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Tanto per capirci

Rinnovabili, tecnologie di belle speranze da sostenere o chimere da drogare? E’ una jungla, di dati, informazioni e, soprattutto, di opinioni. Sarà che mancano i riscontri perché si tratta di politiche di medio e lungo periodo, ma veramente non è semplice capirci qualcosa.

Gli operatori, circa l’attenzione che ricevono, sono per metà entusiasti e per metà preoccupati di perderla, perché per quanto sia qualche risultato bisogna comunque portarlo a casa, altrimenti qualcuno si accorgerà che nessun business così lautamente sostenuto può sopravvivere se non impara a camminare con le sue gambe.

E il risultato da portare a casa può essere uno solo: produrre energia a costi ed efficienza paragonabili con le fonti tradizionali senza eccessivo aggravio di costi, perché le tasche di Pantalone sono vuote. Per ora non se ne parla, purtroppo. Ma, si sa, noi le cose ce le complichiamo da soli. Allora guardiamo sospirando quello che succede fuori dai nostri confini.

Questo ieri. Oggi il sospiro potrebbe essere di sollievo, se solo pur con il cronico ritardo cui siamo abituati, non ci fossimo incamminati sulla stessa strada. Perché? Perché se guardiamo ad ovest, ad esempio, troviamo un paese che sembrava fosse diventato il paradiso del rinnovabile, prossimo a diventare leader mondiale nel solare, turbine eoliche anche al posto dei lampioni stradali, indotto da far invidia al triangolo del nord-est dei tempi d’oro. La Spagna, ora impegnata in un inevitabile dietro front. Deficit sovrano e strutturale a parte, che noi condividiamo e surclassiamo, le politiche incentivanti per l’energia rinnovabile hanno prodotto molti più debiti che Kilowatt. Sei miliardi di Euro di “sostegno” annuale al settore, costo al cliente finale dell’energia tenuto artificialmente basso, con disavanzo di 15 miliardi di Euro recuperabile solo a suon di aumenti delle tariffe, 23 miliardi di Euro investiti nella realizzazione di impianti che, se viene meno il sostegno, perdono di competitività, con buona pace e malaffare di chi ci ha investito. E il sostegno non è più sostenibile, specie in tempi di politiche di austerità come quelle appena lanciate. Risultato: il settore sta facendo il botto e con lui le belle speranze di green economy, green jobs, green opportunities e quant’altro. Tolti tutti i sostantivi alla moda, restano solo le green pockets, cioè le tasche al verde.

Se guardiamo speranzosi a nord, incuranti del non trascurabile particolare che la tradizione secolare aveva fatto sì che i mulini da noi stessero sui fiumi e nel nord-Europa funzionassero a vento (vorrà dire qualcosa questo o no?), troviamo paesi che hanno investito ancora di più per ottenere ancora di meno, nonostante la faccenda dei mulini.

Se guardiamo ad est troviamo l’esplosione di economie ad altissima densità di carbonio, che per gentile concessione della comunità internazionale se ne infischiano altamente, e producono pannelli e turbine da vendere a noi impiegando fonti fossili a mani basse.

E, infine, se andiamo al di là dell’oceano, dove qualcuno aveva riposto le speranze di realizzazione degli aggettivi suddetti, troviamo una rinnovata policy di impiego dell’energia nucleare, fondo di dotazione per le garanzie dei crediti concessi per la costruzione di nuove e avanzate centrali nucleari più che raddoppiato e rimborso pari al 10 % dell’importo investito nelle costruzioni di nuovi impianti.

Bene, se qualcuno ancora non lo avesse capito, questa è economia reale, sono fatti veri. Che poi possano continuare ad essere “edulcorati” da summit climatici stile adunata oceanica e da interminabili processioni di policy makers che giurano fedeltà alla green economy è qualcosa di puramente accessorio.

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Published inAttualitàEnergiaNews

16 Comments

  1. Ciarcip

    C’è chi cammina guardando avanti, e chi cammina guardando indietro. Guardando indietro, si sa sempre da dove si è partiti, le orgini. La tranquillità del noto, la consapevolezza che i nostri avi avevano ragione e hanno potuto vivere per molto. Ma ci si sta allontando da quel mondo. Ogni giorno di piu’. Le risorse fossili, in quanto fossili, sono state accumulate in milioni di anni, e verranno consumate in pochi millenni. Forse non siamo alla fine del petrolio, e e chissà, di carbone ne abbiamo ancora per moltissimo. Ma una cosa è certa: finiranno. Sì, guardando avanti si cerca di arrivare ad un futuro dove si puo’ arrivare ad avere energia, senza dover rischiare un cancro, forse non ci si arriverà mai, ma almeno ci abbiamo provato. Dott. Guidi, lei gongola nel fallimento dei sognatori. Ma sicuramente gongola di piu’ sapendo che nel futuro dove varrà la sua ragione, o che verificherà il suo torto, per lei come per nessun altro di noi ci sarà posto (semplicemente saremo morti di vecchiaia). Allora stronza per stronzata, giochi a fare controtendenza, e lasci ad altri l’onere di inventare il futuro.

    • Amico mio, io non gongolo per il fallimento di nessuno, men che meno dei sognatori, categoria alla quale ogni tanto mi piace pensare di appartenere. Peccato che più che un sogno negli ultimi tempi abbia un incubo ricorrente, proprio quello che lei ha esplicitato nella sua conclusione: lasciare ad altri l’onere di inventare il futuro. L’onere? E chi glie lo ha chiesto? Quelli che sostengono di avere la soluzione in tasca e per questo prosciugano le casse di interi stati mentre un miliardo di persone muore di fame sarebbero sognatori? Lei sogna questo? Cosa vuole che le dica, felice notte.
      gg

    • ciarcip

      La storia dell’evolulzione è ricca di esempi in tal senso: si percorrono strade che alle volte permettono di evolvere, altre no. Si fanno scoperte che aiutano a vivere meglio e si diffondono; altre no, perché meno funzionali, o non funzionali in quanto non economicamente rese funzionali (o semplicemente messe da parte)
      Per essere brevi, le energie rinnovabili, quelle fossili, saranno sicuramente un problema per il prossimo; quello che io contesto a tutti coloro che prevedendo sventure, o che le smentiscono, è solo di volere partecipare a una delle tante baraonde giornalistiche.

      per gli altri…

      E’ molto comico leggere come il pregiudizio su chi posso essere, su cosa posso pensare, su cosa rappresento per chi ha scritto dopo di me. E’ interessante perché in questo momento per molte persone che hanno scritto dopo di lei, io rappresento il Negro, il Frocio, l’ebreo, l’Albanese degli anni 90, il Rumeno di oggi.
      Si sono tutto questo, faccio paura perché penso che l’uranio ci darà tanta energia e tanti tumori? Perché una centrale nucleare gestita come una discarica napoletana mi mette paura? Perché una minicentrale a biomasse al massimo puzza di merca, ma non ti fa venire il cancro? E’ vero, sono diverso e metto paura.
      Non temete, io non riuscirò a impedire la conversione al nucleare, anche se poi, fin’ora ho sentito solo persone che, in soldoni affermavano: “Nucleare sì, ma a casa di altri” oppure “Nucleare sì, io le accetterei pure sul mio territorio ma ci sono quelle teste di c… che non le vogliono; retrogradi”

      Tranuilli, non conto un cazzo, avrete le vostre centrali, e altri avranno i vostri tumori.

      Il commento è stato moderato.
      Quale sia l’argomento di discussione, questo NON è il linguaggio di CM, se si vuole partecipare alla discussione ci si deve attenere alle regole, e la prima è la buona educazione. Il prossimo con questi toni lo cancello, le stesse cose si possono dire in mille altri modi.
      gg

    • gbettanini

      Per quanto riguarda me lei non è nessuna delle cose che ha elencato… e non è neppure tanto ‘diverso’ come crede… anzi lei è il prototipo dell’ italiano medio che, ignorando fisica, statistica ed economia ha deciso, spesso su suggerimento di illustri scienziati alla Beppe Grillo, che il nucleare è a priori il male assoluto e che le rinnovabili salveranno il mondo….
      Stia comunque tranquillo non appartiene una minoranza braccata da tecnocrati, anzi, lei ha dalla sua parte almeno il 70% degli italiani.

    • duepassi

      Non capisco, oltre al tono, la sostanza delle lamentele di ciarcip.
      Ho letto tutti gli interventi, e non ho visto alcuna accusa di quelle elencate. E non capisco cosa c’entrerebbe il razzismo con questi argomenti. Poi, accusare ‘noi’ di essere il mainstream dominante, quello che puo’ fare e disfare a suo piacimento…mi fa sorgere spontanea la domanda se stiamo o no parlando dello stesso film 🙂

    • ciarcip

      Chiedo scusa per i termini poco consoni.
      Eviterò di usarli.
      Capisco, ma forse sbaglio, che tutti si è concordi che il nucleare dovrebbe essere la risposta alle nostre esigenze energetiche, raggiungendo così l’autonomia. L’Italia ha giacimenti di materiale fissile?
      Dove le facciamo?
      La mia ignoranza, è molta, talmente elevata che mi è sfuggito anche di sentire tutti coloro che agognano ad avere una centrale termonucleare in giradino.
      Ce ne sono?

    • duepassi

      Non so gli altri, ma “personalmente”
      1. non avrei alcun problema ad avere una centrale nucleare in giardino
      (essendo il giatrdino mio, poi, mi dovrebbero pure pagare l’affitto, e a me sta bene, sempre che si superi il piccolo fatto che il mio giardino è “interesse storico”…niente di ché, ma con questa scusa non mi ci fanno fare niente, e allora sarei ben felice di metterci una bella centrale nucleare, purché la sovrintendenza fosse d’accordo) 🙂
      2. considero l’energia nucleare “una” delle fonti energetiche, e non “la” soluzione del nostro problema energetico, da sfruttare insieme ad altre offerte energetiche, anche per certe questioncelle tecniche che non starò qui a sviscerare, anche perché ci son persone molto più competenti di me che possono spiegarle molto meglio (tipo la produzione notturna).

    • Direi che sia difficile desiderare di vivere vicino qualcosa che è intrinsecamente e potenzialmente pericoloso. Ma questo vale anche per le centrali a carbone o a petrolio. Non vale (stoccaggio a parte) per quelle a gas, ma lì c’è qualche problemino di approvvigionamento dall’estero che abbiamo già assaggiato. Penso anche che si debba avere il senso pratico di ammettere che strapparsi i capelli per l’eventuale realizzazione di centrali nucleari sul nostro territorio e poi ignorare che ne abbiamo parecchie ad un passo dai nostri confini costruite apposta per venderci l’energia prodotta sia quantomeno ingenuo.
      gg

    • duepassi

      Caro Ciarcip,
      sbaglierò ma credo che il problema di persone come Lei sia di avere una visione statica delle risorse.
      Lei è convinto che le risorse prima o poi finiranno.
      Un vecchio saggio di 20 mila anni fa Le avrebbe dato sicuramente ragione.
      Il calcolo è facile:
      si caccia, si pesca, si raccoglie un po’ di frutta e un po’ di verdura (all’epoca non c’era l’agricoltura), quel poco che si trova… in tutt’Italia non possono vivere più di 200 mila persone.
      Non ci sono le risorse perché ne vivano di più. Assolutamente.
      Come dargli torto ?
      Eppure col passare dei millenni, e poi dei secoli (la Storia evolve lentamente all’inizio, ma poi sempre più velocemente), le risorse, miracolosamente sono aumentate e hanno sfamato tanta più gente.
      Sono aumentate perché qualcuno s’è inventato l’agricoltura. Sono aumentate perché qualcuno s’è accorto che i campi, se sfruttati, dopo qualche anno davano sempre meno cibo (le risorse dei campi finivano…)
      ma
      se si ruotavano opportunamente le colture, miracolosamente le risorse non finivano più.
      Comunque la gente era ancora poca. Molta di più di quando non c’era ancora l’agricoltura, ma ancora poca, e fame e carestie decimavano la popolazione.
      Non c’erano risorse per le pensioni, e nemmeno l’idea. I vecchi semplicemente erano destinati a morire quando non erano pià utili. Consumatori a sbafo di preziose risorse.
      Eppure qualcuno si accorse che forse i vecchi valeva la pena di farli vivere (gli Eschimesi invece hanno continuato ad abbandonare i loro vecchi fino a pochi anni fa).
      Ma le risorse erano ancora poche.
      Poi qualcuno ha inventato l’aratro, qualcuno l’ha migliorato.
      E tra fame e carestie, malattie e calamità naturali, una popolazione sempre maggiore godeva di risorse che invece di finire, come pensano, mi pare, le persone come Lei, aumentavano ad ogni innovazione tecnologica.
      Dai tempi del fascismo la popolazione è praticamente raddoppiata, e le risorse, invece di finire, sono aumentate, tanto che allora c’era la fame, quella vera, che può leggere nelle opere di letteratura che coglievano gli aspetti tragici della vita di allora. Ha visto, per esempio, “Miseria e nobiltà” ? Trova oggi come oggi una fame di quel genere ? E allora, queste risorse, che allora non bastavano alla metà della popolazione di adesso, com’è che adesso ne saziano il doppio ?
      Ci ragioni, e metta da parte il sarcasmo, perché forse capirà che quell’idea che ha Lei delle risorse val la pena di aggiornarla, alla luce dei fatti che la Storia ci dimostra, e che Lei può verificare, senza bisogno di credere alle mie parole.
      Si documenti, e controlli se la mia visione sia o meno più veritiera, alla prova dei fatti.
      E forse guarderà al futuro con occhi diversi.
      Già ora le risorse non sono quello che sembrano.
      Non esiste “una” quantità di risorse.
      Esiste invece una quantità ad un certo prezzo, e con le attuali tecnologie.
      Cambiando prezzo, le risorse cambiano. cambiando tecnologie, idem.
      Il sole invia nello spazio una certa energia. Noi ne intercettiamo un duemiliardesimo.
      Abbiamo una fonte, quindi di energia potenzialmente maggiore due miliardi di volte. Ci pensi.
      Non è tecnologia di oggi, e magari nemmeno di domani. Forse bisognerà aspettare dopodomani, ma energia ce n’è ancora in quantità enormi, senza contare la materia, la quale Einstein ci suggerisce che sia una forma di energia semplicemente enorme.
      Riuscissimo a trasformare la materia in energia, avremmo una quantità di energia praticamente infinita.
      Non è tecnologia di oggi, neanche questa, e magari nemmeno di domani. Forse bisognerà aspettare dopodomani anche per questa, ma chissà quante altre forme di energia, quali tecnologie ci riserva il futuro.
      Credere che le risorse “finiranno” è modo perdente di vedere il mondo, a mio parere.
      non saranno tutte rose e fiori, e potranno esserci momenti di grossa difficoltà,
      ma
      di una cosa può essere certo:
      le risorse non finiranno,
      non, almeno, in un periodo di tempo talmente grande da poter essere considerato infinito ai fini di calcoli umani.
      Secondo me.

    • Luca Fava

      Commento correttissimo. La stessa cosa, a piccola scala, si può dire anche per le fonti fossili. Anche le riserve di petrolio e gas non sono un concetto statico, ma dinamico. Grazie alla tecnologia ora si può perforare pozzi sempre più estremi, in condizioni impensabili solo 20 anni fa. E poi conta il costo del petrolio. Con il petrolio a 20 dollari al barile anche molte riserve già scoperte non sono economicamente vantaggiose da produrre. Col petrolio a 80 o 100 dollari al barile le stesse riserve sono economicamente vantaggiose e sfruttabili. E con il petrolio oltre i 70 dollari, le compagnie hanno soldi da investire in ricerca petrolifera e ricerca sulle tecnologie. Ecco quello che non avevano capito i teorici del picco del petrolio che forse arriverà, ma è molto difficile dire quando.

    • gbettanini

      L’uranio ci può già dare tutta l’energia di cui abbiamo bisogno per migliaia di anni con tecnologie già note e testate su grande scala, con rischio inferiore di diversi ordini di grandezza di contrarre tumori rispetto a quello che corriamo ora.
      Tra un centinaio d’anni l’energia ce la darà anche il deuterio, una fonte praticamente illimitata… e poi chissà.
      Chi vuole decrescere decresca pure felicemente….. liberi di crearsi una sterile economia pianificata di stampo sovietico in cui qualche illuminato stabilisca quanto consumare e cosa risparmiare.
      Ma per quanto dia fastidio a molti profeti di sventura il modo va e andrà sempre in un’altra direzione… in cui evoluzione e progresso portano sempre più benessere ad un numero sempre maggiore di persone.

    • Lorenzo

      …migliaia di anni con tecnologie già note e testate su grande scala? 🙂 a questo punto sono curioso di conoscere quali sono queste miracolose tecnologie 😉

    • gbettanini

      Sono quelle meraviglie della tecnica note come reattori autofertilizzanti.

    • Lorenzo

      …tecnologia attualmente non praticabile, altrimenti sarebbe già utilizzata, e chissà se lo sarà mai; fantasticando su quello che non c’è si può far durare qualsiasi combustibile all’infinito 😉

    • gbettanini

      Tecnologia praticabilissima e praticata…. semplicemente meno economica del nucleare tradizionale (fissione U235).

  2. Sirro

    Meno male! Si sta diffondendo la consapevolezza che l’IPPC-Gore e stregoni politically correct (scienziati sessantottini ed opportunisti), stanno diffondendo delle falsità che ci costano un’occhio!
    Sprechi assolutamente non tollerabili in questa gravissima, anzi catastrofica crisi economica.

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