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Mese: Giugno 2012

Caronte: i’ vegno per menarvi a l’altra riva / ne le tenebre etterne, in caldo e ‘n gelo…in gelo a luglio?

Se aveste un vicino di casa che ogni tanto vi viene a trovare, cosa penserebbe vostra moglie se ogni volta gli deste un nome diverso? O che si tratta di gemelli sempre diversi oppure che state cercando di far confusione. Una volta avvertite che arriva Dracula, la successiva Scipione, poi Caronte, etc.

Qualcosa di molto simile sta accadendo con i mass-media italiani quando si descrivono le situazioni meteorologiche che si determinano quando “l’anticiclone subtropicale africano” si estende fino alla nostra penisola, portando in estate le tipiche “onde di calore”. L’anticiclone staziona normalmente sempre sull’Africa settentrionale, però con il trascorrere del tempo subisce delle deformazioni/espansioni interessando temporaneamente, oltre l’Africa del Nord, talvolta anche il Mediterraneo e l’Europa.

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I dati NOAA aggiornati a maggio 2012

Le anomalie di temperatura media mondiale (GHCN-M 3.1.0) scaricabili da qui sono state aggiornate con i dati relativi al mese di maggio 2012. Ho descritto l’aggiornamento precedente (aprile 2012) qui.
Le differenze di temperature (novembre 2011-maggio 2012) si presentano così (pdf).

Fig.1: Differenza tra l’anomalia di novembre 2011 e quella di Maggio 2012.

insieme alla posizione temporale degli eventi caldi (triangoli rossi) e freddi (triangoli blu) riportati negli elenchi a destra.
Si nota un avvicinamento alla linea di zero, in particolare nella parte iniziale del grafico (1880-1920), come si vede nel confronto tra tutti i dataset disponibili (pdf)

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Cerco l’estate tutto l’anno e all’improvviso eccola qua […] Sembra quand’ero all’oratorio, con tanto sole, tanti anni fa. (Azzurro – 1968 )

Ieri [18/6] a Roma alle 14 la colonnina dell’Osservatorio Meteorologico del Collegio Romano, il piu’ antico della capitale, ha registrato 35,4 gradi. ”E’ il record assoluto della seconda decade di giugno dal 1782, quindi degli ultimi 230 anni – spiega Franca Mangianti, gia’ responsabile dell’Osservatorio ed ora presidente dell’Associazione Bernacca -. Il precedente record di questa decade era di 35,2 gradi che si era verificato due volte: il 20 giugno del 1961 ed il 18 giugno del 2002” (Ansa qui).

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Clamoroso: è estate e fa caldo.

“Estate: ‘sempre eccezionale’. Inverno:’sempre eccezionale’ (vedi estate)”. Non vi preoccupate, non state leggendo le previsioni climatiche per fine secolo, si tratta di due voci del “Dizionario dei luoghi comuni” di Gustave Flaubert (1784-1880), un’enciclopedia del “pensiero banale” redatta con ironia pungente osservando la realtà del XIX secolo. La frase che avevo già ricordato in “Clamoroso: è inverno e fa freddo” mi è tornata in mente leggendo su molti quotidiani che a Roma non faceva così caldo da 230 anni.

Alle 14 del 18 giugno, la colonnina dell’Osservatorio meteorologico del Collegio Romano, il più antico della Capitale, ha registrato 35,4 gradi. «È il record assoluto della seconda decade di giugno dal 1782, quindi degli ultimi 230 anni – spiega Franca Mangianti, già responsabile dell’Osservatorio ed ora presidente dell’Associazione Bernacca – Il precedente record di questa decade era di 35,2 gradi e si era verificato due volte: il 20 giugno del 1961 ed il 18 giugno del 2002» (qui). Il 20 giugno “Battuto il picco massimo di lunedì scorso. Mercoledì alle ore 14 è stata la giornata più afosa della seconda decade di giugno”.”La colonnina di mercurio sale anche oggi e batte nuovamente il record di lunedì scorso: con i 36,1 gradi delle 14 quella di oggi si conferma la giornata più calda della seconda decade di giugno dal 1782, quindi degli ultimi 230 anni”. Parola di Franca Mangianti, già responsabile dell’Osservatorio ed ora presidente dell’Associazione Bernacca.”La minima – ha aggiunto – si è attestata sui 22,2 gradi, e l’umidità era del 28% e questo significa che i cittadini hanno percepito una temperatura di circa 40 gradi (qui) .In sintesi, il 18 giugno il record era dovuto a due centesimi di grado maggiori all’analoga misura del 1961 (non sono fornite ulteriori informazioni su possibili incertezze, ad esempio che nel confrontare i due dati si dovrebbe tener nel debito conto che nel 1961 il “termometro a massima” a mercurio aveva quasi sicuramente una sensibilità nella scala graduata di 0.5°C mentre l’accuratezza della strumentazione attuale è 0.2°C).

Non abbiamo spazio per analizzare cosa accadeva in passato, ad esempio qui potete leggere in basso: “27-28/06/1965 37 °C a Roma” (non sappiamo se erano le ore 14 e purtroppo si tratta della terza decade, forse se le stesse temperature si fossero misurate tre giorni dopo oggi si vedrebbe la faccenda in modo diverso) oppure cosa accadeva con misure di 35°C a Roma.

Proviamo ad approfondire la notizia:

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Il violento terremoto di Ferrara del 1570 nel Fondo di sismologia della Biblioteca del CRA-CMA

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L’articolo che segue a firma di di Luigi Iafrate è stato estratto dal documento “Meteorologia di Roma anno 2011” pubblicato dal CRA-CMA a cura di Maria Carmen Beltrano. (Versione integrale pdf qui).

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Che la memoria storica delle persone in materia di fenomeni geofisici eccezionali diventi, con il passar del tempo, sempre più labile, fino a perdersi del tutto, è oramai un fatto arcinoto. La conseguenza di un simile oblio, quando si tratta di fenomeni distruttivi del passato come i terremoti, è la perdita della percezione del rischio sismico cui il territorio in cui si vive è soggetto. Del resto, è fuor di dubbio che solo una conoscenza puntuale dei sismi avvenuti nel passato può invero condurre ad una stima della pericolosità sismica delle diverse aree del Paese, sulle cui basi si potranno poi delineare scenari di possibili sismi futuri.

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Tutto da satellite

E pensare che c’è qualcuno che continua ad andare in giro raccontando che conosciamo sufficientemente bene il sistema clima di questo Pianeta da poter separare la variabilità intrinseca che lo ha sempre contraddistinto da quella che si sarebbe innescata recentemente.

Alcuni giorni ho letto un articolo in cui si parla di utilizzo dei segnali GPS (sì, quelli dei navigatori satellitari) per migliorare la qualità delle osservazioni satellitari dei parametri atmosferici, soprattutto la temperatura. Lo scopo è ovviamente quello di poter disporre di dati di analisi affidabili ai fini dell’inizializzazione dei modelli meteorologici per le previsioni del tempo, che come si sa pur essendo migliorati tantissimo negli ultimi anni, soffrono ancora moltissimo per l’assenza di dati di analisi sufficientemente attendibili ed omogenei.

Due giorni fa ne ho letto un altro, ancora più interessante.

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Per questi qui ci vuole uno bravo!

Ci vuole uno strizzacervelli, ma di quelli bravi. Questo l’ironico commento di Judith Curry all’ultima perla pubblicata su Nature Climate Change:

Promoting pro-environmental action in climate change deniers

In realtà la Curry ha scritto che ci vorrebbe qualcuno che studi chi scrive certe cose, ma il senso e’ quello.

Vediamo un po’. A parte l’uso smodato del termine ‘negazionisti’, intesi come tutti – ma proprio tutti – quelli che mostrano scetticismo circa le origini antropiche del cambiamento climatico, che fa di ogni erba un fascio e di per se chiude la porta ad ogni genere di confronto, la parte più gustosa è quella che divide l’allegra brigata di inconsapevoli sfascia-pianeta in due categorie:

  1. Quelli che possono essere convinti che dall’azione di contrasto al sedicente pericolo di disfacimento climatico si possa ricavare del tornaconto
  2. Quelli che possono essere blanditi con promesse di maggiore calore umano e speranze in una società migliore
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Scipione tormentone

Nei giorni scorsi è capitato che qualche lettore ci chiedesse lumi sulla meteo chiacchiera del momento, ovvero sulla diatriba Scipione sì, Scipione no. L’argomento è di per se alquanto stucchevole, intriso com’è di potenziali polemiche tra altrettanto potenziali concorrenti nel settore delle previsioni.

C’è in effetti qualcuno che si sente in corsa. Bontà loro, sappiamo che quando c’è di mezzo il fatturato se non corri più forte degli altri perdi la gara, per cui si accomodino pure. Mi limiterei a far notare che quando ci sono di mezzo i servizi ai cittadini sarebbe meglio che non si facessero gare o si dovesse badare al fatturato – almeno non nel senso del conto economico – perché si rischia di dar la precedenza al primo e trascurare la qualità dei secondi, ma questa è una faccenda che lascio volentieri alle riflessioni di ciascuno di voi.

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Ancora dal Dipartimento delle opinioni: Lomborg, Rio e i poveri veri

Ecco un esempio di come le cose sensate debbano comunque essere lette anche se non si è d’accordo su tutto. Nella fattispecie non condivido le certezze di Bjorn Lomborg sul riscaldamento globale, ma tutto il resto – e c’è molto altro – decisamente sì.

L’articolo che segue è uscito un paio di settimane fa sul magazine Newsweek. E’ un po’ lungo e per far prima ho usato google translate correggendo solo ove necessario. Buona lettura.

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Bjorn Lomborg sul summit verde di Rio: La povertà inquina

Il prossimo summit verde delle Nazioni Unite di Rio de Janeiro è in difficoltà e con buona ragione. I progettisti della manifestazione mammut non sono riusciti ad accordarsi su cosa dire nel documento finale, ironicamente chiamato “Il futuro che vogliamo.” Questa settimana, i dignitari si incontrano a New York City per un ultimo tentativo di trovare un terreno comune.

Non sarà facile. Negli ultimi quattro decenni, la preoccupazione delle Nazioni Unite per le questioni “verdi” si è spostata sempre di più verso le preoccupazioni alla moda dei ricchi occidentali e lontano dalle legittime preoccupazioni della stragrande maggioranza della popolazione della terra.

Non è stato sempre così. Quarant’anni fa, la prima conferenza dell’ONU sull’ambiente a Stoccolma ha contribuito a cristallizzare la necessità globale di una sana politica ambientale. Nei successivi 20 anni, tuttavia, l’enfasi è stata condizionata molto di più guidato da preoccupazioni occidentali. Mentre quella di Stoccolma era stata una conferenza sul tema “Ambiente Umano”, il tema del Summit della Terra di Rio del 1992 è stato “Ambiente e Sviluppo” e lo sviluppo ha avuto il sedile posteriore.

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Metalinguaggio Paleoclimatico

Qualche giorno fa abbiamo pubblicato una breve lista di espressioni ‘tipiche’ del metalinguaggio che caratterizza spesso la comunicazione scientifica in materia di clima e affini.

Lo scopo era quello di farci su una risata, ma l’impressione è che di qui in avanti gli esempi si moltiplicheranno.

Ieri è uscito su Science Daily il commento ad un paper pubblicato su Nature Geoscience. Si parla di paleoclimatologia antartica, tornando indietro fino al Medio Miocene, cioè tra 16,4 e 15,7 milioni di anni fa. Pare ci siano delle evidenze che in quel periodo le temperature dell’area antartica (ma non solo) fossero consistentemente più alte delle attuali, addirittura di una decina di gradi. Questo avrebbe consentito il fiorire di una rigogliosa vegetazione sul bordo del continente.

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