Infatti non sono aumentate, perché per quanto questa sia la decade più calda da quando si fanno misurazioni oggettive, il 2010 NON è stato più caldo del 1998 e del 2005, rispettivamente primo e secondo in questa nobile quanto inutile classifica. Ma c’è di più. Come abbiamo riportato più su, una delle componenti naturali che avrebbero maggiormente contribuito alla recente stasi delle temperature è l’indice SOI. Nel periodo 1998-2008 l’indice è stato quasi sempre in territorio negativo, cosa che indica una prevalenza di condizioni di El Niño, un evento climatico che tende a far salire e non scendere le temperature medie superficiali, prova ne sia che i famosi anni più caldi appena citati, sono arrivati tutti con SOI negativo, almeno per una parte dell’anno.
Addendum # 2
Per completezza di informazione, vi suggerisco anche la lettura del post di Judith Curry sull’argomento, nel quale sono contenuti molti interessanti link a dati osservati e relativi trend globali e regionali sugli Aerosol di origine antropica. A fine post una netta posizione di critica sulle considerazioni degli autori e su quello che la Curry definisce un articolo con intento molto più politico che scientifico. Eccolo qua.
An Explanation(?) for lack of warming since 1998 – Climate Etc, Judith Curry.