Nonostante la mia ferma intenzione di tenermi a distanza da certi articoli di giornale, capita talvolta che qualche attento lettore del Blog mi faccia recedere…
33 commentiIl Villaggio di Asterix
Nonostante la mia ferma intenzione di tenermi a distanza da certi articoli di giornale, capita talvolta che qualche attento lettore del Blog mi faccia recedere…
33 commentiLa domanda è retorica, perché in effetti il clima cambia eccome, praticamente da sempre. L’obiezione degli ultimi decenni, semmai, è se questo benedetto clima cambi…
30 commentidi Gianluca Alimonti
Alla base di qualunque attività umana vi è l’energia: volendo mantenere una propria autonomia politica, economica e culturale, l’Europa si deve assicurare un adeguato approvvigionamento che garantisca l’indipendenza energetica.
Sino a qualche secolo orsono la domanda energetica era piuttosto limitata: le poche rinnovabili ed il legname erano sufficienti ed anche quando l’invenzione della macchina a vapore ha rivoluzionato la società, il carbone autoctono europeo bastava a soddisfare la domanda. Oggi l’enorme crescita delle richieste energetiche ha rivoluzionato completamente il panorama mondiale e dal grafico seguente si osserva quali siano le potenze emergenti e quali quelle in declino.
Convertitevi fratelli, l’Apocalisse è vicina!Ricordatevi che tutti dobbiamo morire!
Fino a pochi giorni fa la possibilità di salvarsi era alla nostra portata, sembrava di sentire il monaco Zenone nell’Armata Brancaleone, saggio predicatore medioevale:«Abbiate fede ne lo cavalcone! Isso è forte!». Per “lo cavalcone”, naturalmente, si intende la green-economy, l’unica in grado di salvare noi ed il pianeta dalla terribile anidride carbonica.
Questo l’incipit con cui a maggio 2010, e poi nuovamente a marzo 2011, iniziava il post “L’Unep lancia l’allarme: le risorse della green economy non sono infinite – Aggiornamento” con cui su CM si iniziava a scrivere riguardo il fatto che anche le “terre rare”, indispensabili alla green-economy ed alle tecnologie “più sofisticate”, non sono infinite. Proprio come i combustibili fossili.
I blog clima-energetici anglosassoni sono in subbuglio. La GWPF (Global Warming Policy Foundation) ha pubblicato il report di un esperto di energia inglese. Facendo un po’ di conti, l’energia eolica si rivela altamente non remunerativa. Di più, i costi per centrare gli obbiettivi di riduzione delle emissioni che la Gran Bretagna si è data si prospettano nel migliore dei casi insostenibili, nel peggiore da autentica debàcle economica e finanziaria.
Why Wind Power is so expensive?
Senza entrare nel dettaglio, cosa che se volete potete fare semplicemente consultando il report di cui sopra, tra l’ammontare delle risorse finanziarie necessarie per ridurre le emissioni di quanto richiesto includendo l’eolico nel mix energetico piuttosto che impiegando delle centrali a gas a ciclo combinato c’è una differenza di un ordine di grandezza, dieci volte tanto. E per quel tanto si intende 120 milardi di sterline contro 13.
E così, ormai la notizia è di pubblico dominio. Per la seconda volta nella sua storia, l’Italia rinuncia ad avvalersi della produzione in proprio di…
16 commentiNon si può star dietro a tutto, qualcosa sfugge per forza. Se poi si è pigri, indolenti e pervicacemente convinti di aver ragione, si rischia…
1 commentoIl global warming continua a farne più di Carlo in Francia. Quello di origine antropica però, perché se ci mettiamo le mani noi si parla…