La decrescita felice di Serge Latouche

Economista e filosofo francese, Serge Latouche ha scritto un pezzo su La Repubblica tre giorni fa. Un articolo toccante, commovente, per molti aspetti condivisibile e….assurdo. Intendiamoci, chi non desidererebbe vivere come lui, senza il problema dell’auto per andare al lavoro, senza un cellulare che squilla in continuazione sempre per lavoro, sempre alla ricerca di posticini deliziosi e intimi per consumare pasti stuzzicanti e sostenibili?

Chi non vorrebbe sapere come disfarsi dei propri rifiuti senza ritrovarli per strada il giorno dopo o saperli a giacere in una discarica per i prossimi cent’anni, chi non vorrebbe coccolarsi la propria auto accompagnandola ad una serena vecchiaia senza essere costretto a cambiarla ogni tre anni perché cambiano le regole della circolazione?

Chi non vorrebbe potersi attenere alle sue fantastiche otto “R” e riuscire ugualmente a mettere insieme il pranzo con la cena, senza dover essere prima stato un affermato (e certamente ben pagato) economista e un altrettanto affermato ideologo ora?

Nessuno. Colpisce però quello che lui dice essere stato il suo percorso di “Redenzione” (e così le “R” diventano nove), ovvero il momento in cui si è reso conto che quella che andava professando non era una teoria economica, ma una religione i cui seguaci agiscono da missionari, convinti di dover “Redimere” (e siamo dieci) popoli che invece vivono diversamente. Tutto molto vero, peccato che pare si tratti del Congo e del Laos, dove l’aspettativa di vita alla nascita si aggira intorno a 55 anni, mentre nel suo orrido stato di nascita, la Francia, è di 80.

Vivere e decrescere felici, ma poco, per carità. Lui di anni ne ha 72, contiamo il Congo, il Laos o la Francia?

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Author: Guido Guidi

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18 Comments

  1. In uno dei tanti siti che sponsorizzano la decrescita
    http://www.decrescita.it/joomla/
    si consiglia di:
    NON ASCOLTARE LA MUSICA, MA SUONARLA
    Ecco, questo mi sembra un consiglio assai significativo di quella mentalità.
    Ora immaginate che io, quando voglio ascoltare “In a gadda da vida” o “I Won’t Let You Down” o “Whole Lotta Love” o qualsiasi altra canzone mi piaccia, prima debba imparare a suonare e poi me la suoni da me, per favorire la decrescita…
    A parte gli anni che ci vorrebbero, e l’impossibilità per un negato come me di diventare un virtuoso come gli Iron Butterfly, o i Phd o ii Led Zeppelin, come potrei simulare da solo una banda musicale ? E se volessi ascoltare “Nessun dorma” dovrei diventare un tenore di grande talento ?… e magari farmi da me l’intera orchestra della Scala ?
    Compiango i vicini di casa, e i loro poveri orecchi costretti a subire per anni gli insulti delle mie incerte prove. Credo che la mia famiglia si metterebbe in salvo emigrando in un castello scozzese con cane lassie e fantasma incorporato, pur di non sentirmi più…
    Insomma, ci rendiamo conto dell’assurdità di quel consiglio ?
    Chi l’ha dato non aveva niente di meglio da fare, eh ?
    Ecco, la decrescita è come questo consiglio, un tonfo nella miseria e nell’assurdo nel nome di pretesi salvataggi del pianeta, che si salva molto meglio col progresso, come la buona musica è meglio lasciarla suonare a chi lo sa fare e bene, e se abbiamo voglia di farci una cantatina sotto la doccia, qualcuno ci sopporterà, senza dover dare a quel canto il valore di un messaggio trascendentale e salvifico.

    Chi scrive è sempre stato contro gli sprechi, ma anche contro le ideologie che portino a comportamenti eccessivi che possono anche soddisfare il Serge Latouche di turno, ma che non si possono pretendere di estendere alla massa.

    Fate come me, la prossima volta che volete ascoltare “Almeno tu nell’universo” mettete il disco di Mia Martini…
    perché se invece veniste da me a chiedere di cantarvela potreste accorgervi che il risultato non è uguale uguale…
    🙂

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  2. Siamo tutti d’accordo che il modello di economia occidentale è in buona parte basato sullo spreco. Ma i fan della ‘decrescita felice’ non si rendono conto che se tutti razionalizzassero i propri consumi gli effetti sull’economia e sulle loro stesse vite sarebbero catastrofici, molti perderbbero il posto di lavoro, i più fortunati si vedrebbero ridotto lo stipendio di più della metà. Ci sarebbero effetti nefasti anche sulle economie in via di sviluppo dove sempre più persone sono strappate alla fame proprio grazie al nostro modello economico per il quale, secondo alcuni, dovremmo sentirci in colpa.
    Sarebbe poi interessante sapere se nel mondo ‘allegramente decresciuto’ ci sia posto, in caso di bisogno, per un ambulanza che porta ad un ospedale con la TAC oppure se ciò fa parte delle “rinunce rispetto allo stile di vita moderno” di cui parla Latouche e se quindi si dovrà ritornare ad unguenti sciamanici per ogni bisogna.
    Ha una reale o ragionevole utilità un’auto da 400 cavalli? Una borsa firmata? Un panfilo di 30 metri? Credo di no… ma penso che il modo tutto sommato sia più bello, più vario, più stimolante e più ricco con tutte queste cose, anche se sono cose che non mi posso permettere.
    Il modello consumistico occidentale non è sicuramente perfetto ma è quello che ha dato finora i risultati migliori…. Un modello economico in cui qualche ‘saggio illuminato’ decida cosa io possa acquistare e consumare ‘a naso’ non pare migliore.
    Comunque, purtroppo, ho l’impressione che una qualche decrescita involontaria ci sarà, il potere d’acquisto degli stipendi è in continua flessione, e le possibilità di guadagno e di miglioramento dello stile di vita che si trova di fronte un giovane non sono paragonabili con quelle che avevano i nostri genitori 30 anni fa.
    Il mercato si autoregola, l’economia cresce e decresce, e penso che sia piuttosto restìa ad accettare ingerenze dall’alto, siamo tutti d’accordo che debbano esserci dei controlli, ma i tentativi di pianificare l’economia, o di creare dal nulla un mercato, non hanno finora avuto grandi risultati, un esempio tra tutti l’economia sussidiata delle fonti rinnovabili ed in particolare del fotovoltaico che rappresenta per i ‘decrescisti’ una cornucopia da cui usciranno ricchezza e lavori ‘verdi’ . In Italia, a differenza della Spagna, è stato saggiamente posto un tetto ai MW di fotovoltaico installabili, ma i risultati finora raggiunti non sono affatto confortanti…. si veda ad esempio cosa dice della sua esperienza sul campo Chicco Testa:

    http://www.newclear.it/?p=1811

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    • tra le principali preoccupazioni vi è sempre al primo posto l’eventuale perdita di posti di lavoro per la riduzione dei consumi, ma ragionando un po’ si può pensare diversamente. Quando i PC con programmi di videoscrittura sono stati introdotti in larga scale quante dattilografe hanno perso il lavoro? Per sostenere tale occupazione avremmo dovuto continuare ad usare macchine da scrivere anzichè computer….. o no?
      Piu in generale mai nessuno si sognerebbe di rinunciare ad una innovazione (miglioria) solo per sostenere artificialemnte la produzione magari di beni o servizi non utili. Il lavoro cambia e si evolve… oggi infatti sono quasi scomparse intere figure professionali…ma ce ne sono un infità rispetto al passato.

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      • Gentile Francesco,
        credo che il suo esempio funzioni al contrario di come vorrebbe presentarcelo.
        Infatti, si accusa spesso il progresso e la tecnologia di “togliere posti di lavoro”.
        Ricordo una persona che si affannava a spiegarmi che mettere una gru faceva perdere venti posti di lavoro.
        Ora, vedo che Lei ha un concetto ben chiaro, e che condivido appieno, e cioè che i posti di lavoro evolvono, cambiano.
        La sua frase:
        “Il lavoro cambia e si evolve… oggi infatti sono quasi scomparse intere figure professionali…ma ce ne sono un infità rispetto al passato.”
        è perfetta ed esemplare, e la faccio mia, se me lo consente.
        Se dovessimo preoccuparci del singolo lavoro, dovremmo imputare al progresso tante ma tante riduzioni di lavoro, da mettere in difficoltà perfino il buon Prometeo, mentre gli ricresce il fegato tra una visita e l’altra degli orridi uccellacci.
        Per esempio, mi trovi uno, dico uno, di quei valenti e abilissimi artigiani che con un chilo di selce costruivano 24 metri di lama ! Eh si, che han dovuto tutti cambiar mestiere, poverini !
        Ma Lei, sinceramente, che se ne farebbe di 24 metri di lame di selce per ogni chilo di pietra lavorata, ora come ora ? A quale titolo compenserebbe questi “beni”, se non come elargizioni gratuite per pietà ? Non certo in base ad una sana operazione di mercato.
        Non se ne dolgano quei valenti cavernicoli, veri maestri dell’arte del trattamento della pietra !
        E allora ?
        La risposta a questo falso dramma ce l’ha già data Lei, giustamente e correttamente facendo notare che per quelle figure professionali che sono quasi (e altre del tutto) scomparse, ce ne sono però ora un’infinità rispetto al passato, di nuove, attuali, utili e produttive.
        Col progresso, il mondo evolve.
        Dove si creano più posti di lavoro ? Dove c’è più fame, e più disoccupazione ?
        Non serve nemmeno consultar dati, ma chi ne dispone lo faccia pure.
        Sappiamo tutti però che la gente viene dal terzo mondo sottosviluppato a cercar il lavoro, che lì non trova (nonostante una decrescita già bella e pronta e disponibile !) proprio dove qualcuno ci dice che il lavoro si perderebbe.
        Ma la realtà ci insegna che ci sono più persone che trovano lavoro dove c’è più progresso.
        La gru toglierà pure 20 posti di lavoro, ma ne consente ancora di più, magari un po’ diversi.
        Non li cercate intorno alla gru, ma se andassimo ad esaminare un Paese dove si usano le gru, ed un’altro dove si lavora con vecchi sistemi, troveremo che proprio dove ci sono le gru, ci sono più posti di lavoro.
        Magari di gente che fa mestieri completamente diversi, ma è forse importante fare esattamente “quel” lavoro, o invece lavorare ?
        Troppe persone vedono e difendono eccessivamente “il posto di lavoro”, invece di difendere “il lavoratore” !
        La decrescita mangia posti di lavoro, invece di crearli, questo è il problema, e la causa della mia ostilità ad essa,
        mentre
        il progresso ne crea, e tanti.
        In entrambi i casi si hanno variazioni, si creano possibilità nuove, e se ne distruggono di vecchie.
        Ma la differenza sta proprio lì.
        Si guardi gli interventi di Carlo Stagnaro e di Gabriel Calzada Alvarez, alla quarta conferenza sui cambiamenti climatici, tenutasi a Chicago, che può trovare qui
        http://www.heartland.org/environmentandclimate-news.org/ClimateConference4
        e vedrà quali siano stati i risultati in Italia e in Spagna della green economy per quanto riguarda i posti di lavoro.
        Secondo me.
        Guido Botteri

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        • A quanto pare si concorda su di un punto fondamentale: l’introduzione di una innovazione tecnologica o metodologica nel medio periodo non incide sull’occupazione e sul lavoro, Ovviamente il lavoro deve apportare utilità alla società (i lavori dei cavernicoli ovviamente non ne apportano oggi) ma forse non è ben chiaro ai più un altro passaggio la “decrescita” non è regresso o ritorno al passato ma una sorta di re-visione del presente. Quindi non si contrappone al progresso!
          La decrescita del PIL fine a se stessa (ovvero la recessione) non è altro che l’altra faccia della medaglia della crescita fine a se stessa, ma far decrescere drasticamente la parte negativa del PIL è una sfida senza precedenti realizzabile senza bisogno di altro che della “sobrietà”; tale approccio non significa ritornare alla vita dei nostri avi e rivivere un’arretratezza di mezzi, ma rinunciare agli eccessi che caratterizzano la nostra vita attuale per vivere meglio e garantire un futuro alle prossime generazioni.
          Anche lo sviluppo sostenibile tanto conclamato dai fautori della green economy, non è compatibile con la limitatezza di risorse disponibili ne migliorerebbe la vita della società se non ri-pensiamo i nostri attuali modelli; se consideriamo che rimanere imbottigliati nel traffico e perdere momenti di vita oltre che di produttività non cambia la situazione se siamo alla guida di un’ auto elettrica piuttosto che alimentata a derivati del petrolio.

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          • D’accordissimo che rimanere impantanati nel traffico è una perdita di tempo, denaro e spirito. Ma ci sono due modi per risolvere il problema 1)Togliere auto dalla strada con divieti, tasse penalizzanti, blocchi del traffico ed ecopass vari. 2) Costruire nuove strade, sottopassaggi e nuovi parcheggi in città in modo che il traffico sia più fluido ed efficiente.
            Imposizione e riduzione delle libertà personali contro razionalizzazione…. io preferisco la seconda soluzione.

      • Duepassi, lei mi ha preceduto nella risposta a Francesco… e devo dire che il suo esempio sui tagliatori di selce che hanno visto sparire la loro onorata professione surclassa tutto ciò che avrei potuto scrivere sull’argomento ‘decrescita’… quindi non posso aggiungere altro. [Le faccio solo presente che se fossero esistite CGILS, CISLS, UILS (sindacati dei lavoratori di selce) le cose sarebbero andate molto diversamente].

        Invece per quanto riguarda il discorso dei ‘green jobs’ secondo me si cerca di semplificare troppo un argomento estremamente complesso e si traggono conclusioni affrettate. Io sono dell’idea che razionalizzando le politiche di incentivazione delle fonti rinnovabili, finanziando la ricerca ed aziende che fanno davvero innovazione, sia l’eolico che il fotovoltaico possono creare posti di lavoro e ricchezza per il nostro Paese.
        Che oggi come oggi le cose non funzionano mi pare evidente, notizia fresca fresca è che Buffon si garantirà parte della pensione con l’investimento in un impianto fotovoltaico, dopotutto è un investimento che assicura un rendimento dell’ordine del 10-15% annuo… altro che BOT… soldi facili… che arrivano direttamente dalle nostre bollette.

        http://www.ilsole24ore.com/art/finanza-e-mercati/2010-06-08/buffon-miei-investimenti-borsa-202700.shtml?uuid=AYZXx4wB

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        • Sono assolutamente d’accordo con Lei. Ho sempre pensato che sarebbe molto bello sostituire le fonti non rinnovabili con fonti (veramente) rinnovabili.
          La ricerca e l’innovazione vanno finanziate anche sopportando una necessaria perdita iniziale. Ma prima o poi i progetti finanziati devono camminare con le proprie gambe.
          Quello che trovo stonato è la pretesa di fare grossi investimenti, e porre e proporre speranze di creazione di milioni di posti di lavoro, e di uscita dallla crisi, in campi che vanno certamente aiutati a crescere, ma che, al momento, non sono ancora maturi.
          Quegli investimenti non potranno portare a quei giovamenti che si cerca di far balenare, e non porteranno ad aumenti, ma a diminuzione di posti di lavoro.
          Ogni cosa a suo tempo, ed ogni cosa ha il suo tempo.
          Investire massicciamente ora come ora nella green economy, sbaglierò, ma credo che porterebbe a danni gravissimi.
          Facciamola crescere, questa economy.
          Vede, facendo un esempio coll’ambiente sportivo, ci sono dei ragazzini che sono dei veri talenti. Ma sono dei ragazzini. Prima dei 14 anni non vanno sottoposti a dure sessioni di allenamento, non vanno sfruttati, perché i bambini non riescono a produrre e a sopportare elevate concentrazioni di acido lattico, e così, per vincere qualche medaglietta, ti bruciano un futuro campione.
          Sto dicendo di non caricare il ragazzino di pesi, ritmi ed aspettative prematuri,
          non di non farlo correre ed allenare.
          Ogni cosa a suo tempo, nei modi, e cogli investimenti opportuni, dunque.
          Secondo me.

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    • “molti perderbbero il posto di lavoro, i più fortunati si vedrebbero ridotto lo stipendio di più della metà[…]
      Salve! Commento solo questo spunto, per ora: adesso, nell’era della Crescita, non avviene questo che paventi?”

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      • Ciao Gea, si, anche adesso stiamo affrontando una crisi economica…. ma se tutti applicassero i dettami della decrescita ci sarebbe una crisi economica tale che quella del ’29 in confronto sembrerebbe una sagra di paese.

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  3. I movimenti internazionali sulla decrescita fortemente attivi in Francia/Italia/Spagna incentrano le analisi su di un concetto semplice e concreto:
    la crescita infinita non è possibile in un mondo finito. In passato l’economia considerava solo scarse le risorse (concetto relativo) ma oggi sappiamo che le risorse sono limitate (concetto assoluto).
    Con il termine “decrescita” non si parla di far decrescere, ma di mostrare l’amoralità della crescita economica infinita.
    Allo stesso tempo sono molte le cose che devono crescere: la gioia di vivere, la qualità dell’acqua, la qualità dell’aria…
    La decrescita si pone un obiettivo ambizioso: riportare l’uomo al centro dell’economia e non lo sviluppo identificato crescita infinita di consumi. L’uomo non può essere considerato solo un consumatore!

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  4. In linea di massima i concetti espressi dalla decrescita sono più che condivisibili. Diciamo, però, che all’atto pratico è come voler spegnere l’incendio di un quadro elettrico con l’acqua.

    Raccogliendo qua e là qualche spunto: Bettanini parla di mercato che si autoregolamenta, bene sono contento, perchè anticipa un mio articolo che uscirà tra qualche giorno, e che parla proprio di mercato. Tuttavia non riporrei troppo la nostra fiducia su questa dote intrinseca del mercato.

    Per quanto concerne la decrescita. Il sistema capitalistico è stato l’unico, alla prova dei fatti, ad essere sopravvissuto a secoli e secoli di test sul campo. Ne ha viste di tutti i colori, tra guerre, rivoluzioni con le armi e rivoluzioni con i libri. Ma è ancora qui. Oggi di certo vive un momento difficilissimo della sua esistenza, ma ha al suo interno gli anticorpi. Di certo la decrescita non è un anticorpo, nella mia modestissima opinione. Esistono soluzioni alternative estremamente etiche e sicuramente meno utopistiche della decrescita “felice”. Che poi attenzione. Questa parola piace tantissimo a tutti quelli che sono invece promotori della denatalità…

    CG

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    • Gran parte degli economisti è già oltre la visione di origine ottocentesca del mercato che si autoregolamenta che tra l’altro non trova neanche riscontro pratico ma evidenti smentite visto che ad oggi la stragrande maggioranza delle politiche economiche sia livello nazionale sia comunitario, è volta a drogare (incentivi statali) o sussidiare il mercato favorendo determinati settori a scapito di altri.
      Purtroppo i limiti dell’attuale sistema di crescita economica già evidenti dai primi anni 70 si stanno ponendo sempre più seriamente e paradossalmente si cerca di curare la crisi (di sistema) con ciò che l’ha causata: la crescita dei consumi indiscriminata.

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      • La crescita dei consumi non è ‘indiscriminata’ è ‘discriminata’ dal reddito disponibile che può benissimo scendere, come (mediamente) sta facendo in questi anni.
        Ciò che ha portato alla crisi è fondamentalmente il fatto che si sia stato consentito a molti di accedere al ‘credito facile’ e di avere a disposizione più risorse di quelle che si potevano permettere di ripagare… ciò è dovuto a diversi fattori ma il linea di massima direi che ‘nel piccolo’ causa scatenante è stata l’ignoranza per quanto riguarda l’economia di base che ha consentito in sostanza a molti privati di rovinarsi con le proprie mani attraverso investimenti (principalmente immobiliari) assurdi. Per quanto riguarda invece i debiti di enti locali, regioni e stati si è vista una cattiva amministrazione e si nota la mancanza di regole che siano in grado di rimanere al passo con i tempi e che siano in grado di prevalere sulla furbizia e sull’ingordigia dei singoli.
        Non la vedo quindi come una questione ‘sistematica’.

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        • Ecco centrato un altro aspetto fondamentale, il facile accesso al credito al consumo, che si aggiunge all’obsolescenza programmata dei beni ed al marketing che hanno spinto le masse ad un consumo anomalo con crescite esponenziali negli ultimi anni, se ci riferiamo anche a solo 10 – 15 anni or sono.
          La sostenibilità è al limite e non certo può auto alimentarsi sostenersi su ulteriori aumenti di consumi.

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      • Ne parlerò lunedì dei mercati. Qui mi preme sottolineare come è ovvio e palese a tutti che la crescita sia stata drogata. Allo stato attuale delle cose, non è di certo una decrescita come quella paventata, però, a poter risolvere il problema. A meno di prendere in considerazione una soluzione del tipo “Sono stanco, allora mi faccio una anestesia totale”. Il credito al consumo, le bolle speculative ecc. ecc. sono tutte conseguenze del sistema. Che in questo momento i consumi non possano essere spinti verso nuovi massimi, direi che è pure lapalissiano. Intanto bisogna riuscire, se ci riusciremo, a ripristinare i livelli pre-crisi.

        CG

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  5. Non sono un economista, e quindi pongo la cosa doverosamente come domanda e non come affermazione:
    non vi pare che questi problemi di crisi e di rallentamenti di crescita che vediamo siano anche effetto di un’impostazione delle politiche economiche sempre più centralizzata, e quindi opposta al sistema di mercato libero che aveva creato tanto benessere ?
    Avete notato quanto sempre più pesantemente entri l’Europa nelle decisioni e nelle strategie economiche, e di pari passo rallenti l’economia e fatichi sempre più affannosamente ?
    Ricordate l’allegra e gloriosa locomotiva tedesca, e vi sembra che la Germania attuale ne sia una degna erede ?
    Sarà mica che la burocrazia, e funzionari zelanti che vogliono condizionare tutto e tutti, non stiano soffocando il mercato, e, con esso, la nostra libertà ?
    Quello a cui stiamo assistendo ora è un fenomeno economico molto diverso e molto meno produttivo di quello che abbiamo visto in passato, e che aveva fatto raggiungere all’Europa grandi traguardi.
    Secondo me.

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    • Ahhh quanto ci sarebbe da dire… ma non posso. Non qui, per lo meno. Comunque sì, sono d’accordo con te.

      CG

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