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Geoingegneria involontaria

Normalmente la paragoniamo alla passione per i Lego la geoingegneria, scienza da Archimede Pitagorico che vorrebbe armarsi di cacciavite e rimettere a posto eventuali mattoncini fuori posto nel sistema clima. Se arriva in modo involontario però, almeno una parte di ciò che si intende quando vi si fa riferimento trova conferma, ovvero la modifica delle modalità con cui qualcosa accade, che va nella direzione di avere effetti rispetto a qualcos’altro che si presume sia accaduto prima.

E’ il caso di un lavoro presentato all’AGU Fall Meeting, l’annuale riunione di ricercatori provenienti da tutto il mondo che ha luogo a San Francisco, negli Stati Uniti. Si parla del cielo e del fatto che, almeno sopra gli USA, dove sono stati raccolti i dati per questa ricerca, sembra stia diventando più luminoso.

L’argomento non è nuovo, nel senso che, almeno sin qui, era cosa nota che nel mondo occidentale, si stanno facendo sforzi piuttosto importanti per ridurre le emissioni di particolato (lo smog), salite in modo sostanziale nella seconda metà del secolo scorso e poi tornate a scendere proprio per effetto dell’attenzione che è stata loro dedicata.

Il particolato, o aerosol di origine antropica, ha la caratteristica di schermare la radiazione solare e far quindi diminuire la quantità di radiazione ricevuta dalla superficie, proprio come accade anche per le emissioni provocate dalle eruzioni vulcaniche. Se lo smog diminuisce, l’aria diventa più trasparente, passano più radiazioni e quanto ricevuto dal suolo aumenta. Però, nei dati raccolti da questo gruppo di ricerca, manca questo ultimo passaggio, nel senso che nonostante lo smog sia diminuito la radiazione ricevuta non è aumentata, mentre sembra accresciuta la radiazione diffusa.

Quale può essere la spiegazione?

L’ipotesi avanzata in questo lavoro è intrigante. Sarebbe di fatto un’opera di geoingegneria involontaria. In pratica, dicono, il vapore acqueo emesso ad alta quota dal passaggio di migliaia e migliaia di aeroplani nei cielo degli USA, avrebbe popolato l’alta troposfera di minuscole particelle ghiacciate, non abbastanza diffuse da formare delle nubi, ma sufficienti a far virare un po’ verso il bianco il colore del cielo.

Quali le conseguenze?

Qualcuno si affretterà a dire che bisogna mettere a terra tutti gli aeroplani, onde evitare ulteriori disturbi al ‘delicato’ sistema climatico. Questo però, per esempio, avrebbe l’immediato effetto di impedire ogni prossima conferenza sul clima, cui in genere partecipano decine di migliaia di persone arrivate appunto in aeroplano. L’ultima, per comodità, ha avuto luogo nell’aeroporto di Parigi ;-).

Scherzi a parte, lo studio vero e proprio deve ancora essere pubblicato, per ora possiamo vedere quanto presentato all’AGU nel video qui sotto e leggere il comunicato stampa. Poi, naturalmente, ci sarà bisogno di approfondire.

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Published inAttualitàClimatologia

2 Comments

  1. Fabrizio Giudici

    In realtà questa cosa l’avevo letta già da tempo, su media non scientifici, quindi non so se e con quale attendibilità (ammesso che ce l’abbia ora). Si sosteneva che, nei giorni immediatamente successivi al 9/11, negli USA il blocco del traffico aereo aveva portato ad una maggiore trasparenza dell’aria, che qualcuno aveva anche misurato. Non riesco a ritrovare l’articolo che avevo letto , il riferimento agli attentati è collegato ad una montagna di documenti di altro tipo.

  2. Rinaldo Sorgenti

    Interessante.
    Ma questo non vorrebbe anche dire che il modesto aumento delle temperature è chiaramente e principalmente dovuto a fattori esterni al Pianeta e che, avendo (nei Paesi avanzati) notevolmente ridotto le emissioni di aerosol e pulviscolo, il Sole determina quanto osservato negli ultimi 40 anni ?

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