Stratwarming, state buoni se potete

Un simpatico lettore di questo blog ha postato un sagace commento al nostro ultimo Outlook, classificando la nostra previsione tra quelle messe a punto con una nuova tecnica di previsione detta di Madrigali. Devo ammettre di non conoscerla, ma da quanto appreso dovrebbe consistere nello spostare la previsione di un evento sempre più avanti finchè non si verifica. Nel caso specifico, appunto secondo questa tecnica, il freddo prima o poi dovrebbe arrivare e, alla fine della stagione invernale, di certo non costituirebbe un’eccezione, quanto piuttosto un evento che ha statisticamente ottime probabilità di verificarsi.

Di segno opposto lo sconcerto – ed anche una palpabile delusione – che si legge nei vari forum di appassionati del settore. La voglia di avere a che fare con un evento straordinario è tale che viene spesso meno la pazienza di aspettarlo. Alcune fonti sul web si sono cimentate anche in una spiegazione, a mio giudizio un pò prematura,  delle ragioni della presunta occasione mancata. Ad esempio qui, trovate un interessante punto di situazione dell’amico Alessio Grosso su Meteolive. 

Dal canto nostro, per onestà intellettuale dobbiamo ammettere di aver sottovalutato alcuni elementi dell’evoluzione, o sarebbe meglio dire della fase iniziale di questo Sudden Warming che, se meglio compresi ci avrebbero fatto correggere il tiro. Proviamo a spiegarci. Questo evento di riscaldamento della stratosfera è stato molto importante, ma è stato preceduto da un parimenti significativo raffreddamento – stratcooling -, che ha donato vigore al vortice polare, prima che giungesse la fatidica spallata. E’ un pò come se se il vortice si fosse ben preparato alla battaglia, se mi perdonate la terminologia non proprio tecnica. Questo ha rallentato, ed in parte sin qui mitigato, il trasferimento ai piani più bassi prima stratosferici e poi troposferici del riscaldamento, ritardando e mitigando anche l’innesco delle correnti antizonali sull’area europea. Contestualmente, come del resto avevamo sottolineato in una delle nostre precedenti analisi, la zonalità piuttosto accentuata in area atlantica ha mantenuto la posizione, impedendo alle prime correnti antizonali di scendere troppo di latitudine.

Non che queste non abbiano in realtà prodotto comunque qualche effetto, dal momento che – come ci racconta la cronaca – sul nord Europa e soprattutto sulle isole britanniche non stanno esattamente affollando le spiagge. Però l’area mediterranea, piuttosto che dalle correnti a matrice antizonale è stata invece interessata dal flusso occidentale – mite ma non troppo – innescato proprio dallo sconfinamento in Atlantico dell’aria fredda di matrice continentale. Anche questa prima fase piuttosto temperata in effetti era più o meno attesa.

Con specifico riferimento all’alta atmosfera, il processo si sta completando soltanto in questi ultimi giorni. Per intenderci, il riscaldamento alle quote di 70-100 hPa sta giungendo ora, per cui prima di dichiarare chiusa la partita, sarà meglio attendere ancora un po’. Il bello di queste situazioni è proprio la loro alta impredicibilità frutto dell’antipatica abitudine di non ripresentare mai condizioni già viste in passato. Però dobbiamo dire che, in genere, la circolazione troposferica sull’area europea assume una importante componente meridiana circa una ventina di giorni dopo il massimo del riscaldamento alla quota di riferimento di 10 hPa. Questo picco è stato raggiunto attorno al 25 gennaio scorso, per cui prima del 14-15 febbraio difficilmente potrà accadere nulla di speciale, anche se le due perturbazioni che nel frattempo transiteranno sul nostro territorio non saranno poi così miti. Anche questo è un segno del fatto che i giochi sono ben lungi dall’essere conclusi. Al riguardo è anche interessante vedere come il vortice polare, che alle quote più alte va già raffreddandosi e ricompattandosi, nelle previsioni del GFS della NOAA arrivi a raffreddarsi non già sulla sua naturale posizione, ossia sul polo, quanto piuttosto sull’Europa settentrionale, proprio intorno alla metà del mese (le trovate qui).

Di lì in avanti, e con buona approssimazione anche per un tempo piuttosto lungo, di circolazioni meridiane ne vedremo un bel pò, complice anche un indice di Oscillazione Artica che avrà finalmente (e faticosamente) guadagnato il territorio negativo. Qualcuna di queste situazioni sarà anche piuttosto interessante e capace di portare, sia pure brevemente, qualche ricca giornata invernale. Forse non sarà il generale inverno, ma di certo nemmeno un soldato semplice.

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Author: Guido Guidi

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10 Comments

  1. @ Davide
    Nessuna casualità caro Davide. Il caso lo tiriamo generalmente fuori per spiegare ciò che non capiamo. Stavolta (solo stavolta) abbiamo capito cosa è successo.
    Grazie e complimenti per l’onestà intellettuale.
    gg

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  2. dall’evolversi dei fatti, alla fine sono rimasto davvero stupito. Non ho mai creduto alle storie dello stratworming. Eppure da come sono andate le cose da febbraio fino a qualche giorno fa, (con numerose discese fredde da nord), devo cominciare a ricredermi.
    Solo non capisco se si tratta di pura casualità, o c’entra davvero lo startworming…

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  3. Gentile dottor Guidi, mi chiedevo se il raffreddamento stratosferico avvenuto negli ultimi decenni non possa in qualche modo ostacolare il trasferimento dell’onda di ritorno alle quote inferiori. In pratica il VP stratosferico sotto una certa quota potrebbe essere più duro a morire…una cosa che ho notato per esempio è che a 100 hpa questo si stia subito ricompattando ed è previsto ultimare il ricompattamento verso l’est asia. Chissà se in altri tempi questo ricompattamento (che forse non ha giovato agli effetti in troposfera) sarebbe risultato più lento. E’ solo una mia supposizione e non so se questa abbia un fondamento fisico nella reale dinamica del SSW.

    Complimenti per l’equilibrio e la pacatezza!

    Post a Reply
  4. @ Fabry e Giorgio
    Grazie a voi! Senza le vostre letture questo blog sarebbe semplicemente un esercizio di stile, invece sta diventando sempre più luogo d’incontro e di scambio di opinioni.
    Nel merito della circolazione: non credo, l’aria in arrivo sembra proprio artica marittima e la direttrice meridiana è profonda; penso che a me darà qualche grattacapo in termini di previsioni, a voi qualche bella soddisfazione :-).
    Quanto al forum, non credo proprio che riuscirei a seguirlo, almeno per ora, magari più avanti.
    Grazie comunque.
    gg

    Post a Reply
  5. Grazie per la esauriente e bella analisi!
    Giorgio 1940
    Rimini

    Post a Reply
  6. complimenti per le sue spiegazioni, semplici, ben fatte ed equilibrate….
    possibile che la fase ad omega rovesciata che si avrà da metà febbraio sia troppo alta e che quindi ci lasci ai margini di nuovo?

    PS:
    la invito sul forum del meteogiornale….sarebbe una cosa grandiosa….

    Post a Reply
  7. La ringrazio della risposta…è anche la mia idea, per quanto possa valere, vista anche la lontananza del nocciolo siberiano dal nostro continente che mi fa escludere la possibilità appunto di retrogressioni continentali.

    Buon lavoro,Simon.

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  8. Salve Simon,
    innanzi tutto grazie per il tuo contributo a questa discussione. Vengo subito al dunque: gli effetti dell’SSW sono stati sin qui piuttosto blandi sull’area mediterranea, questo è un fatto. Dal punto di vista del freddo la prima ondata, frutto della prima retrogressione ha, per così dire, fatto il giro largo, sconfinando fino in Atlantico e prediligendo il nord-ovest dell’Europa. A noi è toccato il rovescio della medaglia, cioè il flusso di aria sub-tropicale marittima innescato proprio da questa iniziale retrogressione. A ben vedere ne è stata causa un accenno di lobo freddo che ha fatto la sua incursione sull’Europa per poi tornare a spostarsi a levante. Questo perchè alle quote stratosferiche più basse il processo non è ancora compiuto e non è così netto come sembrava dovesse essere in una prima fase. Delle cause di questa evoluzione ho parlato nel post, per cui non mi dilungo oltre. Continuo ad essere dell’idea che la fase più interessante debba giungere dalla metà del mese in poi e, vista la persistenza di una certa zonalità a latitudini medio-basse, è forse più probabile che gli scambi meridiani abbiano matrice polare o artica marittima piuttosto che continentale.
    Staremo a vedere.
    gg

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  9. Buona sera Dottor Guidi. Innanzitutto i miei complimenti per il suo meraviglioso blog, e ancor più direttamente a lei, per le sue capacità di spiegare la meteo, ed in questo caso i suoi esaurienti editoriali riguardo lo SW ancora in corso.

    Leggendo anche quest’ultimo suo intervento, se ho capito bene lei esclude ormai la possibilità che il suddetto MMW possa dare effetti diretti su di noi, nel senso cioè che ormai la grande occasione ce la siamo giocata proprio in questi giorni, con il gelo ed il freddo che appunto ha “preferito” le sponde franco-britanniche piuttosto che le nostre. Ma sempre se ho capito bene, lei afferma che dallas econda decade di febbraio e per un tempo anche piuttosto lungo, saranno cmq possibili episodi invernali di una certa importanza.
    Io volevo chiederle se ha un idea più o meno precisa riguardo la natura di tali possibili scenari freddi, cioè se saranno sotto forma di retrogressioni continentali,scambi meridiani di aria artico marittima, o perchè no polare marittima come quella che dovrebbe colpirci la prossima domenica.

    La ringrazio anticipatamente, Simon.

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