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La Natura allo specchio

Tra poche settimane si terrà a Cancun la 16^ Conferenza delle Parti dell’UNFCCC. E’ probabile che l’evento avrà dei toni più dimessi di quello che l’ha preceduto a CO2penhagen, conclusosi con un sonoro nulla di fatto. Toni più dimessi non solo perché la situazione geopolitica, già complessa e fortemente condizionata dalla crisi recessiva globale allora, è addirittura peggiorata, per cui se un anno fa c’era qualche speranza che fossero disponibili delle risorse da destinare a politiche climatiche globali, ora che la ripresa sembra aver già esaurito il carburante c’è la certezza che così non è e non potrà essere in un futuro prossimo. Si aggiunge anche, se vogliamo, l’onda lunga del climategate, lo scandalo della divulgazione delle e-mail trafugate dai server della East Anglia. Un’aggiunta che non riguarda nello specifico quanto svelato da quei disinvolti scambi epistolari, che per la verità hanno assunto una valenza etica più che scientifica, ma che si è resa possibile perché in conseguenza di quei fatti, più di qualcuno si è fatto coraggio.

Ha iniziato a diradarsi la nube del consenso scientifico, molte posizioni politiche, svelte a fiutare la direzione del vento, hanno quindi corretto la rotta, e i media hanno alimentato il dibattito smettendo in molti casi i panni del catastrofismo ad ogni costo. Più o meno ovunque, per dirne una, sembra si voglia fare più attenzione a ciò che è veramente green e a ciò che è solamente greenwashed, come ad esempio la reale sostenibilità e utilità di alcune fonti di energia rinnovabile. La ragion politica sta dunque avendo la meglio. Nessuno si scandalizzi, dal momento che il livello di comprensione scientitifica delle dinamiche del clima non è cambiato in modo sostanziale nel recente passato, anche all’epoca dell’euforia climatica era stata la ragion politica ha menare le danze, facendolo oltretutto in modo assolutamente bibartisan in quanto trattasi di argomento ad elevato appeal elettorale. Le policy dei “grandi emettitori” infatti, se a parole possono sembrare diverse quando questa o quella parte si danno il cambio nella stanza dei bottoni, di fatto poi cambiano poco o nulla.

Non c’è dunque da illudersi che qualcuno abbia preso coscienza del fatto che non ne sappiamo abbastanza per agire in qualsivoglia direzione, benchè questo sia vero, semplicemente ora agire non è possibile, e non si può più nemmeno promettere di farlo.

Eppure i segnali non mancano, ogni giorno, ogni mese, ogni anno che passa con le pluricelebrate “evidenze” delle origini antropiche del disastro climatico che giocano a nascondino, dovrebbe insegnare qualcosa. Facciamo un esempio, come fa David Whitehouse della Global Warming Policy Foundation.

Sono più di dieci anni che le temperature medie superficiali sono stabili, e sono quindici che sono prive di trend statisticamente significativo, che non sia quanto causato dall’alternanza molto randomica di grandi eventi climatici come El Niño e La Niña. Perché questa stabilità? Se lo chiedete a qualche convinto sostenitore dell’AGW, vi risponderà che si tratta di una normale variabilità interannuale che sta sovrapponendosi, in questo caso elidendoli, agli effetti del forcing antropico.

Praticamente uno specchio. Il clima si guarda in una superficie riflettente e ne esce fuori un’immagine esattamente rovesciata. Gli uomini aggiungono un pezzetto di forcing alla volta in modo continuo, e delle dinamiche misteriose si contrappongono generando l’effetto contrario. La temperatura non sale e non scende, è ferma. Ancora un altro pezzetto di forcing antropico e ancora magicamente il clima risponde come in una ricetta di cucina per sale e pepe: quanto basta.

Così, tutto il sistema, quello capace di rinverdire la Groenlandia prima e congelarla di nuovo poi, quello che ha regalato migliaia di anni fa ad una zona ormai desertica, la Mezzaluna Fertile, il privilegio di essere la culla della nostra civiltà ed il laboratorio da cui sono state selezionate praticamente tutte le specie vegetali alla base della nostra catena alimentare e domesticate tutte le specie animali che servono allo stesso scopo, tutto questo si sarebbe messo da tre lustri a questa parte al servizio del forcing antropico, senza fare nulla più, nulla meno di quanto necessario a far sì che nulla cambi.

Mi chiedo quanti tra quelli che sono convinti che l’immagine che il mainstream dipinge del sistema, ed il suo clone che gli scenari di simulazione ci regalano, si siano mai interrogati su questa innegabilmente straordinaria coincidenza, magari, soltanto magari, facendosi venire anche qualche dubbio.

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